Valencia in 10 tappe da gustare

In questo articolo andiamo in gironzola per ristoranti, caffè, bistrot e scuole di paella. L’ente del Turismo di Valencia ci ha letteralmente viziato dal momento che ha saputo della nostra passione per il cibo e non si è risparmiato nel farci provare ogni tipo di leccornia. Alcuni li abbiamo amati di più, ma ogni luogo ha la sua caratteristica e ne è valsa la pena eccedere nelle calorie. Il primo giorno ho faticato ad assaggiare tutto (tra birre e vini) e mi sono ritrovata a degustare più volte il loro cocktail tipico della città, l’Acqua di Valencia, una bevanda a base di vodka, succo di arancia e spumante e mi sono sorpresa dopo cena a oscillare verso il nostro hotel come non succedeva da molto tempo. Un’altra bevanda tipica da non perdere e l’Horchata realizzata a base di chufa (cipero), un frutto che viene esclusivamente prodotto nelle campagne valenciane. Ma andiamo con ordine ed esploriamo insieme tutti luoghi visitati e occhio a non ubriacarvi leggendo.

  1. Muez un caffè-libreria gastronomica, (aperto da un paio di mesi)  dove oltre a mangiare cose sfiziose e particolari come i boccadillos con pollo o con il formaggio, delle torte di zucca sublimi e mousse di guacamole e tofu si possono trovare esposti  libri di ricette e di gastronomia spagnola e di cucina in generale. Gli arredi sono urbanstyle, cemento e legno ma molto raffinati, e con uno spazio prossimo futuro per i bambini in cui potranno giocare e i genitori fare un piccolo pranzo indisturbati. Anche a Valencia è arrivata la moda delle birre artigianali. Io ne ho assaggiate un numero interessante, la prima quella tradizionale autoctona è stata la Turia dal 1935 tostada, facile gustosa e aromatizzata.
  2. TiendasOriginalCv, il primo negozio gastronomico-culturale della città dove poter incontrare produttori, prendere ricette o curiosità del costume vitivinicolo e gastronomico della comunità valenciana: vini, confetture delle aree protette parco della regione, risi di coltivatori autonomi, mieli, cioccolato, la bevanda tipica di cui vi ho parlato, Aqua de Valencia. In questo posto ho proseguito con la birra a fiori di arancia, un profumo inebriante che ha il sapore d’inverno e primavera insieme. Troverete il vino de pago, un vino prodotto con gli antichi metodi in anfore romane. La birra all’acqua di mare e  i fagioli spagnoli quelli che servono per la paella si intende.  Un posto magico all’interno di un’antichissima farmacia.

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  3. Il Corso per Paellero alla Scuola di riso e paella valenciana. . Sapete che non manco mai ad un corso di cucina ovunque vado. Mi piace immergermi negli ingredienti del paese che visito. Si capisce un luogo più dalle sue ricette e dalle sue abitudini intorno ad un tavolo che girando come criceti impazziti nella ruota. La domenica la paella è una tradizione di famiglia. Quella tradizionale è con pollo, coniglio e lumache e due tipi di fagiolini: ferratura (fagiolini verdi, tipo le nostre taccole),Tavella (fagioli teneri, quelli più rossi) e un tipo di fagioli bianchi spagnoli e freschi chiamati Garrofòn, introvabili da noi. l’ingrediente principale è il riso naturalmente tendenzialmente quello tondo. Se ne coltivano tre varietà: Bomba, Senia e Bahia.  Alla paella mista inorridiscono e dicono no. O di pesce o di carne. Durante la domenica ritrovarsi a mangiare nei grandi tegami tutti insieme può durare dalle 3 alle 7 ore. Ci si ferma e si sta insieme ed è anche un piatto dal sapore semplice. Il vino che abbiamo associato è il D.O.Valencia, un rosso valenciano che esalta il piatto di natura mediteranea. Il corso dura tutt ala mattina: si fa la spesa al mercato generale, si cucina veramente con un esperto in cucina, e si mangia per pranzo oltre alla paella alcuni antipastini deliziosi e si conoscono persone con una passione in comune che è anche la cosa più bella.

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  4. La Lola è il primo ristorante che abbiamo provato, quest’anno compie 12 anni dalla sua apertura. Si trova vicino alla cattedrale in pieno centro storico. L’attività fondamentale è lo spettacolo di Flamenco che si tiene in alcune sere della settimana. La cucina è quella della tradizione, ma rivisitata in chiave moderna ed elaborata. I menù sono siglati con cura per i vegani i celiaci e per coloro che soffrono di cuore ogni menù ha una classifica con o poco colesterolo per potersi destreggiare tra le calorie e i grassi, meraviglioso per una nutrizionista come me. Io ho preso un arroz con calamari, funghi e asparagi. e tre antipasti particolari, una crema di zucca con crunch di carciofi e tonno disidratato, delle terrine di salmone affumicato, e la sorpresa di formaggio fresco con gamberi con coulis  di mango e salsa agrodolce di frutti rossi. Aqua de Valencia come aperitivo…..
  5. Dopo essere stati felicemente saziati da Lola, e io già barcollavo e ridevo ad ogni battuta del mio amore, che non bevendo mi guardava sorpreso di aver acquisito così tante capacità comiche in poco tempo, siam approdati in un altra dimensione Il caffè di Las Horas. Il Café aperto per la prima volta a Valencia nel 1994 ha scommesso su un concetto che combina classico il Caffè letterario del secolo, il parigino Café, English Tea Room, e il cocktail americano, il tutto in una cornice stravagante neo-barocco. Il risultato è stato una vera e propria atmosfera cosmopolita per un pubblico di culto con i gusti internazionali. Recuperare e riciclare pezzi di antiquariato nei mercatini per creare pezzi unici e personalizzati. Come il nome del Café (ispirato ai libri di Las Horas ), l’interesse per i classici è profonda e frutto di studi in Storia dell’Arte e del Restauro. Il risultato è sorprendente anche se avete la fortuna di Incontrare Marcos dell’iguana Inglese e il suo grande fiocco al collo ti racconterà meraviglie, tranne nel periodo in cui visse un po’ immerso nella nebbia 20 anni fa dalle parti delle Molinette (mi sono sentita in colpissima). Ma ha recuperato fortunatamente e ora ha questo caffè culturale e letterario che propone concerti jazz e sfilate di moda e un’ Agua de Valencia unica e irripetibile nel senso che al secondo cocktail torni sui gomiti in Hotel. Io ero al secondo dopo aver sorseggiato durante tutto il giorno meraviglie con Paloma. La chiudo qui senza commenti.
  6. Un altro luogo che mi ha particolarmente colpito è stata una piccola osteria tipica in cui ho solo assaggiato alcune tapas e delle patate bravas da urlo. E due ottimi vini rossi. Ma ho visto passare arroz (risi) di ogni forma e colore che l’ho lasciato con nostalgia e che è uno dei motivi per cui desidero tornare a Valencia. Si chiama Bar Almudin e si trova in Calle Almudin 14. Oltre all’atmosfera vera e tradizionale spagnola io credo sia uno dei posti più autentici sperimentati e lo capisci quando incontri grandi chef a farci l’aperitivo come Steve …che tra due chiacchiere e un saluto ci ha invitati a sperimentare il suo nuovo ristorante all’interno Del Mercado Colon…il giorno seguente. Il MaKhinCaffè.
  7. Eccolo in tutto il suo splendore il nuovo locale di Steve Anderson birmano-inglese apre il locale dopo un viaggio alla riscoperta delle sue origini in Birmania e a vedere i luoghi dei suoi nonni, li la riscoperta dei sapori è per lui l’occasione di riscoprire la sua storia e così gli viene il desiderio di aprire un ristorante bistrot al Mercato Colon, sempre pronto alle novità e apre il MakhinCaffè, dove la cucina è a vista e l’ambiente sofisticato, ma informale e la cucina ispirata alle terre d’oriente. Samosa succulenti, polpette di pesce e salsine piccanti, Dahl di lenticchie, insalate con quinoa, germogli e avocado, noodles e  baccalà impera sui piatti e succhi esotici dolci e e delicatissimi, bock choy di contorno. La sua abilità in cucina è manifesta e lampante, la sua gentilezza e il suo sorriso si percepiscono in ciò che mangi ed è una vera esperienza di eleganza. Noi siamo rimasti colpiti, commossi e avvolti dalla sua persona e dai suoi piatti. Da pochi mesi la sua apertura, ma senza prenotazione è già difficile trovare un piccolo tavolo.
  8. Canalla Bistrot dello chef stellato Ricard Camarena nel quartiere giovane e modaiolo di Russafa, ci ha ospitato l’ultima sera del nostro ricco week-end in una sala lunga affollata con arredi urban e informali e camerieri indaffarati a servire portate smart e goderecce. Piatti particolari, ricercati, assaggi di piccole invenzioni dello chef che miscela con fantasia tradizione e cucina etnica. Una bella serata con gli amici e una validissima alternativa alle classiche tapas, credo molto apprezzata dagli spagnoli vista l’affluenza.
  9. Inciso notturno per dormire con gusto. Anche il nostro hotel è aperto da pochi mesi e si chiama AdHoc Carmen, in pieno centro, vicino all’ostello della gioventù e a due passi dalla cattedrale, un posticino stra-consigliato perché pur essendo un due stelle, è nuovissimo curato nei minimi dettagli, silenzioso, fornito di tutto ciò che avete bisogno, il motivo delle due stelle è che non c’è la colazione, ma è meglio con tutto il ben di dio che troverete in giro: dalle ensaimada ai boccadillos e succhi di arancia ovunque. Poi anche la colazione è una scoperta per cui per me è stato persino più stimolante).
  10. Via alle colazioni dove c’ è l’imbarazzo della scelta. Andate in uno degli innumerevoli bar di Plaza della Rejina, sono un po’ turistici, ma ce n’è uno che ha delle brioches spettacolari, Bri de Safrà evidentemente di pasticceria, un po’ caro, ma ne vale la pena. La fortuna di questi locali è che il loro dehors sono baciati dal sole già di prima mattina e potrete prendervi un caffè curtado in maglietta e occhiali da sole. Nella mia strada preferita che ci ha accolto per qualche giorno, troverete anche  un piccolo bar, nuovamente aperto da un paio di mesi, specializzato in succhi e bocadillos e tortilla, con il wifi, gli arredi nordic style di legno chiaro e una piacevolissima atmosfera. Si trova nella via dei miei registi preferiti Pedro Almodovar e solo l’ubicazione ne vale la pena si chiama per l’appunto Bocadillos!! Se sentite di sottofondo Ta-ja-bon della colonna sonora di Todo Sobra Mi Madre è tutto regolare, in fondo se leggete la mia biografia del blog capirete perché ho così tanto amato Valencia.
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