“LE SARÀ MIA TÜTE SCIOPTADE?”-Non potrà piovere per sempre?…si parte per Mantova.

Spesso sono le persone che fanno i luoghi più che i luoghi stessi: come li vivi, chi incontri e l’atmosfera che ti ha accolto. L’umore fa la vera differenza nei viaggi così come nelle esplorazioni culinarie.Il giudizio di una cittá o di un ristorante é spesso soggettivo e varia a seconda di moltissime variabili. Ad esempio se ci aspettiamo che ci accolga il padrone di un ristorante che solitamente incontriamo e quella sera non c’é, spesso il sapore dei piatti non é più lo stesso. Sono le relazioni umane che incontriamo che condiscono i sapori di ciò che mangiamo e viviamo. Bene mi è capitato a Natale di fare qualche giorno a Mantova. L’idea era di partire zaino in spalle e andare a Sarajevo in treno, ma le condizioni di salute (influenze ripetute) non me lo hanno permesso e ho ripiegato su una meta più vicina e facile per il mio stato psicofisico: la città dei Gonzaga. Poi a distanza di più di un mese ho conosciuto una collega Mantovana biologa nutrizionista e mi è venuta voglia di scrivere della sua cittá. Perché? Ma perché le persone non si incontrano mai per caso e spesso non dobbiamo permetterci di perderle. Bene F. Ha fatto un viaggio che io avrei sempre voluto fare. Partire e fare il giro dell’Australia in 10 mesi con il suo fidanzato su un van e dormito on the road girando e girovagando il paese dei canguri. Poi ha volato sino in Cambogia, Visitato il Vietnam, raggiungendo vai terra Pechino per vedere la grande Muraglia Cinese; da Pechino sino a Mosca in Russia col treno in 4 giorni attraversando il continente più freddo e vasto al mondo, il famoso Oriente. Tutto rigorosamente raccontato in un blog, ospitato nella trasmissione: alle falde del Kilimangiaro. Quando ascolto di questi viaggi e di questi giovani che si buttano in queste imprese i miei piedi fremono e vorrebbero partire. Godendo dei suoi racconti sulle scale di un albergo tra una lezione ed un’altra…la penna web ha iniziato a viaggiare da sola, per raccontare la sua città e per essere un po’ più vicino ad una nuova amicizia neo-nata.

Mantova é una città strana mezza sull’acqua mezza in campagna, una lunga strada tra tre laghi: il Lago Superiore, il Lago di Mezzo e il Lago Inferiore – e dalla vegetazione particolarissima dei fiori di loto, che nel periodo estivo sbocciano e fioriscono inaspettatamente.

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“La presenza dei fiori di loto, che formano un’isola galleggiante nel lago Superiore che circonda Belfiore, è dovuta a Anna Maria Pellegreffi, che nel 1921 introdusse i tuberi del fiore di loto nel lago perché si pensava di sfruttare la farina ricavata dai rizomi per l’alimentazione”.

Una leggenda più romantica fa invece risalire la nascita dei fiori di loto a una storia d’amore in cui “…l’amata, una giovane orientale, morì cadendo nelle acque del lago in cui si stava specchiando e l’amato, disperato, prima di gettarsi nel lago per seguire la sorte dell’amata, vi gettò dei semi del fior di loto affinché il profumo e la delicatezza dei fiori che si aprono nella stagione estiva ricordassero per sempre il profumo e la dolcezza della sua amata.”

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In una cornice piena di storia e racconti fiabeschi ci siamo aggirati per questa piccola cittadina. Intanto ho iniziato a studiare le specialità che mi hanno subito conquistato dal riso alla pilota ai ravioli di zucca. Tra un palazzo Ducale e uno del Thè tra opere dei Gonzaga e gli affreschi interessanti come la stanza dei giganti abbiamo sperimentato un buon numero di ristoranti da consigliarvi.

Il leone D’Oro una vera scoperta passeggiando a casa tra la Piazza delle Erbe e il duomo, ci si imbatte in questo ristorantino romanticissimo pieno di fiori e tovaglie un po’ provenzali il menù scritto a mano e una cucina curata nei dettagli. Le luci sono soffuse i tavoli ben preparati e l’atmosfera è accogliente ed intima. Qui c’è l’imbarazzo della scelta di cosa mangiare io ho optato per un assaggio di salumi tipici e una polenta alla zucca con gorgonzola e nocciole tritate sopra.  Un assaggio di tortelli di zucca e vin cotto e parmigiano reggiano. E poi finalmente approdiamo al riso pilota, riso bianco con salamella di maiale e grana grattugiato, un piatto semplice, ma molto saporito e consistente.

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Poi menzione speciale per rapporto di qualità e prezzo è la Fragoletta, vicino al  teatro di Mantova. “Modebach m’aveva preparato l’alloggio presso la signora balletti. Era un’ex attrice che, col nome di Fragoletta, aveva brillato nella parte di Servetta, ritiratasi. A ottantacinque anni conservava ancora quella vestigia della sua bellezza e una luce viva e piccante della sua intelligenza.” Carlo Goldoni, Memoires, 1783 Fragoletta quando smise della sua carriera di attrice decise di aprire questa locanda osteria per gli amici attori al fine delle loro rappresentazioni. IMG_0371Oggi la locanda ha ancora un tocco d’arte, in ogni angolo della sala: foto quadri, colori, disegni sui muri ed in particolare due cuori grandissimi sul bancone al centro della sala, non aggiungo altro. I piatti della tradizione mantovana sono rivistati. Tortino di zucca con fonduta, i bigoli al torchio con guanciale, pecorino e aceto balsamico; coscia d’anatra disossata, cotta in forno con cavolfiore e castagne. Queste solo alcune delle rivisitazioni della cucina mantovana che è speciale ma allo stesso tempo semplice. Il ristorante è una chicca mantovana ripiena di sorprese.

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Trattoria Due Cavallini di Mantova, in via Salnitro, 5 non lontanissimo dallo splendido palazzo Thè, che abbiamo girato n lungo e in largo con la guida online del portale dei musei di Mantova e il nostro mini- ipad, un nuovo modo per girare e fare i turisti, ogni singola opera è spiegata sul portale magistralmente, senza più impazzire a capire quale stanza e quale artista. Finita la vista a distanza di 15 minuti a piedi, I Due Cavallini è il miglior ristoro che si possa trovare. I maccheroncini con stracotto e i tortelli in brodo. Le famiglie mantovane si ritrovano qui la domenica come in un rituale un po’ di provincia con bambini e giocattoli a seguito; l’atmosfera è un po’ quella di un film di Antonioni.

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In questo viaggio culinario poi vorrei parlarvi dell’Anello del Monaco: “E` un dolce dalla complessa preparazione tipico della Città di Mantova, dove è il dolce più consumato nel periodo di Natale.una caratteristica forma a ciambellaun gradevoledi burro, mandorle e nocciole.” l`Anello di Monacobuco nel mezzo, largo quasi come una bottiglia bordolese edè decorato sulla superficie da una spessa glassa biancazucchero. Inoltre, a differenza del panettone, l’interno del dolce ha strati farcitura in cui alternano nocciole e mandorle tostate, zucchero e Marsala, in alcune versioni si trova anche la cioccolata o la crema di castagne. Consigliano di far scaldare l’anello vicino al camino in modo da far ammorbidire la crema all’interno.

Mantova per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia. Così una bella e piccola casa piena di ricordi di foto, specialità gastronomiche, cultura, paesaggio, piazzette, mercati, porticcioli, parchi e viottoli. Una vera sorpresa che cresce man mano che ti allontani da lei e a distanza di tempo cresce un’affezione ad una città speciale. Non vi conquisterà subito ma piano piano mettendo radici profonde che germoglieranno a distanza di mesi.

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3 Comments

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  1. ricettedicultura 6 aprile 2013 — 21:26

    Meraviglioso, Valeria!! Non serve andare troppo lontano con tutti i tesori nascosti nella nostra bellissima terra!! 😀

  2. Dovevi dirmelo!!! ti avrei indicato un sacco di posticini “furbi”… scrigni inaspettati…
    Complimenti per l’articolo, Mantova ringrazia 🙂

  3. Mai andata a Mantova ma adesso ho aggiunto ottimi buoni motivi per andarci…grazie per le indicazioni sempre puntuali e interessanti….

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