Il Tofu di Suad

Oggi la nostra nuova ricetta di SaraSuad (soprannome della nostra piccola cuoca vegana, che ricorre a tanto tempo fa quando i taureg del deserto tunisino vedendo il suo viso dolce e serafico le dissero qui il tuo nome sarà Suad…. ma questa è un’altra storia) ci preparerà il tofu.
Va bene, alla maggiorparte dei comuni mortali quando gli propongo il tofu per cena, mi risponde: ” te la mangi tu quella roba gommosa che rimbalza tra i denti!!!” Credo di aver perso anche qualche fidanzato a causa del tofu, ma vi assicuro che se cucinato bene e con astuzia è un ottimo sostituto della carne e del formaggio. Deriva dalla soya fermentata non possiede lattosio ma proteine vegetali, Omega 3 e 6, ferro e poco sale. Abbassa il colesterolo ed è uno degli alimenti che mantiene maggiormente in salute il nostro corpo. Per cui vedete voi se non provarlo.
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INGREDIENTI:

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200 gr tofu al naturale 4/5 zucchine chiare, 50 gr farina mais fioretto, 2 spicchi di aglio 1 mazzetto di timo, 1 foglia di alloro, salsa soia shoyu qb

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PREPARAZIONE:

Come prima cosa bisogna far marinare il tofu tagliato a dadini. In una ciotola mettete il tofu che verrà ricoperto da una miscela di acqua e salsa di soia, aggiungete l’aglio, l’alloro o i gusti che avete a disposizione in casa (cipollotto, maggiorana, rosmarino, salvia…). Fate riposare in frigo per almeno 1 ora. Scolate il tofu e impanatelo nella farina di mais fioretto (la marinatura avanzata la potete conservare in frigo ancora 1 settimana e riutilizzare per un’altra ricetta). In una pentola con olio extravergine di oliva (meglio se bio) e uno spicchio di aglio fate dorare il tofu, dopo qualche minuto aggiungete le zucchine tagliate a dadini e cuocete ancora qualche minuto. A fine cottura il tofu dovrà risultare morbido e le zucchine croccanti. Voilà e alla prossima ricetta

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C’è chi va e chi viene e chi resta a Vaie.

Vaie e la Val di Susa. Temuta e discussa Val di Susa. Dove ormai non si fa altro che parlar di lei. Si parla solo di Tav e no Tav? Non voglio entrare nel merito della  questione e aprire una discussione; avrei forse un cascata di commenti ? Ci sono questioni grandi che si intersecano con questioni locali difficili da  far collimare: le ragioni e i sentimenti. Ma in realtà oggi vorrei dire che dietro alla Val Susa che tutti abbiamo conosciuto, ci sono piccoli comuni da riscoprire, un patrimonio importante da far conoscere.foto(8)

Così, si va  alla scoperta di Vaie fulcro di canestrelli e birra.  Durante la fiera del canestrello  ci hanno messo a cucinare con il pasticcere Luca Gioberto. Via all’impasto con burro farina uova, zucchero e buccia di limone. La tecnica fondamentale per arrivare al risultato è la creazione di palline, ben 8 per volta, che é il tempo di cottura in realtà sulla piastra di ghisa.  foto(15)foto(18)

Vaie é uno dei luoghi nella valli piemontesi dove le nostre nonne facevano i simil gofri. L’origine è la stessa, questi dolci venivano cotti sulle piastre usate anche per confezionare le ostie da consacrare, nei conventi, dove, da Nord a Sud, in occasione delle festività religiose. Una è la Val Pellice con “Io mangio Gofri” e l’altra è proprio questo piccolo paese della Val Susa, Vaie. Non ci sbagliamo però due impasti diversi e due consisitenze diverse. Ho avuto la fortuna di farli in prima persona, e rimangono un po’ come dei biscotti leggeri nel peso, di pasta frolla. La ghisa è pesantissima, ma come ho già detto ci vuole tecnica ed esperienza.

il Canestrello di Vaie fa parte del  Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino, tra i Prodotti Agroalimentari Tradizionale della Regione Piemonte, ed è marchiato anche Dolce Val Susa e Prodotti della Valle di Susa.

La seconda tappa importante è stato il birrifico Soralamà. Ormai in Piemonte abbiamo una delle tradizioni più antiche della birra artigianale. Diciamo che la birra arriva in Piemonte prima del vino. Fate voi, lo scoop. E a Vaie arriva La Soralamà che sfrutta le ottime acque della zona e le materie prime di prima qualità.

Basmati integrale con lenticchie al profumo di menta

Ho resisitito, fino ad  ora ma poi ho desistito. Ecco a voi la sezione RICETTE!!  Tutto questo solo perchè, ho delle persone che nel percorso di foodcoaching  mi chiedono spesso come cucinare ciò che gli consiglio. Per cui da oggi inizia questa nuova collaborazione con un ‘amica. Lei si chiama Sara Borgio, amica, compagna di viaggi per il mondo e di avventure e di vita. Ha fatto numerosi corsi di cucina naturale e vegana alla Scuola La Sana Gola, ma è anche moglie di uno chef per cui la scuola la fa da anni tutti i giorni. Con il suo aiuto cercheremo di proporvi ricette semplici per una buona alimentazione. Miglioreremo foto e contenuti, ma la ricetta sulla lavagna la troverete sempre!!! Sarà il nostro cavallo di battaglia!

BASMATI INTEGRALE CON LENTICCHIE AL PROFUMO DI MENTA, perchè i legumi si mangiano anche d’estate!

INGREDIENTI:

200 gr riso basmati integrale

100 gr lenticchie piccole di montagna

3 foglie menta fresca

10 mandorle pelate

5/6 uvette

1 spicchio aglio

½ cipollotto

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Cuocere il riso in una pentola nella quale avremo messo una quantità d’acqua salata doppia rispetto al suo peso. Far cuocere fino al completo assorbimento del liquido.

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A parte, in un tegame, far dorare uno spicchio di aglio, il cipollotto fresco, le lenticchie con olio extravergine aggiungendo le mandorle sminuzzate, l’uvetta e le foglie di menta tritate.

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Coprire con l’acqua e cuocere le lenticchie per 40/45 minuti circa fino a renderle morbide. Salare a fine cottura e servirle con il riso.

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Una ricetta semplice, nutriente e supersana. Volete che vi dica perchè le lenticchie fanno bene? Intanto è un buon sostituto della carne, Proteine vegetali ricche di ferro, fosforo e vitamine del gruppo B. Gli aspetti più legati alla salute ve li racconto se venite da me, qui sul mio blog “mi sembra così volgare e poco poetico” (con vocina snob).

Buon pranzo!!!

 

Da Vercelli a Pracatinat

Due giorni su e giù per il Piemonte e per incontrare un sacco di realtà sempre a me sconosciute. Sono partita giovedì per fare un sopralluogo nelle Langhe presso la cittadina di Mango dove con Alessandra Giovanile e Anna Buganè stiamo organizzando un contest il #redolce per promuovere il moscato dell’Enoteca Regionale di Mango. Passeggiate alla scoperta dei luoghi e delle realtà che saranno utili per lo scopo. Qui vi lascio tutte le prime informazioni del caso per domenica 21 luglio, accorrete! 

Dopo le Langhe raggiungo la squadra del Vercellese di #Socialchefpiemonte in giro da mesi alla sensibilizzazione delle realtà legate al food, al fine di farl familiarizzare con i canali social  e far comprendere loro l’importanza come strumento di comunicazione conoscenza. Arrivo giusto in tempo dagli Aironi produttori di Riso. Avendo origini di Vercelli io sono cresciuta a panissa anche a Ferragosto. Non potevo non emozionarmi alla vista del Kit per cucinarla. Soprattutto non potevo resistere alla tentazione di mettere i piedi nelle risaie. Mia nonna era mondina e mi raccontava quanto fosse duro il lavoro della mondina per i mesi estivi arrivavano ragazze da tutto il Piemonte a lavorare nei campi e la sera nelle fattorie si festeggiava e si faceva gran festa. Insomma un tuffo nel passato a riscoprire le origini. La spiegazione dei terreni in pendenza particolari solo di questa zona in cui l’acqua non necessita di essere mossa, perchè è in continuo ricircolo. Riso che arriva dal’oriente sin dai primi anni del 1400, l’acqua serve per mantenere il riso alla giusta temperatura, tiepida. Incontro  Gabriele degli Aironi e il loro meraviglioso riso. Un’ azienda che sa stare al passo con i tempi collabora già da tempo con i più famosi blogger come Sandra Salerno di Tocco di Zenzero. Decide di diversificare i prodotti come i baci di dama di riso, o la pasta, o ancora i diversi kit e confezioni regalo per fare le riccete più buone. Il riso nero e i diversi cereali. Veramente una relatà speciale, a mio avviso e  la generosità con cui si viene a contatto è sorprendente. Lascia stare che siamo un gruppo di blogger da coccolare. Non tutti ne colgono l’importanza del nostro lavoro. Loro si e per quanto non abbiano bisogno di noi non lesinano regali spiegazioni e collaborazioni. Direi un’attitudine vincente per costruire rete. E poi dietro alla gentilezza e alla generosità si nasconde una passione per il loro lavoro e e questo paga.

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Lasciate le risaie e il mitico tour sul camion di fieno tra i campi. Andiamo a pranzo dai fratelli Costardi di Vercelli. Due ragazzi giovani e stellati, 35 e 28 anni due scuole diverse ma la stessa passione per la cucina. Uno più estroso l’altro più metodico e preciso. Un connubio famigliare che fa la differenza. Assaggi di due risi, la mtica panissa della domenica e il riso alla carbonara dentro un barattolo speciale. Una crema di panna e capesante e microvegetali da svenimento. Un’altra passione vera e generosa. Io non so se è un caso, ma da queste parte abbiamo tutti la pelle olivastra sembriamo tutto tranne che piemontesi e anche loro in effetti sembrano più esemplari del sud italia per temperamento e passione. Io mi riconosco in loro nel colore della pelle e negli occhi che luccicano. Credo che da queste parti siano passati i Saraceni e abbiano lasciato più di un segnale.

Lasciata la mia terra mi dirigo verso le valli valdesi di Pracatinat per il loro compleanno. 30 anni!

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Conosco bene questo posto, è un istituzione per la nostra Regione. Non è un Hotel a 5 stelle, no, non è nemmeno una baita, no. E’ un ex sanatorio già nato tra il 1926 e 1930 dalla volontà di Tina Nasi per i malati di tubercolosi che in quegli anni ne morivano a migliaia. Tanti piani, tante stanze, i corridoi alla shining. Ma questo luogo ha un destino, lo ha e lo ha sempre avuto: cura e fa cultura. Da sempre il mondo del sociale dell’ambiente delle scuole viene fino quassù. E vi assicuro che è molto in alto e fa un po’ effetto. Qui non mancano mai i bambini. i giovani, non mancano mai i ragazzi disabili e le cooperative che si occupano di far passare l’estate in alta manotagna. In questo momento di crisi economica mantenere e gestire una struttura così non è facle. Ma sarebbe un sacrilegio far sparire una realtà in cui anno dopo anno i progetti ambientali ed educativi si sono susseguiti in maniera visrtuosa. Le montagne sono incantevoli, ci sono cervi, camosci e caprioli a volontà, marmotte e lupi. Non mancano i seniteri, i rifugi, i bed and breakfast e gli agriturismi dove mangiare. E’ un posto strano, non di comprensione immediata, ma speciale. All’inizio si fa fatica a capirne la natura, ma poi la sensazione è quella di ricominciare a respirare. C’è la Spa, La palestra le sale per le lezioni, gli spazi grandi, le stanze. Un ristorante self service. C’è tutto quello che serve per costruire settimane didattiche per bambini adulti e anziani. Laboratori musicali di intere settimane. Non ci sono altri posti simili in Piemonte, non facciamolo morire. Inoltre la valle è in crescita rispetto ai giovani produttori, I formaggi di capra vanno alla grande e ne hanno intuito l’importanza per la salute. I frutti di bosco, le torte e i dolci. Tutti giovani che tornano alla terra e alla natura. Qui di seguito l’elenco, sono grandiosi questi ragazzi.1004037_10151543339568505_1893481446_n

Davide Pons e la sua piccola produzione di formaggi Picnidio di Luserna San  Giovanni (mio compagno biologo di avventure, ritrovarlo sotto qeusta veste è stato un vero piacere).

Qualche riferimento speciale al’agriturismo Pian dell’Alpe dove Silvano ci aspettava dopo una meravigliosa passeggiata di due ore con una tavolata di formaggi incredibili, di latte vaccino e molti di caprino. Vi consiglio vivamente di andarci, gli stambecchi non tarderanno a mostrarsi nel loro splendore

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Questi giorni in giro per il piemonte sono terminati con un pranzo di saluto alla Peiro Douco a Roure, un laboratorio artigianale, una fabbrica magica di torte e baci  con la possbilità di affittare camere per l’estate.

Un grazie speciale va alla nostra guida Michel che pazientemente ci ha accompagnato tra le valli, non sempre facile con dei twittatori incalliti che sembrano totalmente catturati dai telefoni, ma che in realtà stanno riportando in tempo reale parole e immagini.

Un weekend tra lo spirito e il Di-Vino. #InMontefalco

Perché uno decide di organizzare un evento a Montefalco? Soprattutto dov’è Montefalco? Mi sono chiesta appena Luca Preziosi me l’ha proposto. E’ da un paio di anni che giro per blogger- tour  a raccontare di piccoli produttori le realtà di questa Italia. Ma l’evento che ci si prospettava, aveva qualcosa in più. Coinvolgeva oltre che food e travel blogger anche le twitstar  più famose d’Italia. Account con migliaia di follower in grado di recepire lo stesso messaggio in contemporanea.1001317_139416789589374_435184382_n L’esperimento mi sembrava stimolante. Come un trampolino di lancio per i nostri blog e i nostri contenuti. L’accoppiata satira e contenuto avrebbe potuto fare il giro dello stivale. Ed ho accolto la sfida. Sempre più consapevole di quanto le nostre realtà abbiano bisogno di dover essere divulgate sul web e non solo agli italiani ma al mondo intero. Si  conoscono perfettamente le statistiche di come ormai si scelga di andar in vacanze digitando su Google parole chiave. Così la possibilità di far conoscere piccoli comuni, paesi e realtà a cui difficilmente potremmo accedere è un’opportunità troppo grande. Un’accessibilità al mondo del web attraverso chi possiede un blog e un account twitter che non ci possiamo far sfuggire da preconcetti o ideologie ancorate al passato. Non c’è  tempo da perdere secondo me e nemmeno troppi pensieri da fare o strategie da usare. Credo che il nostro paese abbia tutto lì a portata di mano, dalle meraviglie ineguagliabili al mondo: l’arte, il paesaggio , il vino, il cibo. Dobbiamo potenziare tutto questo valorizzando il nostro patrimonio culturale facendo diventare l’Italia la meta turistica più ambita al mondo. Ok il delirio socio politico è partito. Ma così è partito il mio desiderio di far conoscere Montefalco, realtà a me sconosciuta. Insieme all’organizzazione abbiamo cercato di mettere insieme più strutture alberghiere possibili. 1044035_10151562611228505_1354398380_n Dalle tenute con piscina appena fuori dal paese , delle vere proprie residenze estive da mille e una notte. Agli agriturismi o bed and breakfast della zona. Una più bella dell’altra. Io ho avuto la fortuna dopo mille incastri di finire all’Hotel Bontadosi, proprio nella piazza del Comune. Ma andiamo con ordine.

1001755_10151562599328505_862863913_nMontefalco è un piccolo paese non lontano dalla più conosciuta Assisi, ma non di minor bellezza . Circondata da mura, denominata la “Ringhiera dell’Umbria” e in effetti si gode di un paesaggio mozzafiato tra le colline di questa regione speciale. Quasi 6000 abitanti con patrimonio artistico culturale ed eno-gastronomico da far invidia. Cosa c’è di particolare in questo piccolo borgo? C’è la Chiesa di Sant’Agostino, la Chiesa Museo di San Francesco dove da un recente restauro, sono state riscoperti affreschi di inestimabile valore. Dal Benozzo Gozzoli ad altri pittori del 400 e 500.

E poi La Chiesa di Santa Chiara con il suo giardino arricchito da piante originarie dall’Himalaya. Si narra che un pellegrino lasciò a Santa Chiara un bastone, che in primavera si copre di fiori delicati e profumati. Con gli acini del frutto si confezionano oggi le caratteristiche Corone del Rosario. Nel Monastero i grani dell’albero, considerati prodigiosi per via di una guarigione, anticamente venivano infilati nel numero di 33, come gli anni di Gesù.

Le suore di clausura uscite da qualche stanzino con microfono e batteria portatile ci hanno raccontato la storia della santa, conservata mummificata all’interno della cripta destra. Anche il cuore è visibile con il segno di una croce . La storia è un po’ forte, la sua vita fatta di mortificazioni e dedizione alla passione di Gesù. I genitori che hanno venduto tutto ciò che avevano per costruire la chiesa.

Sì in effetti sono rimasta impressionata dal racconto  che in qualche modo caratterizza energeticamente il luogo che lo ospita. Queste terre sono molto spirituali, San Francesco ad Assisi, Santa Chiara in Montefalco, non a caso credo in questi luoghi hanno manifestato la loro spiritualità o religiosità. Mi affascinano i posti non tanto legati alla tradizione cattolica culturale, ma più che altro legati all’anima.

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Ecco poi c’è il vino, non slegato dalla tradizone religiosa. Un tempo il Sagrantino passito veniva prodotto in quantità modeste solo per le occasioni religiose. Solo in un secondo momento si è deciso di produrre quello secco. Entrambi dovevano seguire un invecchiamento di 30 mesi, di cui 12 in botti di legno.

Nel centro storico di Montefalco tra i viottoli antichi, vi sono alcune viti di sagrantino centenario .

Si sono ritrovati documenti antichi  che risalgono al 1425 dove si prevedeva già lo statuto del vino : pena per chi rubava l’uva  o per chi la esportasse fuori dai confini comunali. Nel 1540 invece non si poteva vendemmiar prima del 20 settembre per ottenere un vino di ottima qualità. E nel 1703 la vendita al minuto del vino da parte dei Frati Minori Francescani a condizione che pagassero le tasse. Altro che esenzione dell’imu odierno. Insomma una storia intera legata al vino. Ma pare che il Sagrantino sia molto più famoso a livello internazionale che nazionale  e  i prezzi lo testimoniano.

Ecco questa è stata la nostra cornice del weekend. Raccontata egregiamente dal sig. Luigi  Gambacurta.

E  poi non sono mancati i tour “da chi il vino lo sa fare e bene”. Le cantine sono tantissime e noi ne abbiamo visitate solo alcune per non rischiare il coma etilico e generosamente le altre del consorzio hanno lasciato visibilità a quelle scelte dall’organizzazione. La cantina Montioni e azienda agricola (vino e olio eccellenze a braccetto), ci ha dato il benvenuto con il giro tra le sue botti e un catering da re che ha permesso a blogger e twitteri di fare la prima conoscenza. Il cibo è convivialità e unione e loro ci hanno agevolato. Gnocchi fritti, salumi e prosciutti tipici della zona, panzanelle,  pizze farcite, formaggi e finger food da banchetto nuziale. Salvia fritta e il tutto accompagnato da rosso di Montefalco e Sagrantino  bianco  e rosso con una gradazione di 15 gradi e mezzo, da rimanere stesa sulla via di Montefalco.

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Altre cantine che abbiamo avuto la fortuna di conoscere sono state, Rocca di Fabbri e le sue residenze (che ha il privilegio di vinificare esclusivamente le uve prodotte nei vigneti dell’Azienda: uve che possono essere lavorate appena colte grazie all’unione tra vigna e cantina), La Scacciadiavoli e la famosa Perticaia. Ognuna con caratteristiche diverse per storia, tradizione e particolarità. Sono cantine antichissime di tradizione famigliare.  Con ettari di vitigni per la maggior parte Sagrantino, curati nei minimi dettagli. Pare assaggino l’uva di continuo per certificarne la qualità. Allo Scacciadiavoli c’era un esorcista che curava gli indemoniati con il vino. E la particolarità è una cisterna antichissima che utlizzano ancora ora contenente migliaia di litri di vino dove un piccolo uomo si infilava come un acrobata dalla piccola fessura per accertarsi che il vino fermentasse bene. E infine la Perticaia (L’azienda vanta oggi una quindicina di ettari di vigneto, dei quali più di sette di vitigno Sagrantino, quattro di Sangiovese, due di Colorino e due di Trebbiano Spoletino ed un ettaro di Grechetto oltre a 250 Olivi. Dopo la vendemmia, interamente manuale, le uve vengono portate nella nuova cantina per la vinifi cazione; la fermentazione è innescata in maniera del tutto naturale, grazie alla sola utilizzazione di lieviti indigeni, cioè naturalmente presenti sulle bucce) che ci ha deliziato con i racconti dell’uva e un paesaggio incredibile mentre ad ogni vite erano affisse le credenziali degli   indirizzi social dell’azienda.

La sera poi siamo stati ospiti della Cantina di Arnaldo Caprai, nominata Cantina Europea dell’anno 2012 dalla prestigiosa rivista americana Wine Enthusiast,  ci hanno regalato la cena di gala del sabato sera, con uno  showcooking di tutto rispetto dello chef  Salvatore Denaro: pesto alla rucola e bocconcini di farinata fritti. Poi la splendida panzanella con pane integrale  e la porchetta, anzi un esperto vicino di piatto mi confessò che era pancetta quella che stavo divorando con  classe, cercando le pelli più croccanti da sgranocchiare. Ho dovuto assaggiarne molte prima di trovare la pelle doc quella che scricchiolava al punto giusto sotto i denti. Tra le altre particolarità anche qui come in Piemonte la carne si mangia con una salsa di acciughe.

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Poi fiera della mia resistenza alcolica, pasteggiai a Sagrantino (invecchiato 25 anni), un bottiglione che avrebbe spaventato il più esperto intenditore di vino. L’ho retto l’ho retto! In realtà il mio grado di sopportazione dell’alcool è aumentato notevolmente dopo questo weekend. Una terrazza regale con tavoli rotondi. La serata è finita con i racconti allegri di Marco, fluita ancora così tra battute chiacchiere e fiumi rossi di buon vino.983961_554045911300241_1365108641_n

Una menzione speciale da foodblogger la devo fare a Spirito Divino, il ristorante vincitore del  “Premio Internazionale del Vino 2010″ come miglior ristorante/carta dei vini”  che ci ha allietato con la sua cucina. Panini con una porchetta deliziosa; Anna Buganè del blog Cucinaprecaria.it  credo che abbia fagocitato più di 5 panini e non riusciva a smettere. Invece io sono impazzita con la pasta fresca tipica, strangozzi con le fave, pecorino e guanciale. Non si è risparmiato il nostro ospite appassionato di buona cucina, di prodotti di prima qualità e proprietario  anche della residenza estiva nonché pizzeria del vicino Spirito Divino dove alloggiavano alcuni di noi.

L’ultimo giorno prima di partire abbiamo concluso in bellezza alla Via di Mezzo che lo chef, famoso per il programma su Gambero Rosso, Giorgione, ha inaugurato dal mese di maggio nel centro della città. Ci ha ospitato nella sua terrazza con specialità tipiche della sua cucina come gli antipasti umbri. Ma prima, nell’adiacente frantoio Brizi ci hanno  spiegato le caratteristiche e la storia dell’Olio ExtraVergine, (autentica prima spremitura a freddo, frutto di una passione artigiana che accomuna i Brizi da 5 generazioni).

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Un weekend tra lo spirito e il Di-Vino lo definirei. Dove ho incontrato le temute e criticate twitstar persone semplici in realtà, ma con una capacità di ironia e satira le definerei  salva-vita. L’amalgamarsi delle figure dei due fronti non è stato immediato, ma i legami si sono creati nei tre giorni delicatamente. Dal web alla fisicità, non è un processo immediato , ma è quello in cui abbiamo creduto. I contenuti potenziati dalla leggerezza della satira e dell’ironia. Direi che il tam tam mediatico è arrivato come un fiume in piena.

Riassumendo cosa mi ha colpito di più:

1- la porchetta- ma sono una foodblogger

2- i luoghi incantevoli in cui dormire sparsi per tutta Montefalco

3 – le numerevoli cantine dove bere un Sagrantino da sballo (in tutti i sensi)

4- l’olio

5- l’arte e la storia che caratterizza questi posti

6-Il paesaggio a perdifiato di anima e non solo di cuore.

Tanti Auguri a me.

Auguri al blog? Si anche sempre….ma auguri a me, significa auguri a chi scrive e a chi mi ha dato vita. Il 27 giugno è stato il mio compleanno e dopo un tempo troppo lungo di silenzi ho deciso di scrivere, regalarmi un post e qualche foto egocentrata, ecco!

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Mi preme dirvi una cosa. Non ho mai parlato direttamente a voi. Scrivevo parole nell’aere per chi le volesse reperire, percepire. Ho un’indole maledettamente sabauda, per cui tendo ad avere la tendenza a non disturbare. Per cui ho timore di martellarvi  con  le mie innumerevoli gite, viaggi, ristoranti e considerazioni.  Ma oggi è diverso, è il mio compleanno. Per quanto mi riguarda, compio tantissimi anni, non sono ancora abituata all’idea.

Adesso ve lo dico: questo è un blog sincero. Si quello che leggete sono io, quello che vivo, quello che mangio. Chi mi conosce sa che a seconda di come scrivo si intuisce se sono arrabbiata, felice, speranzosa o meditativa. Bene da Maggio dal mio ultimo post ad oggi sono successe tante cose.546384_10151084857583505_355880930_n

Due traslochi per amore (perchè non mi risparmio mai), un lavoro fisso che ha subito modificazioni e si è ridotto. L’ apertura della partita Iva e il lancio verso il mondo del lavoro come freelance. Lavori legati al blog, ai social in generale, alla gestione di alcune pagine facebook e account twitter. Ma non solo; in questi anni ho studiato Naturopatia per tre anni, ho fatto corsi di specializzazione sull’alimentazione per Biologi Nutrizionisti e ho avviato la mia attività da foodcoaching! Che sigifica: che con me si dimagrisce e si cambia alimentazione, ma  passo dopo passo e non vi mollo per alcuni mesi. Se lo si ritiene necessario vengo a casa, cucino, vi insegno a fare la spesa, vi spiego cosa è meglio acquistare per una buona alimentazione. Ma non voglio svelarvi tutto.  Rimando le spiegazioni più avanti. Bene, poi ci sono gli eventi, quelli a cui partecipo e quelli che organizzo: #ReDolce e #InMontefalco. Il primo un viaggio nelle terre di Fenoglio a conoscere il moscato e il secondo per conoscere la terra Umbra insieme alle Twitstar e le bontà del Sagrantino (sempre di vino si parla, ach!) . Insomma tante  cose da raccontarvi a breve. Intanto questa settimana mi festeggio e mi coccolo. A breve tutti gli eventi di questi mesi sono lì, pronti per essere lanciati nel web, abbiate fede. Valeria 3

Ma torniamo a me e al mio blog che mi permette di creare, di reinventarmi, di andare avanti con un fil rouge (molto rouge) della mia vita che è l’amore in tutte le sue declinazioni. Ed è dedicato anche a voi che mi leggete, mi sostenete e mi incoraggiate a non mollare con una marea di complimenti imbarazzanti. Ogni persona che incontriamo ci regala un pezzo della propria vita e della propria persona e inizia in quell’istante a far parte di noi. Per cui grazie anche a voi, che siete parte integrante dei mie anni. Valeria 1