Dalla pianta alla tazzina: un viaggio lungo il mondo attraverso aromi e tradizioni del caffè

Una delle bevande più consumate al mondo all’ora del risveglio. Il profumo è un richiamo di casa, di famiglia, di chiacchiere con gli amici. Una bevanda che ha il sapore della comunità, in grado di risvegliare nei momenti di stanchezza e di regalare lucidità all’inizio di una giornata di lavoro. Paese che vai, caffè che trovi. Ristretto, lungo, curtado, americano, macchiato, con le spezie.
Non si conoscono bene le origini della sua scoperta, ma pare che un pastore dal nome Kaldi in Etiopia, notando che le sue capre quando mangiavano una determinata pianta al pascolo risultavano particolarmente eccitate, provò a raccoglierne i semi, li abbrustolì, li macinò e ne fece infusione provando ad assaggiare quella pianta così energizzante.
La bevanda si diffuse in Medio Oriente poi in Europa e infine nelle Americhe. Verso il 1700 ogni città Europea aveva aperto almeno la sua prima caffetteria.
Nel 1706 alcune piantine di caffè vennero trasferite da Giava al giardino botanico di Amsterdam, e da lì, nel 1713, una piantina arrivò in Francia, da qui arrivò ai Caraibi tramite la marina militare e nel 1727 vennero create le prime piantagioni di caffè in Brasile._MG_2563

Il percorso espositivo del Cluster ad Expo2015, suddiviso in quattro stazioni tematiche, è un vero e proprio viaggio: si va dalla pianta alla tazzina, in un percorso che trasforma un chicco in una delle bevande più consumate al mondo: dall’esposizione dei paesi produttori (Burundi, El Salvador, Kenya, Ruanda, Uganda, Yemen, Etiopia, il Timor-Est, solo per citarne qualcuno), alla raccolta sino alle lavorazioni. Potrete scoprire che ci sono due metodi di raccolta del caffè: il “picking” e lo “stripping”. Il primo metodo è utilizzato per il caffè più pregiato di cui si raccolgono a mano le bacche mature, comune in America Centrale, in Etiopia e in Kenya. Mentre in Brasile si applica lo “stripping” che consiste in una raccolta meccanica delle bacche. Potrete prenotare una visita guidata e farete un viaggio interessante al profumo di caffè. Una bellissima mostra fotografica di Sebastião Salgado racconta invece, la vita nelle piantagioni e il terroir in cui crescono con una forza di immagini prorompente, che lascia con il naso all’insù e lo sguardo fisso su quelle donne che nei campi ci lavorano, ammirandone la dignità delle posture e dei volti.
E poi c’è chi il caffè lo commercia, lo trasforma, lo esporta e lo vende in tutto il mondo. Questi sono i Paesi delle grandi multinazionali. Una élite di circa 20 grandi società.

Inoltre, alcuni grossi distributori di caffè possiedono società d’importazione proprie, le quali controllano l’intera filiera del caffè, dal raccolto al consumatore.

In una delle quattro torri del Padiglione svizzero si trova il caffè. Prodotto proveniente dall’industria agroalimentare svizzera che  mostra in modo esemplare la capacità di innovazione , così come l‘impegno dei settori pubblici e privati che sempre di più si impegnano a garantire la sostenibilità lungo tutta la catena di valorizzazione della filiera. Nelle statistiche del commercio estero svizzero, il caffé è divenuto il primo prodotto alimentare esportato, superando il cioccolato e il formaggio.

In Vietnam, la DSC (Direzione dello Sviluppo e della Cooperazione), insieme al governo e ai piccoli produttori, si impegna a ridurre il consumo d’acqua nella produzione del caffé.

Un legame consolidato quindi tra la Svizzera e il mondo del caffè. La filiera del caffè può diventare, in un futuro prossimo, sempre più sostenibile. Dalla sostenibilità della lavorazione sino alla sostenibilità delle condizioni di lavoro e infine alla giustizia. Dal punto di vista del prodotto, si è cercato già di puntare alla specialità, ora si sta facendo un passo in più verso l’eccellenza. Sempre più frequentemente in Europa nascono veri e propri laboratori di degustazione del caffè in cui poter fare esperienze a 360 gradi sulle mono origini, conoscendone la provenienza, la storia, sino ad arrivare, in alcuni casi,  allo stesso contadino che coltiva quei chicchi. Un prodotto di eccellenza, in questi termini, può far guadagnare di più a chi lo produce, ad esempio in Indonesia si trova il caffè più pregiato al mondo, il Kopi Luwak, particolare per il fatto che si tratta di chicchi di caffè mangiati e digeriti dallo zibetto delle palme (luwak).

Le grandi aziende e i paesi hanno un  ruolo importante anche nella responsabilizzazione degli ultimi della filiera: chi lo trasforma, lo commercia e lo esporta. Si cerca di lavorare sulla giustizia, sulle condizioni sociali dei lavoratori e sul miglioramento della qualità del prodotto. L’aspetto più legato alla godibilità si intreccia con il lato sociale e infine dell’equità come eredità di quel lavoro sulle condizioni dei lavoratori. La Svizzera, che dimostra una grande sensibilità sui temi della sostenibilità, potrà essere protagonista attivo di questo cambiamento.

Che eredità ci lascerà questa grande manifestazione internazionale, quali sono i prossimi passi per nutrire il pianeta? Sarà stata solo una grande kermesse autocelebrativa, oppure le riunioni, le conferenze e le manifestazioni si tradurranno in azioni concrete, accordi e intenzioni da parte delle multinazionali a riempire quel divario tra chi produce e chi vende, migliorando condizioni di lavoro e bilanciando i guadagni? Ci aspettiamo tutti una maggiore attenzione da parte delle politiche nazionali, uno sforzo sempre più tenace da parte delle Ong e delle associazioni per un mondo più giusto ed equo.

Proprio domani 12 settembre ad Expo si riuniranno esperti da tutte le delegazione dei Paesi presenti, per “l’Expo delle Idee”, e parteciperanno a 40 tavoli tematici per discutere su quello che è stato fino a oggi dopo quattro mesi dall’apertura e per pianificare le azioni concrete dei prossimi due mesi, per una giornata di confronto su tutti i temi della Carta di Milano. Chissà, infine, se domani mattina potremmo pensare di aver contribuito a migliorare le condizioni di vita e di lavoro di coloro grazie ai quali possiamo godere ogni giorno di un buon caffè.

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