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La Strambata #glutenfree with chic

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Stiamo diventando tutti celiaci? Perchè la maggiorparte della popolazione sta diventando allergica al glutine? Ci sono diverse ipotesi in merito, un po’ come le intolleranze, ma più che altro per il sistema di taglio del grano e per far crescere  maggiormente i chicchi in poco spazio, questo probabilmente ha creato una modificazione genetica responsabile dell’aumento repentino della celiachia. Senza contare la nostra dieta basata esclusivamente sui carboidrati. E’ diventata una malattia sempre più diffusa, non si sa se a causa degli OGM o a causa della nostra alimentazione monocibo. Ma ora ricorriamo ai ripari. Chi ha questo problema deve stare molto attento a non introdurre alimenti con glutine, ma il problema è anche la contaminazione nella stessa cucina attraverso l’uso delle stese pentole,pianali e barattoli: le polveri che volano delle farine potrebbero contagiarne i cibi privi e questo è un bel problema per i nostri amici celiaci. A Torino però….., puntini sospensivi di orgoglio,  hanno aperto un ristorante. Già. Solo per Celiaci. Già. A San Salvario (questo è un po’ meno una novità, già). Un po’ spostato dalla movida fortunatamente per chi lo deve raggiungere. Si chiama La Strambata. Un cuoco abilitato alla cucina con numerosi corsi di formazione. Un menù di primi e secondi. Volendo testarne la qualità sono andata con la mia amica medico ed epidemiologo celiaca e vegana, un termometro umano di cibi e un segugio sanitario. Cosa non mangia da tempo un celiaco? ……Ci siamo buttate sulla pizza!! Rigorosamente di farina di riso e mais alle verdure grigliate. E’ stato una gioia vederla mangiare felice quello che di solito non può permettersi in giro per ristoranti comuni. Non contente abbiamo sperimentato la tempura di verdure, anche queste fritte in una pastella di farine speciali. Niente carni, niente cosucce e pietanze facili. Abbiamo messo a dura prova la cucina e lo chef. E……? Prova superata, quasi differenze impercettibili nel gusto, alta qualità del metodo di cottura, forse la pizza doveva essere cotta maggiormente….ma siamo state veramente sorprese e soddisfatte dai piatti impossibili. Io gioivo con lei. Dota dolente. ha i prezzi superiori alla media torinese. Ma ne vale la pena spenderli per togliersi qualche sfizio che fa bene alla salute e sopratutto alla mente. Per il primo appuntamento va benissimo. Stra consigliato se trovate il vostro lui o la vostra lei con problemi di celiachia, non demoralizzatevi c’è il posto per stupirli ed accoglierli. Possiamo essere diversamente mangioni e appagati.

La Strambata, Via Foscolo 2, Torino tel 011 6692681

Un amore radical chic

Ci sono luoghi che faccio fatica a raccontare, in genere sono quelli in cui vado più spesso e di cui sono gelosa. Come se avessi bisogno di luoghi solo miei. Questo in generale nella vita, tutti hanno bisogno di rifugi ritagliati nella quotidianità, saltando in una realtà paralella, immergendosi in una fiaba inventata. Uno spazio dell’anima, della testa e del cuore. Un limbo in cui sai che lì, tra quelle pareti, ci sei solo tu e la massima espressione di te stesso. Ci sono altri commensali, certo, ma ognuno è immerso nella sua magia, nella sua bolla di intimità, nessuno si vede da un tavolo all’altro. Personaggi simili a te, un’umanità che riconosci e respiri profondamento e il cuore sorride  e sai di per certo di essere nel posto gusto.

Per me uno di questi luoghi è il Coco’s bar nel rinomato quartiere di San Salvario. Qui c’è una parola chiave: rilassati e lasciati trasportare. Coppie d’amore radical chic hanno codici segreti e si danno il cambio a ritmo di una canzone di Vinicio Capossela. Mamme con ciurme di figli scompigliati che arrivano dal mercato di piazza Madama Cristina, pantaloni di “Autopsie Vestimentaire” con tagli stravaganti, stivaletti e scarponcini antisommossa, maglie larghe, occhialoni da sole nascondono personalità creative. Giornalisti, Artisti, Musicisti, Pittori, Scrittori, Attori, Fotografi, accompagnati da biciclette e qualche cane di dimensione inverosimile giungono fin qui da tutte le strade di questo quartiere magico. Un luogo in cui entri e da fuori non se ne sa più nulla. Non pensi possa essere un ristorante, un luogo di incontri delle coppie radical chic: Torinesi della sinistra più radical, ma anche molto chic. Quotidiani cartacei sotto il braccio e la sigaretta un po’ demodè rigorosamente “rollata” a mano fanno da contorno.

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Quei luoghi in cui un giorno qualcuno dovrebbe girare un film, come in un cafè di Parigi della seconda metà dell’800, anni di Henri de Toulouse-Lautrec ed Emile Zolà. Intrecci di vita, di carriere, di artisti, substrato culturale di una parte della mia città. Incontri sempre qualcuno disponibile ad un saluto e ad uno scambio di opinioni. Tavolacci e sedie di legno, come nei peggior bar anni ’70. Foto sgualcite di facce, parenti e clienti tappezzano le pareti. Cartoline di affezionati da ogni luogo del mondo. E un’ area dedicata ai tifosi del Toro dagli albori ad oggi. Foto delle squadre, calciatori, autografi, vessilli, libri appoggiati sui davanzali. Ancora distillati, amari, liquori, una macchina del caffè roboante e ingombrante. Un distributore di noccioline impolverato degli anni 80, ma perfettamente funzionante.

Infine loro gli artisti della cucina, tre fratelli che vanno e vengono, ma ognuno con un ruolo  ben preciso, non provare a chiedere il menù al fratello sbagliato, sono sgarri che non si perdonano. Il conto si paga solo a colui dietro il bancone che è addetto anche al caffè. Le specialità sono la zuppa di ceci con le costine di maiale, o la zuppa di verza e carne o anche una pasta fagioli densa e degna di uno stomaco da camionista. Per i secondi trovi sempre quello più che solletica il tuo palato, il piatto che avresti voluto mangiare in una giornata di inverno per cambiare il corso degli umori. Ma non perdetevi la cotoletta impanata, forse e per me sicuramente una delle più buone della città. Grande, sottile, croccante, impanatura perfetta, come quella della nonna. (Solo un’altra regge il confronto in un’altra trattoria poco più avanti in via Galliari, ve lo dirò). Le verdure sono rigorosamente di stagione vendute dai banchi dei contadini attestanti all’uscio.

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Coco’s è un luogo dell’anima e del cuore, dove sarebbe bello ritrovarsi un po’ più intimi davanti ad un bicchiere di barbera. Guardarsi negli occhi, con sorrisi pieni di contenuti, una moleskine dove disegnare i pensieri; potrebbe succedere che durante un pranzo romantico qualcuno da qualche tavolo a fianco possa recitarvi una poesia d’amore; una fisarmonica potrebbe iniziare a suonare, un fotografo potrebbe rubarvi un ‘espressione intima e magari qualcuno in un tavolino in un angolo scirvere di voi, dei vostri gesti e del vostro nuovo amore. Se vi riconoscerete in un film, non vi stupite, siete stati fonti ispiratori di un regista che è passato di lì.

BAR COCO´S – via Galliari 28. Info 334/2595576. Aperto a pranzo, venerdì e sabato anche a cena, chiuso domenica.

Non è stato un colpo di fulmine con Bottega Baretti

Ci sono amori che non partono subito, ma sono lenti, in cui c’è bisogno di conoscersi, di annusarsi, di guardarsi per un po’, di frequentarsi. Con la Bottega Baretti è stato così. La prima volta che hanno aperto vivevo in San Salvario e la grandezza del locale mi ha infastidito, lo stile era diverso dagli altri locali del quartiere, un po’ ‘troppo elegante, un po’ troppo nero, un po’ troppo moderno.

Con la mia diffidenza l’ho provato e a fatica ho dovuto ricredermi. Una formula, tre specialità: la pizza, il galletto e gli arrsoticini direttamente dall’Abruzzo. Devo ammetterlo: pian piano che li conosco li apprezzo li stimo e mi sto affezionando. La qualità delle materie prime si sente, sono generosi e lo capisci dai loro piatti, perché vicino all’hamburger di vitello o di tacchino trovi il contorno di tre verdure, la senape in grani e poi la volta dopo ti aggiungono il flan di verdure e magari dei bastoncini di polenta fritta. Gli arrosticini sono numerosi, il galletto non è mai asciutto, ma croccante e tenero all’interno e le pizze sono speciali magari scegliendo quella con i fiori di zucca. Hanno voglia di farti sempre una sorpresa, ogni volta che vai scopri quanta passione ci mettono nel loro lavoro, non ti lasciano mai insoddisfatto; se c’è gente e si deve aspettare trovano il modo per farti sedere, hanno capito che hai fame. Il servizio è veloce, i ragazzi in sala sono sempre sorridenti gentili perspicaci e intuitivi. Hanno avuto l’umiltà nonostante siano arrivati con un’astronave, di farsi conoscere, di non imporre il loro modus.

Hanno capito che arrivavano su un pianeta differente dal resto della città, ne hanno rubato i parcheggi,è vero, ma li hanno sostituiti di umanità. In questo locale dai mattoni a vista e le luci soffuse, e i tavolini neri e gli arredi un po’ stile “locale nordeuropeo” hai voglia di tornare sempre, e al momento di pagare ti viene proprio il desiderio di offrire la cena a chi è con te. Lo fai con gioia, forse è il primo posto dove provo gioia davanti alla cassa, perché hai mangiato bene senza spendere troppo. Tutto ti ha soddisfatto e Bottega Baretti nella loro indubbia generosità ti prepara  alla serata negli gli altri locali. Sul lungo tempo questi giovani danno veramente il meglio e l’amore cresce.

Bottega Baretti

Via sant’anselmo, 28/f
10100 – Torino (TO) italia

tel: 011.7900331

Todo sobre mi mano-il Kitchen

Questa volta entriamo nel set di un film di Almodovar, colori forti, rosso, giallo, colori decisi ed estroversi, arredi particolari, il vecchio, il nuovo, il diverso. Troviamo una scala a pioli di legno che fa da porta bottiglie, una grande lavagna a muro con una scritta: work in progress, un televisore anni 70, tavoli, di legno, menù da scoprire e una mostra fotografica. Le foto sono della storia d’amore di due bottiglie, l’incontro, lo scambio, l’avvicinamento e la fusione, scattate dal nostro amico Paolo Ghivarello, per i twitteri @duendeturin.. Devo confessarvi che tutto è passione in questo piccolo ristorante di San Salvario, che ha saputo reinventarsi da gastronomia  a piccola trattoria di qualità.

Questo locale rispecchia noi giovani, con la capacità sempre di rinascere ed essere qualcosa di nuovo, di vivere con i sogni. Magari anche nella precarietà, come funamboli siamo capaci di danzare la nostra storia senza a volte essere capiti, ma spesso in grado di produrre qualcosa di speciale, viaggiando per il mondo e tornando con idee nuove. Il kitchen è gestito da questi  giovani e si vede. E’ un luogo dove puoi portare una persona speciale. Tutto  studiato per interagire con lui o lei. Giochi quando apri il menù svestendolo del suo abito serale, giochi quando apri le valigette a righe colorate dove a sorpresa saltella fuori il pane e puoi strappare con efficacia un sorriso alla tua lei. Cominci da subito ad interagire senza nemmeno rendertene conto.

Giochi quando arrivano i piatti, buoni curati speciali, e pensati per farti fare un’ esperienza nuova, per non mangiare quello che mangi a casa, dice Andrea, uno dei gestori. Proviamo il baccalà cucinato in 5 modi diversi avvolto in alga nori, che si presta arrendevole ad essere condiviso e assaggiato da entrambi i commensali, con le bacchette da sushi, scoprendo sapori a sorpresa, il tutto accompagnato da una pipetta di limoncello da succhiare con curiosità. Arriva poi,  il pollo senza  fiato cotto sottovuoto a bassa temperatura, lo chef giovane di origine sarda azzarda e riesce a stupire. La consistenza del pollo è nuova speciale, si scioglie in bocca, piccole fettine sottili da condividere offrire, passare con la forchetta  al nostro romantico dirimpettaio. E poi intingoli e cruditè serviti con eleganza. Ogni cosa è studiata con cura. Ho assaggiato l’anatra all’arancia, piatto all’occhiello della serata e orgoglio di Andrea che è andato in Cina e ha deciso di rendere la pietanza prestigiosa accessibile ai giovani torinesi  a costi moderati ed è riuscito. E’ buona, elegante raffinata e gustosa. Un’ anatra da primo appuntamento.

Infine ci si diverte con i dolci che il nostro chef ha pensato di scomporre, un croccantino di cioccolato fondente rivestito di nocciole, da intingere nella panna e da mangiare con le mani, e il tiramisù , un savoiardo, una crema di caffè a parte e una piccola burnia di crema al mascarpone: qui puoi invertire i giochi , sovvertire le regole, isolare, unire i sapori, divertirsi, accostare colori per costruire nuove sinergie. Anche i dolci ti appiccicano le mani con quelle dell’altro, una cena con i 5 sensi , da giocare scoprire e azzardare una conoscenza più intima con l’altro, su un piano non del tutto intellettuale, ma dove i corpi si muovono danzanti e divertiti.

Come in tutti i film di Almadovar sono le donne a far la differenza, donne che mandano in avanscoperta gli uomini , ma loro silenziose gestiscono da dietro le quinte; una bionda, affascinate sorridente con occhi blu penetranti che osserva tutto con attenzione e gestisce con eleganza e una ragazza bruna che serve ai tavoli professionale, ma sinuosa con i capelli corvini, gli occhi grandi e neri, i lineamenti particolari, entrambe con una personalità forte. Sono uscita di qui e viene da chiedermi chi ha scritto la sceneggiatura di Kitchen, ci sono i personaggi, due donne, due ragazzi, un giovane chef con i lineamenti raffinati e un gestore simpatico, socievole e affascinante.  C’è il luogo, una piccola stanza accogliente con una scenografia impeccabile, tra foto  e suppellettili e ci sono i piatti che raccontano le storie di questi protagonisti. Todo sobre mi mano, dammi la tua mano.

Il Kitchen, VIA PRINCIPE TOMMASO 16, 10125 TORINO http://www.ilkitchen.itinfo@ilkitchen.it – cell. 347/5354628,

Bolliwoodi-amo?

Lei
Premesso che ho un ristorante superpreferito indiano, premesso che è agosto è che molti locali sono chiusi, premesso che in estate in città i “primi appuntamenti” aumentano, perché ci sono meno cose da fare, palestre chiuse, associazioni e corsi serali finiti. Dopo tutte queste premesse fidatevi di noi (primo ingrediente per una nuova relazione).
In agosto si ha il tempo per incontrare gli altri, di girare per la città e fermarsi a salutare qualche amico sorridente e bevitore di sidro errante. Corrado ci consiglia un posto da provare, non troppo impegnativo, 7 euro, a buffet e super indiano.
Decidiamo di tentare accompagnati e incoraggiati dalla nostra eclettica amica Nicoletta (insegnante,illustratrice, scrittrice, poetessa, viaggiatrice, sportiva, e un po’ in miniatura, ossia me la porterei in giro nel taschino). E’ un piccolo ristorante di via Saluzzo indiano Kashmir, Nico mi dice che kashmir c’è anche a Milano (e già mi sembra il primo segnale di un ristorante di prestigio) e che lei diventa pazza per il pollo tandoori, ma giuro che a San Salvario non è così famoso. Io ci sono passata tantissime volte e non mi sarei mai fermata, ma devo riconoscere che è il mio fidanzato che è capace di riconoscere a fiuto (o de panza) i posti “giusti”e fermarsi . Affidandosi agli amici ci facciamo accompagnare in questo viaggio esotico di pietanze al bancone. Il posto è oggettivamente molto grazioso al suo interno, più particolare da dentro che da fuori. Un uomo indiano alto e sorridente ci accoglie e una ragazza gentilissima ci spiega i piatti come nei ristoranti di lusso. E poi componiamo il nostro piatto con le pietanze che vediamo pronte come in un normalissimo self service (o take away). Ogni piatto è cucinato con attenzione i gusti sono perfettamente speziati, i diversi cheese naan (pane con formaggio) e garlic naan (pane con aglio) sono caldi e leggeri. E poi sul tavolo è presente il famoso chapati fatto con miscuglio di farine (miglio, orzo, grano saraceno e grano), sale e acqua, senza lievito e viene cotto su una padella di ferro chiamata tawa. Il pollo tandoori me l’hanno portato su una piastra scoppiettante con cavoli e peperoni.
E’ un ristorante a tutti gli effetti in cui le chiacchiere scivolano via e le spezie confondono i confini e le culture si incontrano nuovamente sotto un “cielo che è molto grande per accoglierci tutti”.

Lui
Una volta qui c’era un pakistano. Anzi “il” pakistano, ed era uno dei primi kebab aperti in zona. Naturalmente dopo sua maestà Bibo-Horas.
Siamo, ovviamente, nella nostra zona d’elezione, San Salvario. In via Saluzzo, proprio davanti alla moschea che qui è ospitata in un interno cortile. Così, tra mamme da vestiti di mille colori e bambini a tracolla, uomini della comunità somala che entrano ed escono tra chiacchiere e risate dal bar gestito da uno di essi, sediamo nel dehor di quello che oggi, spostandosi di qualche meridiano, è diventato Kashmir, gastronomia indiana.
Corre l’obbligo, da parte del sottoscritto, di precisare che tra le tante cucine etniche l’indiana non è proprio la mia preferita. Prediligo gusti più “definiti”, essenziali, accompagnati da poche salse e spezie. E di solito, appunto, la scelta non ricade sull’indiano.
Però se c’è Nicoletta di mezzo, non si può far altro che alzare le mani e affidarsi senza tema. Perché nell’ormai invalsa tendenza, sempre più di moda, di definirsi “sansalvarini” e tessere le lodi del proprio contributo alla rinascita della zona, lei è una delle poche che di questo quartiere incarna l’anima.
Io mi oriento su pietanze a basso rischio, di granitica certezza. Pollo al curry, riso e ceci, piccolo tortino di ceci e verdure. E tocca ricredersi (cosa rara per un Ariete). Pertanto, ascritto d’ufficio nella categoria “da provare e ritornarci”.
Il primo appuntamento? Stra-consigliato, manco a dirlo. Al netto della nostra partigianeria di chi snobba tutto quello che sta dall’altra parte di corso Vittorio.
Certo, è utile “sondare” discretamente, con anticipo, il terreno dei gusti gastronomici (in tema di cucina etnica, il rischio è sempre dietro l’angolo) e l’approccio “friendly” alla multiculturalità. Qui siamo nella parte più “tosta” di San Salvario e se per noi non è (ovviamente) un problema, così potrebbe non essere per la compagnia di questo primo appuntamento.
Se così fosse, il nostro suggerimento è: pizza e la prossima volta scegliere una persona che sappia stare di più al mondo. Che a San Salvario è raccolto in un fazzoletto di vie.

Kashmir Ristorante
Via Saluzzo 17
10125 Torino
tel. 011.7900157

Lo Scannabue

Lei
Non è semplice parlare di un posto già super recensito dalle migliori guide locali e citato da tutti i quotidiani. Per cui abbiamo aspettato un po’ prima di parlarne, ma il tempo di frequentazione di questo locale è ormai famigliare e direi quasi casalingo.
Questo è un posto per il primo appuntamento per antonomasia, ma è anche un posto per riportare il tuo lui o la tua lei quando vuoi far pace, quando vuoi fare qualche dichiarazione importante, quando vuoi raccontare qualcosa di te che non hai mai detto prima.
Questo posto è il posto giusto. Scannabue è localizzato in una delle piazzette più particolari di Torino, dove in un piccolo spazio rotondo c’è tutto. C’è una chiesa, un bar, una panetteria, delle piccole aeree pedonali con tavolini blu e sedie blu dove persone di tutte le nazionalità si siedono in modo collegiale discutono. Chi mangia kebab e ad alta voce in lingua araba chiacchiera o silenziosi vecchietti sicuramente di origine meridionale, dotati di cappello, che giocano a carte, tutti perfettamente inseriti in un disegno paesaggistico in 3D. Poi c’è una creperie francese, una sede politica chiusa e imbrattata che rende tutto un po’ paese. E poi dai tavolini del dehor guardi in su e con la luce dei lampioni retrò si illuminano balconi fioriti, terrazzi sognanti in cui ognuno di noi vorrebbe abitare. Mentre ti godi tutto questo decidi di ordinare. Questo ristorante non ti tradisce mai.. La carne qui è rinomata e sai anche da dove arriva, “macelleria di piazza Nizza” e soprattutto la tagliata è la specialità della casa. Poi il menù offre tart tatin di finocchi con base di sfoglia, pasta fresca con diversi sughi assortiti, alcuni secondi di pesce e un tonno di coniglio che vale la pena provare. Tutti i piatti racchiudono semplicità tradizione e ottima qualità. La scelta dei vini è eccellente e il posto è magico. I proprietari sono giovani e appassionati, il locale a me ricorda un’intimità particolare, a volte ho avuto la sensazione di entrare nel ristorante di qualche battello dei romanzi di Agatha Christie – si, sembra di essere al mare e i baci partirebbero con una nota vacanziera. Per noi è uno dei migliori della città.

Lui
Ogni tanto sembra di essere in un angolo di Parigi o in qualche raccolta cittadina francese. L’effetto che fa piazza Saluzzo è un po’ questo. Ma siamo a San Salvario, Torino, luogo “eletto” delle nostre recensioni.
Sembra esserci una strana tendenza in questo quartiere, i fratelli fanno i ristoratori. Come qui allo Scannabue. L’idea di questo posto è semplice: un caffè, un luogo dove poter bere un ottimo bicchiere di vino prima di cena o a chiusura serata, un ristorante da scegliere per annunci importanti.
Il menù è semplice, senza fronzoli. Pochi piatti, pochi cambi nelle stagioni, specialità tradizionali rivisitate per un pubblico che ama esser sorpreso ma non disorientato. Materie prime scelte con cura, spesso veramente a chilometri zero (non più di 200 metri a volte).
L’atmosfera, la tranquillità che i gestori sanno trasmettere, l’assenza di ansia anche nei momenti di maggior afflusso, lo rendono perfetto per il nostro primo appuntamento. Una garanzia insomma.
E se la stagione lo permette, prenotando per tempo, chiedete di mettervi nel dehor. Lo scorcio è emozionante. Balconi, terrazzi, mansarde e una luce che, al tramonto estivo, lascia colori che sembrano tracciati con un pennello. Intorno vita quotidiana, anziani, giovani, culture perfettamente in armonia fra loro.

Scannabue caffè restaurant
Largo Saluzzo, 25/H
10125 Torino
Tel. 011.6696693
mail@scannabue.it