Bolliwoodi-amo?

Lei
Premesso che ho un ristorante superpreferito indiano, premesso che è agosto è che molti locali sono chiusi, premesso che in estate in città i “primi appuntamenti” aumentano, perché ci sono meno cose da fare, palestre chiuse, associazioni e corsi serali finiti. Dopo tutte queste premesse fidatevi di noi (primo ingrediente per una nuova relazione).
In agosto si ha il tempo per incontrare gli altri, di girare per la città e fermarsi a salutare qualche amico sorridente e bevitore di sidro errante. Corrado ci consiglia un posto da provare, non troppo impegnativo, 7 euro, a buffet e super indiano.
Decidiamo di tentare accompagnati e incoraggiati dalla nostra eclettica amica Nicoletta (insegnante,illustratrice, scrittrice, poetessa, viaggiatrice, sportiva, e un po’ in miniatura, ossia me la porterei in giro nel taschino). E’ un piccolo ristorante di via Saluzzo indiano Kashmir, Nico mi dice che kashmir c’è anche a Milano (e già mi sembra il primo segnale di un ristorante di prestigio) e che lei diventa pazza per il pollo tandoori, ma giuro che a San Salvario non è così famoso. Io ci sono passata tantissime volte e non mi sarei mai fermata, ma devo riconoscere che è il mio fidanzato che è capace di riconoscere a fiuto (o de panza) i posti “giusti”e fermarsi . Affidandosi agli amici ci facciamo accompagnare in questo viaggio esotico di pietanze al bancone. Il posto è oggettivamente molto grazioso al suo interno, più particolare da dentro che da fuori. Un uomo indiano alto e sorridente ci accoglie e una ragazza gentilissima ci spiega i piatti come nei ristoranti di lusso. E poi componiamo il nostro piatto con le pietanze che vediamo pronte come in un normalissimo self service (o take away). Ogni piatto è cucinato con attenzione i gusti sono perfettamente speziati, i diversi cheese naan (pane con formaggio) e garlic naan (pane con aglio) sono caldi e leggeri. E poi sul tavolo è presente il famoso chapati fatto con miscuglio di farine (miglio, orzo, grano saraceno e grano), sale e acqua, senza lievito e viene cotto su una padella di ferro chiamata tawa. Il pollo tandoori me l’hanno portato su una piastra scoppiettante con cavoli e peperoni.
E’ un ristorante a tutti gli effetti in cui le chiacchiere scivolano via e le spezie confondono i confini e le culture si incontrano nuovamente sotto un “cielo che è molto grande per accoglierci tutti”.

Lui
Una volta qui c’era un pakistano. Anzi “il” pakistano, ed era uno dei primi kebab aperti in zona. Naturalmente dopo sua maestà Bibo-Horas.
Siamo, ovviamente, nella nostra zona d’elezione, San Salvario. In via Saluzzo, proprio davanti alla moschea che qui è ospitata in un interno cortile. Così, tra mamme da vestiti di mille colori e bambini a tracolla, uomini della comunità somala che entrano ed escono tra chiacchiere e risate dal bar gestito da uno di essi, sediamo nel dehor di quello che oggi, spostandosi di qualche meridiano, è diventato Kashmir, gastronomia indiana.
Corre l’obbligo, da parte del sottoscritto, di precisare che tra le tante cucine etniche l’indiana non è proprio la mia preferita. Prediligo gusti più “definiti”, essenziali, accompagnati da poche salse e spezie. E di solito, appunto, la scelta non ricade sull’indiano.
Però se c’è Nicoletta di mezzo, non si può far altro che alzare le mani e affidarsi senza tema. Perché nell’ormai invalsa tendenza, sempre più di moda, di definirsi “sansalvarini” e tessere le lodi del proprio contributo alla rinascita della zona, lei è una delle poche che di questo quartiere incarna l’anima.
Io mi oriento su pietanze a basso rischio, di granitica certezza. Pollo al curry, riso e ceci, piccolo tortino di ceci e verdure. E tocca ricredersi (cosa rara per un Ariete). Pertanto, ascritto d’ufficio nella categoria “da provare e ritornarci”.
Il primo appuntamento? Stra-consigliato, manco a dirlo. Al netto della nostra partigianeria di chi snobba tutto quello che sta dall’altra parte di corso Vittorio.
Certo, è utile “sondare” discretamente, con anticipo, il terreno dei gusti gastronomici (in tema di cucina etnica, il rischio è sempre dietro l’angolo) e l’approccio “friendly” alla multiculturalità. Qui siamo nella parte più “tosta” di San Salvario e se per noi non è (ovviamente) un problema, così potrebbe non essere per la compagnia di questo primo appuntamento.
Se così fosse, il nostro suggerimento è: pizza e la prossima volta scegliere una persona che sappia stare di più al mondo. Che a San Salvario è raccolto in un fazzoletto di vie.

Kashmir Ristorante
Via Saluzzo 17
10125 Torino
tel. 011.7900157

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