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Andiamo a fare la spesa?

Vi voglio portare con me a Porta Palazzo a fare la spesa, e poi a pranzare insieme scegliendo tra i numerosi posti che offre la zona. Perché un primo appuntamento facendo la spesa insieme è allo stesso tempo intimo e non troppo impegnativo.

Partiamo: cosa si cucina stasera?….non è così importante: l’aspetto più importante è perdersi tra i banchi, parlare con le persone, sorridersi, scegliere le verdure, passeggiare in una giornata primaverile e magari sfiorarsi le mani scegliendo la stessa mela.

Porta Palazzo è sentirmi a casa, in un’arena famigliare. Da adolescente mia madre mi portava a fare la spesa il venerdì prima di andare a scuola: prima delle otto i prezzi erano la metà e si andava al risparmio. Naturalmente da adolescente non gioivo di queste torture mattutine, non avevo molta scelta, ma ora muovermi tra i banchi giusti è la mia specialità.

Il banco per eccellenza: il sig. Gallina, il banco del pesce più famoso della città, chiamato anche banco n.2 o oreficeria del mercato. Si trova nel mercato coperto del pesce e non potete sbagliarvi è il numero 2! E’ il pesce più fresco e buono che abbia mangiato in città, tutti i migliori ristoranti si servono qui… e il Sig. Gallina dispensa consigli sul come cucinare il pesce anche in un libro che troverete esposto sul banco di odori e profumi di mare. Se poi volete risparmiare buttatevi sul pesce azzurro ( la salpa per esempio) che nessuno ha l’abitudine di comprare, ma che è buonissimo e più economico.

Proseguiamo con il vostro misterioso lui o lei e portatelo da Ceni, sulla piazza a nord dove le sementi vi confonderanno la vista: risi, legumi, sacchi di iuta dove affondare la mano… ma non fatelo che succede solo nei film, ed è poco igienico.

Se invece volete sbizzarrivi in un serio bollito o in una bella grigliata, dall’altra parte nel mercato coperto delle carni, c’è il banco n. 24, ottima carne a prezzi molto accessibili.Per la frutta andate un po’ ad istinto tra i molteplici banchi, ma affinate  i sensi: spesso ciò che ci guida è la disposizione della frutta, ma i colori e le apparenze a volte ingannano. Io mi faccio guidare dagli occhi di chi mi vende il cibo e non mi sbaglio.

La verdura io la prendo rigorosamente dai banchi dei contadini, è un’esperienza vederli lavorare: io mi incanto a vederli pulire le foglie dei carciofi, parlare in piemontese, forti, resistenti alle intemperie, sempre presenti fin da quando ero piccola. Chiedete loro consigli per come cucinare le verdure. Io ne preferisco due, ma in genere vado dai più anziani o da coloro che hanno pochi prodotti e ciò che mi guida è la scelta rigorosa di verdure di stagione e non di serra e con loro non sbagli.

Infine approdo ai formaggi a fianco ai contadini, da “Le corbusier” un’azienda agricola, un agriturismo, da produttori di formaggi di alta qualità. La varietà è molteplice: trovi veramente dalle classiche tome, alla ricotta di capra, allo yogurt di latte di pecora, e poi lasciatevi guidare da loro e provate qualcosa di nuovo: ne vale sempre la pena..

Direi che i fondamentali ci sono. Ora fate uno spuntino leggero nei paraggi: un pranzo vegano da “Mezzaluna”, un Kebab in via Milano, un piatto di acciughe “Al grillo Parlante”, andate  a zonzo… per poi fiondarvi a casa a cucinare insieme perla sera. Saràdivertente ed un primo appuntamento di tutto rispetto.

Porta Palazzo, Piazza della Repubblica, Torino

Naufragare sulla Zattera a Torre Colimena

Lei
Sospiro ed è una questione del tutto personale, ma in un blog si possono dare sensazioni personali no? Bene e allora se al primo giorno di vacanza vengo portata in un posto del genere mi hanno pescato per bene in una rete a maglie strette. Lo so che basta poco, infatti nella mia vita devo mantenere la lucidità poi per scegliere secondo altri criteri la persona che mi sta di fronte. Ora non vi voglio tediare con quali siano le mie priorità, ma vi posso dire che poche cose mi rendono così felice, come mangiare crostacei e pesce sul mare, direi ai piedi del mare, con la coccola di una luna rossa e piena che spunta dietro un molo. Vi pare che stia esagerando? Non è così. Poi quando ad un posto improbabile come questo, essenziale, compare il cuoco con un avambraccio mozzo come nelle migliori storie marinaie di pirati e sirene, io smetterei qui di descriverlo. Invece c’è dell’altro, il pesce devi andartelo a scegliere in pescheria a fianco e poi sederti e aspettare che ti portino cozze e vongole come antipasto, per proseguire con linguine allo scoglio e una grigliata mista appena saltata fuori dalle onde. Il posto è grezzo, è vero, con una lady-popeye tutta tatuata che non sai bene se ti vuole tirare una sberla in piena faccia o solo prendere ‘la comanda’. Ma è tutto il resto che fa da cornice sublime, è la natura che ti parla, il fruscio delle onde, la luna sul mare, il profumo di pesce fresco appena grigliato. Sono sensazioni che non si possono dimenticare, che ti accompagnano in un dopo cena selvaggio in cui tirare fuori ciò che di più passionale e verace c’è in noi. Per cui titoli di coda, Popeye strizza l’occhio e il resto lo scrivete voi.

Lui
Siamo nella zona più “ruvida” del tacco d’Italia, in quella porzione di costa ionica che va da Taranto fino a Porto Cesareo, al confine con la provincia di Lecce.
Qui i paesi hanno ancora le case che sembrano un po’ buttate lì a caso, tutte diverse, senza un ordine apparente, intorno campagne di terra rossa e vigne di primitivo a perdita d’occhio. Una crasi tra Sudamerica e Africa. Ma siamo in Puglia, lo si capisce anche dalle tipiche torri di avvistamento che qui si susseguono sulla costa.
Una di esse, Torre Colimena, è tra le meno conosciute rispetto alle più celebri Torre Lapillo o Punta Prosciutto e forse proprio per questo conserva un fascino selvaggio. La sua spiaggia di sabbia del colore del bronzo ha granelli che si attaccano alla pelle, quasi come se ci obbligasse a portarcene a casa un pezzo tangibile, oltre al suo ricordo.
Nel piccolo borgo di pescatori, in riva al mare – anzi “sul” mare – un basso fabbricato di alluminio, con terrazza, luci al neon e tavolacci di metallo, porta il nome “La Zattera”. Ma se chiedete, da queste parti è conosciuto come “da Pompilio”.
Da Pompilio sono quasi tutti parenti e il capostipite, Pompilio appunto, spadella vigoroso in cucina nonostante abbia un avambraccio in meno.
A prendere la comanda c’è una delle figlie. La comanda…in realtà non c’è una vera comanda, perchè cosa ordini lo decide lei, mentre dall’altro orecchio verifica al telefono che i figli a casa non facciano troppi danni, e c’è ben poco spazio per contraddirla. L’unico margine di arbitrio è lasciato al secondo. Qui il pesce lo si sceglie in prima persona sul serio, nella pescheria a fianco gestita da due ragazzi, parenti anche loro, che vanno poco per il sottile. Senza fronzoli insomma. Sul banco c’è il pescato vero, di mare, e di lì a poco la nostra scelta sarà servita, grigliata, al nostro tavolo.
Pompilio è come te lo aspetti. Essenziale, come i suoi sapori. Nei piatti c’è quello che ci deve essere e null’altro di memorabile. Infatti Pompilio non è memorabile, ma è straordinariamente buono e lascia la voglia di tornarci appena possibile. Se poi sei un habituè, forse la lady di ferro può farti anche l’onore di pulirti e aprirti le cozze crude con le sue possenti mani, come succede ai nostri pittoreschi vicini.
Il primo appuntamento? Si potrebbe dire: “necessita di un supplemento di riflessione”. Ma se la vacanza (o il weekend lungo) ha già preso la piega di “Travolti da un insolito destino…”, questo è il posto giusto per noi Giancarlo Giannini e la nostra Mariangela Melato.

La Zattera “da Pompilio”
Torre Colimena 16 Vl.Jonio
Avetrana (TA)
Tel. 099.8718761