Expo 2015- Come arrivare: con i mezzi e con il cuore

Expo2015 ha aperto le porte a Milano il 1° maggio, Giornata Mondiale dei Lavoratori. Un buon modo per festeggiare, credo, e per dar modo ai 145 Paesi che hanno deciso di affrontare questa esperienza, di mostrarsi al mondo dopo mesi di duro lavoro.

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Tantissimi padiglioni, cluster (padiglioni tematici), spettacoli e iniziative quotidiane vi stanno aspettando. Io vi aiuto a visitare Expo al meglio.

Un grande corridoio, il decumano, che non può che affascinare. Un passo dietro l’altro facendo il giro del mondo in una passeggiata di un paio di chilometri. Quanti paesi ci sono? Quanti padiglioni? Come ci si arriva? Quanto costa? Cosa vedere prima? Tante domande affiorano nei pensieri di tutti noi che stiamo vivendo questo grande evento internazionale ed epocale. Non sono mancate le critiche, le paure, i ritardi, ma alla fine ce l’abbiamo fatta. Non avendo grandi aspettative, tutto mi ha sorpreso più dell’immaginabile. Spesso le situazioni vanno affrontate di pancia per ragionare dopo, anche solo per non togliere un po’ di quella poesia che le esperienze nuove possono regalarci. Andare all’Expo è un come fare un viaggio. C’è chi ha bisogno di conoscere tutto prima di andarci, di passare al setaccio un Paese, individuando lati positivi e negativi e c’è chi, come me, decide di farsi sorprendere, appassionare e anche deludere.

Per cui al momento vi racconterò solo come arrivare con la giusta predisposizione d’animo.

Come arrivare. Consiglio di raggiungere Milano in treno: veloce, sostenibile e comodo. Potrete arrivare direttamente a Rho Fiera con l’alta velocità oppure da Milano Centrale, da cui prenderete la metro rossa o linea 1 in direzione Rho. Nota: ci sono due metro che vanno nella stessa direzione, ma poi si separano e si fermano per un lungo tragitto nelle stesse fermate. Una ha destinazione Bisceglie, ma no è quella che dovete prendere. A voi serve l’altra, dove c’è scritto Rho Fiera. Può sembrare scontato, ma non lo è per chi non è abituato a metropolitane che coprono una vasta rete.

Una volta giunti a Rho troverete le indicazioni per Expo ovunque. Seguitele e arriverete a uno dei tanti ingressi. Se invece volete arrivare in auto, seguite sempre per Rho Fiera e direzionatevi verso i parcheggi nelle zone vicino alla fiera Rho (che è da un’altra parte rispetto all’Expo. Lì troverete tantissimi parcheggi a 14€ al giorno o in alternativa è possibile sostare nel parcheggio dell’Nh Hotel a 16 € al giorno. Poi davanti all’entrata gialla Nh troverete una navetta gratuita che, ogni dieci minuti, collega la Fiera all’Expo sino a mezzanotte. La distanza per raggiungere l’Expo è di circa 2 chilometri a piedi per arrivare davanti ai tornelli. Vi consiglio di non stancarvi subito perché dentro all’Expo vi aspetteranno lunghe passeggiate. Scarpe comode, macchina foto, e pochi orpelli metallici per velocizzare l’entrata perché affronterete controlli proprio come in aeroporto prima di un grande viaggio. In fondo ve l’ho detto che è come fare un viaggio! E poi state a guardare: entrerete in una dimensione parallela sorprendente fatta di tantissime persone provenienti da tutto il mondo orgogliose del proprio Paese. Persone, e vi dirò una cosa sorprendente, con cui potrete parlare e confrontarvi. Non perdete per nessuna ragione questa occasione meravigliosa. Io ho deciso di approfondire il padiglione svizzero per voi e di dialogare con loro. Sei mesi in cui vi racconterò le iniziative più importanti e come si muovono i nostri vicini di casa all’Expo. E intanto che sono li perché no, qualche indiscrezione verso gli altri padiglioni non mancheranno.IMG_0204_2

Le informazioni per i biglietti  le potete trovare qui:  http://www.expo2015.org

Valencia in 10 tappe da gustare

In questo articolo andiamo in gironzola per ristoranti, caffè, bistrot e scuole di paella. L’ente del Turismo di Valencia ci ha letteralmente viziato dal momento che ha saputo della nostra passione per il cibo e non si è risparmiato nel farci provare ogni tipo di leccornia. Alcuni li abbiamo amati di più, ma ogni luogo ha la sua caratteristica e ne è valsa la pena eccedere nelle calorie. Il primo giorno ho faticato ad assaggiare tutto (tra birre e vini) e mi sono ritrovata a degustare più volte il loro cocktail tipico della città, l’Acqua di Valencia, una bevanda a base di vodka, succo di arancia e spumante e mi sono sorpresa dopo cena a oscillare verso il nostro hotel come non succedeva da molto tempo. Un’altra bevanda tipica da non perdere e l’Horchata realizzata a base di chufa (cipero), un frutto che viene esclusivamente prodotto nelle campagne valenciane. Ma andiamo con ordine ed esploriamo insieme tutti luoghi visitati e occhio a non ubriacarvi leggendo.

  1. Muez un caffè-libreria gastronomica, (aperto da un paio di mesi)  dove oltre a mangiare cose sfiziose e particolari come i boccadillos con pollo o con il formaggio, delle torte di zucca sublimi e mousse di guacamole e tofu si possono trovare esposti  libri di ricette e di gastronomia spagnola e di cucina in generale. Gli arredi sono urbanstyle, cemento e legno ma molto raffinati, e con uno spazio prossimo futuro per i bambini in cui potranno giocare e i genitori fare un piccolo pranzo indisturbati. Anche a Valencia è arrivata la moda delle birre artigianali. Io ne ho assaggiate un numero interessante, la prima quella tradizionale autoctona è stata la Turia dal 1935 tostada, facile gustosa e aromatizzata.
  2. TiendasOriginalCv, il primo negozio gastronomico-culturale della città dove poter incontrare produttori, prendere ricette o curiosità del costume vitivinicolo e gastronomico della comunità valenciana: vini, confetture delle aree protette parco della regione, risi di coltivatori autonomi, mieli, cioccolato, la bevanda tipica di cui vi ho parlato, Aqua de Valencia. In questo posto ho proseguito con la birra a fiori di arancia, un profumo inebriante che ha il sapore d’inverno e primavera insieme. Troverete il vino de pago, un vino prodotto con gli antichi metodi in anfore romane. La birra all’acqua di mare e  i fagioli spagnoli quelli che servono per la paella si intende.  Un posto magico all’interno di un’antichissima farmacia.

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  3. Il Corso per Paellero alla Scuola di riso e paella valenciana. . Sapete che non manco mai ad un corso di cucina ovunque vado. Mi piace immergermi negli ingredienti del paese che visito. Si capisce un luogo più dalle sue ricette e dalle sue abitudini intorno ad un tavolo che girando come criceti impazziti nella ruota. La domenica la paella è una tradizione di famiglia. Quella tradizionale è con pollo, coniglio e lumache e due tipi di fagiolini: ferratura (fagiolini verdi, tipo le nostre taccole),Tavella (fagioli teneri, quelli più rossi) e un tipo di fagioli bianchi spagnoli e freschi chiamati Garrofòn, introvabili da noi. l’ingrediente principale è il riso naturalmente tendenzialmente quello tondo. Se ne coltivano tre varietà: Bomba, Senia e Bahia.  Alla paella mista inorridiscono e dicono no. O di pesce o di carne. Durante la domenica ritrovarsi a mangiare nei grandi tegami tutti insieme può durare dalle 3 alle 7 ore. Ci si ferma e si sta insieme ed è anche un piatto dal sapore semplice. Il vino che abbiamo associato è il D.O.Valencia, un rosso valenciano che esalta il piatto di natura mediteranea. Il corso dura tutt ala mattina: si fa la spesa al mercato generale, si cucina veramente con un esperto in cucina, e si mangia per pranzo oltre alla paella alcuni antipastini deliziosi e si conoscono persone con una passione in comune che è anche la cosa più bella.

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  4. La Lola è il primo ristorante che abbiamo provato, quest’anno compie 12 anni dalla sua apertura. Si trova vicino alla cattedrale in pieno centro storico. L’attività fondamentale è lo spettacolo di Flamenco che si tiene in alcune sere della settimana. La cucina è quella della tradizione, ma rivisitata in chiave moderna ed elaborata. I menù sono siglati con cura per i vegani i celiaci e per coloro che soffrono di cuore ogni menù ha una classifica con o poco colesterolo per potersi destreggiare tra le calorie e i grassi, meraviglioso per una nutrizionista come me. Io ho preso un arroz con calamari, funghi e asparagi. e tre antipasti particolari, una crema di zucca con crunch di carciofi e tonno disidratato, delle terrine di salmone affumicato, e la sorpresa di formaggio fresco con gamberi con coulis  di mango e salsa agrodolce di frutti rossi. Aqua de Valencia come aperitivo…..
  5. Dopo essere stati felicemente saziati da Lola, e io già barcollavo e ridevo ad ogni battuta del mio amore, che non bevendo mi guardava sorpreso di aver acquisito così tante capacità comiche in poco tempo, siam approdati in un altra dimensione Il caffè di Las Horas. Il Café aperto per la prima volta a Valencia nel 1994 ha scommesso su un concetto che combina classico il Caffè letterario del secolo, il parigino Café, English Tea Room, e il cocktail americano, il tutto in una cornice stravagante neo-barocco. Il risultato è stato una vera e propria atmosfera cosmopolita per un pubblico di culto con i gusti internazionali. Recuperare e riciclare pezzi di antiquariato nei mercatini per creare pezzi unici e personalizzati. Come il nome del Café (ispirato ai libri di Las Horas ), l’interesse per i classici è profonda e frutto di studi in Storia dell’Arte e del Restauro. Il risultato è sorprendente anche se avete la fortuna di Incontrare Marcos dell’iguana Inglese e il suo grande fiocco al collo ti racconterà meraviglie, tranne nel periodo in cui visse un po’ immerso nella nebbia 20 anni fa dalle parti delle Molinette (mi sono sentita in colpissima). Ma ha recuperato fortunatamente e ora ha questo caffè culturale e letterario che propone concerti jazz e sfilate di moda e un’ Agua de Valencia unica e irripetibile nel senso che al secondo cocktail torni sui gomiti in Hotel. Io ero al secondo dopo aver sorseggiato durante tutto il giorno meraviglie con Paloma. La chiudo qui senza commenti.
  6. Un altro luogo che mi ha particolarmente colpito è stata una piccola osteria tipica in cui ho solo assaggiato alcune tapas e delle patate bravas da urlo. E due ottimi vini rossi. Ma ho visto passare arroz (risi) di ogni forma e colore che l’ho lasciato con nostalgia e che è uno dei motivi per cui desidero tornare a Valencia. Si chiama Bar Almudin e si trova in Calle Almudin 14. Oltre all’atmosfera vera e tradizionale spagnola io credo sia uno dei posti più autentici sperimentati e lo capisci quando incontri grandi chef a farci l’aperitivo come Steve …che tra due chiacchiere e un saluto ci ha invitati a sperimentare il suo nuovo ristorante all’interno Del Mercado Colon…il giorno seguente. Il MaKhinCaffè.
  7. Eccolo in tutto il suo splendore il nuovo locale di Steve Anderson birmano-inglese apre il locale dopo un viaggio alla riscoperta delle sue origini in Birmania e a vedere i luoghi dei suoi nonni, li la riscoperta dei sapori è per lui l’occasione di riscoprire la sua storia e così gli viene il desiderio di aprire un ristorante bistrot al Mercato Colon, sempre pronto alle novità e apre il MakhinCaffè, dove la cucina è a vista e l’ambiente sofisticato, ma informale e la cucina ispirata alle terre d’oriente. Samosa succulenti, polpette di pesce e salsine piccanti, Dahl di lenticchie, insalate con quinoa, germogli e avocado, noodles e  baccalà impera sui piatti e succhi esotici dolci e e delicatissimi, bock choy di contorno. La sua abilità in cucina è manifesta e lampante, la sua gentilezza e il suo sorriso si percepiscono in ciò che mangi ed è una vera esperienza di eleganza. Noi siamo rimasti colpiti, commossi e avvolti dalla sua persona e dai suoi piatti. Da pochi mesi la sua apertura, ma senza prenotazione è già difficile trovare un piccolo tavolo.
  8. Canalla Bistrot dello chef stellato Ricard Camarena nel quartiere giovane e modaiolo di Russafa, ci ha ospitato l’ultima sera del nostro ricco week-end in una sala lunga affollata con arredi urban e informali e camerieri indaffarati a servire portate smart e goderecce. Piatti particolari, ricercati, assaggi di piccole invenzioni dello chef che miscela con fantasia tradizione e cucina etnica. Una bella serata con gli amici e una validissima alternativa alle classiche tapas, credo molto apprezzata dagli spagnoli vista l’affluenza.
  9. Inciso notturno per dormire con gusto. Anche il nostro hotel è aperto da pochi mesi e si chiama AdHoc Carmen, in pieno centro, vicino all’ostello della gioventù e a due passi dalla cattedrale, un posticino stra-consigliato perché pur essendo un due stelle, è nuovissimo curato nei minimi dettagli, silenzioso, fornito di tutto ciò che avete bisogno, il motivo delle due stelle è che non c’è la colazione, ma è meglio con tutto il ben di dio che troverete in giro: dalle ensaimada ai boccadillos e succhi di arancia ovunque. Poi anche la colazione è una scoperta per cui per me è stato persino più stimolante).
  10. Via alle colazioni dove c’ è l’imbarazzo della scelta. Andate in uno degli innumerevoli bar di Plaza della Rejina, sono un po’ turistici, ma ce n’è uno che ha delle brioches spettacolari, Bri de Safrà evidentemente di pasticceria, un po’ caro, ma ne vale la pena. La fortuna di questi locali è che il loro dehors sono baciati dal sole già di prima mattina e potrete prendervi un caffè curtado in maglietta e occhiali da sole. Nella mia strada preferita che ci ha accolto per qualche giorno, troverete anche  un piccolo bar, nuovamente aperto da un paio di mesi, specializzato in succhi e bocadillos e tortilla, con il wifi, gli arredi nordic style di legno chiaro e una piacevolissima atmosfera. Si trova nella via dei miei registi preferiti Pedro Almodovar e solo l’ubicazione ne vale la pena si chiama per l’appunto Bocadillos!! Se sentite di sottofondo Ta-ja-bon della colonna sonora di Todo Sobra Mi Madre è tutto regolare, in fondo se leggete la mia biografia del blog capirete perché ho così tanto amato Valencia.

Valencia in 10 tappe d’amore

Una di quelle città di cui senti tanto parlare, ma la curiosità non ti ha mai portato a prenderla in considerazione, ma sono poi i luoghi che ti stupiscono di più. Sapete che ho questa idea che non siamo noi a scegliere i viaggi, ma siano i viaggi a scegliere noi e i luoghi che ad un certo punto mandano richiami inconfutabili e magnetici. Ci sono anni interi in cui mi sono ritrovata a visitare un posto per più volte verso est o verso ovest del mondo senza deciderlo veramente, ma facendo scegliere lui per me. Valencia è stata così, proposta una prima volta per lavoro poi non riuscita a partire, la seconda volta me la sono ritrovata un po’ per caso nel tragitto del mio vagabondare e allora ho ripristinato il blogtour che stava maturando da tempo. P1070307

Una città bella da togliere un po’ il fiato con quella architettura gotica e barocca, quella pietra bianca levigata e illuminata dal sole sempre caldo e tiepido anche i primi di gennaio. Tre giorni in cui ho cercato di percepire l’anima. Tre giorni sono pochi per qualsiasi città, ma poco male ho provato a rubarne le sfumature. L’ente del turismo di Valencia ha un’efficenza rara come poche volte ho incontrato. Percepisce le opportunità le coglie e non si stira indietro. In pochi giorni il mio tour era perfettamente organizzato e il tema fondante era naturalmente il cibo.

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10 cose da non perdere se hai ancora voglia di emozionarti:

  1. Un tour con la FinestTourEvent dove incontrerai Paloma  che ti accompagnerà in perfetto italiano a scoprire tutte le novità gastronomiche della città. I nuovi locali, i nuovi produttori, le nuove mode e i posti più caratteristici. Abbiamo indagato e assaggiato specialità del luogo, ma anche nuove tendenze. Destino vuole che i posti esplorati fossero tutti  di nuova apertura, da un mese si e no. L’agenzia si occupa di tour turistici di alto livello e per lo più ristoranti stellati e assistenza alla famosa Opera di Valencia.   
  2. Affittare le bici e percorrere il letto del fiume Turia ormai giardino urbano e raggiungere il mare. Kilometri e chilometri di verde, dove osservare la città e gli stili architettonici che cambiano, ma non solo. Potrete vedere la vita quotidiana dei valenciani che passeggiano, fanno sport, vanno sui pattini o gli skate, prendono il sole, studiano e fanno pic nic. Un percorso irrinunciabile per entrare nel cuore delle abitudini cittadine. 
  3. Non perdetevi il porto con la sua splendida passeggiata sul lungomare e decine di piccoli ristoranti sul mare dove pranzare. Le 14.30 è l’ora di punta per i valenciani per cui andate un po’ prima e troverete sempre posto di fronte al mare.Windows Phone_20150104_16_27_39_Pro__highres
  4. Una visita alla cattedrale più suggestiva della città di Valencia. Grande, con più stili insieme Romanico, Barocco e Gotico e la visita al Santo Graal, calice che avrebbe usato Gesù Cristo durante l’ultima cena.
  5. StreetArt e le botteghe artigianali. Una passeggiata nel quartiere vecchio non distante dalla cattedrale ma più nei dintorni di Placa de Vega dove si trova la casa più sottile al mondo (insieme alla nostra fetta di polenta Naturalmente) dove muri vengono ridipinti con figure allegoriche di satira o ritraendo personaggi habitué del quartiere. Le botteghe artigianali della famose espadrillas nate proprio qui, o i ventagli dipinti a mano o ancora i fermagli d’argento per le donne nei giorni idi festa. Gli artigiani sono ancora li che sferruzzano, tagliano, ricamano e dipingono senza quell’aurea turistica ma come immagini immobili nel tempo.
  6. Mercato della Tapineria, una piazza, un quartiere dove i negozi sono temporary e si alternano artigiani più moderni, stilisti, esperti di cibo, showcooking e corsi di cucina, botteghe del cibo da tutto il mondo. Il punto è che ogni volta è che approderete ci sarà qualcosa di diverso a non annoiarvi.
  7. Il Mercato di Colon, un grande spazio longitudinale a tre navate di metallo, chiudendo le sue estremità con coperture di mattoni e pietra, come degli archi trionfali, con grande decorazione e policroma, da una base di pietra sormontato da un artistiche ringhiere in ferro battuto, dove troverete i ristoranti più alla moda della città, quelli di avanguardia e ancora alcuni negozi di alimentari di prestigio, dalla macellerie ai fruttivendoli di alta qualità. Qui abbiamo provato uno dei nostri ristoranti preferiti MaKhinCafè di Steven. (vi racconteremo)..
  8. Il Mercato Centrale di Valencia con il suo pappagallo verde in cima alla sommità del tetto. Un altro punto strategico commerciale e di attività gastronomica delle città. Il pappagallo è simbolo di chiacchiere e incontri che si fanno al mercato.
  9. Città delle Arti e delle Scienze e l’Oceanografico della città. Sbalorditiva l’Architettura di Calatrava dove in questa costruzione esprime tutto il suo talento. In ogni direzione che vi troviate merita un punto di vista, una foto, uno sguardo. Vale il viaggio solo questa babele di idee architettoniche. La luce e il sole che riflettono sulle curve geometriche degli edifici lasciano a bocca aperta. Il Museo di Scienze è perfetto per i bambini, mentre l’Oceanografico è perfetto e sorprendente per tutti. Tunnel di vetro sott’acqua dove poter ammirare specie ittiche di ogni forma e dimensione e orgine, Lo spettacolo dei delfini e dei Belughi bianchi, Gli squali, le foche che prendono il sole appollaiate sulle rive è un’esperienza indimenticabile.
  10. Il BioParc un innovativo Parco Zoologico in cui le barriere sono davvero invisibili e gli animali vivono a proprio agio in semi libertà per quanto gli spazi lo consentano, ma di spazio ce n’è. 100.000 metri quadri e si trova nel parco della Cadecera lungo il vecchio letto del fiume Turia. Non dovete perderlo assolutamente!!! Sono tornata bambina con lo stesso stupore e la stessa emozione di un tempo senza contare che ho avuto la fortuna di assistere allo spettacolo dei volatili, una rappresentazione in perfetta sintonia con l’uomo, l’ambiente e gli animali.   

    Nel prossimo articolo andremo nei posti dove cenare e ancora qualche curiosità da non perdere. Ma quanto sono stata? tre settimane? No, tre giorni e mi ha rapito la gente, il clima, il cibo, i sorrisi, l’arte del centro storico, il lungomare, la luce sui tetti, i negozi, la cattedrale mozzafiato fatta di mille stili arabeggianti, la voglia di non mollare che si respira, la vena artistica sommessa e poco declamata. La sua storia, il legame con Venezia, la storia della seta. Il richiamo cittadino torinese di classe. E’ una piccola cittadina in fondo, ma con mille sfaccettature. Si intrecciano la modernità e l’antichità. E un’anziana signora che mi ha fermato di prima mattina per farsi mettere il collirio in un occhio, non riusciva per il braccio ingessato e mi ha abbracciato e baciato. Questo è il motivo per cui viaggio: abbracciare le diversità e sentirmi a casa.

Palma da sola

Viaggiare soli è una cosa che ho sempre desiderato fare. Lo so non è innovativo né tantomeno difficile, ma io non l’ho mai fatto. E per una volta mi sono avventurata in una piccola isola per capire come si fa a viaggiare da soli, o meglio una donna sola. Il mio desiderio è nato già dal mio viaggio a Bali dove incontrai due donne coraggiose zaino in spalla. E ho detto perché io no? I perché sarebbero tanti, educativi, culturali, ma il mio obiettivo nella vita è sempre stato quello di sfidarsi, partendo da dove si è. Magari una settimana non troppo lontano, in una terra non troppo pericolosa, può essere un buon inizio per avventurarsi e mettersi alla prova, no? Non nego che il mio viaggio nasce da una ricerca di maggior consapevolezza di se stessi, per uno scopo più grande. Star bene da soli permette di stare bene in due. La ricerca di indipendenza e di autonomia elimina tutti quei bisogni che di solito scarichiamo nella coppia o per cui fardelliamo i nostri fidanzati-e. Per cui per un “due” più equilibrato ci vuole un “uno” più coraggioso. Bene, parto per Palma alla scoperta dell’isola, dei ristoranti, di una me stessa in terra straniera. La ricerca parte dal luogo e poi dall’appartamento. Scelgo di affittare una casa in centro a Palma de Maiorca,lontana da circuiti turistici e dalle catene alberghiere. Una casetta che sia facile, accessibile, sicura e ospite di qualche maiorchino. Per puro caso finisco in un  sito che si chiama airbnb.com trovo una casa che fa per me, elegante, confortevole e con una donna direi coetanea come padrona di casa. Perfetta. Mi alleno un po’ con i rudimenti della lingua spagnola che non so, ma sono fiduciosa nell’aggiunta della ‘S’ finale. Ho comunque sempre il mio scopo percorrere itinerari romantici, anche da sola per potervi consigliare al meglio se decidete anche qui di trascorrere giorni all’insegna dell’amore. Ho il mio blog, un buon libro, troverò una connessione wifi e la mia passione per il cibo, insomma, non sono sola. Parto. Eccitata, un po’ impaurita, e spaesata. Ma ho fiducia. A 30 km da Palma ho anche degli amici che nel caso avessi bisogno posso contattare. Insomma i salvagente sono tanti. Non si deve necessariamente partire sprovvisti di appigli. Ho anche cercato via internet  tutte le notizie utili per viaggiare. Ho comprato la guida che per la prima volta non trovo nelle mie edizioni preferite, la Lonley Planet. La Lonley per me è un rito, più che una guida, deve esserci mi da sicurezza, nonostante trovo che la qualità sia un po’ diminuita negli ultimi anni. Sopratutto e mi spiace dirlo per la questione ristoranti, non che non abbia fiducia dei relatori delle guide, ma è anche vero che i gusti culinari di un viaggiatore inglese o tedesco o austriaco non possono essere paragonati ai gusti di una buona forchetta italiana, per cui il mio scetticismo è spiccato lo ammetto. Chiedo venia. Ma questa volta trovo la Rougeguide, me ne hanno parlato approfondisce gli aspetti culturali e storici e fa più il caso mio in questo viaggio. Cambiamo guida, nuova sfida. Il primo giorno arrivata alla meta scopro che la casa è più deliziosa di quello che mi aspettassi, un vero lusso. La padrona di casa capisco che non ci sarà mai, parte per le vacanze e la casa è tutta per me. Questo implica nel bene  e nel male che non ho un punto di riferimento in casa a cui chiedere notizie. Pazienza.

I primi giorni a Palma decido di pianificare il mio soggiorno, vado in giro per la città, capisco i punti di riferimento, mi infilo nell’ufficio turistico e prendo tutte le informazioni per gite, mappe e spiagge, luoghi di interesse culturale, musei, mostre, in tutta libertà e quando voglio (in izio ad assaporare questa solitudine nuova)

Faccio una lista di ristoranti da provare, chiedo qua e là in giro. Faccio la spesa per la mia super cucina, in modo da non dover passare il tempo nei ristoranti, ma scegliere solo quelli che mi interessano.

Palma mi ha conquistato, ho passato 10 giorni in totale solitudine a girare per le strade di questa antica città spagnola. Ho letto molto, ho pensato, ho scritto, passeggiato al tramonto. Ho fatto gite all’interno dell’isola e sono andata alla scoperta  delle spiagge più belle. Essendo senza auto ho dovuto anche organizzarmi con i bus di linea. L’isola è molto servita, ma non è proprio immediato capire gli orari e le mete migliori. Ho fatto qualche tentativo. Ma devo dire che quando si viaggia da soli l’aspetto più interessante e innovativo è che tutto ciò che fai è soddisfacente a prescindere da ciò che vedi. Ti è sufficiente aver superato le paure, l’insicurezza, la lingua, l’organizzazione e arrivare alla meta per essere soddisfatti di te stesso. Non è importante che il luogo non sia all’altezza delle aspettative, sei arrivato al tuo obbiettivo da solo con le tue gambe con la tua determinazione e ci sei riuscita. E’ una soddisfazione impagabile. E anche se le spiagge sono affollate di turisti e ombrelloni , tu cammini oscillante sulla riva ritagliandoti un posto tutto per te dove sai che potrai passare tutto il tempo che desideri senza obblighi sino al tramonto, quando magari inizierai a sentire altri bisogni: la fame o la stanchezza o il desiderio di farti una doccia. Si ricomincia a sentire il proprio corpo e le proprie necessità, le riconosci e gli dai forma e le soddisfi.

I giorni sono passati così una spiaggia dopo l’altra, un paese dopo l’altro, una caletta, uno scorcio dopo l’altro, conquisto me stesso e la mia indipendenza e una serenità insperata, mi sembra di non aver più paura di silenzi, di vuoti, di me stessa.

I ristoranti che ho sperimentato in solitudine con il mio taccuino in cui prendevo appunti e il mio iphone per fotografare :

Bar Bosch: bar di tapas , uno dei caffè storici della città dove si radunano gli intellettuali, dove la specialità oltre le tapas maiorchine ottime e abbondanti e rustiche, sono i panini caldi alla piastra ripieni di jamon (prosciutto crudo iberco) e verdure, melanzane e tumbet (patate,melanzane e peperoni tutti fritti e ricoperti di salsa di pomodoro). L’energia e l’atmosfera sono di ampio respiro, i camerieri anziani professionali e simpatici, un via vai di autoctoni occhialuti con il giornale sotto braccio, abitanti e lavoratori in giacca e cravatta in pausa pranzo.

Il ristorante Vegetariano Bon Lloc: un luogo innovativo,elegante con un ottimo marketing, menù fisso vegetariano veloce sano, con wifi gratuito luci soffuse, atmosfera lounge, cucina a vista, zuppe e insalata e polpette di riso o quinoa con salsa di funghi e thè aromatizzati. Un cuore grande all’entrata ripieno di verdure. Calle San Feliu, 7, 07012 Palma, Mallorca, España

Il ristorante tipico maiorchino Celler Pages, un rapporto qualità prezzo ottimi. Specialità isolane di qualità. Le zucchine ripiene di molluschi e fritte con una deliziosa maionese fatta in casa , coscia di tacchino con le prugne e verdure al forno deliziosa e morbida. Il pesce padrone di queste tavole, infine, è il calamaro alla plancha. Consigliatissimo. Calle, 07012 Palma,

Hanaita, il ristorante-trattoria giapponese con le tovaglie a quadretti con uno dei pochi master chef giapponesi in Europa, Endo San,dietro al bancone; ricercato e chiamato dai migliori ristoranti europei. Lui ha ritrovato la sua dimensione in questa piccola isola, in questo piccolo ristorante di 20 coperti in cui il trionfo di pesce crudo è assicurato. Speciale forse come non ne ho mai mangiati e dove un cameriere maiorchino serio nel suo ruolo, ma sorridente ti insegna ad apprezzare il sushi a mangiarlo appena arriva sul tavolo senza perdersi in chiacchiere, te lo racconta, ti spiega come è preparato, una vera e propria tradizione da seguire con attenzione e impegno.Navegacio, 8, 07013 Palma, Mallorca, España.

Il luogo per eccellenza dove fare la colazione più strepitosa e particolare di Palma, Horchateria y Chocolateria Ca’n Juan de S’aico, in centro vicino alla Plaza Mayor, dove assaggiare il gelato al caffè con la panna in un bicchiere di vetro e le ensaimada calde e zuccherate appena sfornate in un luogo antico con arrredi di legno e camerieri in divisa bianca vetrione e banconi . Da non perdere. Calle Can Sanc 10 | 07001, Palma, Mallorca, España

E infine El Pilon  C’an Cifre, 4 07012 Palma Spagna, ‎finalmente il calamaro ripieno nel luogo delle tapas grandi, più particolare di Palma e forse un po’ turistico ma comunque vale la pena passarci una romantica serata.

 Le mie gite coraggiose: La spiaggia di Es Trench, spiaggia bianca e mare caraibico; Colonia San Jordì, mare turchese e spiagge nudiste; Cap Formentor, la punta più a est a strapiombo dell’isola, impossibile nn innamorarsi. Valdemossa e il paesino dove svernava Chopin, con negozietti e atmosfere un po’ provenzali; Banyalbufar, piccolo paesino dove sperimentare una discreta paella.

Infine il Mercat de Olivar oltre ad offrire banchi di ogni genere alimentare, ogni bancone del pesce si trasforma in sushi da asporto, o fornitore di tapas di pesce fritto, o ostriche e  champagne per i più esigenti

La sensazione più forte quando viaggi da solo, è avere sempre a che che fare solo con te stesso o con persone che non ti conoscono. Non hai un rimando, uno specchio di chi sei, ma quel rimando lo devi cercare sempre dentro, nei tuoi pensieri, nelle tue sensazioni, una persona senza uno specchio è costretto a guardarsi dentro e trovare tutte le risorse per costruirsi da dentro, non posso far altro che dirvi: Buon viaggio, coraggiosi viaggiatori in solitudine.