Cibus in primis

Lei
Questo è un ristorante perfetto per il primo incontro, lascia sorpresi, appagati, saziati nella ricercatezza della cucina, a proprio agio nell’eleganza di un antico convento sulla collina di Ceglie Messapica. La prima volta che sono venuta con il mio Lui in questo localino ho gustato sapori che mi sono portata dietro tutto l’inverno. Ogni tanto chiudevo gli occhi e cercavo nella memoria i gusti e le sensazioni provate. Quest’anno sono riuscita a tornare sempre con lo stesso Lui, incredibile – associate l’incredibile dove ritenete opportuno – ma vero. E’ stimolante aspettare un posto per nove mesi e poi sedersi a tavola con la felicità coltivata. Mi sono tuffata negli antipasti tipici di queste terre, burratina con il tartufo delle Murge e i fiori di zucca crudi ripieni di ricotta. Poi abbiamo seguito la scia dei nostri commensali vegetariani e abbiamo evitato le carni, anche se la specialità di questo ristorante sono sicuramente i secondi. Io ho assaggiato delle orecchie del prete con farina integrale con pomodorini freschi, e spaghetti di kamut con sugo di pomodori secchi su letto di burrata. Non è solo buono a leggerlo? Bene, gustarlo da più soddisfazione. Di questo momento non solo ricordi i gusti delicati e decisi, ma ricordi la passeggiata per arrivarci attraverso le stradine di “chianca” bianca di Ceglie, ricordi l’entrata circondata da ulivi, le stanze antiche ma eleganti, la gentilezza del personale e il tuo Lui con cui speri di ritornare l’anno dopo a gustare i sapori che restano.

Lui
Salendo verso Ceglie Messapica, uno dei gioielli della Valle d’Itria, non potrete non notare il cartello segnaletico che, all’ingresso della cittadina, recita «Città d’arte, terra di gastronomia». L’indicazione è dovuta alla presenza di un’associazione di ristoratori che – prima dell’esplosione del fenomeno Slow Food – iniziò a organizzarsi in rete con spirito collaborativo.
Ceglie è una delle più antiche città di Puglia. Kailia era il suo nome per i Messapi, Caelium per i Romani.
Fra i vicoli del centro storico, in un antico convento del XV secolo immerso fra gli ulivi, si trova il ristorante Cibus. Le stanze in pietra, con arcate dipinte a calce, ospitano il regno di Lillino Silibello, persona schietta e gentile, con una profonda cultura del cibo e delle tradizioni enogastronomiche della sua terra.
Più che un ristorante, Cibus è un luogo di conoscenza. Il cibo non è solo elemento di degustazione, ma un viaggio tra la storia e la cultura di questi luoghi. I piatti che scegliamo sono il frutto di una ricerca continua tra gli eccezionali prodotti che il territorio offre.
Lillino è istrionico e con sapiente arte, che gli deriva dall’evidente amore per questa terra, indirizza la clientela verso scelte azzeccate. Con un occhio di riguardo – almeno così sembra a me – verso le persone che percepisce mosse dallo stesso amore. Così, dopo un rosato che aiuta a sciogliere la chiacchiera, ci propone un primitivo di uno dei più importanti produttori locali che fa 16,5°. Uno schiaffo in faccia al primo assaggio, ma col passare dei minuti se ne apprezzano tutte le sfumature, la struttura, i profumi.
Degli antipasti è già stato detto poco sopra. Il mio primo, sagnapenta (che sarebbe uno spaghettone fatto a mano) con ragù di carne e ricotta forte è un trionfo di Puglia. Rimandato a settembre il capitolo dolci. La granita di mandorla è davvero scarsa. Ma lo scivolone è più che perdonato.
A questo punto è difficile parlare di primo appuntamento. Ceglie, tra Fornello e Cibus, e tutta la Vale d’Itria sono un vero e proprio percorso d’amore che vale la pena vivere a piene mani. O a pieno cuore.

Cibus
Via Chianche di Scarano 7
72013 Ceglie Messapica (BR)
tel. 083.1388980

Cade una stella da Ricci

Lei
La prima stella di questo nostro viaggio si trova nei pressi di Ceglie Messapica. Questo è un posto rinomato, due cuochi marito e moglie, lei pugliese lui delle Mauritius, solari, allegri, fisici da atleti dei 100 mt di padelle olimpioniche sono i protagonisti di questa serata. Alessandra Tinozzi, fotografa di grandi chef di fama internazionale che li posa adagio su un cuscino e poi li ritrae con la sua super Canon, ci porta con lei in questo angolo dei sensi. Un’amica, una compagna di viaggio ideale, una professionista, una donna dalle mille risorse, e il nostro amico Paolo, anche lui fotografo e ritrattista di bottiglie che si amano, sono i nostri commensali perfetti. L’accoglienza del personale è straordinaria e a me colpisce la dolcezza di tutti coloro che si rapportano a noi. A partire dai due amanti/chef che che escono saltellando dalla cucina come fettuccine al pomodoro fresco con grandi occhi e sorrisi coinvolgenti per salutare Alessandra che domani li farà sdraiare sul cuscino per fotografarli. Poi salutano noi, ci baciano come se ci conoscessero da sempre e io rimango piacevolmente colpita, da piemontese rispettosa delle distanze, dal loro calore e dalla loro passione ma senza sottovalutare la delicatezza che emanano, ingredienti che ritroveremo nei loro piatti durante la serata. Venire a mangiare in uno di questi posti è sempre un esperienza che ci si può, ci si deve concedere una volta ogni tanto, o anche spesso per chi può permetterselo naturalmente. Decido di prendere un antipasto e un secondo ma senza esimermi dall’assaggiare tutte le portate dei miei sfortunati amici seduti a tavola con me, duecuorieunaforchetta è più una minaccia che è un nome. Fiori di zucca ripieni di ricotta, delle sottili fette di barbabietola fritti, una parmigianina di zucchine e melanzane, delle bruschettine leggere di baccalà e poi il mio filetto di vitello agrumato con fagioli cannellini e verdurine da svenimento. Poi ci portano dei fagiolini selvatici con una spruzzata di cacio ricotta che per gli amanti delle verdure è un’esperienza miracolosa del palato. E’ veramente tutto sublime. Il servizio i bicchieri i cuscini -lifemotive- su cui puoi appoggiare la borsa. E i nostri compagni di forchetta che fotografano. Questo è un ristorante perfetto da primo appuntamento in cui non si hanno grandi dubbi su chi si porta. Se invece lei ha dei dubbi, farsi portare qui è un buon modo per dipanarli. L’uomo che è con te è generoso e ha classe. Due elementi da non sottovalutare.

Lui
L’anima di questo ristorante è tutta negli occhi di Antonella quando le chiedi: “ma perchè Ceglie e non Milano o New York?”. E sono occhi pieni di questa terra, dei suoi colori, del vento, delle tradizioni che qui si mantengono da 45 anni. Ma Antonella e Vinod, suo marito chef anche lui, originario delle Mauritius, hanno un tocco in più. Anzi una leggerezza in più. Perchè, buttando un occhio furtivo in cucina, i due si muovono in perfetta sincronia, quasi come se danzassero sulle nuvole.
La stessa leggerezza che ritroviamo nei piatti una volta serviti. Coccolati – direi – da Serena, la sorella di Antonella, e da tutto il personale.
Il Fornello da Ricci, ristorante stellato in cui capitiamo grazie alla preziosa intercessione di Alessandra Tinozzi, super fotografa “sdraiatrice” di grandi chef internazionali, è gestito da sempre a livello familiare. Prima il papà e la mamma, oggi Antonella e Vinod dopo alcune esperienze in giro per il mondo. Ma il richiamo della Puglia (qui ne avete una testimonianza scrivente) ha naturalmente preso il sopravvento.
Poco sopra avete avuto una descrizione dettagliata dei piatti, pertanto non mi dilungherò più di tanto. Ciò che colpisce sono i sapori. Definiti ma amalgamati, leggeri ma di spessore. Tutti i prodotti sono della terra della famiglia, del macellaio “qui di Ceglie” e così via. Altamente selezionati e, appunto, fedeli alla tradizione.
La mia lasagnetta con impasto di olive e ripieno di stracotto vola via tra una chiacchiera e l’altra così come è arrivata.
Ma dove si capisce perchè la stella sia caduta proprio qui è al momento del dolce. Mezzaluna di pan di spagna ripiena di crema leggera al mascarpone, con gelato al caffè di accompagnamento.
Semplicemente il dolce più sublime che mi sia capitato di assaggiare fino a oggi.
Qui siamo oltre il primo appuntamento. Viriamo decisi verso la dichiarazione. La Puglia, in particolare questa zona, la Valle d’Itria, con i suoi tramonti mozzafiato, non possono che esserne il palcoscenico.

p.s. a breve pubblicheremo anche l’intervista che abbiamo fatto ad Antonella e Vinod dove ci hanno raccontato il loro amore per la cucina e alcuni segreti ai fornelli e non solo…

Al Fornello da Ricci
Contrada Montevicoli
72013 Ceglie Messapica – Brindisi
tel. 0831.377 104 / 331.6864570
ricciristor@libero.it

Naufragare sulla Zattera a Torre Colimena

Lei
Sospiro ed è una questione del tutto personale, ma in un blog si possono dare sensazioni personali no? Bene e allora se al primo giorno di vacanza vengo portata in un posto del genere mi hanno pescato per bene in una rete a maglie strette. Lo so che basta poco, infatti nella mia vita devo mantenere la lucidità poi per scegliere secondo altri criteri la persona che mi sta di fronte. Ora non vi voglio tediare con quali siano le mie priorità, ma vi posso dire che poche cose mi rendono così felice, come mangiare crostacei e pesce sul mare, direi ai piedi del mare, con la coccola di una luna rossa e piena che spunta dietro un molo. Vi pare che stia esagerando? Non è così. Poi quando ad un posto improbabile come questo, essenziale, compare il cuoco con un avambraccio mozzo come nelle migliori storie marinaie di pirati e sirene, io smetterei qui di descriverlo. Invece c’è dell’altro, il pesce devi andartelo a scegliere in pescheria a fianco e poi sederti e aspettare che ti portino cozze e vongole come antipasto, per proseguire con linguine allo scoglio e una grigliata mista appena saltata fuori dalle onde. Il posto è grezzo, è vero, con una lady-popeye tutta tatuata che non sai bene se ti vuole tirare una sberla in piena faccia o solo prendere ‘la comanda’. Ma è tutto il resto che fa da cornice sublime, è la natura che ti parla, il fruscio delle onde, la luna sul mare, il profumo di pesce fresco appena grigliato. Sono sensazioni che non si possono dimenticare, che ti accompagnano in un dopo cena selvaggio in cui tirare fuori ciò che di più passionale e verace c’è in noi. Per cui titoli di coda, Popeye strizza l’occhio e il resto lo scrivete voi.

Lui
Siamo nella zona più “ruvida” del tacco d’Italia, in quella porzione di costa ionica che va da Taranto fino a Porto Cesareo, al confine con la provincia di Lecce.
Qui i paesi hanno ancora le case che sembrano un po’ buttate lì a caso, tutte diverse, senza un ordine apparente, intorno campagne di terra rossa e vigne di primitivo a perdita d’occhio. Una crasi tra Sudamerica e Africa. Ma siamo in Puglia, lo si capisce anche dalle tipiche torri di avvistamento che qui si susseguono sulla costa.
Una di esse, Torre Colimena, è tra le meno conosciute rispetto alle più celebri Torre Lapillo o Punta Prosciutto e forse proprio per questo conserva un fascino selvaggio. La sua spiaggia di sabbia del colore del bronzo ha granelli che si attaccano alla pelle, quasi come se ci obbligasse a portarcene a casa un pezzo tangibile, oltre al suo ricordo.
Nel piccolo borgo di pescatori, in riva al mare – anzi “sul” mare – un basso fabbricato di alluminio, con terrazza, luci al neon e tavolacci di metallo, porta il nome “La Zattera”. Ma se chiedete, da queste parti è conosciuto come “da Pompilio”.
Da Pompilio sono quasi tutti parenti e il capostipite, Pompilio appunto, spadella vigoroso in cucina nonostante abbia un avambraccio in meno.
A prendere la comanda c’è una delle figlie. La comanda…in realtà non c’è una vera comanda, perchè cosa ordini lo decide lei, mentre dall’altro orecchio verifica al telefono che i figli a casa non facciano troppi danni, e c’è ben poco spazio per contraddirla. L’unico margine di arbitrio è lasciato al secondo. Qui il pesce lo si sceglie in prima persona sul serio, nella pescheria a fianco gestita da due ragazzi, parenti anche loro, che vanno poco per il sottile. Senza fronzoli insomma. Sul banco c’è il pescato vero, di mare, e di lì a poco la nostra scelta sarà servita, grigliata, al nostro tavolo.
Pompilio è come te lo aspetti. Essenziale, come i suoi sapori. Nei piatti c’è quello che ci deve essere e null’altro di memorabile. Infatti Pompilio non è memorabile, ma è straordinariamente buono e lascia la voglia di tornarci appena possibile. Se poi sei un habituè, forse la lady di ferro può farti anche l’onore di pulirti e aprirti le cozze crude con le sue possenti mani, come succede ai nostri pittoreschi vicini.
Il primo appuntamento? Si potrebbe dire: “necessita di un supplemento di riflessione”. Ma se la vacanza (o il weekend lungo) ha già preso la piega di “Travolti da un insolito destino…”, questo è il posto giusto per noi Giancarlo Giannini e la nostra Mariangela Melato.

La Zattera “da Pompilio”
Torre Colimena 16 Vl.Jonio
Avetrana (TA)
Tel. 099.8718761

Da Manueli il sapore rustico della Romagna

Lei
Inizia il viaggio verso sud fermandosi nelle terre romagnole a trovare un’amica che da anni ha lasciato Torino per gestire un fantastico agriturismo chiamato Ca de Gatti. Il sentiero che conduce alla casa è tortuoso e si chiama sentiero della poesia e ad ogni albero ci si può fermare per leggere su un cartello rosso la poesia degli avi della famiglia Tini. Ma sulla strada ci assale un languorino ed essendo le tre del pomeriggio riusciamo a trovare sulla strada nella borgata di Santa Lucia presso Oriolo dei fichi un’unica trattoria aperta, da Manueli. La fame ci trascina in questo posto dove ci accontenteremmo di qualsiasi insalata pur di placare la fame e alzare il calo glicemico dal viaggio faticoso. Invece ci accoglie un gazebo tipico di campagna con piante e dehor a regola d’arte e a proposito d’arte il locale ampio e arieggiato è decorato ovunque da dipinti sui muri e quadri in stile 800 tra nature morte e ritratti di contadini altezza uomo. Le cameriere con la “s” sibilata romagnola e un signore con i baffetti sorridente e accogliente ci danno il benvenuto. Volendo stare leggeri e vista la tarda ora ci indirizziamo verso soluzioni veloci. Piadine con squacquerone e prosciutto crudo e gnocchi fritti, che qui in Romagna hanno le dimensioni di una navicella spaziale. Non contenti ordiniamo anche piccoli crostini misti che in realtà si rivelano al di sopra dell’immaginazione: bruschettine di caponata, funghi, pomodori, carciofi, speck e altri orpelli indefinibili. Che gioia si respira in questo posto, i prodotti sono genuini e allegri così come lo sono le persone che ci circondano. Sembra tutto surreale come in un film di Antonioni, facce vere, situazioni grezze e allo stesso tempo con un tocco di nostalgia di tempi andati. Se è un posto per la prima volta? Se è amore vero questo posto fa per voi.

Lui
Inauguriamo la pagina vacanziera del blog.
Siamo partiti alla volta della Puglia, terra che ha regalato le origini familiari dello scrivente, insieme ai due amici fotografi che ci accompagnano in questo viaggio lungo l’italico stivale. Dopo una breve tappa familiare, ma non priva di sapori genuini come piacciono a noi, tra le colline tortonesi, la seconda sosta prima del tappone finale ci ha visto arrampicati tra i declivi intorno a Faenza. A Brisighella per la precisione.
Destinazione Ca’ de Gatti, agriturismo dal panorama mozzafiato gestito in maniera egregia da amici della coinquilina.
Tra Faenza e l’agriturismo si snodano strade di vigne Sangiovese e altre colture che, a ben guardare, ricordano senza nulla invidiare le più famigerate zone senesi.
Qui, nella piccola frazione di Santa Lucia, “alla fine della discesa, dove c’è il tabacchi”, il ristorante Manueli ci ha accolto all’insolita ora delle 15 passate. Con un sorriso (primo punto guadagnato).
Siamo nella patria del maiale, che qui è il protagonista assoluto di un po’ tutte le portate, dolci esclusi.
Il menu rispecchia e rispetta la vera tradizionale arte del “sano” mangiare romagnolo. Pizza fritta (altrove conosciuta come gnocco fritto o torta fritta), piada, prosciutto crudo, affettati di caccia, squacquerone. Un tripudio regionale, appunto. Con tanto di accenti e giovialità.
Ecco, se la vostra lei è vegetariana forse la Romagna non andrebbe messa sul podio delle soluzioni. A meno che non vogliate assistere, come è capitato a noi alla graziosa scenetta: “scusi, ma in questa bruschetta c’è della carne?” “Ma no, giusto un po’ di speck”.
Questa è la Romagna. E Manueli ne incarna lo spirito rustico.

Ristorante Manueli – Santa Lucia
Via Santa Lucia 171
48018 Faenza (RA)
Tel. 054.664204

Bolliwoodi-amo?

Lei
Premesso che ho un ristorante superpreferito indiano, premesso che è agosto è che molti locali sono chiusi, premesso che in estate in città i “primi appuntamenti” aumentano, perché ci sono meno cose da fare, palestre chiuse, associazioni e corsi serali finiti. Dopo tutte queste premesse fidatevi di noi (primo ingrediente per una nuova relazione).
In agosto si ha il tempo per incontrare gli altri, di girare per la città e fermarsi a salutare qualche amico sorridente e bevitore di sidro errante. Corrado ci consiglia un posto da provare, non troppo impegnativo, 7 euro, a buffet e super indiano.
Decidiamo di tentare accompagnati e incoraggiati dalla nostra eclettica amica Nicoletta (insegnante,illustratrice, scrittrice, poetessa, viaggiatrice, sportiva, e un po’ in miniatura, ossia me la porterei in giro nel taschino). E’ un piccolo ristorante di via Saluzzo indiano Kashmir, Nico mi dice che kashmir c’è anche a Milano (e già mi sembra il primo segnale di un ristorante di prestigio) e che lei diventa pazza per il pollo tandoori, ma giuro che a San Salvario non è così famoso. Io ci sono passata tantissime volte e non mi sarei mai fermata, ma devo riconoscere che è il mio fidanzato che è capace di riconoscere a fiuto (o de panza) i posti “giusti”e fermarsi . Affidandosi agli amici ci facciamo accompagnare in questo viaggio esotico di pietanze al bancone. Il posto è oggettivamente molto grazioso al suo interno, più particolare da dentro che da fuori. Un uomo indiano alto e sorridente ci accoglie e una ragazza gentilissima ci spiega i piatti come nei ristoranti di lusso. E poi componiamo il nostro piatto con le pietanze che vediamo pronte come in un normalissimo self service (o take away). Ogni piatto è cucinato con attenzione i gusti sono perfettamente speziati, i diversi cheese naan (pane con formaggio) e garlic naan (pane con aglio) sono caldi e leggeri. E poi sul tavolo è presente il famoso chapati fatto con miscuglio di farine (miglio, orzo, grano saraceno e grano), sale e acqua, senza lievito e viene cotto su una padella di ferro chiamata tawa. Il pollo tandoori me l’hanno portato su una piastra scoppiettante con cavoli e peperoni.
E’ un ristorante a tutti gli effetti in cui le chiacchiere scivolano via e le spezie confondono i confini e le culture si incontrano nuovamente sotto un “cielo che è molto grande per accoglierci tutti”.

Lui
Una volta qui c’era un pakistano. Anzi “il” pakistano, ed era uno dei primi kebab aperti in zona. Naturalmente dopo sua maestà Bibo-Horas.
Siamo, ovviamente, nella nostra zona d’elezione, San Salvario. In via Saluzzo, proprio davanti alla moschea che qui è ospitata in un interno cortile. Così, tra mamme da vestiti di mille colori e bambini a tracolla, uomini della comunità somala che entrano ed escono tra chiacchiere e risate dal bar gestito da uno di essi, sediamo nel dehor di quello che oggi, spostandosi di qualche meridiano, è diventato Kashmir, gastronomia indiana.
Corre l’obbligo, da parte del sottoscritto, di precisare che tra le tante cucine etniche l’indiana non è proprio la mia preferita. Prediligo gusti più “definiti”, essenziali, accompagnati da poche salse e spezie. E di solito, appunto, la scelta non ricade sull’indiano.
Però se c’è Nicoletta di mezzo, non si può far altro che alzare le mani e affidarsi senza tema. Perché nell’ormai invalsa tendenza, sempre più di moda, di definirsi “sansalvarini” e tessere le lodi del proprio contributo alla rinascita della zona, lei è una delle poche che di questo quartiere incarna l’anima.
Io mi oriento su pietanze a basso rischio, di granitica certezza. Pollo al curry, riso e ceci, piccolo tortino di ceci e verdure. E tocca ricredersi (cosa rara per un Ariete). Pertanto, ascritto d’ufficio nella categoria “da provare e ritornarci”.
Il primo appuntamento? Stra-consigliato, manco a dirlo. Al netto della nostra partigianeria di chi snobba tutto quello che sta dall’altra parte di corso Vittorio.
Certo, è utile “sondare” discretamente, con anticipo, il terreno dei gusti gastronomici (in tema di cucina etnica, il rischio è sempre dietro l’angolo) e l’approccio “friendly” alla multiculturalità. Qui siamo nella parte più “tosta” di San Salvario e se per noi non è (ovviamente) un problema, così potrebbe non essere per la compagnia di questo primo appuntamento.
Se così fosse, il nostro suggerimento è: pizza e la prossima volta scegliere una persona che sappia stare di più al mondo. Che a San Salvario è raccolto in un fazzoletto di vie.

Kashmir Ristorante
Via Saluzzo 17
10125 Torino
tel. 011.7900157

Sosta di gusto in autogrill

Lei
Oggi vorrei fare la recensione forse più breve al mondo, veloce, ma efficace.
Non so se sia mai successo ma voglio parlarvi di un autogrill.
Si, proprio così. Un autogrill dove è un piacere fermarsi …e ritornare apposta. Forse non è auspicabile trovarsi qui per il primo appuntamento, ma se per caso siamo già nella fase primo weekend in Liguria…..pensiamo possa servire questa prima tappa “stradale” per arrivare poi nella stessa Liguria dove abbiamo scovato dei posti deliziosi. Ma un km alla volta.
Sulla Torino – Savona, direzione Liguria, il primo autogrill dopo la barriera di Carmagnola è “da Alberto Vinai” (Rio Colorè Lato Ovest).
Trovi questo posto di ristoro senza grandi insegne o loghi famosi ma solo un cubo di cemento e il solito benzinaio. Ma appena entrati ecco un tripudio di gente che sventola scontrini sulla destra e sulla sinistra, prodotti da scaffale un po’ particolari scelti accuratamente dalla famiglia Vinai, prodotti locali, dolciumi, biscotti, marmellate e zuccherini sotto liquore. Bene, questo posticino è una chicca per quanto riguarda i panini, quasi tutti, quelli alle acciughe al verde tipiche piemontesi, quelli con i peperoni e la bagna caoda, quelli con le verdure grigliate (fatte in casa) e la fontina, ma mai penseresti di trovare IL panino. Tripudio di bontà, che emerge dal bancone come il Re degli affari: il panino con la salsiccia di Bra.
La salsiccia è cruda, squisita, e il contrasto con il pane ben scaldato fa risvegliare i sensi e l’immaginazione per proseguire il nostro viaggio con più energia.
Facilmente il viaggio sarà meraviglioso con una partenza così.
L’attenzione ai dettagli è un piccolo vezzo, per di più se siamo in un autogrill, ed è un modo per esprimere all’altro anche il gusto delle piccole cose.
Poi dirigetevi nelle colline langarole o proseguite per qualche carruggiu ligure. Chi ben comincia è a metà dell’opera.
Noi intanto vi anticipiamo sulla strada per aspettarvi e darvi qualche altro consiglio.

Lui
Cominciamo col dire che invitare la potenziale “lei” al primo appuntamento in un autogrill potrebbe non rivelarsi una carta vincente. “Oggi ti porto in un posto carino, al primo benzinaio dopo Carmagnola”. Qualsiasi buona intenzione potrebbe soccombere sotto tanta audacia.
Ma proviamo a vederla sotto un’altra angolazione. Potrebbe essere la sorpresa che non si aspetta.
Certo, come dice la coinquilina, la condizione ideale potrebbe essere il primo weekend in Liguria. Con quel misto di preoccupazione ed emozione che caratterizza le prime uscite lunghe.
“Devo fare benzina, ti va un caffè?”. Proviamo a stemperare.
Ed eccovi all’autogrill Rio Colorè Ovest, “da Alberto Vinai”.
Un posto che farebbe la felicità, tra gli altri, dei tanti cultori del No-logo fuori stagione. Perché questo posto non è affiliato alle varie imprese che popolano le nostre autostrade. E’ gestito in maniera quasi familiare, con accenti che virano decisamente verso le zone dell’alta langa.
In realtà la vera felicità è riservata ai ghiottoni come i qui presenti scriventi. Focacce da fare invidia ai carruggi poco distanti. Verdure di stagione grigliate. Affettati artigianali. Scaffali dove i vari Kinder, Milka, San Carlo sono finalmente in minoranza.
Secondo il gourmand piemontese Paolo Massobrio, questo è uno degli autogrill più forniti d’Italia. Non stentiamo a crederlo. Non foss’altro che per il primus inter pares di questo luogo. Il panino con la salsiccia di Bra. Quella vera. O almeno, una delle migliori che ci è capito di assaggiare.
E allora con nonchalance e piccole scelte sapienti possiamo stupire la nostra lei, nell’attesa di luoghi che sapranno stuzzicare palati e amori. Magari nell’entroterra ligure.

Vinai Alberto Bar E Caffe’
Autostrada To/Sv Rio Colore’ Lato Ovest
12042 Bra
Tel. 0172.490014