Un weekend tra lo spirito e il Di-Vino. #InMontefalco

Perché uno decide di organizzare un evento a Montefalco? Soprattutto dov’è Montefalco? Mi sono chiesta appena Luca Preziosi me l’ha proposto. E’ da un paio di anni che giro per blogger- tour  a raccontare di piccoli produttori le realtà di questa Italia. Ma l’evento che ci si prospettava, aveva qualcosa in più. Coinvolgeva oltre che food e travel blogger anche le twitstar  più famose d’Italia. Account con migliaia di follower in grado di recepire lo stesso messaggio in contemporanea.1001317_139416789589374_435184382_n L’esperimento mi sembrava stimolante. Come un trampolino di lancio per i nostri blog e i nostri contenuti. L’accoppiata satira e contenuto avrebbe potuto fare il giro dello stivale. Ed ho accolto la sfida. Sempre più consapevole di quanto le nostre realtà abbiano bisogno di dover essere divulgate sul web e non solo agli italiani ma al mondo intero. Si  conoscono perfettamente le statistiche di come ormai si scelga di andar in vacanze digitando su Google parole chiave. Così la possibilità di far conoscere piccoli comuni, paesi e realtà a cui difficilmente potremmo accedere è un’opportunità troppo grande. Un’accessibilità al mondo del web attraverso chi possiede un blog e un account twitter che non ci possiamo far sfuggire da preconcetti o ideologie ancorate al passato. Non c’è  tempo da perdere secondo me e nemmeno troppi pensieri da fare o strategie da usare. Credo che il nostro paese abbia tutto lì a portata di mano, dalle meraviglie ineguagliabili al mondo: l’arte, il paesaggio , il vino, il cibo. Dobbiamo potenziare tutto questo valorizzando il nostro patrimonio culturale facendo diventare l’Italia la meta turistica più ambita al mondo. Ok il delirio socio politico è partito. Ma così è partito il mio desiderio di far conoscere Montefalco, realtà a me sconosciuta. Insieme all’organizzazione abbiamo cercato di mettere insieme più strutture alberghiere possibili. 1044035_10151562611228505_1354398380_n Dalle tenute con piscina appena fuori dal paese , delle vere proprie residenze estive da mille e una notte. Agli agriturismi o bed and breakfast della zona. Una più bella dell’altra. Io ho avuto la fortuna dopo mille incastri di finire all’Hotel Bontadosi, proprio nella piazza del Comune. Ma andiamo con ordine.

1001755_10151562599328505_862863913_nMontefalco è un piccolo paese non lontano dalla più conosciuta Assisi, ma non di minor bellezza . Circondata da mura, denominata la “Ringhiera dell’Umbria” e in effetti si gode di un paesaggio mozzafiato tra le colline di questa regione speciale. Quasi 6000 abitanti con patrimonio artistico culturale ed eno-gastronomico da far invidia. Cosa c’è di particolare in questo piccolo borgo? C’è la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa Museo di San Francesco dove da un recente restauro, sono state riscoperti affreschi di inestimabile valore. Dal Benozzo Gozzoli ad altri pittori del 400 e 500.

E poi La Chiesa di Santa Chiara con il suo giardino arricchito da piante originarie dall’Himalaya. Si narra che un pellegrino lasciò a Santa Chiara un bastone, che in primavera si copre di fiori delicati e profumati. Con gli acini del frutto si confezionano oggi le caratteristiche Corone del Rosario. Nel Monastero i grani dell’albero, considerati prodigiosi per via di una guarigione, anticamente venivano infilati nel numero di 33, come gli anni di Gesù.

Le suore di clausura uscite da qualche stanzino con microfono e batteria portatile ci hanno raccontato la storia della santa, conservata mummificata all’interno della cripta destra. Anche il cuore è visibile con il segno di una croce . La storia è un po’ forte, la sua vita fatta di mortificazioni e dedizione alla passione di Gesù. I genitori che hanno venduto tutto ciò che avevano per costruire la chiesa.

Sì in effetti sono rimasta impressionata dal racconto  che in qualche modo caratterizza energeticamente il luogo che lo ospita. Queste terre sono molto spirituali, San Francesco ad Assisi, Santa Chiara in Montefalco, non a caso credo in questi luoghi hanno manifestato la loro spiritualità o religiosità. Mi affascinano i posti non tanto legati alla tradizione cattolica culturale, ma più che altro legati all’anima.

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Ecco poi c’è il vino, non slegato dalla tradizone religiosa. Un tempo il Sagrantino passito veniva prodotto in quantità modeste solo per le occasioni religiose. Solo in un secondo momento si è deciso di produrre quello secco. Entrambi dovevano seguire un invecchiamento di 30 mesi, di cui 12 in botti di legno.

Nel centro storico di Montefalco tra i viottoli antichi, vi sono alcune viti di sagrantino centenario .

Si sono ritrovati documenti antichi  che risalgono al 1425 dove si prevedeva già lo statuto del vino : pena per chi rubava l’uva  o per chi la esportasse fuori dai confini comunali. Nel 1540 invece non si poteva vendemmiar prima del 20 settembre per ottenere un vino di ottima qualità. E nel 1703 la vendita al minuto del vino da parte dei Frati Minori Francescani a condizione che pagassero le tasse. Altro che esenzione dell’imu odierno. Insomma una storia intera legata al vino. Ma pare che il Sagrantino sia molto più famoso a livello internazionale che nazionale  e  i prezzi lo testimoniano.

Ecco questa è stata la nostra cornice del weekend. Raccontata egregiamente dal sig. Luigi  Gambacurta.

E  poi non sono mancati i tour “da chi il vino lo sa fare e bene”. Le cantine sono tantissime e noi ne abbiamo visitate solo alcune per non rischiare il coma etilico e generosamente le altre del consorzio hanno lasciato visibilità a quelle scelte dall’organizzazione. La cantina Montioni e azienda agricola (vino e olio eccellenze a braccetto), ci ha dato il benvenuto con il giro tra le sue botti e un catering da re che ha permesso a blogger e twitteri di fare la prima conoscenza. Il cibo è convivialità e unione e loro ci hanno agevolato. Gnocchi fritti, salumi e prosciutti tipici della zona, panzanelle,  pizze farcite, formaggi e finger food da banchetto nuziale. Salvia fritta e il tutto accompagnato da rosso di Montefalco e Sagrantino  bianco  e rosso con una gradazione di 15 gradi e mezzo, da rimanere stesa sulla via di Montefalco.

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Altre cantine che abbiamo avuto la fortuna di conoscere sono state, Rocca di Fabbri e le sue residenze (che ha il privilegio di vinificare esclusivamente le uve prodotte nei vigneti dell’Azienda: uve che possono essere lavorate appena colte grazie all’unione tra vigna e cantina), La Scacciadiavoli e la famosa Perticaia. Ognuna con caratteristiche diverse per storia, tradizione e particolarità. Sono cantine antichissime di tradizione famigliare.  Con ettari di vitigni per la maggior parte Sagrantino, curati nei minimi dettagli. Pare assaggino l’uva di continuo per certificarne la qualità. Allo Scacciadiavoli c’era un esorcista che curava gli indemoniati con il vino. E la particolarità è una cisterna antichissima che utlizzano ancora ora contenente migliaia di litri di vino dove un piccolo uomo si infilava come un acrobata dalla piccola fessura per accertarsi che il vino fermentasse bene. E infine la Perticaia (L’azienda vanta oggi una quindicina di ettari di vigneto, dei quali più di sette di vitigno Sagrantino, quattro di Sangiovese, due di Colorino e due di Trebbiano Spoletino ed un ettaro di Grechetto oltre a 250 Olivi. Dopo la vendemmia, interamente manuale, le uve vengono portate nella nuova cantina per la vinifi cazione; la fermentazione è innescata in maniera del tutto naturale, grazie alla sola utilizzazione di lieviti indigeni, cioè naturalmente presenti sulle bucce) che ci ha deliziato con i racconti dell’uva e un paesaggio incredibile mentre ad ogni vite erano affisse le credenziali degli   indirizzi social dell’azienda.

La sera poi siamo stati ospiti della Cantina di Arnaldo Caprai, nominata Cantina Europea dell’anno 2012 dalla prestigiosa rivista americana Wine Enthusiast,  ci hanno regalato la cena di gala del sabato sera, con uno  showcooking di tutto rispetto dello chef  Salvatore Denaro: pesto alla rucola e bocconcini di farinata fritti. Poi la splendida panzanella con pane integrale  e la porchetta, anzi un esperto vicino di piatto mi confessò che era pancetta quella che stavo divorando con  classe, cercando le pelli più croccanti da sgranocchiare. Ho dovuto assaggiarne molte prima di trovare la pelle doc quella che scricchiolava al punto giusto sotto i denti. Tra le altre particolarità anche qui come in Piemonte la carne si mangia con una salsa di acciughe.

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Poi fiera della mia resistenza alcolica, pasteggiai a Sagrantino (invecchiato 25 anni), un bottiglione che avrebbe spaventato il più esperto intenditore di vino. L’ho retto l’ho retto! In realtà il mio grado di sopportazione dell’alcool è aumentato notevolmente dopo questo weekend. Una terrazza regale con tavoli rotondi. La serata è finita con i racconti allegri di Marco, fluita ancora così tra battute chiacchiere e fiumi rossi di buon vino.983961_554045911300241_1365108641_n

Una menzione speciale da foodblogger la devo fare a Spirito Divino, il ristorante vincitore del  “Premio Internazionale del Vino 2010″ come miglior ristorante/carta dei vini”  che ci ha allietato con la sua cucina. Panini con una porchetta deliziosa; Anna Buganè del blog Cucinaprecaria.it  credo che abbia fagocitato più di 5 panini e non riusciva a smettere. Invece io sono impazzita con la pasta fresca tipica, strangozzi con le fave, pecorino e guanciale. Non si è risparmiato il nostro ospite appassionato di buona cucina, di prodotti di prima qualità e proprietario  anche della residenza estiva nonché pizzeria del vicino Spirito Divino dove alloggiavano alcuni di noi.

L’ultimo giorno prima di partire abbiamo concluso in bellezza alla Via di Mezzo che lo chef, famoso per il programma su Gambero Rosso, Giorgione, ha inaugurato dal mese di maggio nel centro della città. Ci ha ospitato nella sua terrazza con specialità tipiche della sua cucina come gli antipasti umbri. Ma prima, nell’adiacente frantoio Brizi ci hanno  spiegato le caratteristiche e la storia dell’Olio ExtraVergine, (autentica prima spremitura a freddo, frutto di una passione artigiana che accomuna i Brizi da 5 generazioni).

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Un weekend tra lo spirito e il Di-Vino lo definirei. Dove ho incontrato le temute e criticate twitstar persone semplici in realtà, ma con una capacità di ironia e satira le definerei  salva-vita. L’amalgamarsi delle figure dei due fronti non è stato immediato, ma i legami si sono creati nei tre giorni delicatamente. Dal web alla fisicità, non è un processo immediato , ma è quello in cui abbiamo creduto. I contenuti potenziati dalla leggerezza della satira e dell’ironia. Direi che il tam tam mediatico è arrivato come un fiume in piena.

Riassumendo cosa mi ha colpito di più:

1- la porchetta- ma sono una foodblogger

2- i luoghi incantevoli in cui dormire sparsi per tutta Montefalco

3 – le numerevoli cantine dove bere un Sagrantino da sballo (in tutti i sensi)

4- l’olio

5- l’arte e la storia che caratterizza questi posti

6-Il paesaggio a perdifiato di anima e non solo di cuore.

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2 pensieri su “Un weekend tra lo spirito e il Di-Vino. #InMontefalco

  1. FRANCO ha detto:

    OTTIMO RACCONTO CREDO CHE ANDRO SICURAMENTE XCHE LA TUE
    A ESPOSIZIONE MI HA VERAMENTE COLPITO

  2. Giovanni ha detto:

    Questa lettura mi ha riportato alla memoria di 33 anni fa: eravamo 2 coppie giovani in cerca di un rifugio alla vigilia di Pasqua e quasi per caso nel cuore della notte arriviamo a Montefalco, bussando a quel convento di suore devote di Santa Chiara, di clausura ma aperte ai visitatori e ai pellegrini, che ci accolsero nella foresteria che mettevano a disposizione in casi particolari e quello fu ritenuto il nostro caso (la nostra amica aspettava un bambino). Notte freddissima in un silenzio da paura che la sveglia del mattino con i dolci e i rosari e la visita alla chiesa ci riportò al calore di un evento che già allora vivemmo come miracoloso.
    Grazie per la descrizione del luogo che ci sorprese per la sua genuinità e simbolo dell’Umbria in cui non siamo più tornati come avremmo voluto. Tu ci hai riportato con l’immaginazione. Ti leggiamo sempre con fervore entusiasta. Giovanni e Mimì

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