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Bali, una vacanza per due

Eccoci di ritorno dalla meravigliosa isola di Bali, 15 giorni di totale immersione in un mondo di spezie, colori profumi, incensi, foglie di banano, piante d cacao, frutti della passione, mangosteno, sorrisi inchini e suoni del gamelan in ogni strada.

Bali è il luogo del cibo, della gastronomia, dei corsi di cucina, della miscela di ingredienti. Nel mio viaggio mi sono concessa un corso di cucina per carpire i segreti di questa cucina così complessa ed elaborata. Le donne a Bali si svegliano presto verso le 6 del mattino e si dirigono al mercato del paese che in genere è aperto 24 ore su 24, comprano il necessario per la giornata spezie verdure, e preferibilmente pollo, più raramente carne di vitello.

Poi arrivano nelle proprie case in genere tra le risaie , in luoghi mozzafiato circondate da statue indù, ruscelli,cascate, palme e alberi di cocco. Iniziano a costruire scatoline di foglie e fiori adagiati sull’acqua,accendono incensi a fianco e iniziano le preghiere agli dei protettori della giornata, con gesti eleganti con petali di frangipane .

Poi iniziano a cucinare per tutti i pasti della giornata in abbondanza, in modo che i pranzi e le cene siano pronti per chiunque passi dalla casa.

Un Nasi Gore, un Gado Gado, le frittelle di mais, gli spiedini di pollo Satay, solo alcuni dei piatti principali. Il processo di parte in maniera accurata raccogliendo tutto ciò che la terra offre, spezie, pepe, peperoncini di ogni genere, noce moscata e 4 tipi di zenzero, sali di diverso tipo, chiodi di garofano, coriandolo, semi di sesamo, e ancora il galangal, ginger, kencur e turmeric, le fogli di lime, e  il re del lemongrass che abita ogni pietanza, l’aglio. Il tamarindo il pesce essiccato, la salsa di Soya, e la palma da zucchero. Bene questi ingredienti vengono pestati in combinazione diverse dentro a mortai di pietra grigia. Le basi cambiano per ogni piatto e c’è una diversificazione a seconda del piatto che si vuole ottenere.

Quando si è in vacanza si provano molteplici ristoranti e cuoriforchetta si è dovuta operare a sperimentare posti speciali anche in questa vacanza degna di una luna di miele, altro che primo appuntamento. Dopo 30 ore d viaggio qui si deve far sul serio. E di seguito vi dirò i migliori ristoranti che ho provato:

1.Cafè des Artist, atmosfera lounge, candele, quadri alle pareti con lucertoline posizionate alle cornici, rigorosamente vere. Pietanze indonesiane, noodles nobili, ma anche piatti europei e sopratutto belgi. Atmosfera raffinata, romantica ed esotica.

2.Dirty Duck, ristorante di lusso, in cui l’anatra regna e si dice sia la migliore anatra al mondo. Peccato che la specialità sia quest’anatra abbrustolita e croccante che pare sia una roba ricercata. Io l’avrei usata per giocare a rugby, ma non si può dire che il gusto non fosse al’altezza della reputazione. Il posto è chic con laghi fontane luci tavoli bassi orientali cuscini e luci soffuse. Ma vi assicuro che le posate non sono contemplate per addentare il volatile.

3.Babi Guling, un luogo surreale a picco sulla giungla dove cucinano maialino allo spiedo e insalata di fagiolini piccante, gelato al cocco, come menù fisso credo a 4 euro super giù. Dicono sia la specialità di Ubud, per cui come rinunciare.

4.Casa Luna, Qui ho fatto il corso di cucina famoso e sono venuta a provare il ristorante. Come ogni ristorante che diventa famoso, secondo me poi peccano un po’ di presunzione e le porzioni erano molto piccole rispetto allo standard e i piatti molto cari .Insomma nessuna grande differenza da qualsiasi Warung della città , anzi. Ma il corso è stato un’esperienza indimenticabile. Maneggiare spezie, tritarle, pestarle, toccale sentirne gli odori , mescolarle insieme e scoprire i trucchi alla base della cucina balinese credo sia stata l’esperienza più significativa per comprender e meglio questo paese. Non si passa dal cibo per capire una popolazione?

6.Abu Bali, Monkey Forest. Per me il meglio, un cucina attenta ai dettagli, originale. Piatti orientali cucinati all’occidentale, con ingredienti semplici, Carni morbide e salse non troppo invadenti, personale simpatico, attento veloce, wifi efficace, fosse davanti a casa, sarei cliente abituale. Poi ha tanti cuori illuminati che mi rendono felice e mi sento a casa.

E infine il 7. Blu D’amare che richiede una nota a parte. Isola dei galeotti di Trawangam, così erano i primi abitanti di quest’isola. La scelta un po’ atipica di andare a dormire in una gesthouse e famosa trattoria gestita da italiani, o meglio mamma e figlia emiliane, non è da me in viaggio. Ma in effetti il sito le camere, e il desiderio di conoscere due italiane che vanno a vivere a Bali lasciando tutto, mi sembrava ugualmente curioso da indagare. E così approdata, non mi sono pentita per nulla. Due donne solari ,Siva e la figlia Alessandra, emiliane fino all’osso. Il piccolo Adriano che cresce tra i fiori di frangipane e in un isola senza auto, inseguendo le lucertole, e gettandosi come un pazzo in mare all’età di 8 mesi, temerario e marinaio come il babbo “bracciodiferro’ che ogni giorno va pescare pesci per i pasti del giorno. Se non vi sembra particolare…questo. Le camere sono ineccepibili, il posto è davanti al punto più indicato per lo snorkeling. Fanno cucina balinese e cucina emiliana , la tartare di tonno e gli strozzapreti ai frutti di mare, che saltano dalle onde per arrivarti nel piatto che tieni in mano sul lettino della spiaggia, quando non hai nemmeno voglia di sederti a tavola. Sei giorni senza mettere le scarpe tra chiacchiere veloci  sull’anima di Bali vista con gli occhi di due donne coraggiose e tenaci. Tra i fiori di un paradiso e la femminilità che emerge in ogni angolo, e quella sensazione di sentirsi un po’ a casa ma dall’altra parte del mondo.

Kibe, appuntamento a Sarajevo

Probabilmente se vi trovate a Sarajevo per il primo appuntamento, il ristorante sarà solo la ciliegina sulla torta di una conquista che si basa già su solide premesse. La capitale bosniaca, crocevia di culture, densa di colori e profumi, luogo di storia e tragedie avrà già fatto breccia nel cuore della lui o della lei che ha la fortuna di accompagnarvi o di avervi conosciuto in questo luogo.
Sarajevo è incastonata tra colli e montagne che ne aumentano la suggestione ma che sono state anche causa dell’immane dramma che qui si è consumato poco più di 15 anni fa.
Arrampicandosi su una di queste (prendete un taxi, costa pochissimo e si fa anche bella figura) dal nulla ad un certo punto appare questa baita in legno, forse anche un po’ fuori contesto, che ospita uno dei migliori ristoranti della città.
Chiedendo in giro abbiamo capito che i prezzi di Kibe sono insostenibili per la quasi totalità della popolazione, infatti all’interno troviamo manager tedeschi, molti stranieri, persone del posto dall’aria decisamente facoltosa.
Prezzi tuttavia quasi ridicoli per chi arriva dal nostro paese. Elemento non da poco, che dà una bella spinta alle possibilità di riuscita del nostro primo appuntamento, permettendo di spaziare nella scelta.
Il menù è tipicamente bosniaco: agnello, insalata di cavolo, Ćevapčići (vero piatto nazionale bosniaco), sapori forti, molto speziati, con influenze turche e dell’est, come ci si aspetta da Sarajevo. Tutto molto ben cucinato ed equilibrato.
Un principio della comunicazione sostiene che less is more. Il suggerimento è non avventurarsi nei dolci, pesantissimi e dolcissimi, in particolare l’hurmášica e il kadáif. Potrebbe risentirne la lucidità del prosieguo.
Imprescindibile, invece, il Bósanska Kafa, il caffè bosniaco, preparato e servito nelle tipiche caffettiere in rame. Straordinario l’aroma di cardamomo che sale lentamente, lasciando anche il tempo di guardarsi negli occhi e tentare i primi sfioramenti di dita nell’attesa che il fondo si depositi.
Il tutto accompagnato dallo splendido panorama illuminato della Sarajevo notturna, che emerge dalle ampie vetrate.

Kibe
Vrbanjuša 164, Sarajevo
Bosnia and Herzegovina
tel. +387 33 441 936