Cianci-are in due in piazzetta IV Marzo

Tempo di crisi, difficile portare una donna a cena ? Non a Torino, una Mole Antonelliana sottosopra fa luce al piccolo antro, dei giovani (parliamo di nuovo di giovani, imprenditori) , sono riusciti ad inventarsi una formula ‘lowcost’ senza perdere però il piacere di cenare fuori.

Innanzitutto il luogo: ho già un cedimento, chi non è innamorato di Piazzetta IV Marzo alzi la mano.

Un luogo incantevole per passeggiare al tramonto tra le Porte Palatine, il Duomo, Piazza Palazzo di Città, dove le case si colorano di rosso e di giallo per un gioco di luci, un luogo magico che segna il passaggio trala Torino Nerae quella Bianca, dove puoi sederti a mangiare un gelato sulle panchine di pietra e i lampioni blu di luce soffusa fanno da atmosfera e il pensiero ricorrente di un torinese è : potessi trovare una casa qui.

E in questo posto incantevole ha aperto Cianci. Una piccola stanza, un piccolo dehors, arredi rustici un po’ da enoteca, un po’ da trattoria, un po’ da piola,  caldi ed accoglienti. I proprietari sono sorridenti e simpatici, il menù è sulla lavagna, come si usa ora. Piccoli tavolini pieni di giovani sia a pranzo che a cena..mi viene da dire un luogo di ritrovo ormai. Ma la carta vincente di questo posto è che si mangia proprio bene, semplice, con prodotti base genuini, i plin, il pollo, i tajarin, gli gnocchi, con sughi semplici tradizionali che senza orpelli riescono a soddisfare il palato senza incidere sul budget della settimana. Se vuoi vai via con una “signora” cena a 10 euro. Non lesinate a portare la vostra lei a cena fuori, con un minimo sforzo farete un ‘figurone’, mangiando semplice, ma di qualità, un pollo alla cacciatora tra una risata e una magia, un tiramisù di quelli veraci che tirano su veramente, acciughe al verde sorridenti, tra energia scoppiettante e chiacchiere veloci. E poi passeggiate…e lasciatevi ammaliare dalla piazza in cui tutti i torinesi vorrebbero vivere.

Cianci

Largo IV marzo, 9/b
10122 – Torino (TO) italia

tel: 011.19879451

Una sera da Test&Taste con Davide Scabin e Bob Noto.

Partiamo dal principio con la scenografia: venerdì ho deciso di andare a vedere l’intervista di Bob Noto al Circolo dei Lettori e tra una stanzetta e un aperitivo, nell’altra stanza c’era un altro evento in contemporanea ‘la città visibile’ dove Scabin partecipava tra gli ospiti.

L’intervista a Bob Noto da parte di Marco Bolasco è stata molto divertente e partecipata, l’aperitivo del bar all’interno del Circolo è stato di tutto rispetto e sempre regale. Con amici comuni poi ci siamo diretti in un ‘non luogo’ sotto al circolo, dove Bob mi voleva far provare una cena innovativa e sensazionale. Come non seguirlo? Avevo già capito che la serata sarebbe stata speciale, avevo strappato una foto a Scabin dandogli il bigliettino di duecuorieunaforchetta, con la mia “faccia di tolla”, gli ho chiesto se mi faceva aumentare lo share del blog, ma mai mi sarei immaginata cosa sarebbe successo dopo. Io già felice di andare a mangiare con Bob Noto esperto di cibo e di ristoranti in tutto il mondo (ha mangiato 80 volte da Ferran Adrià, pubblicato libri come i “grandi Chef di Spagna”, ha una rubrica su www.identitagolose.it) cercavo di carpire informazioni interessanti dai suoi racconti, un po’ come quando cammini a fianco ad un mentore che ha tutto da insegnarti. Arriviamo da test&taste, proprio in via Bogino, ci danno una tessera selfmade dal costo di 12 euro e un responsabile ci spiega l’itinerario mostra del cibo. Dagli attrezzi ergonomici per contenere il cibo che stanno in un palmo di mano, il bicchiere che fa da porta taralli, per avere un’altra mano libera. Tartine di formaggio, con salsine succulente, un maccherone alla carbonara singolare e monouso, modalità fingerfood, poi cucchiaini di plastica nera con baccalà, e minibattute di carne cruda. Un nuovo modo per fare l’aperitivo , senza bancone dicono gli organizzatori, con cibi , cucinati velocemente:” Il primo format sperimentale di Food Experience partecipativa autogestita in self-made”, ma i dettagli potete leggerli sul sito www.testaste.com

Poi al piano superiore c’è una cucina e cubi di acciaio su cui sedersi, dove gli ingredienti già pronti e messi sottovuoto  vengono assemblati velocemente e cotti, da un supercucinatutto della Kenwood. Insomma in questo non ristorante si mangiano “cibi di qualità” con originalità, senza tenere conto sicuramente della modalità slow, ma quick in un contest modaiolo di design avanzato. Un luogo che è fatto per gli incontri, anche veloci ma che lasciano il segno, magari nella hall di una stazione aspettando un treno, ti allieti con un happyhour dell’ultimo minuto, divertendoti, creando decidendo tu cosa assaggiare e cosa assemblare. Luogo di incontri fortuiti, ma speciale, come è successo a me quando ci ha raggiunto Scabin, mi si sono fermate le mandibole macinanti per un attimo. Mi volteggiava intorno ed io ne ero rapita, come non esserlo. Ma in questo non luogo, non ci sono distanze, neanche con personaggi che mai avresti pensato di incontrare, tu bloggerina della mutua. Mentre ascoltavo i discorsi, i progetti, i sogni, le prospettive di uno dei migliori cuochi al mondo,  per un attimo ho deciso di ricominciare a fumare per una sera, per farmi accendere una sigaretta da Lui, in realtà gli ho chiesto pure la sigaretta. E come in un film, in un ‘non luogo’, in un ‘non tempo’, con personaggi sfumati nell’hall della stazione di New York, ho vissuto un momento di seduzione per il mio blog e per voi. Scabin non si è accorto di nulla, ma a noi piace sognare. Test&Taste, via bogino 5 Torino, dal 9 marzo al 31 luglio 2012!

Todo sobre mi mano-il Kitchen

Questa volta entriamo nel set di un film di Almodovar, colori forti, rosso, giallo, colori decisi ed estroversi, arredi particolari, il vecchio, il nuovo, il diverso. Troviamo una scala a pioli di legno che fa da porta bottiglie, una grande lavagna a muro con una scritta: work in progress, un televisore anni 70, tavoli, di legno, menù da scoprire e una mostra fotografica. Le foto sono della storia d’amore di due bottiglie, l’incontro, lo scambio, l’avvicinamento e la fusione, scattate dal nostro amico Paolo Ghivarello, per i twitteri @duendeturin.. Devo confessarvi che tutto è passione in questo piccolo ristorante di San Salvario, che ha saputo reinventarsi da gastronomia  a piccola trattoria di qualità.

Questo locale rispecchia noi giovani, con la capacità sempre di rinascere ed essere qualcosa di nuovo, di vivere con i sogni. Magari anche nella precarietà, come funamboli siamo capaci di danzare la nostra storia senza a volte essere capiti, ma spesso in grado di produrre qualcosa di speciale, viaggiando per il mondo e tornando con idee nuove. Il kitchen è gestito da questi  giovani e si vede. E’ un luogo dove puoi portare una persona speciale. Tutto  studiato per interagire con lui o lei. Giochi quando apri il menù svestendolo del suo abito serale, giochi quando apri le valigette a righe colorate dove a sorpresa saltella fuori il pane e puoi strappare con efficacia un sorriso alla tua lei. Cominci da subito ad interagire senza nemmeno rendertene conto.

Giochi quando arrivano i piatti, buoni curati speciali, e pensati per farti fare un’ esperienza nuova, per non mangiare quello che mangi a casa, dice Andrea, uno dei gestori. Proviamo il baccalà cucinato in 5 modi diversi avvolto in alga nori, che si presta arrendevole ad essere condiviso e assaggiato da entrambi i commensali, con le bacchette da sushi, scoprendo sapori a sorpresa, il tutto accompagnato da una pipetta di limoncello da succhiare con curiosità. Arriva poi,  il pollo senza  fiato cotto sottovuoto a bassa temperatura, lo chef giovane di origine sarda azzarda e riesce a stupire. La consistenza del pollo è nuova speciale, si scioglie in bocca, piccole fettine sottili da condividere offrire, passare con la forchetta  al nostro romantico dirimpettaio. E poi intingoli e cruditè serviti con eleganza. Ogni cosa è studiata con cura. Ho assaggiato l’anatra all’arancia, piatto all’occhiello della serata e orgoglio di Andrea che è andato in Cina e ha deciso di rendere la pietanza prestigiosa accessibile ai giovani torinesi  a costi moderati ed è riuscito. E’ buona, elegante raffinata e gustosa. Un’ anatra da primo appuntamento.

Infine ci si diverte con i dolci che il nostro chef ha pensato di scomporre, un croccantino di cioccolato fondente rivestito di nocciole, da intingere nella panna e da mangiare con le mani, e il tiramisù , un savoiardo, una crema di caffè a parte e una piccola burnia di crema al mascarpone: qui puoi invertire i giochi , sovvertire le regole, isolare, unire i sapori, divertirsi, accostare colori per costruire nuove sinergie. Anche i dolci ti appiccicano le mani con quelle dell’altro, una cena con i 5 sensi , da giocare scoprire e azzardare una conoscenza più intima con l’altro, su un piano non del tutto intellettuale, ma dove i corpi si muovono danzanti e divertiti.

Come in tutti i film di Almadovar sono le donne a far la differenza, donne che mandano in avanscoperta gli uomini , ma loro silenziose gestiscono da dietro le quinte; una bionda, affascinate sorridente con occhi blu penetranti che osserva tutto con attenzione e gestisce con eleganza e una ragazza bruna che serve ai tavoli professionale, ma sinuosa con i capelli corvini, gli occhi grandi e neri, i lineamenti particolari, entrambe con una personalità forte. Sono uscita di qui e viene da chiedermi chi ha scritto la sceneggiatura di Kitchen, ci sono i personaggi, due donne, due ragazzi, un giovane chef con i lineamenti raffinati e un gestore simpatico, socievole e affascinante.  C’è il luogo, una piccola stanza accogliente con una scenografia impeccabile, tra foto  e suppellettili e ci sono i piatti che raccontano le storie di questi protagonisti. Todo sobre mi mano, dammi la tua mano.

Il Kitchen, VIA PRINCIPE TOMMASO 16, 10125 TORINO http://www.ilkitchen.itinfo@ilkitchen.it – cell. 347/5354628,

Un’anatra affumicata

Ho pensato molto se recensirvi questo posto, ma lo devo fare da torinese: ho un dovere morale di raccontarvi di cosa è capace la nostra città.

Se volete mettere a seria prova il vostro lui o la vostra lei e testare se è un personaggio strong da viaggi o da paesi esotici o da esperienze estreme, questo è il posto della selezione naturale.

Si, sto parlando di un ristorante cinese, ma non uno normale, no, un ristorante cinese per cinesi!! Il luogo è spartano, per usare un eufemismo, gli odori sono penetranti e sopratutto i cinesi sono tutti qua! Famiglie intere, dal nonno al bambino, festeggiano compleanni e anniversari o semplicemente mangiano in famiglia. Sembra di essere a Pechino,  a Shangai, fumi, parole incomprensibili, scritte che ti assaltano e un bancone degli orrori appena entri nel locale come nei migliori mercati asiatici. Cavallette, rane, pesce crudo, lumache, anatre affumicate, aragoste che si muovono, gamebri, pesci mai visti, e poi interiora e intestini….ho pensato di essere in uno dei miei ristoranti a Dakar. Confesso che ho esitato ma poi ho immaginato di avere uno zaino in spalla e mi sono buttata nella mischia. Fortunatamente avevo la giusta compagnia con me, entusiasti e coraggiosi che già conoscevano il locale. Arrivato il momento di ordinare l’imbarazzo del menù per italiani ha colto tutti in fallo. Un menù per cinesi e un menù banalissimo per italiani. Ma noi super coraggiosi abbiamo ordinato puntando il dito su quello che passava sotto i nostri nasi: “vogliamo quella roba lì fumante che prendono i signori,  e anche quello che mangia quell’altro tavolo!!!” . Tra le risate dei camerieri un po’ compassionevoli  nei nostri confronti, hanno osato portarci i loro piatti. Le porzioni sono stratosferiche, io ho assaggiato un riso alla pechinese che più  che in un piatto me l’hanno servito in una giara ed era per uno!! Per cui occhio che se ordinate un piatto vi è sufficiente! le pietanze sono state una sorpresa, pesce freschissimo (siamo vicino a Porta Palazzo e ineffetti mi salutavano le chele al mio ingresso). Credo di aver mangiato gli spaghetti di soia con verdure e gamberi più buoni della mia vita. E poi puntarelle di maiale fritte…..e mi ricordo solo che ridevo…e mangiavamo in un angolo di vacanza esotica torinese. Il giorno dopo ero come nuova senza strascichi, ma solo con sensazioni di aver fatto qualcosa di speciale per una sera. Ristorante Pechino Corso Vercelli 21!! a fianco la trattoria toscana (prossimamente recensita e ad un isolato dal caffè liber per i nottambuli)

Baciatevi al “Cappuccino”

Eccoci di nuovo. Dopo una colata di cioccolata sui nostri pensieri, torniamo a scovare posti intimi per innamorarsi a primavera. Il Monte dei Cappuccini è una collina che sorge a ridosso della città di Torino sulla riva destra del Po in prossimità del ponte di Piazza Vittorio. Su di essa si erge il piccolo convento di Santa Maria al Monte, affidato ai frati cappuccini, luogo che ebbe grande importanza per la spiritualità torinese. Su questa collina che io invece di associare ai frati ho sempre associato al ” cappuccino” esiste un ristorante.  Un ristorante fortunato mi viene da dire, in una delle più belle posizioni dove si può godere di una Torino romantica e sorprendente. Il ristorante del Monte dei Cappuccini è il tipico ristorante di montagna e vuole esserlo con tutte le sue forze, ma secondo me per la posizione che gode le persone lo vestono di aspettative chic. Eppure i proprietari sono persone semplici ti portano la bottiglia in plastica della Sparea, ma nulla la gente si aspetta di essere in un posto elegante. Per ribadire il concetto ti offrono un buono per entare all’adiacente museo della montagna, i quadri sui muri parlano di montagna e  forse anche qualche commensale lo trovi con le gote rosse e il pile come se avesse appena finito di fare una bella sciata. Ma il suo punto di forza è il panorama.  Questo è un ristorante in cui se capitate in primavera, vi troverete sulla terrazza a godere delle luci, del fiume, del verde e della Mole.  Optate per gli antipasti e per i primi, salumi, mocetta, culatello, flan di verdure con bagna cauda e i primi, che sono particolari ed energici, come i ravioli della Val Varaita, cibi semplici, prodotti genuini e cucinati con sincerità.  Mangiate con gusto come foste in montagna!Godete del posto e lasciatevi trasportare dove vi vogliono accompagnare, non  fate resistenza, non pretendete, concentratevi sul luogo, sull’energia che si percepisce, sul vostro lui o la vostra lei, di sfondo avrete Torino che vi accompagna e magari la vita riuscirà a stupirvi con qualcosa che non avevate preventivato. Magari più grande o diverso da come ve l’eravate immaginato, ma ugualmente bello o forse di più. Via ai baci…”Cappuccini”.

Monte dei Cappuccini, Torino, Italia
 tel: 0116600302

Chiudo il barattolo di cioccola-tò

Chiudo il barattolo di cioccola-tò e con oggi concludo questa esperienza nuova e sorprendente. Di solito sono sola dietro al mio blog, questa volta è stato diverso: ho avuto l’opportunità di conoscere  altre foodblogger, pasticcieri e organizzatori. Giovedì 8 marzo ho anche avuto l’occasione di partecipare come foodblogger narrante e fare la webcronaca del laboratorio di ricette con Giovanni Scalenghe, pasticcere di Trofarello che ha dato lezione di decorazioni su cioccolato. Insieme a me c’era Francesca Minerdo del blog frittelledicaschmere.blogspot.com, 17 anni figlia di Monni B, la protagonista della trasmissione in onda su Gambero Rosso. Insieme abbiamo condotto l’evento e poi girato una piccola scena del suo programma: per cui se avrete occasione mi troverete in trasmissione a dare consigli d’amore e di cibo ad una adolescente e alle sue amiche.
Una curiosità della giornata? Scoprire come un tempo l’unica scuola di pasticceria e decorazioni era appiccicare il naso sulle vetrine della pasticceria Talmone. Tanta buona volontà insomma, tante ore passate in laboratorio a fare pratica. Qui di seguito trovate un po’ di foto..

8 Marzo al cioccolato

Giovedì 8 marzo: gli appuntamenti di Cioccolatò 
  Alle 16 il laboratorio a quattro mani che vedrà ospiti e la ‘mascotte’ sedicenne Francesca Minerdo di frittelledicashmere.blogspot.com  e Me medesima con duecuorieunaforchetta.wordpress.com con il cioccolatiere Giovanni Scalenghe, insieme e con twitter, facebook, instagram faremo la webcronaca! Seguiteci oppure da vivo……
Nello spazio Cioccolata con l’Autore, condotto da Francesca Martinengo, si parlerà dell’istinto del piacere, e di perchè non sappiamo resistere al 
cioccolato: si presenterà infatti il libro L’istinto del Piacere di Gene Wallenstein.
Ingresso libero a entrambi gli appuntamenti
e non dimenticate di consultare il programma su www.cioccola-to.it!