Roma cacio e tutta pepe….

IMG_0157Andare a Roma è sempre una vacanza, anche per poche ore. Fin da quando avevo 20 anni andavo nella capitale una volta al mese, facevo tre colazioni a base di cornetti, come si chiamano qui, la giornata iniziava molto tardi, cenavo da Oio a casa mia a Testaccio in cui facevo incetta di “coda alla vaccinara” e mi rifugiavo ospite a casa di amiche preziose conosciute lungo l’Italia in qualche avventura. Quando andavo a comprare il pane era un’esperienza traumatica. La bella piemontesina  entrava nelle panettiere, timida e rimaneva impietrita al primo: Che vole signorì? Che a vole na Rosetta per la porchetta? Io mi giravo per accertarmi che parlasse proprio con me e il più delle volte rossa in volta scappavo…..Lo so è una dichiarazione imbarazzante. Ma fare la spesa per una torinese a Roma è una vera prova di coraggio.IMG_0158

Il viaggio a Roma è diventato negli anni un rituale, fatto di piccoli gesti ripetuti, luoghi dove tornare e cibi da gustare. Il caffè o quando sto a digiuno il gran caffè dolce e pannoso a Sant’Eustachio. Ma la ricetta non è data da sapersi. Un bucatino cacio e pepe o una gricia in qualche trattoria tipica dei bei quartieri e rioni romani. Il “nuovo” Pigneto tanto di moda? Gli antichi Testaccio e Trastevere? Garbatella  o Monteverde? Il grande quartiere Portuense o il centro storico? Decidete voi, non potrete sbagliarvi di tanto. Fare una passeggiata nella piazza dei gatti o sedersi a piedi nudi davanti al Pantheon a sorseggiare la granita al caffè con panna. Potete accontentarvi di una rosetta con porchetta in qualche norcineria; la pizza di Bonci, più famosa di Italia. Oppure qualche pasticcino che qui ha e dimensioni di un’astronave, per gli amici torinese per intenderci  il bignè si mangia in quattro. A differenza dei discreti e timidi torinesi piccoli come una falange.IMG_0155_2

Anche questa volta in un breve viaggio a Roma ho avuto il piacere di essere ospitata questa volta nel quartiere Portuense non lontano da Monteverde. Ho potuto sperimentare nuovi posti da quelli abituali e già sperimentati, come Gigietto nel quartiere ebraico e vicino al mio angolo preferito dove le luci, anche loro si saziano del Teatro Marcello.

Dopo aver girato tra chiacchiere e san pietrini e piazze della memoria antica ( ormai anche la mia) e aver provato tutti i Settimio di Roma ne provo un’altro, pensando fosse l’ennesimo parente a scendere e invece no….. una nuova scoperta, un Settimio di altra origine.IMG_0161

Dopo aver incontrato qualche attore famoso, con La mia amica M. che fa la scenografa in quasi tutti i film italiani, ci dirigiamo per l’appunto da Settimio di Monteverde. Ed è così che mi piace mangiare a Roma, Quando le mie amiche condividono con me i loro posti preferiti, i loro segreti e le loro risate. Roma è bella perchè ogni quartiere ha un’anima ricca e piena di personalità. Bisogna coglierla, soffermarsi, capirne gli abitanti e le abitudini, le famiglie, e i giovani. Sono quartieri da indagare. E chi meglio di un abitante della zona riesce a raccontartela. Una delle mie tante amiche care di Roma mi raccontò un giorno che aveva l’abitudine di sedersi sul terrazzino e guardare i palazzi di fronte e i tanti balconi e finestre e immaginare la storia di ogni famiglia, di cosa succedeva li dietro e cosa potevano dire e fare in quel momento. Sono giochi che non saltano in mente se non quando le mura dei palazzi hanno un’anima prepotente e a Roma questo succede. Arrivati qui posso solo dirvi che il mio ennesimo Settimio ne valso il viaggio.IMG_0153_2IMG_0145_2  In via Valtellina, dove la signora Carla, tipica donna romana arriva con il suo taccuino e matita a raccontarti il menù del giorno alla velocità della luce, spendendosi in dolcezze per clienti abituali e diffidenze a quelli troppo richiedenti: “Che voi? duuuuu bbicchieri? Io non te ce voio qui, in trattoria si da solo un bicchiere, qui funziona così”. Ti mette subito in riga Carla senza repliche ti adatti al suo stile. “Oggi ce stanno i frittini, i carciofi alla giudea, il taiere di salumi e formaggi, i fagioli con pomodorini e aglio. Per primo: Bucatini a tricia, aamatriciana e cacio pepe solo per due, che abbiamo pochi fornelli. Gnocchetti in bianco con salsiccia, rigatoni con abbacchio o con il sugo della coda alla vaccinara. Abbacchio, scottadito o fritto o alla griglia, coda alla vaccinara, straccetti, cicoria, puntarelle e agretti”. IMG_0147_2Così racconta il menù tutto d’un fiato.  Non amo mangiare i bucatini cacio e pepe a Torino, purtroppo non avranno mai lo stesso sapore che a Roma. La globalizzazione fa si che possiamo mangiare ciò che vogliamo in ogni luogo, ma quando mangi i piatti tradizionali nel paese d’origine hanno tutto un altro sapore. IMG_0162L’aria, i viali, i muri e le piante fanno da contorno e l’accento romano, mi fa ora meno paura ma mi rallegra. IMG_0151_2

Poi in una sera più sbrigativa invece M. ridacchiante mi dice:” Non posso non farti provare i supplì più buoni di Roma da Silviana. E quindi sempre nello stesso quartiere arriviamo alla tavola calda più popolare del quartiere dove i supplì e le olive ascolane escono come torrenti in piena e la pizza sottile e croccante con cicoria e salsiccia ha il sapore di casa e di quotidiano. si mangia all’aperto in un luogo informale in cui torneresti tutte le volte che non hai voglia di cucinare visto che il conto si aggira sui 10 euro. Luoghi che scaldano il cuore e spalancano sorrisi. IMG_0159IMG_0160

Roma, Roma che basta a se stessa, con me sempre generosa, a volte fatiscente o almeno ultimamente sembra che qualcuno abbia dimenticato l’oro in un angolo del cassetto. Come se nessuno la indossasse più. Ma resiste con la sua bellezza antica, resiste come i personaggi di un film di Fellini, come un film in bainco e nero. Roma che mi ha regalato le amicizie più profonde e misteriose, mi ha sempre ospitato, mi ha rubato amori e me ne ha regalati di nuovi.  In una cornice di cacio e ….pepe. Così ha cadenzato riunioni per cambiare il futuro e ospitato in progetti lavorativi, regalato cortei indimenticabili. Dove il cinema e la politica si confondono in un unica grande sceneggiatura.

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5 Comments

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  1. Ammetto che abbiamo lo stesso modo di frequentare (adesso un po’ meno) Roma e di viverla “culinariamente” parlando. Sulla foto della cacio e pepe o delle puntarelle e degli agretti stavo già sbavando 🙂 Non ho idea di cosa sia la pasta alla tricia, a meno che non sia un errore di battitura per “gricia” 🙂 Però effettivamente Roma è una meta in cui lasciarsi andare, anche se personalmente trovo che il giubileo non le abbia giovato moltissimo: tra il prima e il dopo alcune trattorie che frequentavano hanno dapprima cambiato abitudini (il supplì portato nell’attesa era scomparso a seguito delle proteste dei turisti che credevano di doverlo pagare), piatti della tradizione finiti in fondo al menu (se non spariti) anziché essere in bella evidenza in prima pagina, locali acquisiti da personale estero…
    Detto questo è sempre un piacere visitare la capitale. Io ho dei posti fissi per mangiare e sebbene mi piaccia sperimentare, se non ci vado mi sembra di non essere stato a Roma 🙂
    Magari poi ci scambiamo qualche indirizzo!

  2. grazie mille, corretto. Molto volentieri sempre ben accetti i consigli….

  3. Perfetto! Aggiunta su Twitter!
    Tra l’altro vedo che sei biologa nutrizionista… allora può essere che ci siamo già sentiti visto che lavoro moltissimo con questa categoria 🙂

    buona giornata

  4. OMG!!! Valeria ho la salivazione a 1000 😉

  5. Roma città eterna…sempre piena di fascino e di ottimi posti dove mangiare….grazie per questa fantastica cartolina romana….

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