Mentre lucean le stelle… sale sulle ferite.

Capita a volte di trovare i biglietti per l’opera, una prova generale, qualcuno che non va, qualcuno del coro a cui cresce un’entrata o capita che per combinazioni della vita ti arrivi per regalo in una settimana inaspettata. Quando succede sicuramente è molto apprezzato. Andare all’opera a Torino sta diventando complicato, elitario e costoso, ma non demordo e la mia determinazione è quella di andarci più spesso possibile. Questa volta sono riuscita a vedere la Tosca, una Tosca gelosa, appassionata, moderna, folle e spregiudicata, non molto diversa da come una donna potrebbe amare ai giorni nostri. Riesco sempre a piangere durante “lucean le stelle” , degna di una fontana di Castel Sant Angelo. Detesto piangere all’opera, mentre lo faccio penso sempre di essere la brutta copia di Julia Roberts in Pretty Woman, e non capisco se è il regista del film ad aver colto l’animo femminile o se io sono rimasta condizionata da adolescente, ma sta di fatto che è così.

Distrutta dall’emotività all’uscita dal Regio decido di andare a cenare alla “Via del Sale” nei paraggi del teatro, camminando romanticamente sotto i portici, pensando di affogare tutte queste emozioni in un bicchiere di vino rosso molto forte. Il locale è accogliente, caldo, gentile e delicato. La Via del Sale, cucina tipica tra la Liguria e il Piemonte , era  la via per l’appunto, attraverso cui anticamente mercanti e pellegrini percorrevano le due regioni portando sacchi di sale da un paese all’altro. In questo posto ricercato le ricette piemontesi si mescolano a quelle liguri e per chi come me, sin da piccola , ha vissuto parte della propria vita a cavallo tra la primavera e l’estate nella riviera, è abbastanza rassicurante emotivamente. Non credo di poter essere lucida sulla qualità del cibo, tanto ero offuscata dalle arie del Puccini, ma mi sentivo a casa pasteggiando a calamari ripieni e un buon vino consolatore. Al  primo appuntamento non consiglio di torturare così una donna, ma è sempre un regalo gradito di una relazione ben avviata e se per caso riuscite ad abbinare al regalo anche un vestito da sera, la donna crederà di vivere un film migliore del mio.  

LA VIA DEL SALE Via San Francesco da Paola, 2 Torino Tel. 011.888389

www.trattorialaviadelsale.it

Inzuppati d’amore e di allegria

‘Inzuppati’ era il nome che avevo coniato per Soup and Go, poi fortunatamente Fausto che era più imprenditore di  me ha optato per Una zuppa e Via.

Soup&Go si trova in via san Dalmazzo ed è una bomboniera di affetti e di sapori sani. Si respira un’ aria internazionale, un arredamento adatto ad un localino del Marais nella Parigi più radical chic. Tavolini di legno, self service, piante, ciotole per far bere il vostro amico a quattro zampe, fasciatoio per i più piccoli, torte salate, dolci e un bancone colorato di verdure dove attingere a piene forchette e cucchiai!

E poi la specialità del posto, le zuppe, calde in burnie di altri tempi. Ogni settimana Fausto ti invia il menù della settimana con zuppe di ogni parte del mondo con a fianco simboli che indicano se sono adatte a celiaci, vegani o mangioni senza ritegno. Si passa dalla zuppa di pesce a quella con zucchine e zafferano, passando per il goulasch ungherese, si arriva alla clam chowder americana, approdando in calabria con lenticchie e ’nduja. Ce n’è per tutti i palati e per me la delizia è venire a pranzo del sabato, l’atmosfera è allegra grazie anche al personale solare ed energizzante. Fausto è chiacchierino e racconta storie di viaggi e curiosità durante i suoi spostamenti!!! E poi per gli affezionati c’è l’apetta che raggiunge mete non sospette durante la settimana e viene a scaldarti il cuore durante i giorni invernali ed un po’ grigi con la simpatia di Ida, un’ invasione di calore sotto tutti gli aspetti. Se lo consiglio per un primo appuntamento? Si, se poi avete a che fare con un vegetariano andate a colpo sicuro di cucchiaio. Inzuppatevi d’amore a piacere, qui ci riuscirete.

Soup&Go
Via San Dalmazzo 8/a
10122 Torino
T: 011 19887604

Un viaggio a bordo del Galeone con Van Gogh e Gauguin, tra minestre e baccalà.

Un weekend al mare a vedere una mostra meravigliosa che parla del “viaggio”. Un viaggio attraverso la scoperta di luoghi inesplorati in tutto il mondo, per riscoprire cosa ci sta intorno, è ciò che fa ogni essere umano dai tempi più antichi. Un viaggio dentro di se per scoprire oltre quello che sta fuori anche quello che sta dentro. Van Gogh e Gauguin hanno viaggiato a lungo e in largo e hanno dipinto, hanno scritto, hanno amato e sofferto e anche litigato. Mi sono lasciata trascinare tra i quadri di questi due pittori incredibili che  mi penetrano e un po’ mi sconvolgono. I colori sono quelli del mare, i blu di varie tonalità, i verdi, i gialli, cancellano i confini di questo mio soggiorno a Genova. Una mostra che è un esperienza sensoriale forte ed è la prima volta che mi succede di piangere davanti all’ultimo quadro di Van Gogh prima di togliersi la vita. Il viaggio lo fai con lui attraverso le sale, le lettere e la musica. Con una splendida luna piena su Palazzo Ducale e piena di sensazioni le mie nuove amiche genovesi ci portano lungo i carruggi dal sapore di focaccia, dalle mille botteghe di torte salate e questo retro-profumo di prescinseua, quagliata genovese.  Arriviamo in una tipica trattoria genovese “il Galeone” vicino a piazza delle Erbe.  Un connubio di donne chiacchierine genovesi dalle “gonne strette” e donne torinesi si accomodano nei tavoli spartani di questo ristorante. Il menù raccontato con suprema maestria dalla proprietaria mi spingono  a provare il baccalà mantecato con i pinoli per antipasto, una piccola porzione  di fritto misto e assaggio senza curiosità (lo devo ammettere, molto più rapita dal pesce) “Il minestrone genovese” dalla mia collega e amica di Genova Roberta e rimango incantata. Mi arriva un piatto che sembra un dipinto di Van Gogh, tecnica puntinata, verde, di più sfumature, consistente, intenso. Sono le verdure variopinte, i fagioli , le patate tutto accuratamente sminuzzato, ma come era solito fare il pittore alla fine delle sue opere uniformava tutto con un colore sopra gli altri colori per render tutto più forte più omogeneo più intenso e dare un legante alle sensazioni, questo colore si chiama “pesto” e rende il mio piatto unico e a sorpresa ne comprendo il messaggio di questa terra e ne subisco il fascino senza porre resistenza. Portare una donna a Genova tra arte,  mare, cultura, musica e cibi profumati è l’inizio di un viaggio, la meta decidetela insieme.

Trattoria Del Galeone
Via San Bernardo 55r, Genova, Italia
+39 010-2468422