La maga delle spezie

Vi scrivo da qui da Bali, sono sul mio iPhone per cui non riuscirò a dilungarmi troppo, peró volevo darvi un assaggio di cosa si mangia… I piatti sono elaborati e complessi e le donne cominciano presto al mattino a cucinare per i pasti di tutta la giornata. Ogni piatto comincia con una miscela di spezie e ingredienti base che pestano lungamente in un mortaio con olio di gomito e abilità di polso. Siamo in Indonesia e le origini della cucina è di cultura ayurvedica per cui troverete sempre in ogni piatto 6 sapori: dolce, aspro, piccante, salato, amaro e astringente che favoriscono la salute e vitalità stimolando i sensi dei commensali. I sapori che emergono sono quelli dello zenzero e del peperoncino e della noce di cocco oltre a quello della tingkih o noce delle Mollucche- per tutte le saracche delle Mollucche diceva braccio di ferro!!! Si combinano il pungente galangal con la curcuma fresca, addolcito con lo zucchero di palma e il tamarindo a della pasta di gamberetti e le foglie di lime kaffir che troverete ovunque. Le spezie Sono un regalo degl dei per il vostro palato. Bali è un vero proprio paradiso di sapori e di possibilità. Presto riuscirò a descrivere meglio le sensazioni di duecuori ora mi stanno miscelando in un mortaio e non sono ancora amalgamata con gli ingredienti.

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vacanza a casaVischi ad impatto zero

Ci sono delle piccole cose che amo fare e che mi fanno star bene, in ordine sono scappare in un ordinaria giornata di ufficio e andare a dormire in luoghi che nessuno conosce, magari non lontano dalla città, dove tornare il giorno dopo senza che nessuno si sia accorto della tua assenza. Un’altra  è trovarmi in famiglie che non conoscevo e poter chiacchierare di se stessi senza che nessuno si aspetti da te grandi cose. La terza è più sensoriale, dormire tra delle lenzuola di lino spesse bianche pesanti quasi  tornassi indietro nel tempo, e la quarta è camminare sul legno , sul parchè a piedi nudi e sentire la natura sotto di te. Queste solo alcune delle sensazioni che ho provato a Casa Vischi. Una casa speciale, il primo edificio ristrutturato del Piemonte certificato Casa Clima A+. A San Secondo di Pinerolo

c’è un destino segnato, quando mi laureai in biologia, incontrai dei personaggi curiosi sul mio cammino che avrebbero voluto costruire un villaggio ecosostenibile e lavorai al progetto per alcuni anni, ma non riuscimmo a realizzarlo. Trovarmi dopo 11 anni di nuovo in questa frazione del Pinerolese a dormire in una casa vacanze energeticamente sostenibile, mi fa un certo effetto. Cosa significa in soldoni ? Non c’è il gas! Non c’è l’elettricità, non c’è il sistema di fognature classico. Ma ci sono i pannelli solari, particolari infissi per coibentare la casa, un sistema di fitodepurazione per i servizi igienici, bocchettoni per il ricircolo dell’aria. Proprio a testimoniare che non solo in Germania sono bravi con gli edifici a basso impatto ambientale (zero emissioni), ma anche qui in Piemonte, grazie credo al sogno di una persona e al sostegno di tutta la famiglia. La sera a casa Vischi poi ci hanno offerto la cena con i prodotti tipici del luogo, e Carlo ci ha viziato con vini della sua cantina che tirava fuori solo per noi. Una generosità non così scontata per noi piemontesi, ma che è così, superata la forma , si arriva velocemente alla sostanza ed è piacevole. La cena è iniziata con un classico piemontese, il carpione di zucchini, proseguendo con un timballo di melanzane patate e fontina e toma, si è arrivati al piatto principale, le lumache con la polenta. Non è così facile mangiar lumache , in genere si pensa subito a qualche meta parigina e invece, qui vicino a Pinerolo, Osasco, c’è un allevamento alla “Cascina dei Conti”,dove producono anche farine macinate a pietra con cui è stata fatta la polenta tra una citazione di Pirandello e una di Socrate, mamma Vischi ci porta pietanze cucinate da lei. E poi le paste di meliga,le torte fatte in casa, in questo luogo sembra che i sogni buoni si possano realizzare, qualcuno ce l’ha fatta, uno sguardo al futuro con i piedi nelle proprie origini e tradizioni. Un Gerard Depardieu, cantastorie impossibile, ha creduto nelle sue poesie più degli altri.

Casa Vischi, San Secondo, Pinerolo

email: info@carlovischi.net Twitter: @carlovischi

Non è stato un colpo di fulmine con Bottega Baretti

Ci sono amori che non partono subito, ma sono lenti, in cui c’è bisogno di conoscersi, di annusarsi, di guardarsi per un po’, di frequentarsi. Con la Bottega Baretti è stato così. La prima volta che hanno aperto vivevo in San Salvario e la grandezza del locale mi ha infastidito, lo stile era diverso dagli altri locali del quartiere, un po’ ‘troppo elegante, un po’ troppo nero, un po’ troppo moderno.

Con la mia diffidenza l’ho provato e a fatica ho dovuto ricredermi. Una formula, tre specialità: la pizza, il galletto e gli arrsoticini direttamente dall’Abruzzo. Devo ammetterlo: pian piano che li conosco li apprezzo li stimo e mi sto affezionando. La qualità delle materie prime si sente, sono generosi e lo capisci dai loro piatti, perché vicino all’hamburger di vitello o di tacchino trovi il contorno di tre verdure, la senape in grani e poi la volta dopo ti aggiungono il flan di verdure e magari dei bastoncini di polenta fritta. Gli arrosticini sono numerosi, il galletto non è mai asciutto, ma croccante e tenero all’interno e le pizze sono speciali magari scegliendo quella con i fiori di zucca. Hanno voglia di farti sempre una sorpresa, ogni volta che vai scopri quanta passione ci mettono nel loro lavoro, non ti lasciano mai insoddisfatto; se c’è gente e si deve aspettare trovano il modo per farti sedere, hanno capito che hai fame. Il servizio è veloce, i ragazzi in sala sono sempre sorridenti gentili perspicaci e intuitivi. Hanno avuto l’umiltà nonostante siano arrivati con un’astronave, di farsi conoscere, di non imporre il loro modus.

Hanno capito che arrivavano su un pianeta differente dal resto della città, ne hanno rubato i parcheggi,è vero, ma li hanno sostituiti di umanità. In questo locale dai mattoni a vista e le luci soffuse, e i tavolini neri e gli arredi un po’ stile “locale nordeuropeo” hai voglia di tornare sempre, e al momento di pagare ti viene proprio il desiderio di offrire la cena a chi è con te. Lo fai con gioia, forse è il primo posto dove provo gioia davanti alla cassa, perché hai mangiato bene senza spendere troppo. Tutto ti ha soddisfatto e Bottega Baretti nella loro indubbia generosità ti prepara  alla serata negli gli altri locali. Sul lungo tempo questi giovani danno veramente il meglio e l’amore cresce.

Bottega Baretti

Via sant’anselmo, 28/f
10100 – Torino (TO) italia

tel: 011.7900331

Piccoli vegetariani crescono

Ieri sera ho avuto l’onore di essere invitata a cena dalla mia insegnante di alimentazione naturale della scuola di Naturopatia AEMETRA. Sì, studio naturopatia di notte per dare consigli appropriati sul cibo, lo confesso.
Mi ha portato a “Il Vicolo” che molti di voi conosceranno. Luisa Mondo oltre che essere vegetariana e vegana, è anche celiaca,che purtroppo non è una scelta, ma una condizione, ma nel suo mestiere aiuta. Credo che la vita non faccia mai nulla per caso e la sua è una missione grande. Epidemiologa con specializzazione in igiene e medicina preventiva, omeopata, membro del comitato medico scientifico vegetariani, 3 figli – Steven, Irene, Adele, 4 gatti, 1 cane, 2 tartarughe e pure un marito. Al Vicolo i celiaci possono mangiare, menù esclusivo per loro, con fornelli separati e pentole destinate. Al Vicolo fanno le cose per bene, sono gentili, in qualsiasi condizione tu venga loro sanno come accontentarti. Sono esperti in risotti e ce n’è per tutti i gusti, ma ci sono anche le crepes, e i secondi rustici.. Compagnie di amici in partenza da Porta Nuova, famiglie habitué del locale, coppiette sorridenti e amorevoli e quelle annoiate, uomini d’affari, tavolate di donne con valigie di segreti e aggiornamenti da raccontare. I miei commensali che mi raccontano perché hanno scelto di essere vegetariani, e questi bambini che da quando sono nati non hanno mai mangiato carne, nè tantomeno ne hanno il desiderio, la trovano una ‘cosa strana’ ‘mangiare animali morti’.‘Pensa’-dice Adele, 9 anni- ‘che in un ristorante c’era un pesce coperto dal ghiaccio con la bocca aperta e gli occhi grandi immobili e si vedevano i denti, in vetrina, mentre camminavi, si vedeva sulla strada che era morto’ con tutto il suo candore mi spiega i fondamenti della filosofia veg. Aggiunge la mamma: “nella nostra famiglia non si mangiano animali, per primo per una questione etica, per la condizione in cui vengono allevati e uccisi brutalmente; poi sociale, per le risorse sottratte al terzo mondo, e non ultimo, quella ambientale. Senza contare, aggiunge, che le carni sono piene di antibiotici e ne facciamo un uso spropositato. Forse si dovrebbe tornare come un tempo a mangiare la carne una volta a settimana”. Anche Steven 17 anni, seduto a fianco a me, frequenta la scuola di Arte Bianca, con il desiderio di lavorare nei Mulini e sceglie i piatti con consapevolezza sapendo ciò che vuole. E poi Irene, 11 anni, che con il suo sorriso si è mangiata mezzo kilo di gnocchi e mi dice con occhi spalancati: il seitan è buonissimo!!!
E loro sono tutti sorridenti, solidali fra loro e sono cresciuti senza pane e prosciutto, integrando la vitamina K con il peperoncino -lo mettiamo nel latte-ridono beffandosi di me. Adorano il Vicolo perché li fa sentire a casa, perché costa poco, in tutto abbiamo pagato 12 euro a testa, perché le porzioni del riso sono pantagrueliche, i condimenti sono molteplici e l’attenzione per i celiaci è rigorosa Perché gli gnocchi sono fatti in casa, genuini e sono diversi l’uno dall’altro. Insomma il Vicolo è da segnare sui preferiti, rapporto qualità prezzo molto buono e l’attenzione verso gli altri qui la fa da padrone. E io torno dai miei mici a coccolarmeli un po’.

Il Vicolo, via Melchiorre Gioia 3, tel: 011.535233
In questo sito troverete ristoranti per celiaci
http://www.aicpiemonte.it/ristoranti-pizzerie.html

Un cuore che batte, l’Istria

In questa settimana ho conosciuto una regione molto vicino all’Italia, L’Istria. Non che non avessi fatto almeno una vacanza a Pola con amici di origine istriana dei miei genitori, ma ero troppo piccola per capire e conoscerne la storia. Per la rassegna “Per Tutti i Gusti” in collaborazione con Sheraton Milan Malpensa Airport, Style.it, La Feltrinelli, un progetto di Carlo Vischi, è stata organizzata una cena con i produttori locali di olio e vino dalla Regione Istria -www.istra.com- e l’ ente del turismo istriano. l’Istria, mi raccontano, è a forma di cuore e per il mio blog è una caratteristica che non posso non annotare. Ed è proprio il cuore che si sente dai racconti dei nostri ospiti, dai loro occhi l’amore sconfinato per la propria terra. In auto con Francesca Angeleri,di cui vi ho già parlato di origine istriana, ci racconta la storia dei suoi nonni e dell’Istria, di questa terra contesa tra la l’Italia e la Jugoslavia, tra la prima e la seconda guerra mondiale. Questa terra di tutti e di nessuno, un po’ “no man’s land” che si ripete , in cui gli istriani non amano definirsi né italiani né jugoslavi, forse a forza di contenderli si sono trovati una loro identità forte, eclettica che raccoglie tante culture e a suo modo originale, un crocevia di popoli, uno snodo di umanità. Nel cibo puoi leggere la sua biografia, ma puoi anche ritrovare un luogo di non conflitto e un punto comune tra tante diversità.

Forse è arrivato il momento di riscoprire questa regione così vicino a noi, di scoprirne le origini, le vicissitudini, la sofferenza ma anche la bellezza paesaggistica selvaggia: le coste frastagliate, gli ulivi, le isole, i paesini antichi e romantici, i porticcioli ela campagna. E infine il cibo, così vario ed assortito in modo unico e nel suo genere originale. Troviamo la rotta del pesce bianco, i frutti di mare, i gamberi, la sogliola; il bue Boskarino utilizzato in passato per aiutare i contadini a trasportare e arare i campi, ora dalle sue carni otteniamo delizie gastronomiche, che abbiamo assaggiato durante la nostra cena sia come affettato con le ortiche fritte sia come arrosto. La rotta degli asparagi selvatici abbinati nella nostra serata alla pasta fresca e ai gamberetti; la rotta dell’olio, particolare, forte, piccante, dolce , da usare in cosmesi e i produttori sono al nostro tavolo: il Sig. Ipsa e il Sig. Cuji fieri dei loro prodotti ci hanno raccontato i loro ulivi e le loro caratteristiche. E infine la rotta dei vini del Sig. Degrassi che fa del buon vino, delle belle foto, dei buoni sorrisi, uomo serio che con i suoi vigneti in Petrovia produce  ‘Terre Rosse’ un vino rosso rubino intenso dal sapore morbido e caldo e anche fruttato, ma la varietà è ancora una volta protagonista. In Istria non manca il tartufo bianco, nella zona compresa tra il fiume Quieto fino al monte Cicaria a nord, sino alla baia d’Arida a sud.

La nostra serata istriana è scivolata via, tra racconti, sensazioni, impressioni e Francesca che ritrova nel sig. Ipsa uno dei suoi personaggi del documentario di Magna Istria –http://www.youtube.com/watch?v=740IyzAzBWY– . Dopo tanti anni, è comunque qualcosa di magico, strade che si incrociano e destini che si intrecciano, i destini degli italiani con i nostri vicini di casa istriani di cui troppo poco sappiamo, e poco esploriamo. Ma la sensazione generale è che i tempi siano maturi per le presentazioni e per gli inviti reciproci, per una bella vacanza in Istria. Come quando ti trasferisci in un nuovo condominio: “Appena ha tempo venga su a prendere un caffè le faccio vedere la casa….”

Chef: Ingrid Zrnić e Fabiana Mijanovic

Rural, ruvido fuori, morbido dentro.

Immaginate un batuffolo di cotone, oppure un accappatoio bianco di qualche Spa del benessere, immaginate qualcosa di bianco e morbido che vi concedete come regalo in un weekend di riposo. Questo è l’effetto che fa il Rural: in un luogo un po’ spartano come corso Verona, avrete una sorpresa già solo guardando dalle vetrate ampie, tavoli bianchi, apparecchiati in modo impeccabile, forse un po’ distanziante per cotanta eleganza e stile. Ma se trovate il modo per superare quella ruvidità sabauda dentro troverete una dolcezza infinita. In effetti lo chef che ha studiato e immaginato questo posto è Massimo Camia della Locanda nel Borgo Antico di Barolo nelle Langhe, più piemontese di così…, ma chi vi accoglierà sarà un sorridente Gabriele attorniato da gentilissimo personale. Si è così, vi stanno indossando un accappatoio bianco, preparando la vasca con le candele e inebriando di profumi la stanza per farvi accomodare al vostro tavolo, più appartato, se volete, dove potrete finalmente parlare senza essere disturbati dai tavoli vicini con tutta serenità. Ora inizia il massaggio per due con una fantastica rolatina di coniglio per smorzare la fame, aspettando il primo vero trattamento benessere per il palato. Il vitello tonnato con una salsa tonnata al latte di soia, che si scioglie in bocca e iniziate a rilassarvi, quando il trattamento si fa più intenso con il primo piatto che ci portano e ce lo raccontano come il fiore all’occhiello del ristorante, promotore della pasta di ‘Defilippis’, Agnolotti della Tradizione ripieno di tre arrosti maiale, vitello e coniglio con cavolo stufato. Alla prima forchettata partono i mugugni e i gridolini, si chiudono gli occhi e il piacere del nostro trattamento è all’apice. Il secondo arriva senza farsi troppo aspettare; il Rural nonostante la piemontesità sperimenta anche il pesce, e io assaggio il tonno e la mia compagna di goderecce avventure Francesca Gonzales -di www.spadelliamoinsime.com citata anche da www.blog.californiabakery.it- si tuffa sull’agnello impanato ai grissini e timo, veramente un’ esperienza sensoriale. Per finire il nostro percorso un piccolo tortino di mele e uvetta, delicato e dolcissimo. Una vera cura della mente e delle spirito. I piatti sono raccontati dal nostro “maitre di sala” che manifesta passione, entusiasmo e dolcezza. Questo ristorante è bianco ed è perfetto per una domenica pasquale con il vostro lui o lei o in famiglia. Spogliatevi e fatevi accompagnare nelle terme del gusto. 

Rural, Corso Verona, 15 Torino, 011 2478470