Emigrazione italiana in Svizzera, mozzarella in carrozza

Chi è la nuova ondata di emigrazione italiana? Si parte ancora con le valigie piene di sogni, per una meta non precisa? Direi che per esperienza di molti non è così. Chi parte senza un lavoro spesso non ce la fa e torna indietro. L’emigrazione è cambiata rispetto a quella degli anni ‘70 e anche rispetto a quelle degli anni del dopo guerra. Ora forse è più difficile emigrare per tantissime ragioni. Senza professionalità, ambizione tenacia e tantissime qualifiche è difficile oltrepassare il confine. Ci vogliono soldi, istruzione, capacità linguistiche e forse ancora non basta, i contatti giusti e un po’ di fortuna. Se no rimani.

Ma esiste questa nuova generazione di migranti che ha cambiato le modalità, che ha un altro aspetto e che, probabilmente, al posto della valigia ha un Mac nella borsa e un master o un dottorato che la aspetta._MG_2389

E’ questo il tema su cui ha voluto indagare la mostra di Francesco Arese Visconti con le generazioni a confronto: lo scopo principale di questo progetto è quello di attirare l’attenzione sul nuovo flusso migratorio italiano degli ultimi anni, fotografando e intervistando italiani che si sono trasferiti in modo permanente in Svizzera (tra i 25 e i 50 anni di età) e le persone di seconda generazione italiana della stessa età.

Secondo i dati ufficiali della Confederazione Svizzera nel 2013 i migranti italiani rappresentavano la più grande comunità in Svizzera con 301’254 italiani residenti contro i 293’156 germanici per esempio. Solo a Ginevra, su una popolazione residente di 195’160 abitanti, vivono 93’764 stranieri di cui circa 13’000 italiani – senza contare quelli con doppio passaporto.

Più di otto migranti su dieci provengono soprattutto da Paesi dell’Unione Europea. La maggior parte dei migranti, quasi il 60%,  ha tra i 20 e i 39 anni e il 19 % ha tra i 40 e i 59 anni.

Francesco Arese Visconti fa dei veri e propri ritratti fotografici delle nuove generazioni migranti, o figli di seconda generazione. Ne osserva la storia, lo stile, le aspettative e la cultura. Una sorta di catalogo delle nuove generazioni in Svizzera. Le sollecitazioni vogliono essere antropologiche. Esiste una somiglianza estetica? La globalizzazione ci rende tutti uguali? C’è un numero elevato di quarantenni che con figli piccoli decidono di lasciare il proprio Paese per assicurare un futuro migliore ai propri figli._MG_2386

Genus è il nome della mostra fotografica finanziata dalla Webster University di Ginevra. A Expo Milano 2015 sono arrivate le prime dieci storie di italiani a Ginevra legate al cibo. Cinque donne e cinque uomini con una biografia, una foto in bianco e nero, un oggetto che li rappresenta e l’idea che hanno del nuovo Paese che li ospita e il vecchio Paese di origine.

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Giò ha partecipato a Masterchef Francia, lui è di Neuchâtel e ha aperto un foodtruck , moderno, giovane e di design a Ginevra con piatti gourmand, insalate e ravioli zafferano e tartufo. Poi c’è Francesco, ex stella Michelin in Italia a Firenze, che gestisce un ristorante a Ginevra, la Bottega, che in pochi mesi ha avuto un successo incredibile facendogli riguadagnare la stella. Giampaolo ha sostenuto una tesi a Ginevra in biologia con lo scopo di studiare il DNA del cibo. Lavora in un workingspace di ricercatori a Losanna e il suo progetto si chiama One thousand beer, per l’identificazione del codice genetico di 1000 birre. Il 22 ottobre, al Padiglione svizzero, Giampaolo presenterà l’analisi del codice DNA di dieci birre, di cui otto di altri Padiglioni.

IMG_2405Ida, invece è di Napoli lavora per  “OriGin”, organizzazione che rappresenta a Ginevra tutte le denominazioni protette nel mondo: il parmigiano, la Tequila, lo Champagne nelle ong e organizzazioni internazionali (OMP, OMC) di Ginevra.  E poi ancora Sylvie che ha il suo ristorante su un battello sul lago Lemano e Chiara che, arrivata da qualche mese, non parla ancora il francese, ma partecipa a un progetto innovativo come Foodbox e vende contenitori che racchiudono ricette e cibi raccomandati da uno chef italiano. Angelo è l’uomo della mozzarella. Arrivato a Ginevra per un dottorato in storia della medicina decide poi qual è la sua vocazione: trasmettere le sue origini attraverso un prodotto come la mozzarella fatto preparato però con latte svizzero. I loro pensieri sono: “Ginevra è sicurezza, l’Italia serenità; la Svizzera è un Paese di grande civiltà e grandi contraddizioni, l’Italia è casa.”

Una ricerca quella del fotografo e ricercatore Francesco Arese Visconti che si trasformerà presto in un libro, di volti e poi di racconti e di vita per indagare questo nuovo flusso migratorio moderno, adulto e pieno di tantissime risorse.

Al Padiglione svizzero è un tema quello della migrazione e dell’italianità in Svizzera che sarà presentato il 24 ottobre con ll “Forum per Italianità”, incentrato sulle più svariate relazioni intercorrenti tra la Svizzera e l’Italia. Chi riuscirà ad emigrare?

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