Sostenibilità alimentare nelle città: buone prassi a confronto

Tutto nasce dal Food Policy Pact al quale oltre 40 città del mondo hanno lavorato per rendere il sistema alimentare delle loro aree urbane più equo e sostenibile. L’intenzione è quella di costituire una rete di scambio di idee, buone pratiche sul cibo da tradurre in azioni concrete.

L’idea del patto è stata lanciata dal sindaco Giuliano Pisapia a febbraio 2014, durante l’incontro di Johannesburg delle città sostenibili. Il 15 ottobre a Expo a Milano si è tenuta la cerimonia ufficiale della firma del Milan Urban Food Policy Pact alla presenza dei sindaci e dei rappresentanti delle città firmatarie. Il testo firmato è stato poi consegnato a Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, il 16 ottobre 2015. Una carta che è sopratutto un impegno perché i Paesi firmatari abbiano la possibilità di scambiare buone prassi e politiche sulla sostenibilità alimentare. “La produzione, la trasformazione e la distribuzione del cibo, insieme allo spreco delle risorse alimentari, riguardano da vicino il futuro di tutti noi” ha detto Pisapia a Johannesburg “Vorrei coinvolgere tutte le città presenti, molto sensibili su questo tema. Expo 2015 ci offre una grande occasione per pianificare il futuro anche nel campo dell’alimentazione sana ed equilibrata.”

MG_7610-1024x683Il primo momento di confronto non ha tardato ad arrivare e al Padiglione svizzero, durante nella settimana Lemanica, Ginevra e la città di Milano, firmataria del Food Policy Pact e ospitante di Expo, insieme a Losanna, firmataria invece di un’altra rete di cui abbiamo già parlato, la rete Délice (la rete delle città gastronomiche), hanno organizzato la primissima giornata di confronto delle città di buone prassi e di buone politiche sulla sostenibilità alimentare nelle città. Le città presenti che hanno portato le loro esperienze sono state Losanna e Ginevra in primis, Torino, la città di Lione, Helsinki e Milano. Le esperienze delle metropoli sono state tutte stimolanti e hanno permesso la condivisione e la sollecitazioni di molti temi che riguardano la città. Come si crea una rete? Come si costruisce una cultura del cibo sostenibile? Passando dal tessuto urbano, alla collettività al commercio. Ogni città ha le sue caratteristiche e le sue problematiche, ma sono emersi molti punti comuni nel workshop.

Gli obbiettivi della città di Ginevra sono quelli di sviluppare e supportare la filiera corta, producendo e distribuendo prodotti locali all’interno della città. Come ad esempio promuovendo la “Settimana del Gusto” che si tiene ogni anno e sostiene i prodotti locali e coinvolge tantissimi ristoranti e produttori attraverso: convegni, workshop, serate e showcooking. Utilizzando i social media, distribuendo mappe e producendo registri. Puntando sulla ristorazione collettiva, come le scuole, le mense e portando prodotti locali già in queste strutture pubbliche. “Mangiare bene”, sensibilizzando l’opinione pubblica per la sostenibilità dl cibo e un consumo responsabile. Cosa significa “mangiar bene”? Mangiar bene si sposa con salute, stagionalità, alimentazione biologica e biodiversità. Promuovere la natura nelle città attraverso orti urbani e piccole fattorie urbane, attraverso i contratti locali per l’agricoltura, sussidi, sostegni politici. Vivere in città come se vivessimo in campagna promuovendo la possibilità di autoconsumo personale.MG_7650-1024x683

Per la città di Losanna tre le parole chiave per la strategia di sostenibilità nell’arco di cinque anni tra il 2015 e il 2020 troviamo “investimento economico, performance ambientale e responsabilità sociale”. Losanna si è dotata di un piano generale per la ristorazione sostenibile. La creazione di una squadra di “governance” e la realizzazione di un piano d’azione strategico e operativo che prima del 2015 non c’era. Agendo sulle scuole, nei refettori, nei ristoranti, nelle mense e nelle pubbliche amministrazioni.

Lione un po’ da veterana sulla sostenibilità alimentare porta la sua esperienza ormai direi collaudata come città sostenibile a livello gastronomico con Paul Bocuse, con l’agricoltura biologica e le aziende agricole periurbane, i 40 mercati e i 42 orti comunitari. Lione ha già conquistato l’etichetta di “città sostenibile” con 200 membri e tantissime associazioni e cooperative coinvolte nel cibo sostenibile (produzione, trasformazione e consegna). Esistono programmi per le famiglie, sopratutto nelle zone più disagiate, atti all’incontro con assistenti sociali per comprendere come nutrirsi meglio da agricoltura biologica e costituire giardini comunitari dove apprendere tecniche di orticoltura e protezione ambientale. L’obbiettivo è scardinare alcune idee precostituite come: “il cibo biologico è solo per ricchi perché è troppo costoso”; “non ho tempo per cucinare”; “ho troppi problemi per cambiare il mio modo di vivere”; “gli spot televisivi mi dicono che hamburger e bibite sono migliori per me”; “ho la libertà di mangiare ciò che voglio, anche se si tratta di cibo spazzatura”; “l’unica soluzione ai miei problemi sociali e climatici è una rivoluzione politica mondiale”. Quello che si augura la città di Lione è riuscire a cambiare il modo di pensare degli abitanti della sua città e si augura di arrivare un giorno a mettere in connessione a livello internazionale produttori e acquirenti di prodotti biologici.

Infine, Torino ha portato un esempio di comunità cittadina con il progetto “Fa Bene” che nasce con “l’obiettivo di recuperare le eccedenze alimentari invendute e le donazioni spontanee degli acquirenti all’interno dei mercati rionali e di gestirne la redistribuzione a famiglie in difficoltà economica, in cambio di azioni di “restituzione” nella comunità locale”.

In particolare le famiglie sostenute dal progetto sono chiamate a “restituire” in un secondo momento nella comunità tempo, lavoro e capacità, superando l’idea comune di assistenzialismo e favorendo il reinserimento sociale e professionale. In che modo, facendo parte del progetto, facendosi protagonisti delle consegne e della colletta alimentare.

MG_7604-1024x683L’intervento conclusivo giovane e scoppiettante della città di Helsinki ha fatto da fil rouge a tutte le esperienze confermando le azioni, gli obiettivi e le buone pratiche delle città sostenibili. La capitale finlandese ha portato nuovi stimoli e nuovi modi di comunicare.

La giornata organizzata all’interno della Settimana Lemanica è stata un’occasione unica per creare una sinergia fattiva e concreta tra le politiche di sostenibilità alimentare della rete Délice e tra le città firmatarie il Food Policy Pact. Solo il primo confronto tra i tanti che potranno succedersi in futuro, occasione di implementazione e buone prassi. Ecco cosa significa quando una rete riesce a manifestarsi tale concretamente.

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