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Cibus in primis

Lei
Questo è un ristorante perfetto per il primo incontro, lascia sorpresi, appagati, saziati nella ricercatezza della cucina, a proprio agio nell’eleganza di un antico convento sulla collina di Ceglie Messapica. La prima volta che sono venuta con il mio Lui in questo localino ho gustato sapori che mi sono portata dietro tutto l’inverno. Ogni tanto chiudevo gli occhi e cercavo nella memoria i gusti e le sensazioni provate. Quest’anno sono riuscita a tornare sempre con lo stesso Lui, incredibile – associate l’incredibile dove ritenete opportuno – ma vero. E’ stimolante aspettare un posto per nove mesi e poi sedersi a tavola con la felicità coltivata. Mi sono tuffata negli antipasti tipici di queste terre, burratina con il tartufo delle Murge e i fiori di zucca crudi ripieni di ricotta. Poi abbiamo seguito la scia dei nostri commensali vegetariani e abbiamo evitato le carni, anche se la specialità di questo ristorante sono sicuramente i secondi. Io ho assaggiato delle orecchie del prete con farina integrale con pomodorini freschi, e spaghetti di kamut con sugo di pomodori secchi su letto di burrata. Non è solo buono a leggerlo? Bene, gustarlo da più soddisfazione. Di questo momento non solo ricordi i gusti delicati e decisi, ma ricordi la passeggiata per arrivarci attraverso le stradine di “chianca” bianca di Ceglie, ricordi l’entrata circondata da ulivi, le stanze antiche ma eleganti, la gentilezza del personale e il tuo Lui con cui speri di ritornare l’anno dopo a gustare i sapori che restano.

Lui
Salendo verso Ceglie Messapica, uno dei gioielli della Valle d’Itria, non potrete non notare il cartello segnaletico che, all’ingresso della cittadina, recita «Città d’arte, terra di gastronomia». L’indicazione è dovuta alla presenza di un’associazione di ristoratori che – prima dell’esplosione del fenomeno Slow Food – iniziò a organizzarsi in rete con spirito collaborativo.
Ceglie è una delle più antiche città di Puglia. Kailia era il suo nome per i Messapi, Caelium per i Romani.
Fra i vicoli del centro storico, in un antico convento del XV secolo immerso fra gli ulivi, si trova il ristorante Cibus. Le stanze in pietra, con arcate dipinte a calce, ospitano il regno di Lillino Silibello, persona schietta e gentile, con una profonda cultura del cibo e delle tradizioni enogastronomiche della sua terra.
Più che un ristorante, Cibus è un luogo di conoscenza. Il cibo non è solo elemento di degustazione, ma un viaggio tra la storia e la cultura di questi luoghi. I piatti che scegliamo sono il frutto di una ricerca continua tra gli eccezionali prodotti che il territorio offre.
Lillino è istrionico e con sapiente arte, che gli deriva dall’evidente amore per questa terra, indirizza la clientela verso scelte azzeccate. Con un occhio di riguardo – almeno così sembra a me – verso le persone che percepisce mosse dallo stesso amore. Così, dopo un rosato che aiuta a sciogliere la chiacchiera, ci propone un primitivo di uno dei più importanti produttori locali che fa 16,5°. Uno schiaffo in faccia al primo assaggio, ma col passare dei minuti se ne apprezzano tutte le sfumature, la struttura, i profumi.
Degli antipasti è già stato detto poco sopra. Il mio primo, sagnapenta (che sarebbe uno spaghettone fatto a mano) con ragù di carne e ricotta forte è un trionfo di Puglia. Rimandato a settembre il capitolo dolci. La granita di mandorla è davvero scarsa. Ma lo scivolone è più che perdonato.
A questo punto è difficile parlare di primo appuntamento. Ceglie, tra Fornello e Cibus, e tutta la Vale d’Itria sono un vero e proprio percorso d’amore che vale la pena vivere a piene mani. O a pieno cuore.

Cibus
Via Chianche di Scarano 7
72013 Ceglie Messapica (BR)
tel. 083.1388980

Cade una stella da Ricci

Lei
La prima stella di questo nostro viaggio si trova nei pressi di Ceglie Messapica. Questo è un posto rinomato, due cuochi marito e moglie, lei pugliese lui delle Mauritius, solari, allegri, fisici da atleti dei 100 mt di padelle olimpioniche sono i protagonisti di questa serata. Alessandra Tinozzi, fotografa di grandi chef di fama internazionale che li posa adagio su un cuscino e poi li ritrae con la sua super Canon, ci porta con lei in questo angolo dei sensi. Un’amica, una compagna di viaggio ideale, una professionista, una donna dalle mille risorse, e il nostro amico Paolo, anche lui fotografo e ritrattista di bottiglie che si amano, sono i nostri commensali perfetti. L’accoglienza del personale è straordinaria e a me colpisce la dolcezza di tutti coloro che si rapportano a noi. A partire dai due amanti/chef che che escono saltellando dalla cucina come fettuccine al pomodoro fresco con grandi occhi e sorrisi coinvolgenti per salutare Alessandra che domani li farà sdraiare sul cuscino per fotografarli. Poi salutano noi, ci baciano come se ci conoscessero da sempre e io rimango piacevolmente colpita, da piemontese rispettosa delle distanze, dal loro calore e dalla loro passione ma senza sottovalutare la delicatezza che emanano, ingredienti che ritroveremo nei loro piatti durante la serata. Venire a mangiare in uno di questi posti è sempre un esperienza che ci si può, ci si deve concedere una volta ogni tanto, o anche spesso per chi può permetterselo naturalmente. Decido di prendere un antipasto e un secondo ma senza esimermi dall’assaggiare tutte le portate dei miei sfortunati amici seduti a tavola con me, duecuorieunaforchetta è più una minaccia che è un nome. Fiori di zucca ripieni di ricotta, delle sottili fette di barbabietola fritti, una parmigianina di zucchine e melanzane, delle bruschettine leggere di baccalà e poi il mio filetto di vitello agrumato con fagioli cannellini e verdurine da svenimento. Poi ci portano dei fagiolini selvatici con una spruzzata di cacio ricotta che per gli amanti delle verdure è un’esperienza miracolosa del palato. E’ veramente tutto sublime. Il servizio i bicchieri i cuscini -lifemotive- su cui puoi appoggiare la borsa. E i nostri compagni di forchetta che fotografano. Questo è un ristorante perfetto da primo appuntamento in cui non si hanno grandi dubbi su chi si porta. Se invece lei ha dei dubbi, farsi portare qui è un buon modo per dipanarli. L’uomo che è con te è generoso e ha classe. Due elementi da non sottovalutare.

Lui
L’anima di questo ristorante è tutta negli occhi di Antonella quando le chiedi: “ma perchè Ceglie e non Milano o New York?”. E sono occhi pieni di questa terra, dei suoi colori, del vento, delle tradizioni che qui si mantengono da 45 anni. Ma Antonella e Vinod, suo marito chef anche lui, originario delle Mauritius, hanno un tocco in più. Anzi una leggerezza in più. Perchè, buttando un occhio furtivo in cucina, i due si muovono in perfetta sincronia, quasi come se danzassero sulle nuvole.
La stessa leggerezza che ritroviamo nei piatti una volta serviti. Coccolati – direi – da Serena, la sorella di Antonella, e da tutto il personale.
Il Fornello da Ricci, ristorante stellato in cui capitiamo grazie alla preziosa intercessione di Alessandra Tinozzi, super fotografa “sdraiatrice” di grandi chef internazionali, è gestito da sempre a livello familiare. Prima il papà e la mamma, oggi Antonella e Vinod dopo alcune esperienze in giro per il mondo. Ma il richiamo della Puglia (qui ne avete una testimonianza scrivente) ha naturalmente preso il sopravvento.
Poco sopra avete avuto una descrizione dettagliata dei piatti, pertanto non mi dilungherò più di tanto. Ciò che colpisce sono i sapori. Definiti ma amalgamati, leggeri ma di spessore. Tutti i prodotti sono della terra della famiglia, del macellaio “qui di Ceglie” e così via. Altamente selezionati e, appunto, fedeli alla tradizione.
La mia lasagnetta con impasto di olive e ripieno di stracotto vola via tra una chiacchiera e l’altra così come è arrivata.
Ma dove si capisce perchè la stella sia caduta proprio qui è al momento del dolce. Mezzaluna di pan di spagna ripiena di crema leggera al mascarpone, con gelato al caffè di accompagnamento.
Semplicemente il dolce più sublime che mi sia capitato di assaggiare fino a oggi.
Qui siamo oltre il primo appuntamento. Viriamo decisi verso la dichiarazione. La Puglia, in particolare questa zona, la Valle d’Itria, con i suoi tramonti mozzafiato, non possono che esserne il palcoscenico.

p.s. a breve pubblicheremo anche l’intervista che abbiamo fatto ad Antonella e Vinod dove ci hanno raccontato il loro amore per la cucina e alcuni segreti ai fornelli e non solo…

Al Fornello da Ricci
Contrada Montevicoli
72013 Ceglie Messapica – Brindisi
tel. 0831.377 104 / 331.6864570
ricciristor@libero.it