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Fontanacervo, le mucche in città.

IMG_6119Succede che poco distante dalla tua città, ci siano quadrupedi pelosi con occhi grandi come due lune e nasi grandi a forma di cuscini spugnosi, che arrivano dalla Danimarca, piccole color champagne che producono un latte dolce di suo. Sono le mucche dell’azienda agricola e famigliare Fontanacervo di Villastellone.

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La Cascina ha origini sin dal 1600 dove gli antenati allevavano mucche da latte e coltivavano i campi; dagli anni ’90 in poi inizia la trasformazione del latte in yogurt e nel 2004 del latte in formaggi. Ora, l’azienda produce foraggi all’interno dell’azienda agricola; lavorazione e produzione avvengono in poche ore. Tutte le materie prime avvengono a basso impatto ambientale senza sostanze chimiche negli alimenti che producono.

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Una vera e propria oasi di pace nelle campagne prossime torinesi in cui Il mangime lo coltivano nelle terre circostanti, rigorosamente controllato, fieno e paglia con aggiunta di integratori minerali in percentuale diversa a seconda dell’età di maturazione della mucca e della sua feritilitá. Qui a Fonatanacervo si produce latte e come è giusto che si conosca, le mucche fanno il latte solo dopo che hanno fatto i vitellini. Sembra scontato, ma in effetti è nel comune pensare che il latte lo producano sempre. Qui la maternità invece è curata nei minimi dettagli. Accompagnano le mucche nell’inseminazione, nella gravidanza e nel parto. Pensa proprio a tutto Famiglia Crivello: al cibo, agli spazi che siano consoni alle gravide; che non siano troppo esposte alle correnti d’aria o al caldo, nemico numero uno delle mucchine. Un vero e proprio accompagnamento alla maternitá. Poi i vitellini appena nati vengono nutriti con due litri di latte al giorno. Quindi Fontanacervo è una vera e propria fabbrica del latte. Un latte sano, dolce e controllato.

IMG_0626 IMG_0666Dolce non perché vengano aggiunti zuccheri, ma perché le mucchine danesi producono e vengono munte a distanza di tempo controllata, in modo che il loro latte sia più concentrato e con una dose proteica maggiore del normale. Il capo famiglia deciderà poi negli anni di investire anche nella trasformazione in formaggi, gelati e yogurt. Nasce così un proprio spaccio di vendita in mezzo alla campagna. Qui arrivano in bici a fare la scorte per i paesi circostanti. I formaggi che producono sono la freschissima, i tomini, la ricotta, lo stracchino e poi diverse robiole tutte testate personalmente. Ma non finisce qui, hanno anche il reparto per la produzione di yogurt in cui il patron formaggiaio ci spiega che usa il metodo della pressione per rendere denso lo yogurt a differenza di quelli più industriali che ad una lettura più attenta non sono nemmeno yogurt, ma l’etichetta enuncia crema di latte, cioè panna vera e propria. Certo che poi vince il sapore. Ma qui invece siamo davanti ad un prodotto naturale con milioni di fermenti lattici tutti natural style.

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Infine assaggiamo il gelato rigorosamente artigianale, qui non ci sono dubbi, Ma io scettica di natura chiedo conferma che non vengano usate le basi e la figlia che si occupa del marketing e della comunicazione aziendale, mi guarda come se avessi profanato una tradizione e mi risponde: “Ma con le uova, il latte delle mucchine danesi e la panna naturalmente!!!!” L’aspetto che mi colpisce di più è vedere Enrica che ci parla delle sue mucche come quando parli di un animale domestico, ripete di continuo il carattere docile e dolce, le accarezza sul muso e loro ricambiano con qualche sberluccata alle mani. Vengono con il muso a cercare le coccole e tutto mi risulta destabilizzante. Mi sembra di essere tornata tra i monti con Heidi e il suo nonno. In fondo l’infanzia di Enrica è trascorsa qui e forse non è così distante dalla mia fantasia.

I macchinari sono moderni, gli ambienti sterilizzati e completamente isolati d qualsiasi carica batterica dall’esterno.IMG_0661

La visita alle stalle, ai campi coltivati, e ai laboratori di produzione terminano con un abbondante aperitivo a base di formaggi Fontanacervo e un buon vinello bianco langarolo.IMG_0669 Portiamo il nostro pacco regalo a casa per provare le specialità restanti e ci avviamo felici di aver conosciuto un’azienda così preziosa. Un’azienda dove si conciliano la tradizione famigliare, la professionalità dei padri e l’innovazione tecnologica dei figli, i social network e il marketing efficiente. Nonchè un ‘attenzione al buono e al sano, inseguito anche con le tecniche moderne più sofisticate. Per un attimo mi sembra quasi di non essere in Italia, ma in qualche realtà olandese, poi mi devo ricredere con i pregiudizi sul mio paese e valorizzare finalmente una realtà tutta italiana che può fungere da esempio anche per altre esperienze.

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Da piccoli si andava alla Centrale del Latte, ora sarebbe utile portare le scolaresche a visitare realtà come quella di Fontanacervo. Intanto il 25 maggio la Cascina apre ai visitatori e potrete tramite prenotazione fare la mia stessa esperienza consigliatissisma per un sabato con i vostri bambini all’insegna della aria del gelato e di formaggi sani.

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Un salto nel tempo al Sabaudia

palazzina-caccia-stupinigi-nuovaUna giornata uggiosa di fine febbraio, una strada lunga e dritta che scocca come una freccia dal suo arco è quella che porta alla Palazzina di Caccia di Stupinigi cha accoglie Torino mentre si dirada in periferia. Mi ha sempre confortato fare questa strada, perché la parte di Torino un po’ anonima e periferica si trasforma in pochi kilometri in una realtà storica di altri tempi, solo come Torino sa fare.

Luogo di loisir e di caccia, fu dimora prediletta dai Savoia per grandiose feste e solenni matrimoni, oltre che residenza di Napoleone all’inizio dell’Ottocento.

“Filippo Juvarra progettò per il sovrano un’architettura straordinaria, ispirandosi al modello delle coeve residenze mitteleuropee. Al completamento del progetto lavorarono ancora Benedetto Alfieri e altri architetti del ‘700, mentre ebanisti e intagliatori, stuccatori e doratori contribuirono a configurare l’apparato decorativo.”

 Nel 1832 la palazzina divenne di nuovo proprietà della famiglia reale e il 12 aprile 1842 vi fu celebrato il matrimonio tra Vittorio Emanuele II, futuro primo re d’Italia, e l’austriaca Maria Adelaide.

In una cornice così non poteva mancare un ristorante di antica tradizione Sabauda, da cui il nome del Ristorante per l’appunto, situato in uno dei bracci della Palazzina, dove un tempo personaggi di corte alloggiavano tra scoiattoli e volpi. Cerco sempre di immaginarmi come poteva essere quel luogo nell’800 ai tempi di Napoleone, perché in realtà il tempo in questo luogo non è così passato.I segni, le energie e le immagini per un attimo chiudendo gli occhi prendono forma velocemente.

Non so a cosa sia dovuto forse al fatto che l’afflusso turistico non è massiccio come alla Reggia di Venaria. Ma c’è lo spazio e il tempo per lasciare parlare i muri, i mattoni, gli alberi e ascoltare le storie.

Il ristorante sembra un piccolo superstite dell’antica bellezza del tempo. Luogo accogliente e caldo, romantico ed elegante con colonne e soffitti con travi fatti emergere dagli intonachi. Una scala a chioccia un camino del XV secolo, le vetrate a mosaico. Mattoni a vista e tavoli apparecchiati in stile sabaudo. In cucina una famiglia, madre e figlio, il marito in sala che propone vini e formaggi portandoti in sentieri culinari prestigiosi. I formaggi sono quelli delle valli piemontesi e i vini sono scelti da un sommelier doc il sig. Pavan cantastorie di agricoltori, paesi, sentieri e animali al pascolo, metodi e lavorazioni. Mentre dall’altra parte delle pareti mamma Pavan e figlio impastano e producono “plin” alla vecchia maniera con la pasta fresca fatta proprio con le 30 uova, non di meno e non di più  ci tiene a sottolineare Andrea. E poi le dosi sono studiate nel tempo per trovare il giusto mix di consistenza e sapore.. Sono un po’ più grandi perché qui si ama mangiare e le dosi e le forme sono da veri piemontesi doc. Gli antipasti sono studiati nel tempo e quelli più apprezzati dalla clientela sono quelli che non mancheranno mai dal menù. La verticale di carne cruda, dalla’albese alla tartare al pseudo hamburger appena scottato. O la cipolla, ma una cipolla bianca molto grande, ripiena di salsiccia di Bra e Toma di Raschera. Oppure quelle cocotte, che pronuncerei all’infinito, ma non fa lo stesso effetto a scriverle, di zucca, funghi porcini e fonduta di parmigiano. Per il primo non potevamo non assaggiare i fagottini (chiamali fagottini!!) del Plin con Burro di Alpeggio. Una coccola dall’antico passato. Ho assaggiato anche gli gnocchi di patate della Val Chisone con salsa al Castelmagno D.O.P, e il sapore delle patate emerge dalla salsa di formaggio con una dolcezza dirompente e una consistenza di cui abbiamo perso il ricordo. Sui secondi io mi sono lasciata attrarre dal filetto di Fassone alla piastra ai tre Sali e la mia dolce compagnia dai bocconcini di cervo ai mirtilli. Il menù offriva anche altre leccornie che avrei provato volentieri: il petto d’anatra con glassa di miele e bacche di ginepro e pepe rosa o le lumache di Cherasco di cui vado ghiotta. Ma vorrei tornare a festeggiare qualche ricorrenza amorosa, qui si celebrano alcuni dei matrimoni più importanti della nostra storia.

Alla fine mi sono lasciata tentare dalla variazione di formaggi derivanti dalle nostre valli piemontesi, dai caprini alle tome, iniziando dal più leggero al più stagionato accompagnato il tutto dal miele servito direttamente dalla fava, un sapore delicato leggero dove il retrogusto fiorato e di campo risalta il gusto del formaggio di alpeggio.

Non potevano mancare i dolci: piccoli assaggini di una bontà genuina. Io non vado matta per i dolci in generale, ma devo dire che i loro mi hanno letteralmente conquistato. Il pettino di gallina (o meglio una rivisitazione del tiramisù) con scagliette di cacao ecuadoregno, amaretto e caffè peruviano. Una spuma di Zabaione, e un “bonet” della classica tradizione piemontese scuro intenso e penetrante. Il nostro pranzo è stato poi accompagnato da un Barolo del ‘99 della riserva Cadia, credo uno dei vini migliori incontrati nel mio vagabondare culinario. “Uva al 100% Nebbiolo e affinamento per 24 mesi in Barriques e 12 mesi in bottiglia. Vino austero per il suo colore rosso con leggeri riflessi aranciati; al profumo si denotano sentori di rosa canina accompagnata dalla liquirizia, al palato la potenza alcolica è ben calibrata con i sentori di frutta e di spezie”. Un barolo che fa bene alla salute, stimola sorrisi, illumina gli occhi languidi e le parole diventano scorrevoli. Un’esperienza incredibile quella al Sabaudia per me, per la miscellanea di aspetti che più mi appartengono: cultura, tradizione, simpatia, calore, famigliarità, prodotti del territorio ed esperienza in evoluzione in cucina. E’ un angolo di Torino che merita essere visitato per la residenza Reale per l’atmosfera magica, per una fotografia nel tempo che è ancora in grado di regalarci emozioni. Tornerò, il menù cambia, e sono curiosa di provare tutte le prelibatezze della primavera, so che mi sorprenderà. Salutiamo, facciamo le ultime foto, e usciamo dalla bolla di grazia e gusto quale è il Sabaudia. Arrivederci a prestissimo.

Qui di seguito la video-recensione del ristorante Sabaudia, riprese, momenti con protagonisti e O-Zeta, quando dobbiamo raccontare delle storie lo facciamo con tutti i mezzi a disposizione.

Sabaudia Viale Torino 11, Nichelino, Torino tel .347 264 2562

La Strambata #glutenfree with chic

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Stiamo diventando tutti celiaci? Perchè la maggiorparte della popolazione sta diventando allergica al glutine? Ci sono diverse ipotesi in merito, un po’ come le intolleranze, ma più che altro per il sistema di taglio del grano e per far crescere  maggiormente i chicchi in poco spazio, questo probabilmente ha creato una modificazione genetica responsabile dell’aumento repentino della celiachia. Senza contare la nostra dieta basata esclusivamente sui carboidrati. E’ diventata una malattia sempre più diffusa, non si sa se a causa degli OGM o a causa della nostra alimentazione monocibo. Ma ora ricorriamo ai ripari. Chi ha questo problema deve stare molto attento a non introdurre alimenti con glutine, ma il problema è anche la contaminazione nella stessa cucina attraverso l’uso delle stese pentole,pianali e barattoli: le polveri che volano delle farine potrebbero contagiarne i cibi privi e questo è un bel problema per i nostri amici celiaci. A Torino però….., puntini sospensivi di orgoglio,  hanno aperto un ristorante. Già. Solo per Celiaci. Già. A San Salvario (questo è un po’ meno una novità, già). Un po’ spostato dalla movida fortunatamente per chi lo deve raggiungere. Si chiama La Strambata. Un cuoco abilitato alla cucina con numerosi corsi di formazione. Un menù di primi e secondi. Volendo testarne la qualità sono andata con la mia amica medico ed epidemiologo celiaca e vegana, un termometro umano di cibi e un segugio sanitario. Cosa non mangia da tempo un celiaco? ……Ci siamo buttate sulla pizza!! Rigorosamente di farina di riso e mais alle verdure grigliate. E’ stato una gioia vederla mangiare felice quello che di solito non può permettersi in giro per ristoranti comuni. Non contente abbiamo sperimentato la tempura di verdure, anche queste fritte in una pastella di farine speciali. Niente carni, niente cosucce e pietanze facili. Abbiamo messo a dura prova la cucina e lo chef. E……? Prova superata, quasi differenze impercettibili nel gusto, alta qualità del metodo di cottura, forse la pizza doveva essere cotta maggiormente….ma siamo state veramente sorprese e soddisfatte dai piatti impossibili. Io gioivo con lei. Dota dolente. ha i prezzi superiori alla media torinese. Ma ne vale la pena spenderli per togliersi qualche sfizio che fa bene alla salute e sopratutto alla mente. Per il primo appuntamento va benissimo. Stra consigliato se trovate il vostro lui o la vostra lei con problemi di celiachia, non demoralizzatevi c’è il posto per stupirli ed accoglierli. Possiamo essere diversamente mangioni e appagati.

La Strambata, Via Foscolo 2, Torino tel 011 6692681

Ale e la sua Cultura nelle Ricette

Vi capita mai di pensare quando guardate le foto delle foodblogger:” ma sarà anche buono?” A me spesso. Vi dirò che questo meraviglioso lavoro che mi sta portando a trotterellare per i ristoranti e mangiare da numerosi chef stellati, mi sta affinando il palato. Spesso volentieri a forza di mangiar bene, faccio fatica ad apprezzare quello che di solito mi andava bene. Imparo a bere del buon vino a riconsocerlo a riconoscere la qualità dei prodotti e l’abbinamento dei sapori. E quando solitamente si dice mi piace ormai sento qualcosa che stona nel gusto. Insomma i pro e i contro di questo mestiere e questo mi succede anche quiando cucino a casa, divento sempre più severa nel valutare i miei piatti e per venirne fuori bene, vado su cose semplici e tendenzialmente sane. Bene in due anni mi è successo molto raramente di mangiare a casa di una foodblogger, che è un aspetto che mi è sempre sembrato particolare. Mi chiedevo:” ma visto che cucinano tanto perchè non fare grandi cene conviviali?” All’inizio ho conosciuto pentolapvessione di Sara Casiraghi che ha dato da mangaire a mezza Torino, e non fa mistero della sua cucina direi…., ma poi avevo l’acquolina in bocca a vedere tutte le foto delle mie colleghe, ma nulla di comprovato. Ho lanciato la sfida un pomeriggio e Alessandra Giovanile ha accettato subito di essere assagiata da me!!!

225074_1994379744148_5824896_nNel giro di pochi giorni mi è arrivato l’invito! Bene devo dire che la sorpresa è stata su tutti i fronti. La tavola era curata nei minimi particolari e il pane appena sfornato. Piccole pagnotte al latte fumanti uscite da…da ….cerco il forno e non lo trovo.

“Scusa Ale da dove è uscito sta meravigliosa creatura a forma di treccia?” dd53bbe87acb11e28a5622000a1fbe35_570a485307ad111e2bfae22000a9e0782_5Mi indica una sottospecie di fornetto elettrico sopra una mensola e io non credo ai miei occhi. Poi sparisce in una minuscola cucina, in una minuscola casa del centro di Torino. L’organizzazione ad incastro è perfetta. Gli ingredienti della cena sono pronti per l’assemblaggio. Un tavolino a parte con i ravioloni appena fatti in casa pronti per essere cotti. E la cena ha inizio. Crema di ceci con gamberi all’aglio, Culurgiones di baccalà con catalogna, pinoli e uvetta e per finire una Tarte Robuchon con la marmellata di pomodori.

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Bene che dire, una cucina curata nei minimi dettagli e con pochisssimi mezzi a disposizione, in cui nulla è facilitato dalla portata di elettrodomestici. Tutto rigorosamente a mano e su piccoli fornelli. Minimi attrezzi e massima resa. Non oso immaginare cosa possa combinare con una cucina attrezzata la ragazza, ma quello che mi colpisce è la dedizione e la minuzia dei particolari che emerge dalla sua cucina. E’ veramente una piacevole sorpresa e allora ho deciso di certificarla con duecuorieunaforchetta #isoblogger2013. Ale di Ricettedicultura è brava e tutto nella sua casa parla di cucina: i libri, i profumi e i sapori. I dettagli li prende dalla cultura del cibo, filosofia con cui ha deciso di costruire il suo blog. Con il cibo Alessandra fa cultura e tra tanto rumore nel web è una fonte d’ispirazione e di ossigeno che emerge da tutto il resto. Seguitela, perchè con i suoi vestiti vintage ti porta ad esplorare un mondo di cibo, storia e  Vale la pena. Mi ha omaggiato anche di questa splendida confezione di marmellata di pomodoro.

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Chi sarà il prossimo? hihihi.

l’Info-cuore per torinesi e non.

Oggi è tutto un tam tam di iniziative a Torino e io ve le comunico. Quelle che mi piacciono naturalmente mica tutte.

dal pomeriggio….

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Per chi vuole andare a cena fuori rimando al post dell’anno scorso: san-valentino-per-voi.

Ci sono anche altre possibilità naturalmente che in un anno ho scoperto e che troverete sul mio blog sfogliando con pazienza. Altre che troverete sulla mia pagina facebook di luoghi in cui ho mangiato di recente. In particolare segnalo la Strambata per celiaci, in via Ugo Foscolo 20, 0116692681, perchè tutti hanno diritto di andare a cena fuori e a breve ve lo racconterò con calma.

Se volete restare a casa potete visitare i blog delle mie amiche blogger che hanno preparato piatti per l’occasione :Cucina Precaria, Spadelliamo Insieme, Muffinedintorni.

Se invece di mangaire non vi interessa e volete far equalcosa di speciale stasera Torino è piena di eventi molto interessanti (il pensiero era fikissimi, ma ho una reputazione). Il primo importante è alle 19 il FlashMob contro la violenza sulle donne in Piazza Castello che sta invadendo il web e riempirà le piazze!!

Poi spettaccoli per gli amori antichi al Castello del Valentino (cercate info su somewhere.). Oppure Turin in Love  , un tour tra la magica Torino alla scoperta degli amori e tradimenti e intirghi dei personaggi sotrici di questa città con apericena finale.

Al Teatro della Caduta ci saranno gli amici Guido Catalano, Federco Sirianni e Matteo Negrin con lo speciale “Grande Fresco”, risate muisca, poesia e un romanticismo tutto loro. (segnalo discreta possibilità di baccaglio per le single tra il pubblico, in genere il seguito dei tre giovani non è male, lasciate stare Negrin che tiene famiglia).

Al Circolo dei lettori, rassegna di letture, musica, aperitivo, ne troverete per tutti i gusti e i legami.

Per i più coraggiosi si balla con i Lou Dalfin al Monte dei Cappuccini. Balli sfrenati per amori sfrenati.

E poi ancora per chi si trova nei paraggi al Forte di Fenestrelle stasera apre per passeggiate suggestive sulla “muraglia sabauda”.

Poi non dite che non vi aiuto.

alla sera…

Torino

Per gli ultimi che organizzano sempre all’ultimo momento, oggi sarò irreperibile  sino alle 23, per cui non mi chiamate al servizio “ottantanoveventiquattroventiquattro” perchè non vi posso aiutare su quale ristorante scegliere. Per chi è su twitter invece mi segua su @cuoriforchetta oggi vi porto ad un evento curioso!!!

Con Django alla Piola del Cine

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Dopo aver visto un bel film in dolce compagnia, è sempre piacevole scambiare opinioni sulla propria interpretazione della pellicola in questione, sui personaggi, sulla fotografia, sui dialoghi. Se poi hai anche l’occasione di essere nelle sale e vedere l’ultimo film geniale di Tarantino, (Django, “ma con la  D muta”, elettrizzato da sparatorie ed esplosioni), come non proseguire la serata in un luogo deputato alle chiacchiere, dove l’atmosfera ti accompagna ancora nello strascico delle emozioni. Un protagonista da fiabe che cerca la sua amata superando difficoltà indescrivibile. Quale donna non vorrebbe essere salvata da cotanta grazia muscolosa, in un  danzante corteggiamento a cavallo dopo aver ucciso i cattivi e responsabili della tua prigionia? Bello, forte, coraggioso, serio e motivato da grandi ideali. Si, vero, ha fatto fuori qualche delinquente, ma era legittimato a farlo. Insomma con tutte queste premesse, se ancora avete occhi per il vostro lui o meglio se il vostro lui non è entrato in una crisi di identità o schiacciato da ansie da prestazione, allora vi consiglio di andare alla Piola del Cine in via Cagliari per continuare a scrivere la vostra sceneggiatura.

piola del cineOpen space con cucina a vista e grandi manifesti colorati che richiamano protgonisti del cinema italiano e non solo; tavoli apparecchiati con cura e sedie colorate di legno, un bancone del bar che sembra rubato da qualche film anni 80 e una signora gentile e sorridente che vi accoglie come fosse a casa sua. Il menù è piemontese, rigorosamente, semplice immediato e riconoscibile. Tartare di carne cruda con tutti gli ingredienti di routine  (cipolla senape capperi tuorlo acciughe…) agnolotti e tagliolini ai carciofi, carne all’albese o aringa alla salsina di zenzero. I secondi sono  classici ma quello che mi colpisce è il petto d’anatra alle castagne. Ache le pietanze più curiose non distologono l’attenzione dal dialogo anzi lo solleticano e lo coccolano. Un buon Barbaresco di Terredavino  ha poi reso tutto molto più fluente e scorrevole. Per finire una torta di mele specialità della casa dove io ho ritrovato tutti i sapori antichi di casa mia. Pochissima pasta frolla e tantissime mele, sarà la torta delle nove mele? Non è dato da sapersi. L’atmosfera è piacevole, i prezzi accessibili, il cibo è semplice e sincero.

Sperando che il vostro lui si trasformi nell’eroe delle vostre fantasie, che vi liberi dalle vostre sofferenze e dalle vostre catene, per vivere una vita insieme fatta di amore e passione. E’ chiedere troppo in un epoca in cui dobbiamo sacrificare tutto il resto? Secondo me no.

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La Piola del Cine, Via Cagliari, 40  10153 Torino 011/0376470

Un amore radical chic

Ci sono luoghi che faccio fatica a raccontare, in genere sono quelli in cui vado più spesso e di cui sono gelosa. Come se avessi bisogno di luoghi solo miei. Questo in generale nella vita, tutti hanno bisogno di rifugi ritagliati nella quotidianità, saltando in una realtà paralella, immergendosi in una fiaba inventata. Uno spazio dell’anima, della testa e del cuore. Un limbo in cui sai che lì, tra quelle pareti, ci sei solo tu e la massima espressione di te stesso. Ci sono altri commensali, certo, ma ognuno è immerso nella sua magia, nella sua bolla di intimità, nessuno si vede da un tavolo all’altro. Personaggi simili a te, un’umanità che riconosci e respiri profondamento e il cuore sorride  e sai di per certo di essere nel posto gusto.

Per me uno di questi luoghi è il Coco’s bar nel rinomato quartiere di San Salvario. Qui c’è una parola chiave: rilassati e lasciati trasportare. Coppie d’amore radical chic hanno codici segreti e si danno il cambio a ritmo di una canzone di Vinicio Capossela. Mamme con ciurme di figli scompigliati che arrivano dal mercato di piazza Madama Cristina, pantaloni di “Autopsie Vestimentaire” con tagli stravaganti, stivaletti e scarponcini antisommossa, maglie larghe, occhialoni da sole nascondono personalità creative. Giornalisti, Artisti, Musicisti, Pittori, Scrittori, Attori, Fotografi, accompagnati da biciclette e qualche cane di dimensione inverosimile giungono fin qui da tutte le strade di questo quartiere magico. Un luogo in cui entri e da fuori non se ne sa più nulla. Non pensi possa essere un ristorante, un luogo di incontri delle coppie radical chic: Torinesi della sinistra più radical, ma anche molto chic. Quotidiani cartacei sotto il braccio e la sigaretta un po’ demodè rigorosamente “rollata” a mano fanno da contorno.

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Quei luoghi in cui un giorno qualcuno dovrebbe girare un film, come in un cafè di Parigi della seconda metà dell’800, anni di Henri de Toulouse-Lautrec ed Emile Zolà. Intrecci di vita, di carriere, di artisti, substrato culturale di una parte della mia città. Incontri sempre qualcuno disponibile ad un saluto e ad uno scambio di opinioni. Tavolacci e sedie di legno, come nei peggior bar anni ’70. Foto sgualcite di facce, parenti e clienti tappezzano le pareti. Cartoline di affezionati da ogni luogo del mondo. E un’ area dedicata ai tifosi del Toro dagli albori ad oggi. Foto delle squadre, calciatori, autografi, vessilli, libri appoggiati sui davanzali. Ancora distillati, amari, liquori, una macchina del caffè roboante e ingombrante. Un distributore di noccioline impolverato degli anni 80, ma perfettamente funzionante.

Infine loro gli artisti della cucina, tre fratelli che vanno e vengono, ma ognuno con un ruolo  ben preciso, non provare a chiedere il menù al fratello sbagliato, sono sgarri che non si perdonano. Il conto si paga solo a colui dietro il bancone che è addetto anche al caffè. Le specialità sono la zuppa di ceci con le costine di maiale, o la zuppa di verza e carne o anche una pasta fagioli densa e degna di uno stomaco da camionista. Per i secondi trovi sempre quello più che solletica il tuo palato, il piatto che avresti voluto mangiare in una giornata di inverno per cambiare il corso degli umori. Ma non perdetevi la cotoletta impanata, forse e per me sicuramente una delle più buone della città. Grande, sottile, croccante, impanatura perfetta, come quella della nonna. (Solo un’altra regge il confronto in un’altra trattoria poco più avanti in via Galliari, ve lo dirò). Le verdure sono rigorosamente di stagione vendute dai banchi dei contadini attestanti all’uscio.

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Coco’s è un luogo dell’anima e del cuore, dove sarebbe bello ritrovarsi un po’ più intimi davanti ad un bicchiere di barbera. Guardarsi negli occhi, con sorrisi pieni di contenuti, una moleskine dove disegnare i pensieri; potrebbe succedere che durante un pranzo romantico qualcuno da qualche tavolo a fianco possa recitarvi una poesia d’amore; una fisarmonica potrebbe iniziare a suonare, un fotografo potrebbe rubarvi un ‘espressione intima e magari qualcuno in un tavolino in un angolo scirvere di voi, dei vostri gesti e del vostro nuovo amore. Se vi riconoscerete in un film, non vi stupite, siete stati fonti ispiratori di un regista che è passato di lì.

BAR COCO´S – via Galliari 28. Info 334/2595576. Aperto a pranzo, venerdì e sabato anche a cena, chiuso domenica.

Mezzaluna, un romanticismo tutto vegano.

A Torino si stanno moltiplicando le gastronomie vegane per chi ama il verde e potremmo iniziare a conoscerne qualcuna di molto interessante. Iniziamo questa settimana con Mezzaluna. Insegna verde, font rassicurante e uno spazio ristrutturato da qualche mese, in cui la tradizione vegana e vegetariana ormai è parte integrante della movida di piazza Emanuele Filiberto. Una pausa sfiziosa dopo la spesa del Mercato di Porta Palazzo. Nei mesi caldi anche nel dehore. I piatti si scelgono al bancone e tendenzialmente sono preparati con cura nella cucina prospiciente a voi da donne indaffarate con grembiuli e cappellini. Un po’ ruvide e poco sorridenti. Ma il loro cibo fa bene alla salute. In genere troverete, riso integrale con porri e zucca, insalata di farro all’aceto balsamico, polpettine di miglio e seitan, da svenire, insalata di alghe arame, sformato di quinoa e porri. Solo alcune delle diavolerie che potrete trovare senza tracce di derivati animali, nemmeno l’insalata russa ha tracce di uova.

IMG_9013Un tempo si doveva aspettare un bel po’ per assaggiare prelibatezze sane. Ora invece da quando il locale si è allargato non hai più timore di dover rimanere a bocca asciutta, e se succede potreste fare un giro nel piccolo supermercato di cibi biologici, creme di erboristeria, prodotti naturali e pacchi di pasta integrale nella sala vicina. Ricordate gli orari sono quelli di un negozio, la sera non avrete modo di trovarli aperti, ma consultando il loro sito potrete trovare tutte le ricette e i corsi di cucina per riprodurre le loro speciali prelibatezze.

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In questo periodo di influenze, razionalizzare la carne fa bene all’organismo. La carne intossica ed è più difficile da digerire e noi abbiamo bisogno di purificare l’intestino per poter far funzionare bene tutto il sistema immunitario (detta in soldoni). Quindi a parte la necessità di un bel brodo di pollo quando l’influenza è acuta provate a ridurla, vedrete che vi sentirete meglio. Parte in queste settimane la campagna di Oxfam: gennaio è il mese di MENO CARNE E LATTICINI, che possiamo provare a seguire e approfondire sul loro sito. Aiuta le tasche, la salute e fa del bene al nostro pianeta e a chi sta peggio di noi. Ma vi ho lasciato il link per leggere qualcosa di più. Nel frattempo non perdetevi Mezzaluna: sono i gusti esattamente che voglio sentire quando ho bisogno di mangiare vegano. State certi che un primo appuntamento con una signorina vegetarianstyle sarà di sicuro successo. E non sottovalutate il tema, sono sempre di più, amore e salute, vi piace?

Mezzaluna

Piazza Emanuele Filiberto 8/D Torino

Tel. 011 43.67.622

http://www.mezzalunabio.it/

Pizza e core

IMG_0002Tutti ormai parlano di lui come in un tam tam tra i maggior esperti di gastronomia locali. Escono recensioni e lui in sordina si costruisce la sua ottima reputazione nell’ambiente. Scabin lo ha già invitato a cena, la famiglia Grigliatti l’ha scovato, Sandra Salerno di Toccodizenzero è una cliente fissa e oramai una consulente di casa. La Pizza prende piede, si autoaffferma, considerato il cibo popolare di tutti i giorni, della domenica sera, di quando non hai tempo per cucinare, del dopo cinema, cibo per le famiglie. Per gli italiani la pizza ormai fa parte di noi, non pensiamo possa essere cibo prezioso. Invece il Sig. Pomodoro e Basilico sta invertendo questo trend. Sta osando a creare accostamenti culinari prestigiosi. La Pizza con il pesto di ostriche, o con il baccalà o con il tartufo, la pizza con i cachi. Insomma qui si deve osare e lasciarsi trasportare nella sperimentazione di Patrick, che è un vero e proprio esperto di ingredienti e di accostamenti anche per quanto riguarda la digeribilità del piatto stesso. Ad esempio l’olio piccante con la mozzarella di bufala non fa bene, aumenta l’acidità e non permette di digerire bene la pizza. Afferma che è una questione solo di giusti accostamenti ma anche di dosaggi differenziati. Mi sembra di essere in un laboratorio di sperimentazioni più che in una pizzeria classica. Non ho ancora osato assaggiare le sue specialità, ma sono andata su scelte più classiche per ora. La Pizza più buona per me rimane sempre la margherita. Semplice e con gusti riconoscibili. Se poi volete saperne di più potete chiedere al patron Patrick o alla sua sorridente moglie dagli occhi blu e sapranno allietarvi con racconti infiniti. Ancora una volta marito e moglie, tutto pizza e core.

IMG_0005Ma la Pizza coccola, il nostro organismo la riconosce come famigliare, i carboidrati rilassano, mangiare con le mani ci fa tornare alle cose semplici e sono tutti fattori che fanno bene alla psiche e all’umore e non so direi che ci fanno riprendere il centro di gravità esistenziale. Per ora la pizza della nonna di Patrick è la più buona per me, pomodoro strofinato su una sottile pizza bianca e un filo di olio crudo buonissimo. Pomodoro e basilico punta sugli ingredienti e materie di primissima qualità, La farina è quella dei nostri amici di Mulino Marino già largamente descritti e citati durante il Salone del Gusto, non manca la farina di farro a cui io ho fatto l’abbonamento, i pomodori sono di San Marzano e molti degli ingredienti sono presidi Slowfood. La scelta ricade su piccoli fornitori preferibilmente e questo permette anche di creare sinergie, passaparola, rete e un tam tam in crescita. Le birre sono Baladin e Grado Plato di Chieri. Quando mangi una pizza qui ti sembra di essere a tavola con gli amici, la pizza parla da sola e tutto si anima di umanità quando conosci la provenienza dei prodotti e chi ci sta dietro. E’ una formula semplice in fondo, se non si risparmia sulla materia prima si guadagna in sapore. E poi osate osate osate farvi stupire da pizze originali, qui non ve ne pentirete.

Pomodoro e Basilico, Via Martiri della Libertà, 103 – San Mauro Torinese (TORINO) – Tel. 011 8973883, twitter: @PBasilico

Natale con chi ami, Pasqua pure.

Potrei fare delle disquisizioni come si arriva alla fatidica festa di Natale, le ansie aumentano, le famiglie si riuniscono, le combinazioni del pranzo di Natale o della sera del 24 sono peggio delle combinazioni statistiche da campionato di matematica. Allora: i nonni la sera, gli zii il pranzo, se voi andate dai suoceri a Natale allora la vigilia la passate con noi. No, non torna, chi si prende il bisnonno? Ricominciamo. Accoppiamo due a due le famiglie e rifacciamo i conti da capo. A volte le combinazioni non tornano, per non parlare di scegliere la casa da chi o chi fa che cosa. Ci vorrebbe una formula automatica. Ho 12 parenti: qualcuno acquisito e qualcuno datato, se li abbino due a due quante pesate devo fare per scoprire quello che quest’anno risulterà più pesante? Qualcuno di voi con le equazioni è bravissimo. Si sa, durante le feste è tutto è più complicato, le sedute dallo psicologo aumentano, i negozi si affollano, in realtà tutti avremmo desiderio di passare il tempo con chi amiamo, ognuno ha delle aspettative profonde di stare vicino a chi ama, genitori, figli, fratelli e sorelle , ma poi magicamente la maggior parte di noi non è in grado di farlo e si litiga ci si deprime e non vediamo l’ora che tutto passi in fretta. Qualcuno ha sperato che quest’ondata di false previsioni di fine del mondo per un attimo portassero via tutti, puf in un colpo solo, insieme. Ma poi nulla, rimane tutto: difficoltà, lavoro, soldi, gioie e dolori e ci tocca affrontarli. Succede poi che in famiglia esiste sempre la coppia più fortunata quella che ha fatto tutto per bene, che si può permettere di arrivare tardi alla cena, di dormire nel letto migliore o di non fare i regali. C’è sempre la famiglia Gastone che ci dobbiamo sorbire. Ma non temete si sopravvive a tutto,la normalità torna e il cibo e buona passeggiata ci vengono in aiuto. Quest’ anno consiglio due posti durante le vacanze per alternare i bagordi natalizi. Pranzi veloci e poco costosi. Vi consiglio due hamburgherie. La prima è famosa a Torino parte da Rivoli con una coda di polemiche e di denunce con una grande multinazionale. Il M**BUN ora apre anche in via Lagrange e qualche anno fa in piazza Arbarello angolo via Cernaia. Si pronuncia Macbun che in piemontese significa “solo Buono”.
Gli hamburgher sono di vero fassone piemontese. La comunicazione è in dialetto piemontese, L’hamburgher in questo posto vibra di sapore, si perchè prenoti, prendi un arnese che al momento della pronta consegna dell’ordinazione si innesca una VRRRRRRRRR su tutto il tavolo, che risveglia anche i sonnambuli. Le patate fritte sono tagliate a rondelle finissime e fritte. Gli arredi sono rossi moderni e accattivanti. Trovi birre locali e la Mole Cola. Diciamo che i ragazzi che si sono inventati il marketing sono di un patriottismo commovente per una torinese come me. Gli accostamenti e le varietà sono molteplici, ma al MACAPONET, mi sono inchinata interiormente. Un Hamburgher con dentro un caponet, involtino di verza con carne tritata all’interno e prosciutto e rosmarino e pane e chi lo sa cosa ci mettono. Ma è una specialità piemontese che in effetti si sposa perfettamente con un panino di stagione. I più coraggiosi possono provare quello con la bagna caoda che per me è l’invenzione più azzeccata. Per me il Sig. Mac Donald’s potrebbe anche andare “MacViadaiCiap”.

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La seconda Hamburgeria si chiama “Burgheria” ed è in via del Carmine. Una vera è propria sorpresa. L’hamburger è molto buono così come lo è la carne più gustosa e più spessa dei nostri amici sopracitati. Il Pane lo fanno loro, le patate anche, la cucina è piccola fanno tutto in maniera casalinga e si sente. Forse essendo anche di piccole dimensioni e scegliendo la qualità alla quantità il prodotto finale ne risente. Ho provato il panino protagonista con una crema di melanzane alla griglia che ha fatto da cornice in maniera egregia. Le patate pare siano fritte due volte. Ma i ragazzi sono bravi scelgono buoni fornitori ed è un vero piacere venire a mangiar qui. Diciamo che si avvicina molto ai gusti che ho sperimentato a New York nel famoso corner’s Bistrot, ma quella è un’altra storia. Non mi resta che augurarvi Buone Feste e impariamo a a stare con chi amiamo se questo è il nostro desiderio.

IMG_0071M**BUN-agrihamburgeria Corso Siccardi 8/A ,011-5617097; Via Lagrange; a Rivoli corso Susa 22/E

Burgheria- via del carmine 24F, e via delle Rosine 1bis.