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Fughe d’amore in autunno al sapor di marron glacés e arancia candita- Da Mole24

Articolo tratto Da www.Mole24.it:  questo non potevo non condividerlo anche sul mio blog.
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La Regina Margherita di Savoia arrivava fino nel centro di San Giorgio Canavese in carrozza per rifornirsi della pasticceria regale del pasticcere Pinot Rolet.
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Mentre la Duchessa di Pistoia pare usasse come pretesto recarsi in questo luogo di prelibatezze per effettuare le sue fughe d’amore. Da qui nascono i ‘biscotti della Duchessa’
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Tour de force alla scoperta dei produttori piemontesi.

Non è semplice descrivere un giro tra i produttori del tuo Piemonte, perchè non diventi solo un elenco di marchi aziendali, correndo il rischio di perderne le tracce. Allora proviamo a soffermarci con attenzione sui progetti e sulle persone che stanno dietro alle aziende. Cerchiamo di affezionarci ai produttori e comprendere perché conoscere certi prodotti, e non altri, perché sceglierli e perché comprarli.

-Partiamo dalla carne del Consorzio la Granda. Per noi piemontesi non ha bisogno di tante presentazioni, ma avendo avuto la fortuna di parlare con il fondatore dell’associazione Sergio Capaldo, possiamo conoscere le origini di tutto ciò. Intanto è veterinario, intanto conosceva le persone, allevatore per allevatore con cui collaborava e di cui curava gli animali, intanto conosceva il suo territorio e la sua gente. Avevano fiducia in lui, requisito fondamentale, lo conoscevano e il progetto ha avuto inizio. Si può partire da una filosofia nuova: RALLENTARE. Il buon allevamento, la cura degli animali, il cibo e le condizioni di vita. Nessun allevamento intensivo, nessuno stress da produzione veloce.

“La Granda” è un’associazione composta da oltre 60 Allevatori nata a metà degli anni Novanta. Gli Allevatori de “La Granda”, riunitisi autonomamente con l’aiuto e la regia del Dottor Sergio Capaldo, hanno creduto e dato vita ad un progetto di rilancio della Razza Bovina Piemontese e ad una rivalorizzazione del consumo di carne.. Più semplicemente, conoscere la provenienza ma soprattutto, il tipo di alimentazione dell’animale.”

Le chiacchiere finiscono in assaggi e il dott. Capaldo vuole essere al passo con i tempi e stupirci con il sushi piemontese o meglio chiamato in piemontese “sussì”. Ci dice di mangiare meno carne ma più di qualità. In fondo è anche ciò che sto perseguendo nelle mie abitudini alimentari.

-Dalla carne siamo passati alle farine ad uno stand poco distante dei fratelli Marino. Una sorpresa l’energia dei due giovani, di una somiglianza sorprendente, saltellanti e simpatici, energici ed entusiasti. Era un piacere solo stargli vicino. In qualche modo commovente il fatto che la passione di famiglia sia riuscita  contagiare i figli che con la loro tenacia ne abbiano ereditato la tradizione rilanciandola con delle idee nuove. Siamo di fronte alla ricerca di un prodotto di qualità. Farine dal 1956 e poi dal 1994 macinate in purezza: ogni cereale non è contaminato da altri . Significa per esempio che le farine per intolleranze alimentari (farro, segale, kamut, enkir ecc.) non sono contaminate da grano tenero e/o grano duro, da latte e dai suoi derivati e sono prive di qualsiasi additivo chimico come conservanti, enzimi, glutine aggiunto, polifosfati, acido ascorbico, malto e derivati ecc. Non mi sembra un cattivo presupposto per partire. Ma soprattutto mi colpisce il modo in cui descrivono i loro cereali, il loro metodo di produzione e di macinatura a pietra naturale.(Le pietre NATURALI sono pietre di cava. Non essendo pietre artificiali vanno periodicamente martellate manualmente per raggiungere il giusto grado di ruvidità al fine di ottenere la farina migliore per ogni uso e con le dovute caratteristiche tecnologiche). Insomma sono a bocca aperta, perché dietro all’acquisto di ogni alimento c’è una storia a volte lunga e a volte complessa che vale la pena conoscere e raccontare. Raggiungere una consapevolezza maggiore di ciò che mangiamo ci permetterebbe di non ingurgitare tutto ciò che ci viene proposto. La sensazione di sazietà non è forse un po’ già culturale? Ho portato a casa la farina di Enkir, antenato di tutti i cereali, il primo cereale addomesticato sulla terra, 12000 anni fa. E’ un cereale selvatico e pertanto non necessita di alcun tipo di concimazione, è per questo che viene anche indicato come il vero cereale biologico. Proverò a fare il pane azzimo che ha una storia altrettanto antica: ebrei schiavi in Egitto scapparono per raggiungere una terra nuova guidati da Mosè, e non fecero in tempo a far lievitare il pane come ogni mattina, dovendo fuggire nutrendosi nel viaggio di quel pane sottile.

- Arriviamo poi ad un altro giovane produttore, ma stavolta di birre. Chi non conosce la birra Baladin ? chi non conosce Teo Musso? Il suo primo locale Circus, poi il fallimento e poi la ricerca di una birra artigianale di qualità. Ecco io non lo conoscevo personalmente nè tantomeno la sua storia. Le Langhe, terra per antonomasia del vino, stavolta battezza la prima birra artigianale italiana: la Birra Baladin. La birra e la distribuzione , il design, il ristorante, le iniziative, l’invenzione del bicchiere da degustazione. E poi ancora un albero di iniziative che fuoriesce dal suo sito. La sensazione è un po’ quella di essere veramente entrati nel suo circo; ti lasci trasportare da trapezisti volanti, non riesci a coglierne benissimo la direzione ma sicuramente le sensazioni sono forti. Io termino i miei assaggi con la Cola Baladin, progetto per raccogliere fondi per la Sierra Leone e per far un po’ di concorrenza alla temuta CocaCola. Quando faccio qualcosa contro corrrente mi appassiono e saltello intorno a Teo come un furetto circense contagiato dalla magia. E urlo: “ma è buonissima!” Lui non può far altro che sorridere. Mi allontano, ma per un attimo sono riuscita a salire sulla sua carovana zingara e un po’ mi ha contagiato.

-Approdiamo da Sig. Illy! avete presente Illy caffè? ecco lui. Me lo sono sempre immaginato l’uomo di latta con la scritta rossa, invece è un signore elegante sottile raffinato che parla dolcemente e parla in questo caso del suo cioccolato, dei thè e di altri prodottti a loro collegati. Ci fa assaggiare il fondente 100% Criollo della Domori, un’esperienza sensoriale per fisici forti. Ugo Alciati dice che è il più buono al  mondo. Poi ci lascia una busta di doni da portare a casa e assaggiare. Le colazioni a casa duecuori sono sponsorizzate dal gruppo Illy a base di compsta di fragoline di bosco della Agrimontana, cioccolato amaro Domori  per risvegliare i sensi e thè della Dammann Freres.

La qualità dei prodotti è quasi imbarazzante. Loro sanno fare il loro mestiere. Sono bravi. Dalle tazzine all’ultimo affiliato del Gruppo Illy scelgono il meglio. E in silenzio saluto l’uomo di latta…..

Ringrazio ancora una volta la Regione Piemonte- Sviluppo Piemonte Turismo, Emanuela Sarti e il Biteg per l’opportunità e Francesca Martinengo per il coordinamento. Ma il salone del Gusto non finisce qui. State all’erta.

Chiudo il barattolo di cioccola-tò

Chiudo il barattolo di cioccola-tò e con oggi concludo questa esperienza nuova e sorprendente. Di solito sono sola dietro al mio blog, questa volta è stato diverso: ho avuto l’opportunità di conoscere  altre foodblogger, pasticcieri e organizzatori. Giovedì 8 marzo ho anche avuto l’occasione di partecipare come foodblogger narrante e fare la webcronaca del laboratorio di ricette con Giovanni Scalenghe, pasticcere di Trofarello che ha dato lezione di decorazioni su cioccolato. Insieme a me c’era Francesca Minerdo del blog frittelledicaschmere.blogspot.com, 17 anni figlia di Monni B, la protagonista della trasmissione in onda su Gambero Rosso. Insieme abbiamo condotto l’evento e poi girato una piccola scena del suo programma: per cui se avrete occasione mi troverete in trasmissione a dare consigli d’amore e di cibo ad una adolescente e alle sue amiche.
Una curiosità della giornata? Scoprire come un tempo l’unica scuola di pasticceria e decorazioni era appiccicare il naso sulle vetrine della pasticceria Talmone. Tanta buona volontà insomma, tante ore passate in laboratorio a fare pratica. Qui di seguito trovate un po’ di foto..

cioccobloggertour 2012

In questi giorni è impossibile non sentire profumo di bacche di cacao tra le vie di Torino, vedere al posto delle case barocche tavolozze di cioccolato che segnano  i confini dei viali. In città c’è Cioccolatò 2012, una grande fiera del cioccolato, e ieri le foodblogger piemontesi hanno fatto un giro turistico tematico della città, grazie a Silvia Lanza di Turismo Torino e Provincia e Francesca Martinengo che hanno organizzato l’evento.

Scoprire le caratteristiche della mia città mi esalta come una bambina al parco giochi, in particolare scoprire alcune storie legate al cioccolato, alla seduzione e ai personaggi storici di Torino.

(Chiesa di san Bayonne, da cui deriva i ltermine Zabaione).

Il tour effettuato è stato classico per una torinese come me, la targa del Vermuth, Baratti, Mulassano, Fiorio, Gobino, Pepino, le sorella Berta, da cui spesso faccio la spesa, la Lavazza dove al mattino prendo il caffè, Il Bicerin dove porto le amiche il sabato pomeriggio e infine il bar di Palazzo Reale, dove a mia sorpresa non ho trovato nemmeno una presa per ricaricare il mio I-phone (problemi di foodblogger).

Ma la guida ci ha raccontato aneddoti interessanti e soprattutto sconosciuti dei luoghi che abitualmente frequento.

Fiorio, di cui si vanta la fama per il gelato al gianduia, era l’Armando Testa dei giorni nostri. All’epoca mangiare per le strade non era ritenuto dai torinesi buona educazione, mentre Fiorio per pubblicizzare il suo gelato faceva passeggiare un signorina sotto i portici di via Po, sovvertendo le abitudini e scandalizzando un po’ i nostri concittadini.
Inoltre dopo il 1861, istituitosi il primo Parlamento del Regno d’Italia, era luogo di tutti i politici del tempo, deputati e ministri, e le notizie più importanti arrivavano proprio da queste sale. Era usanza dire:” che si dice da Fiorio?” un po’ come succede oggi quando i nostri politici escono dalla pizzeria Marechiaro alle 3 del mattino.

Mulassano, invece è sempre discreto, particolare e a suo modo magico. Avete notato per chi lo conosce che per quanto piccolo, trovate sempre posto o non fate mai la coda per il caffè? Il locale era frequentato dal comico Macario nei primi del ‘900 e da Guido Gozzano a fine ‘800 attirati dai mirabili tramezzi e dall’invenzione del toast. Gozzano scrisse persino una poesia per le signorine torinesi, “voleva baciare tutte le bocche per assaporarne il sapor di caffè”. Il trionfo arriva con la cioccolata calda. Quando sono triste vengo qui e mi passa tutto, la cioccolata è nera, liquida, amara intensa, sangue degli dei e ne riscopri la mitologia affondando solo il cucchiaino.

Baratti. Che dire di Baratti, in piemontese direi “smij? mi n?na” (asmia mi nona) , ossia sembra mia nonna, tutta un “lasmè sté”, un lasciami stare. Non siamo potute entrare a fare le foto per non disturbare le signore  torinesi e i loro caffè, ma come si può non volerle bene? E’ parte della storia di questa città, della mia storia, mi fa sorridere, ma è un punto fermo, senza Baratti mancherebbe un tassello del  puzzle.

E poi ancora abbiamo la leggenda del “punt e mes” e quella del bicerin, da cui arriva il famoso caffè di Torino con l’omonimo nome della bevanda, detta anche bevanda malefica. C’erano  tre tipi di bicerin : pur e fiur, pur ed barba, e un p? d’tut, con caffè cioccolato e crema di fior di latte. Alexander Dumas scriveva che il bicerin costava 15 centesimi e 20 con la goccia di cioccolato, la ‘stissa’. Ma anche Melville passò da Torino per la sua cioccolata.
Durante il programma degli eventi di cioccolatò2012, nello spazio: “Cioccolata con l’autore” tutti i giorni alle ore 18.00 troverete soddisfatte tutte le vostre curiosità.Un passaggio obbligato è stato passare dalla tradizione più moderna del cioccolato torinese,  Guido Gobino, vincitore di numerosi premi in tutta Europa per il suo cioccolato. Dal famoso Giandujottino Tourinot , cioccolatino di soli 5 grammi dolce e avvolgente dove “le note caramellate e tostate della Nocciola Piemonte IGP ne esaltano il gusto”, sino ad arrivare al cioccolatino al sale integrale e olio extravergine di oliva vincitore del premio Chocolate Gold Winner 2008. Credo di aver pianto gocce di cioccolato.

Prima di raggiungere la nostra merenda Reale a Palazzo Reale, un saluto alle sorelle Berta di via San Tommaso, 80 tipi di formaggi diversi, la tradizione dei grissini, le paste di meliga, e la sublime panna montata che come la fanno loro sul momento non la troverete da nessuna altra parte. Ma dovete avere tempo, sono anziane e camminano lentamente dietro il bancone e a volte a stento si vede la loro esile figura con il grembiule che si confonde con il formaggio.

Arrivati a Palazzo Reale, dentro il bar austero e un po’ sabaudo veniamo coccolate dalla merenda reale del 700 che veniva rigorosamente servita a base di cioccolata calda senza latte, ma con acqua, e i  “bagnati”, biscotti da intingere nella bevanda degli dei. Sazie, stanche e  con i piedi indolenziti e il crampo del twittatore, ci lasciamo andare alle chiacchiere da foodblogger…e la giornata si conclude.

“L’olio essenziale di cacao, oltre a possedere un aroma meraviglioso, agisce a livello limbico (cervello) come ansiolitico e a livello spirituale porta a vincere l’avarizia, a superare la paura della morte che porta tante persone a conservarsi, a non darsi completamente negli affetti, e in ciò che fanno quotidianamente. Annusare l’aroma dell’olio essenziale di cacao …libera dall’ansia e rende più disponibili a meno attaccati alle cose. Il cacao fa parte delle piante sacre e solo se utilizzato con saggezza,..stimola ..la nostra evoluzione. Un dono pregiatissimo”.

Cioccola-tò

Novità in arrivo! Due cuori e una forchetta scende in piazza! No no, non per manifestare. Questo sabato sono stata invitata a Cioccola-tò, in compagnia delle foodblogger piemontesi, come narratore viaggiante in tempo reale del tour torinese.
E sarà un Cioccola-tò tutto social e 2.0, scelta non casuale visto che siamo a Torino, città da sempre all’avanguardia su internet e nuove tecnologie.

Saranno diversi i momenti dove la comunità della Rete sarà coinvolta in maniera attiva. Lunedì 5 marzo alle 11 la tavola rotonda “Le Donne e il Cioccolato ai tempi del web 2.0” con untoccodizenzero.itspadelliamoinsieme.com, giornalisti e molti altri. Poi c’è il Chocolate Blogger Time, ovvero ciclo di incontri dove tutti i giorni a partire dalle 16 le foodblogger racconteranno tutti i segreti e le novità di  Cioccola-tò e realizzeranno una ricetta sul cioccolato insieme ad un Maestro cioccolatiere piemontese, mostrando al pubblico presente in Piazza Vittorio Veneto e a quello del web, come si realizzano piatti e dolci al cioccolato.

Ma il main event è sabato 3 marzo mattina dalle 9.30 alle 12 (perché ci sono io)! Da Piazza Castello partiremo, tutte insieme, per il Choco Tour + merenda reale alla scoperta di tutte le delizie della manifestazione. Ignare, le foodblogger, che invece di twittare, passerò in rassegna e assaggerò tutte le specialità più che altro….come un pacman inferocito!

Scherzi a parte, io e il mio blog siamo molto onorati di essere stati chiamati come narratori coccolatosi e vivere quest’esperimento food-social. Perciò sabato mattina tutti con smarthphone e tablet in mano.  Instagram, Twitter, Facebook e, naturalmente, Due cuori e una forchetta sempre aperti.

Aspetto like e commenti come pioggia di cioccolato!

http://www.cioccola-to.it/2012/comunicato-ufficiale.php