Quanto sono social gli chef del piemonte? #socialchefpiemonte

Qualche settimana fa ho avuto l’occasione di essere invitata dal Biteg per un evento in cui le blogger incontrano gli chef del Piemonte per trasmettere loro l’importanza del web nel loro lavoro e l’utilizzo dei social come twitter e facebooK. Gli appuntamenti durante l’anno saranno numerosi e si incontreranno numerosi ristoranti e chef. Il primo che ha dato il via all’evento è stato Walter Ferretto del Cascinale Nuovo di Isola d’Asti. L’arrivo ha visto le sue doti e capacità anche solo nella preparazione di un pinzimonio di verdure crude e una bagna caoda con l’Aglio di Caraglio. Walter sostiene che l’aglio di Caraglio non lasci strascichi di ogni giorno post bagnacaoda. Noi siamo le sue cavie….Ma lui è la nostra : gli insegneremo a twittare , citare, ritwtittare, MT ,RT.IMG_0067

Nel pomeriggio proprio in occasione di allenarsi a comunicare il territorio ci portano a fare un tour dei produttori locali di alcune specialità del paese. La Prima tappa  è la pasticceria azienda D. Barbero nel centro di Asti. Quante realtà non conosciamo che fanno parte della storia della mia Regione. O meglio, vediamo dei marchi diamo per scontato delle firme, ma in realtà  questo lavoro meraviglioso mi da occasione di scoprire realtà che fino a ieri vedevo solo su una scatola con un Gianduja e un torrone, oggi conosco la fabbrica artigianale Barbero. Azienda ancora famigliare, dove un signore di 80 anni unisce le uova di pasqua a mano e inserisce regali per i più piccini. Commovente vedere una fabbrica così artigianale, dove le ragazze disegnano decorazioni come in un atelier di pittura fatto di zucchero e marzapane.

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IMG_0095IMG_0092IMG_0090IMG_0129Ci si dirige poi sulle Langhe Astigiane, da Elio Perrone, azienda agricola che produce Vini:  il famoso moscato, ma anche Barbera d’Asti e un vino speciale con due uve, Chardonnay e Moscato, il Gi, che significa il ghiro. Un profumo dolce del moscato e un sapore secco dello chardonnay. Per me prova superata, da tenere in frigo per le occasioni particolari. Il posto in cui è ubicata l’azienda è veramente particolare, un paesaggio mozzafiato tra i vitigni dove vien voglia di rifugiarsi a scrivere in un bel casolare in campagna.

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IMG_0136Come ogni evento comanda di sera prima della cena è stato il momento dello showcooking di Walter Ferretto e di qualche suo segreto. Ci fa vedere come preparare i Turcet, i biscotti della zona. Ma i dolci non mi appassionano granchè, mentre mi sono resa disponibile a fare i plin, che invece adoro. E mi sono divertita un sacco a mettere il ripieno e chiudere la pasta trafliare e rifilare, dopo qualche primo tentativo malsano poi ho perfezionato la tecnica e mi sento molto portata. L’attenzione era catturata anche dal balcone del Nuovo Papa che stava per uscire, ed è stato un impasto catartico. La curiosità cresceva e i plin sono venuti con una dose di spiritualità profonda.

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IMG_0142La cena è stata una vera esperienza. Walter ci ha deliziato con la millefoglie di lingua di vitello con foie gras e gelatina di aceto di porto, servita con un Pinot noir di Terre da Vino.IMG_0524

In seguito  è arrivato il piatto per cui ho una dipendenza: baccalà in bianco mantecato con polenta 8 file e scarola ripiena di uvetta e pinoli. Il baccalà ha sempre la capacità di sorprendermi e viziarmi.

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Il terzo antipasto è stato un uovo di gallina tonchese su verza e cotechino. Di cui scopriremo la provenienza e la storia l’indomani… La cena è proseguita con i plin classici alle tre carni e il cosciotto di agnello arrostito e purè di sedano rapa, di cui mi sono fatta trasmettere tutte le indiscrezioni di cottura e finitura.

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Non contento Walter nella sua generosità ci ha fatto assaggiare un piatto tipico della zona dell’astigiano, per palati forti e coraggiosi: la finanziera con cervella dorata. Meravigliosa e leggera nonostante gli ingredienti principali siano le interiora degli animali, un’esperienza che consiglio a tutti.IMG_0165

IMG_0166IMG_0167I dolci sono stati tutti diversi e caratterizzanti a sorpresa, e me naturalmente è arrivato i tortino  di cioccolato caldo, deve aver colto ciò che mi piace di più.

IMG_0530Dopo la lunga giornata di esperienze e scambi di competenze e gusti siamo andati a dormire nelle stanze che il Cascinale ha nei piani superiori, per  riposarci in un nuovo viaggio il giorno dopo.

Eccoci al mattino dopo una colazione ricca del Cascinale, in partenza per altre aziende del territorio di cui ero curiosa e anche trepidante. L’azienda della famiglia Artuffo a Tonco per il famoso pollo tonchese, Azienda famosa e punto di riferimento per l’allevamento di polli. Certificata e studiata a livello europeo per la gestione. Inutile raccontarvi il posto completamente immerso nelle dolci colline tra Asti e Alessandria con galline vestite da jogging con fascia alla cresta raccogli sudore, poldini e scalda muscoli che scorrazzano libere nel prato e ra i frutteti per prendere l’ombra. Ecco da dove arrivava quell’uovo di colore così intenso e consistente della nostra cena. Da questa azienda in cui lo studio dell’animale è al primo posto e i lsignor Artuffo e nipoti potrebbero raccontarvi per giorni caratteristiche, l’età di maturazione, le diverse razze dal collo nudo e un mondo a due zampe. Una vera esperienza. Avevo già assaggiato il pollo tonchese al Ristorante Consorzio di Torino e vederne la provenienza e la paternità è stato interessantissimo. Ho fatto un buon rifornimento per casa e per le mie ricette dietetiche (ma questo è un altro post). Il prezzo è abbastanza proibitivo, ma ineffetti la qualità di allevamento è altissima. Forse una delle poche aziende in Europa di esempio per gli avicoli.

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IMG_0185Ultima visita ma non di meno toccante per diversi aspetti è la pasticceria Daniella al centro di Asti. Due Signore Daniela e Raffaella da cui deriva il nome. Che anni fa hanno deciso di dimenticare momenti forti della loro vita rifugiandosi nei dolci, nel burro nelle mani in pasta per lenire dolori antichi, costruendo dolcezze con le materie prime del territorio. La loro specialità è naturalmente la Nocciolla. Ma le varietà non mancano. Brut ma Bun di meringa e mandorle. I baci deliziosi e piccoli e i nomi di ogni dolce sono inventati da loro. Hanno una cucina con forni a vista, fanno tutto in un piccolo spazio ma costruiscono castelli dolci. Un po’ ineffetti sembra di entrare nel film chocolate e nel mondo dolce e fantasioso di due donne capaci.IMG_0192IMG_0204

IMG_0205IMG_0209Un’esperienza quella dei #socialchefpiemonte arricchente e lo scambio proficuo per noi, con la speranza che lo sia stato anche per Walter Ferretto e per tutti gli chef stellati e non che incontreremo in questo viaggio di scambi e competenze. Grazie al Biteg sempre propositivo con nuove esperienze e a Carlo Vischi capace di creare rete anche nei luoghi più nascosti..IMG_0180

A Casa sua Blog si mangia bene.

Nel mio girovagare testando le foodblogger coraggiose che decidono di venire allo scoperto con duecuorieunaforchetta mi è capitato di essere invitata da Margherita Giampiccolo del blog acasamia.blogspot.it

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La cena è stata organizzata velocemente, con determinazione: proposta, rapido sguardo alle agende, accordo su presenza o meno di mariti compagni e famigliari e via il venerdì è fissato. Un’efficienza sorprendente, indice di attitudine all’organizzazione di cene con gli amici. Senza troppo problemi, senza troppi convenevoli, la prima sensazione di libertà. Ricevere un invito con la sensazione di essere proprio desiderati è bellissimo, ti fa sentire a casa proprio come ha definito il suo blog.  Madre di famiglia, con due meravigliose bambine e un marito anche lui appassionato di cucina e partecipe dell’avventure della moglie. Una bella casa, un bel terrazzo predisposto a feste e serate con amici; due bambine educate e fondalmentalmente tranquille e quella sensazione che sia semplice anche la vita anche in famiglia. (Scusate mi sta partendo il boccino filosofico che impegnerà le pagine dei prossimi post). 18233_10151181640088335_1599678832_nIl sorriso di Margherita è contagioso, gli occhi grandi azzurri, i capelli biondi lunghi da fata e quella sensazione di poterti fidare anche a tavola con la sua cucina. In famiglia al nostro arrivo c’era fermento ed emozione. Un allestimento della tavola su misura per duecuori e la spiegazione della cena. Si fa il giro delle tradizioni famgliari, dalla Sardegna al Piemonte passando per l’Emilia per approdare in Sicilia, un piatto per ogni origine famigliare. L’antipasto parte dai pecorini uno più stagionato e uno meno accompagnato dal pane guttiau. formaggiSi procede con tutta calma con un tortino di carote e nocciole di Cortemilia e fonduta di toma di Castelmagno. Agnolotti di zucca con ragù che richiama i gusti di provenieneza paterna, e si ritorna in Piemonte con lo stracotto di Barbera con patate duchessa. Per finire si fa un salto in un’altra isola quella invece di origine materna siciliana e Margherita sperimenta i cannoli siciliani (da urlo). Il tortino e il dolce sono i piatti che mi hanno conquistato maggiormente.tortinocappellacciLa qualità però è stata alta per ogni singola portata. il tutto è stato cucinato con minuzia e generosità e amore, elementi che in cucina fanno la differenza.  Abbiamo parlato di cibi, blogger, progetti e sogni, politica e viaggi. La cucina di Margherita è rossa e lei ha voglia di cucinare e lo fa bene senza troppi aiutanti elettrici, ma tutto a mano. La sua semplicità in ogni cosa che fa, mi sorprende, dal come cucina piatti anche complessi a come porta avanti la famiglia.stracotto2cannoli In due minuti la piccola era a nanna senza opposizione, la grande (otto anni) spreparava e collaborava alla cena, orgogliosa della sua mamma. E’ più che un semplice atteggiamento alla vita, è una forza spirituale di quelle costruite nel tempo che aiuta le persone ad affrontare anche le imprese più difficili facendole passare per le più semplici. Avete presente quegli acrobati che fanno i salti mortali e sembra tutto facilissimo? E chiudono la performance con un bel sorriso facendoti credere che anche tu lo avresti potuto fare? Mi viene da raccontarlo così il mondo  di Margherita, in cui il risultato è frutto di impegno lavoro e professionalità ma questo non peserà mai su chi ne fruisce. Grazie dei vostri doni. Blogger certificata #isoblogger2013Nuova immagine

“LE SARÀ MIA TÜTE SCIOPTADE?”-Non potrà piovere per sempre?…si parte per Mantova.

Spesso sono le persone che fanno i luoghi più che i luoghi stessi: come li vivi, chi incontri e l’atmosfera che ti ha accolto. L’umore fa la vera differenza nei viaggi così come nelle esplorazioni culinarie.Il giudizio di una cittá o di un ristorante é spesso soggettivo e varia a seconda di moltissime variabili. Ad esempio se ci aspettiamo che ci accolga il padrone di un ristorante che solitamente incontriamo e quella sera non c’é, spesso il sapore dei piatti non é più lo stesso. Sono le relazioni umane che incontriamo che condiscono i sapori di ciò che mangiamo e viviamo. Bene mi è capitato a Natale di fare qualche giorno a Mantova. L’idea era di partire zaino in spalle e andare a Sarajevo in treno, ma le condizioni di salute (influenze ripetute) non me lo hanno permesso e ho ripiegato su una meta più vicina e facile per il mio stato psicofisico: la città dei Gonzaga. Poi a distanza di più di un mese ho conosciuto una collega Mantovana biologa nutrizionista e mi è venuta voglia di scrivere della sua cittá. Perché? Ma perché le persone non si incontrano mai per caso e spesso non dobbiamo permetterci di perderle. Bene F. Ha fatto un viaggio che io avrei sempre voluto fare. Partire e fare il giro dell’Australia in 10 mesi con il suo fidanzato su un van e dormito on the road girando e girovagando il paese dei canguri. Poi ha volato sino in Cambogia, Visitato il Vietnam, raggiungendo vai terra Pechino per vedere la grande Muraglia Cinese; da Pechino sino a Mosca in Russia col treno in 4 giorni attraversando il continente più freddo e vasto al mondo, il famoso Oriente. Tutto rigorosamente raccontato in un blog, ospitato nella trasmissione: alle falde del Kilimangiaro. Quando ascolto di questi viaggi e di questi giovani che si buttano in queste imprese i miei piedi fremono e vorrebbero partire. Godendo dei suoi racconti sulle scale di un albergo tra una lezione ed un’altra…la penna web ha iniziato a viaggiare da sola, per raccontare la sua città e per essere un po’ più vicino ad una nuova amicizia neo-nata.

Mantova é una città strana mezza sull’acqua mezza in campagna, una lunga strada tra tre laghi: il Lago Superiore, il Lago di Mezzo e il Lago Inferiore – e dalla vegetazione particolarissima dei fiori di loto, che nel periodo estivo sbocciano e fioriscono inaspettatamente.

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“La presenza dei fiori di loto, che formano un’isola galleggiante nel lago Superiore che circonda Belfiore, è dovuta a Anna Maria Pellegreffi, che nel 1921 introdusse i tuberi del fiore di loto nel lago perché si pensava di sfruttare la farina ricavata dai rizomi per l’alimentazione”.

Una leggenda più romantica fa invece risalire la nascita dei fiori di loto a una storia d’amore in cui “…l’amata, una giovane orientale, morì cadendo nelle acque del lago in cui si stava specchiando e l’amato, disperato, prima di gettarsi nel lago per seguire la sorte dell’amata, vi gettò dei semi del fior di loto affinché il profumo e la delicatezza dei fiori che si aprono nella stagione estiva ricordassero per sempre il profumo e la dolcezza della sua amata.”

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In una cornice piena di storia e racconti fiabeschi ci siamo aggirati per questa piccola cittadina. Intanto ho iniziato a studiare le specialità che mi hanno subito conquistato dal riso alla pilota ai ravioli di zucca. Tra un palazzo Ducale e uno del Thè tra opere dei Gonzaga e gli affreschi interessanti come la stanza dei giganti abbiamo sperimentato un buon numero di ristoranti da consigliarvi.

Il leone D’Oro una vera scoperta passeggiando a casa tra la Piazza delle Erbe e il duomo, ci si imbatte in questo ristorantino romanticissimo pieno di fiori e tovaglie un po’ provenzali il menù scritto a mano e una cucina curata nei dettagli. Le luci sono soffuse i tavoli ben preparati e l’atmosfera è accogliente ed intima. Qui c’è l’imbarazzo della scelta di cosa mangiare io ho optato per un assaggio di salumi tipici e una polenta alla zucca con gorgonzola e nocciole tritate sopra.  Un assaggio di tortelli di zucca e vin cotto e parmigiano reggiano. E poi finalmente approdiamo al riso pilota, riso bianco con salamella di maiale e grana grattugiato, un piatto semplice, ma molto saporito e consistente.

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Poi menzione speciale per rapporto di qualità e prezzo è la Fragoletta, vicino al  teatro di Mantova. “Modebach m’aveva preparato l’alloggio presso la signora balletti. Era un’ex attrice che, col nome di Fragoletta, aveva brillato nella parte di Servetta, ritiratasi. A ottantacinque anni conservava ancora quella vestigia della sua bellezza e una luce viva e piccante della sua intelligenza.” Carlo Goldoni, Memoires, 1783 Fragoletta quando smise della sua carriera di attrice decise di aprire questa locanda osteria per gli amici attori al fine delle loro rappresentazioni. IMG_0371Oggi la locanda ha ancora un tocco d’arte, in ogni angolo della sala: foto quadri, colori, disegni sui muri ed in particolare due cuori grandissimi sul bancone al centro della sala, non aggiungo altro. I piatti della tradizione mantovana sono rivistati. Tortino di zucca con fonduta, i bigoli al torchio con guanciale, pecorino e aceto balsamico; coscia d’anatra disossata, cotta in forno con cavolfiore e castagne. Queste solo alcune delle rivisitazioni della cucina mantovana che è speciale ma allo stesso tempo semplice. Il ristorante è una chicca mantovana ripiena di sorprese.

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Trattoria Due Cavallini di Mantova, in via Salnitro, 5 non lontanissimo dallo splendido palazzo Thè, che abbiamo girato n lungo e in largo con la guida online del portale dei musei di Mantova e il nostro mini- ipad, un nuovo modo per girare e fare i turisti, ogni singola opera è spiegata sul portale magistralmente, senza più impazzire a capire quale stanza e quale artista. Finita la vista a distanza di 15 minuti a piedi, I Due Cavallini è il miglior ristoro che si possa trovare. I maccheroncini con stracotto e i tortelli in brodo. Le famiglie mantovane si ritrovano qui la domenica come in un rituale un po’ di provincia con bambini e giocattoli a seguito; l’atmosfera è un po’ quella di un film di Antonioni.

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In questo viaggio culinario poi vorrei parlarvi dell’Anello del Monaco: “E` un dolce dalla complessa preparazione tipico della Città di Mantova, dove è il dolce più consumato nel periodo di Natale.una caratteristica forma a ciambellaun gradevoledi burro, mandorle e nocciole.” l`Anello di Monacobuco nel mezzo, largo quasi come una bottiglia bordolese edè decorato sulla superficie da una spessa glassa biancazucchero. Inoltre, a differenza del panettone, l’interno del dolce ha strati farcitura in cui alternano nocciole e mandorle tostate, zucchero e Marsala, in alcune versioni si trova anche la cioccolata o la crema di castagne. Consigliano di far scaldare l’anello vicino al camino in modo da far ammorbidire la crema all’interno.

Mantova per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia. Così una bella e piccola casa piena di ricordi di foto, specialità gastronomiche, cultura, paesaggio, piazzette, mercati, porticcioli, parchi e viottoli. Una vera sorpresa che cresce man mano che ti allontani da lei e a distanza di tempo cresce un’affezione ad una città speciale. Non vi conquisterà subito ma piano piano mettendo radici profonde che germoglieranno a distanza di mesi.