Ginevra dolce, piccante e frizzante

A poche ore da Torino si raggiunge Ginevra attraverso il traforo del Monte Bianco e si arriva nel centro delle attività internazionali. A sole tre ore da Parigi situata nell’angolo sud-est della Svizzera, Ginevra è circondata dal territorio francese. La sua posizione, sulla riva del Lago Lemano, tra le Alpi e le montagne della Giura, vicino alle piste da sci e a pochi chilometri dai vigneti sulle colline di Lavaux. Puoi trovare dalle spa ai borghi antichi. Ginevra è piccola e facilmente esplorabile a piedi. Il clima è mite ed è piacevole “stare”.

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Lo slogan per la Ginevra all’Expo è “dolce, piccante e frizzante”. Così l’ho trovata. Mi ha rapito, portata, accompagnata e dolcemente sorpresa. Ho passeggiato lungo il lago e sormontato la città vecchia, dove si trova la Cattedrale di San Pietro. Un museo sotterraneo presenta l’evoluzione del sito e l’introduzione del cristianesimo nella città. E poi la città stessa che preserva l’architettura tipica di una città europea del 1700. Una città abitata da Jean-Jaccques Rousseau, Franz Liszt e Jorge Luis Borges. Scendendo dalla città vecchia poi vale la pena dirigersi verso il muro dei Riformatori nel Parc des Bastions (“Parco dei Bastioni”) con le sue 150 varietà di piante, scacchi grandi dimensione uomo e studiare un po’ quella che è la storia del calvinismo nella città e la famosa rivoluzione contro i Savoia denominata l’Escalade. Continua a leggere

Ginevra tra cultura, alimentazione e scienza

La partecipazione di Ginevra al padiglione svizzero ruota intorno ai temi dell’alimentazione e L’Expo rappresenta per la città un’occasione internazionale di far conoscere le proprie attività.

Il 17 settembre Ginevra inaugura al Padiglione svizzero la mostra dell’artista Fabrice Gigy. Carta bianca per l’artista che ha stupito tutti con la sua opera. Stanze grigie e vuote, muri lasciati grezzi, la sagoma di un uomo seduto a terra, forse un barbone. In un’altra stanza un barbecue fatto con due bidoni della spazzatura. L’artista ha voluto contrastare le migliaia di suoni e immagini che si assorbono all’Expo, con il silenzio e il senso di vuoto e smarrimento che si ha appena varcata la soglia dell’esposizione. Un segnale chiaro per l’artista che si oppone al bombardamento mediatico e tecnologico che pervade l’intera esposizione, con corridoi vuoti e muri scarni. Sembra voglia dirci come ci si sente quando si affrontano i temi come le fame del mondo, la povertà, l’abuso di certi paesi a scapito di altri: spersi e angosciati. Non solo un inseguimento compulsivo di sentimenti positivi e felici, ma anche un senso di dolore che assale quando scopri che non tutte le persone nel mondo vivono nelle nostre condizioni di agiatezza. La povertà e la fame inducono disperazione e sofferenza e sono emozioni che vanno affrontate, se si vuole cambiare qualcosa veramente. Un tema scomodo che fa paura e a cui si preferisce sfuggire. Si sceglie di non riflettere sui problemi che attanagliano questo pianeta, ma di stordirsi di immagini senza in realtà vedere. 

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Lo spazio diventa uno scantinato sotto le torri quasi al riparo dalla folla. Chissà chi riuscirà a stare tra il marmo e il bronzo a riflettere su quello che sarà di un’esposizione universale che sta per finire. Ci nutriamo di tutto con bulimia, forse dovremmo fare spazio e iniziare a fare a meno di ciò che ci circonda e usufruirne con moderazione. Vi consiglio di stare per un momento nella mostra di Fabrice a contatto con le vostre paure, potrebbe essere salutare.

IMG_3828Ginevra inaugura così, controcorrente. Ricopre le torri di erbe aromatiche, salvia, timo e menta con il progetto “LessIsMore” in grado di filtrare le polveri e catturare gli agenti atmosferici. Organizza cineforum per i giovani della Scuola Svizzera di Milano sulla tematica dell’immigrazione con la proiezione del film “Io sto con la sposa”. Si prospetta un periodo di riflessioni importanti al Padiglione svizzero.

La giornata ha visto protagonista anche l’associazione delle donne contadine con i prodotti tipici del Canton di Ginevra. In particolare la salsiccia tipica Langeole, unico prodotto DOP, fatta di frattaglie e carne di maiale e particolarmente grassa.  Il grano soffiato di un’azienda presa in eredità dalla seconda generazione di figli che fa una produzione non industriale di cereali con una piccola  macchina per la trasformazione degli stessi.

Le lenticchie vengono coltivate in Svizzera solo dagli anni ’90, ma in realtà vengono riconosciute pienamente dall’agricoltura locale ed entrano a far parte del piatto tipico di Ginevra, composto proprio dalla salsiccia “Langeole”, dalle lenticchie e dai cardi gratinati. Piatto che potrete trovare al ristorante del padiglione sino alla fine di settembre. E infine la toma ginevrina della Val d’Are affinata sette giorni in cantina.

Ginevra è una regione unica nel suo genere, culla di negoziati e incontri internazionali. Le numerose organizzazioni che la abitano si occupano di elaborare progetti volti a definire, regolare e sviluppare sistemi agricoli e alimentari in tutto il mondo: Sicurezza Alimentare e diritto all’alimentazione; Politiche Agricole, commerciali e sviluppo rurale. Expo Milano 2015 è un’occasione per scoprire da vicino le attività della “Ginevra Internazionale”.

Dalla pianta alla tazzina: un viaggio lungo il mondo attraverso aromi e tradizioni del caffè

Una delle bevande più consumate al mondo all’ora del risveglio. Il profumo è un richiamo di casa, di famiglia, di chiacchiere con gli amici. Una bevanda che ha il sapore della comunità, in grado di risvegliare nei momenti di stanchezza e di regalare lucidità all’inizio di una giornata di lavoro. Paese che vai, caffè che trovi. Ristretto, lungo, curtado, americano, macchiato, con le spezie.
Non si conoscono bene le origini della sua scoperta, ma pare che un pastore dal nome Kaldi in Etiopia, notando che le sue capre quando mangiavano una determinata pianta al pascolo risultavano particolarmente eccitate, provò a raccoglierne i semi, li abbrustolì, li macinò e ne fece infusione provando ad assaggiare quella pianta così energizzante.
La bevanda si diffuse in Medio Oriente poi in Europa e infine nelle Americhe. Verso il 1700 ogni città Europea aveva aperto almeno la sua prima caffetteria.
Nel 1706 alcune piantine di caffè vennero trasferite da Giava al giardino botanico di Amsterdam, e da lì, nel 1713, una piantina arrivò in Francia, da qui arrivò ai Caraibi tramite la marina militare e nel 1727 vennero create le prime piantagioni di caffè in Brasile._MG_2563

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Maimuna una storia lunga un viaggio: Gambia, Svizzera, ExpoMilano

Ci accoglie con il sorriso contagioso, di quei sorrisi africani ineguagliabili che ti aprono il cuore. Ci ha preparato un pranzo luculliano come per un grande evento. Ed in effetti  sono le prove generali per la festa Nazionale del Gambia ad Expo il prossimo 5 settembre. IMG_0068La presentazione è perfetta, un vassoio argentato con tre tipologie di cereali. Un riso dai colori della terra da cui arriva, il Benachi, piatto tipico a base di riso rosso verdure, zenzero e zafferano, uno bianco basmati e un cous cous giallo come il sole che scalda quel limbo di terra. Benachi significa “un solo tegame”, gli ingredienti vengono messi a seconda dei tempi di cottura, prima viene fritto il pesce o la carne con gli aromi, una volta tolto l’ingrediente fondamentale si aggiunge il pomodoro e il riso, il gombo, lo zafferano e lo zenzero e si lascerà in cottura fino ad assorbimento della salsa. IMG_0044E poi cinque tipi di pietanze, il mafe, uno stufato di arachidi da accompagnare ai risi, lo yassa a base di stufato di cipolle da accompagnare pesce e carne e infine  lo stufato di verdure alla salsa di pomodoro leggermente piccante. E poi i buonissimi snack chiamati Accarae che troverete sui cigli delle strade polverose d’Africa nelle tante bancarelle presidiate da donne che ne avranno cucinato ogni varietà per voi: involtini di verdure, platano fritto, frittelle di banana, verdure e farina. IMG_0048

La storia di Maimuna è colorata come il pranzo che ci ha offerto. Parte da piccola dal Gambia, viene adottata da una famiglia danese. Da grande frequenta un master sull’alimentazione biologica, poi si trasferisce in Germania dove impara il tedesco prima di scegliere la Svizzera e in particolare Zurigo, per far crescere i suoi figli. Ho scelto un posto in cui mi sento al sicuro” racconta “Ho quattro figli di cui due gemelle e vorrei che crescessero in un paese in cui possano ricevere la massima educazione, questo è il mio desiderio e il desiderio che aveva mio padre per me”. Con il marito riesce a costruire un’azienda di servizi, dove la cultura della sua terra d’origine prevale: l’artigianato, la musica, la cultura, il cibo e l’arte. L’azienda si chiama Chams come il suo papà africano. E infine la fiera internazionale di Expo dove Mamuni ha il desiderio di portare la Gambia e riesce con i suoi soli mezzi, senza sponsor, senza finanziamenti a realizzarlo. L’azienda di famiglia paga tutto e la Gambia c’è. Uno dei più piccoli paesi africani circondato dal Senegal affacciato all’Equatore è presente nei cluster della frutta  e dei legumi. A causa del suo clima questa piccola striscia di terra fortunata e baciata dalla giungla tropicale è piena di frutta e ortaggi e piantagioni, mentre a poche miglia a nord e ad est la desertificazione del Sahel sta avanzando senza tregua.

La terra dei Mandinghi attraversata dal fiume in tutta la sua superficie è ad Expo2015 attraverso le azioni di una donna coraggiosa svizzera di origini gambiane che fra qualche giorno cucinerà con orgoglio per il primo ministro  del Gambia con la consapevolezza di aver fatto qualcosa di concreto per il suo paese.