Ciao Bob

A volte gli eventi sono più complessi di quello che sembrano. A volte i legami sono più profondi di quello che immaginiamo. Bob, simpatia a prima vista. Nel mio blog ci ha sempre creduto, persino di più di quanto ci credessi io. Lui semplicemente scovava anime e le aiutava. Così ha fatto con il mio blog. Un giorno mi disse: Dai ti faccio io il logo, mi piace l’idea di due cuori che dopo aver mangiato, facciano l’amore”. Subito pensai: “Questo è matto, e non mi sbagliavo”.  Era il suo modo dissacrante per dirti:”Ti dò una mano”. Bob viveva tutto con quella democraticità che solo le persone speciali e talentuose possono vivere. Racconto questa storia, perchè oggi sul web tanti chef e giornalisti importanti racconteranno la loro storia. A me piace ricordare Bob come colui senza pregiudizi e libero con una passione irrefrenabile per il cibo in tutte le sue espressioni. Mi piace ricordare Bob come colui che trasforma la sua cucina di casa nel luogo più ambito da tutti gli appassionati. Invitava grandi chef, blogger, giornalisti, amici intorno alla sua tavola solo per conoscersi divertirsi, stare insieme, costruire possibilità per tutti. E lo faceva per passione, senza giudizio, senza nessun rendiconto personale. L’ho capito quando per sdebitarmi gli trovai qualche cliente che lo pagasse, e rispose ridendo che ero l’unica persona che si adoperava per farlo lavorare in modo retribuito. Lui si stupì di me e io mi stupii di lui. Rilanciò con la sua generosità e mi fece le foto per il blog. Non ero all’altezza della sua generosità per quanto mi prodigassi di esserlo. Andai a casa sua, era influenzato seriamente. Ma non volle saperne, mi fece le foto, con me che lo pregavo di rimandare. Il giorno dopo avevo le foto e la febbre a 40. Non ho mai fatto viaggi con lui, mai cose eclatanti, ma semplicemente passavo dal suo ufficio, in una qualunque piazza di Torino, in un giorno qualunque, lo salutavo e andavo via. Bob si faceva adorare e a  volte odiare per quanto fosse spregiudicato, e metteva in seria crisi l’understatement torinese.  E’ la mia storia con Bob, semplice, ma di quelle storie normali che cambiano il corso della vita di una persona. Ecco lui aveva un po’ questa capacità qui, tirar fuori l’essenza come nei suoi loghi e nelle foto, anche nelle persone, puntava all’essenziale. Motivo, secondo me, per cui ti accoglieva a cena a casa sua e di sua moglie, sempre in vestaglia . Non c’erano sovrastrutture. “La sostanza non ne ha bisogno” sembrava volesse dirti dai suoi quasi due metri di altezza e gli occhiali a metà naso.  Ciao super Bob, scuoti le anime lassù come hai fatto qui.  Grazie.

 

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