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Palma da sola

Viaggiare soli è una cosa che ho sempre desiderato fare. Lo so non è innovativo né tantomeno difficile, ma io non l’ho mai fatto. E per una volta mi sono avventurata in una piccola isola per capire come si fa a viaggiare da soli, o meglio una donna sola. Il mio desiderio è nato già dal mio viaggio a Bali dove incontrai due donne coraggiose zaino in spalla. E ho detto perché io no? I perché sarebbero tanti, educativi, culturali, ma il mio obiettivo nella vita è sempre stato quello di sfidarsi, partendo da dove si è. Magari una settimana non troppo lontano, in una terra non troppo pericolosa, può essere un buon inizio per avventurarsi e mettersi alla prova, no? Non nego che il mio viaggio nasce da una ricerca di maggior consapevolezza di se stessi, per uno scopo più grande. Star bene da soli permette di stare bene in due. La ricerca di indipendenza e di autonomia elimina tutti quei bisogni che di solito scarichiamo nella coppia o per cui fardelliamo i nostri fidanzati-e. Per cui per un “due” più equilibrato ci vuole un “uno” più coraggioso. Bene, parto per Palma alla scoperta dell’isola, dei ristoranti, di una me stessa in terra straniera. La ricerca parte dal luogo e poi dall’appartamento. Scelgo di affittare una casa in centro a Palma de Maiorca,lontana da circuiti turistici e dalle catene alberghiere. Una casetta che sia facile, accessibile, sicura e ospite di qualche maiorchino. Per puro caso finisco in un  sito che si chiama airbnb.com trovo una casa che fa per me, elegante, confortevole e con una donna direi coetanea come padrona di casa. Perfetta. Mi alleno un po’ con i rudimenti della lingua spagnola che non so, ma sono fiduciosa nell’aggiunta della ‘S’ finale. Ho comunque sempre il mio scopo percorrere itinerari romantici, anche da sola per potervi consigliare al meglio se decidete anche qui di trascorrere giorni all’insegna dell’amore. Ho il mio blog, un buon libro, troverò una connessione wifi e la mia passione per il cibo, insomma, non sono sola. Parto. Eccitata, un po’ impaurita, e spaesata. Ma ho fiducia. A 30 km da Palma ho anche degli amici che nel caso avessi bisogno posso contattare. Insomma i salvagente sono tanti. Non si deve necessariamente partire sprovvisti di appigli. Ho anche cercato via internet  tutte le notizie utili per viaggiare. Ho comprato la guida che per la prima volta non trovo nelle mie edizioni preferite, la Lonley Planet. La Lonley per me è un rito, più che una guida, deve esserci mi da sicurezza, nonostante trovo che la qualità sia un po’ diminuita negli ultimi anni. Sopratutto e mi spiace dirlo per la questione ristoranti, non che non abbia fiducia dei relatori delle guide, ma è anche vero che i gusti culinari di un viaggiatore inglese o tedesco o austriaco non possono essere paragonati ai gusti di una buona forchetta italiana, per cui il mio scetticismo è spiccato lo ammetto. Chiedo venia. Ma questa volta trovo la Rougeguide, me ne hanno parlato approfondisce gli aspetti culturali e storici e fa più il caso mio in questo viaggio. Cambiamo guida, nuova sfida. Il primo giorno arrivata alla meta scopro che la casa è più deliziosa di quello che mi aspettassi, un vero lusso. La padrona di casa capisco che non ci sarà mai, parte per le vacanze e la casa è tutta per me. Questo implica nel bene  e nel male che non ho un punto di riferimento in casa a cui chiedere notizie. Pazienza.

I primi giorni a Palma decido di pianificare il mio soggiorno, vado in giro per la città, capisco i punti di riferimento, mi infilo nell’ufficio turistico e prendo tutte le informazioni per gite, mappe e spiagge, luoghi di interesse culturale, musei, mostre, in tutta libertà e quando voglio (in izio ad assaporare questa solitudine nuova)

Faccio una lista di ristoranti da provare, chiedo qua e là in giro. Faccio la spesa per la mia super cucina, in modo da non dover passare il tempo nei ristoranti, ma scegliere solo quelli che mi interessano.

Palma mi ha conquistato, ho passato 10 giorni in totale solitudine a girare per le strade di questa antica città spagnola. Ho letto molto, ho pensato, ho scritto, passeggiato al tramonto. Ho fatto gite all’interno dell’isola e sono andata alla scoperta  delle spiagge più belle. Essendo senza auto ho dovuto anche organizzarmi con i bus di linea. L’isola è molto servita, ma non è proprio immediato capire gli orari e le mete migliori. Ho fatto qualche tentativo. Ma devo dire che quando si viaggia da soli l’aspetto più interessante e innovativo è che tutto ciò che fai è soddisfacente a prescindere da ciò che vedi. Ti è sufficiente aver superato le paure, l’insicurezza, la lingua, l’organizzazione e arrivare alla meta per essere soddisfatti di te stesso. Non è importante che il luogo non sia all’altezza delle aspettative, sei arrivato al tuo obbiettivo da solo con le tue gambe con la tua determinazione e ci sei riuscita. E’ una soddisfazione impagabile. E anche se le spiagge sono affollate di turisti e ombrelloni , tu cammini oscillante sulla riva ritagliandoti un posto tutto per te dove sai che potrai passare tutto il tempo che desideri senza obblighi sino al tramonto, quando magari inizierai a sentire altri bisogni: la fame o la stanchezza o il desiderio di farti una doccia. Si ricomincia a sentire il proprio corpo e le proprie necessità, le riconosci e gli dai forma e le soddisfi.

I giorni sono passati così una spiaggia dopo l’altra, un paese dopo l’altro, una caletta, uno scorcio dopo l’altro, conquisto me stesso e la mia indipendenza e una serenità insperata, mi sembra di non aver più paura di silenzi, di vuoti, di me stessa.

I ristoranti che ho sperimentato in solitudine con il mio taccuino in cui prendevo appunti e il mio iphone per fotografare :

Bar Bosch: bar di tapas , uno dei caffè storici della città dove si radunano gli intellettuali, dove la specialità oltre le tapas maiorchine ottime e abbondanti e rustiche, sono i panini caldi alla piastra ripieni di jamon (prosciutto crudo iberco) e verdure, melanzane e tumbet (patate,melanzane e peperoni tutti fritti e ricoperti di salsa di pomodoro). L’energia e l’atmosfera sono di ampio respiro, i camerieri anziani professionali e simpatici, un via vai di autoctoni occhialuti con il giornale sotto braccio, abitanti e lavoratori in giacca e cravatta in pausa pranzo.

Il ristorante Vegetariano Bon Lloc: un luogo innovativo,elegante con un ottimo marketing, menù fisso vegetariano veloce sano, con wifi gratuito luci soffuse, atmosfera lounge, cucina a vista, zuppe e insalata e polpette di riso o quinoa con salsa di funghi e thè aromatizzati. Un cuore grande all’entrata ripieno di verdure. Calle San Feliu, 7, 07012 Palma, Mallorca, España

Il ristorante tipico maiorchino Celler Pages, un rapporto qualità prezzo ottimi. Specialità isolane di qualità. Le zucchine ripiene di molluschi e fritte con una deliziosa maionese fatta in casa , coscia di tacchino con le prugne e verdure al forno deliziosa e morbida. Il pesce padrone di queste tavole, infine, è il calamaro alla plancha. Consigliatissimo. Calle, 07012 Palma,

Hanaita, il ristorante-trattoria giapponese con le tovaglie a quadretti con uno dei pochi master chef giapponesi in Europa, Endo San,dietro al bancone; ricercato e chiamato dai migliori ristoranti europei. Lui ha ritrovato la sua dimensione in questa piccola isola, in questo piccolo ristorante di 20 coperti in cui il trionfo di pesce crudo è assicurato. Speciale forse come non ne ho mai mangiati e dove un cameriere maiorchino serio nel suo ruolo, ma sorridente ti insegna ad apprezzare il sushi a mangiarlo appena arriva sul tavolo senza perdersi in chiacchiere, te lo racconta, ti spiega come è preparato, una vera e propria tradizione da seguire con attenzione e impegno.Navegacio, 8, 07013 Palma, Mallorca, España.

Il luogo per eccellenza dove fare la colazione più strepitosa e particolare di Palma, Horchateria y Chocolateria Ca’n Juan de S’aico, in centro vicino alla Plaza Mayor, dove assaggiare il gelato al caffè con la panna in un bicchiere di vetro e le ensaimada calde e zuccherate appena sfornate in un luogo antico con arrredi di legno e camerieri in divisa bianca vetrione e banconi . Da non perdere. Calle Can Sanc 10 | 07001, Palma, Mallorca, España

E infine El Pilon  C’an Cifre, 4 07012 Palma Spagna, ‎finalmente il calamaro ripieno nel luogo delle tapas grandi, più particolare di Palma e forse un po’ turistico ma comunque vale la pena passarci una romantica serata.

 Le mie gite coraggiose: La spiaggia di Es Trench, spiaggia bianca e mare caraibico; Colonia San Jordì, mare turchese e spiagge nudiste; Cap Formentor, la punta più a est a strapiombo dell’isola, impossibile nn innamorarsi. Valdemossa e il paesino dove svernava Chopin, con negozietti e atmosfere un po’ provenzali; Banyalbufar, piccolo paesino dove sperimentare una discreta paella.

Infine il Mercat de Olivar oltre ad offrire banchi di ogni genere alimentare, ogni bancone del pesce si trasforma in sushi da asporto, o fornitore di tapas di pesce fritto, o ostriche e  champagne per i più esigenti

La sensazione più forte quando viaggi da solo, è avere sempre a che che fare solo con te stesso o con persone che non ti conoscono. Non hai un rimando, uno specchio di chi sei, ma quel rimando lo devi cercare sempre dentro, nei tuoi pensieri, nelle tue sensazioni, una persona senza uno specchio è costretto a guardarsi dentro e trovare tutte le risorse per costruirsi da dentro, non posso far altro che dirvi: Buon viaggio, coraggiosi viaggiatori in solitudine.

Bali, una vacanza per due

Eccoci di ritorno dalla meravigliosa isola di Bali, 15 giorni di totale immersione in un mondo di spezie, colori profumi, incensi, foglie di banano, piante d cacao, frutti della passione, mangosteno, sorrisi inchini e suoni del gamelan in ogni strada.

Bali è il luogo del cibo, della gastronomia, dei corsi di cucina, della miscela di ingredienti. Nel mio viaggio mi sono concessa un corso di cucina per carpire i segreti di questa cucina così complessa ed elaborata. Le donne a Bali si svegliano presto verso le 6 del mattino e si dirigono al mercato del paese che in genere è aperto 24 ore su 24, comprano il necessario per la giornata spezie verdure, e preferibilmente pollo, più raramente carne di vitello.

Poi arrivano nelle proprie case in genere tra le risaie , in luoghi mozzafiato circondate da statue indù, ruscelli,cascate, palme e alberi di cocco. Iniziano a costruire scatoline di foglie e fiori adagiati sull’acqua,accendono incensi a fianco e iniziano le preghiere agli dei protettori della giornata, con gesti eleganti con petali di frangipane .

Poi iniziano a cucinare per tutti i pasti della giornata in abbondanza, in modo che i pranzi e le cene siano pronti per chiunque passi dalla casa.

Un Nasi Gore, un Gado Gado, le frittelle di mais, gli spiedini di pollo Satay, solo alcuni dei piatti principali. Il processo di parte in maniera accurata raccogliendo tutto ciò che la terra offre, spezie, pepe, peperoncini di ogni genere, noce moscata e 4 tipi di zenzero, sali di diverso tipo, chiodi di garofano, coriandolo, semi di sesamo, e ancora il galangal, ginger, kencur e turmeric, le fogli di lime, e  il re del lemongrass che abita ogni pietanza, l’aglio. Il tamarindo il pesce essiccato, la salsa di Soya, e la palma da zucchero. Bene questi ingredienti vengono pestati in combinazione diverse dentro a mortai di pietra grigia. Le basi cambiano per ogni piatto e c’è una diversificazione a seconda del piatto che si vuole ottenere.

Quando si è in vacanza si provano molteplici ristoranti e cuoriforchetta si è dovuta operare a sperimentare posti speciali anche in questa vacanza degna di una luna di miele, altro che primo appuntamento. Dopo 30 ore d viaggio qui si deve far sul serio. E di seguito vi dirò i migliori ristoranti che ho provato:

1.Cafè des Artist, atmosfera lounge, candele, quadri alle pareti con lucertoline posizionate alle cornici, rigorosamente vere. Pietanze indonesiane, noodles nobili, ma anche piatti europei e sopratutto belgi. Atmosfera raffinata, romantica ed esotica.

2.Dirty Duck, ristorante di lusso, in cui l’anatra regna e si dice sia la migliore anatra al mondo. Peccato che la specialità sia quest’anatra abbrustolita e croccante che pare sia una roba ricercata. Io l’avrei usata per giocare a rugby, ma non si può dire che il gusto non fosse al’altezza della reputazione. Il posto è chic con laghi fontane luci tavoli bassi orientali cuscini e luci soffuse. Ma vi assicuro che le posate non sono contemplate per addentare il volatile.

3.Babi Guling, un luogo surreale a picco sulla giungla dove cucinano maialino allo spiedo e insalata di fagiolini piccante, gelato al cocco, come menù fisso credo a 4 euro super giù. Dicono sia la specialità di Ubud, per cui come rinunciare.

4.Casa Luna, Qui ho fatto il corso di cucina famoso e sono venuta a provare il ristorante. Come ogni ristorante che diventa famoso, secondo me poi peccano un po’ di presunzione e le porzioni erano molto piccole rispetto allo standard e i piatti molto cari .Insomma nessuna grande differenza da qualsiasi Warung della città , anzi. Ma il corso è stato un’esperienza indimenticabile. Maneggiare spezie, tritarle, pestarle, toccale sentirne gli odori , mescolarle insieme e scoprire i trucchi alla base della cucina balinese credo sia stata l’esperienza più significativa per comprender e meglio questo paese. Non si passa dal cibo per capire una popolazione?

6.Abu Bali, Monkey Forest. Per me il meglio, un cucina attenta ai dettagli, originale. Piatti orientali cucinati all’occidentale, con ingredienti semplici, Carni morbide e salse non troppo invadenti, personale simpatico, attento veloce, wifi efficace, fosse davanti a casa, sarei cliente abituale. Poi ha tanti cuori illuminati che mi rendono felice e mi sento a casa.

E infine il 7. Blu D’amare che richiede una nota a parte. Isola dei galeotti di Trawangam, così erano i primi abitanti di quest’isola. La scelta un po’ atipica di andare a dormire in una gesthouse e famosa trattoria gestita da italiani, o meglio mamma e figlia emiliane, non è da me in viaggio. Ma in effetti il sito le camere, e il desiderio di conoscere due italiane che vanno a vivere a Bali lasciando tutto, mi sembrava ugualmente curioso da indagare. E così approdata, non mi sono pentita per nulla. Due donne solari ,Siva e la figlia Alessandra, emiliane fino all’osso. Il piccolo Adriano che cresce tra i fiori di frangipane e in un isola senza auto, inseguendo le lucertole, e gettandosi come un pazzo in mare all’età di 8 mesi, temerario e marinaio come il babbo “bracciodiferro’ che ogni giorno va pescare pesci per i pasti del giorno. Se non vi sembra particolare…questo. Le camere sono ineccepibili, il posto è davanti al punto più indicato per lo snorkeling. Fanno cucina balinese e cucina emiliana , la tartare di tonno e gli strozzapreti ai frutti di mare, che saltano dalle onde per arrivarti nel piatto che tieni in mano sul lettino della spiaggia, quando non hai nemmeno voglia di sederti a tavola. Sei giorni senza mettere le scarpe tra chiacchiere veloci  sull’anima di Bali vista con gli occhi di due donne coraggiose e tenaci. Tra i fiori di un paradiso e la femminilità che emerge in ogni angolo, e quella sensazione di sentirsi un po’ a casa ma dall’altra parte del mondo.

La maga delle spezie

Vi scrivo da qui da Bali, sono sul mio iPhone per cui non riuscirò a dilungarmi troppo, peró volevo darvi un assaggio di cosa si mangia… I piatti sono elaborati e complessi e le donne cominciano presto al mattino a cucinare per i pasti di tutta la giornata. Ogni piatto comincia con una miscela di spezie e ingredienti base che pestano lungamente in un mortaio con olio di gomito e abilità di polso. Siamo in Indonesia e le origini della cucina è di cultura ayurvedica per cui troverete sempre in ogni piatto 6 sapori: dolce, aspro, piccante, salato, amaro e astringente che favoriscono la salute e vitalità stimolando i sensi dei commensali. I sapori che emergono sono quelli dello zenzero e del peperoncino e della noce di cocco oltre a quello della tingkih o noce delle Mollucche- per tutte le saracche delle Mollucche diceva braccio di ferro!!! Si combinano il pungente galangal con la curcuma fresca, addolcito con lo zucchero di palma e il tamarindo a della pasta di gamberetti e le foglie di lime kaffir che troverete ovunque. Le spezie Sono un regalo degl dei per il vostro palato. Bali è un vero proprio paradiso di sapori e di possibilità. Presto riuscirò a descrivere meglio le sensazioni di duecuori ora mi stanno miscelando in un mortaio e non sono ancora amalgamata con gli ingredienti.

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Un cuore che batte, l’Istria

In questa settimana ho conosciuto una regione molto vicino all’Italia, L’Istria. Non che non avessi fatto almeno una vacanza a Pola con amici di origine istriana dei miei genitori, ma ero troppo piccola per capire e conoscerne la storia. Per la rassegna “Per Tutti i Gusti” in collaborazione con Sheraton Milan Malpensa Airport, Style.it, La Feltrinelli, un progetto di Carlo Vischi, è stata organizzata una cena con i produttori locali di olio e vino dalla Regione Istria -www.istra.com- e l’ ente del turismo istriano. l’Istria, mi raccontano, è a forma di cuore e per il mio blog è una caratteristica che non posso non annotare. Ed è proprio il cuore che si sente dai racconti dei nostri ospiti, dai loro occhi l’amore sconfinato per la propria terra. In auto con Francesca Angeleri,di cui vi ho già parlato di origine istriana, ci racconta la storia dei suoi nonni e dell’Istria, di questa terra contesa tra la l’Italia e la Jugoslavia, tra la prima e la seconda guerra mondiale. Questa terra di tutti e di nessuno, un po’ “no man’s land” che si ripete , in cui gli istriani non amano definirsi né italiani né jugoslavi, forse a forza di contenderli si sono trovati una loro identità forte, eclettica che raccoglie tante culture e a suo modo originale, un crocevia di popoli, uno snodo di umanità. Nel cibo puoi leggere la sua biografia, ma puoi anche ritrovare un luogo di non conflitto e un punto comune tra tante diversità.

Forse è arrivato il momento di riscoprire questa regione così vicino a noi, di scoprirne le origini, le vicissitudini, la sofferenza ma anche la bellezza paesaggistica selvaggia: le coste frastagliate, gli ulivi, le isole, i paesini antichi e romantici, i porticcioli ela campagna. E infine il cibo, così vario ed assortito in modo unico e nel suo genere originale. Troviamo la rotta del pesce bianco, i frutti di mare, i gamberi, la sogliola; il bue Boskarino utilizzato in passato per aiutare i contadini a trasportare e arare i campi, ora dalle sue carni otteniamo delizie gastronomiche, che abbiamo assaggiato durante la nostra cena sia come affettato con le ortiche fritte sia come arrosto. La rotta degli asparagi selvatici abbinati nella nostra serata alla pasta fresca e ai gamberetti; la rotta dell’olio, particolare, forte, piccante, dolce , da usare in cosmesi e i produttori sono al nostro tavolo: il Sig. Ipsa e il Sig. Cuji fieri dei loro prodotti ci hanno raccontato i loro ulivi e le loro caratteristiche. E infine la rotta dei vini del Sig. Degrassi che fa del buon vino, delle belle foto, dei buoni sorrisi, uomo serio che con i suoi vigneti in Petrovia produce  ‘Terre Rosse’ un vino rosso rubino intenso dal sapore morbido e caldo e anche fruttato, ma la varietà è ancora una volta protagonista. In Istria non manca il tartufo bianco, nella zona compresa tra il fiume Quieto fino al monte Cicaria a nord, sino alla baia d’Arida a sud.

La nostra serata istriana è scivolata via, tra racconti, sensazioni, impressioni e Francesca che ritrova nel sig. Ipsa uno dei suoi personaggi del documentario di Magna Istria -http://www.youtube.com/watch?v=740IyzAzBWY- . Dopo tanti anni, è comunque qualcosa di magico, strade che si incrociano e destini che si intrecciano, i destini degli italiani con i nostri vicini di casa istriani di cui troppo poco sappiamo, e poco esploriamo. Ma la sensazione generale è che i tempi siano maturi per le presentazioni e per gli inviti reciproci, per una bella vacanza in Istria. Come quando ti trasferisci in un nuovo condominio: “Appena ha tempo venga su a prendere un caffè le faccio vedere la casa….”

Chef: Ingrid Zrnić e Fabiana Mijanovic

Cornelia Street Cafè, dove si respira l’aria della Big Apple

Lei
Cornelia Street al Village, una traversa di Bleecker Street, New York.
E’ sufficiente come recensione per appagare i vostri sensi e i vostri sogni? Potrei smettere di scrivere e lasciare che la vostra mente vaghi nell’aere di questa sorprendente città? Perchè siamo qui a mangiare così lontano da casa? Perchè il cibo è qualcosa che unisce le culture e attraverso la comunanza di pietanze forse non ci sarebbero più conflitti nel mondo. Attraverso confini, oceani e continenti lontani il momento del sedersi a tavola è una preghiera universale che ci rende tutti maledettamente umani.
In questo viaggio meraviglioso tra grattacieli luci, colori, culture ed energie, un’amica che abita qui ci ha consigliato questo posto incantevole. Un ristorante giovane ed elegante con candele sui tavoli e tovaglie a quadretti, una simpatica cameriera americana con riccioli dorati porta i menù: ricco e variegato con piatti diversi e assortiti. C’è il salmone con semi di papavero riso verde e fagioli neri, filetto di pollo con verdure e purea, ma noi ripieghiamo su una decorosissima steak e frites, degna della mucca americana e grandi distese di erba soffice.
Mi piace mangiare la carne qui negli States, è più big e gustosa della nostrana. La carne è stata all’altezza delle nostre aspettative e abbiamo anche osato con un chocolate cake di tutto rispetto. Non c’è che dire questo posto è veramente grazioso. E anche il check non ha deluso le le nostre tasche. All’uscita c’è il mondo ad aspettarti, locali, localini negozi, newyorkesi al divertimento. Uno spasso gente.

Lui
Arriviamo qui (al Cornelia Street Cafè, non a NY ovviamente) perchè aiutati da una ragazza (ballerina e scenografa) originaria della Repubblica Ceca la cui amica e direttore artistico, newyorchese, viene spesso qui.
Questa è New York, gente. E noi cercavamo un locale come quelli che piacciono a noi, frequentato e conosciuto dalle persone del posto.
Il locale è al Village, zona sud ovest della Big Apple. Per oltre 100 anni, questa piccola area al di sotto 14th Street e ad ovest di Broadway è stata una mecca per i creativi, i ribelli e i bohemienne. Oggi nessun artista in cerca di fortune potrebbe permettersi di vivere qui, ma l’atmosfera aleggia ancora. Nel 1969, in un locale gay del Village, lo Stonewall Inn, ebbe simbolicamente inizio il movimento di liberazione omosessuale. Oggi, a 40 anni di distanza, ci troviamo in un momento simile perchè lo stato di New York, il più popoloso degli Usa, ha legalizzato i matrimoni gay. E lo Stonewall è stato di nuovo protagonista.
Ma torniamo alle nostre tovaglie a quadretti. Il Cornelia Street Cafè non ti stupisce, ti accoglie. Così come è. Si ha la sensazione di esserci sempre stati, di aver sempre fatto parte di questi mille volti, mille lingue, mille culture. Nel menù – per fortuna – non compare l’orrida “soluzione turistica” che ci avrebbe visto fuggire urlanti.
Le proposte sono poche, semplici, accattivanti, come ha detto l’inquilina. E noi ci orientiamo su una super all american – american steak e patate.
Buono anche il dolce, carinissima la riccioluta cameriera che, con tanto di biglietto con cuoricini, ci chiede di lasciarle la famigerata mancia (se venite a NY premuratevi di comprenderne bene il meccanismo per evitare sorprese o brutte figure).
Insomma, cena memorabile? No, ma è proprio questo il bello. Al Cornelia Street si respira l’aria della Grande Mela ed è come essere sempre vissuti in questa straordinaria città. Ci si sente newyorchesi per una notte. “The quintessential Village bistro”, come dice Zagat, la più famosa guida enogastronomica del paese. Spesso il locale ospita al piano di sotto performance musicali, letterarie, teatrali.
Un primo appuntamento che scivola via tranquillo, sul velluto. E poi, non dimentichiamocelo, siamo nella Grande Mela, “giungle di calcestruzzo dove nascono i sogni, non c’è niente che tu non possa fare, queste strade ti faranno sentire come nuovo”.

The Cornelia Street Café
29 Cornelia Street
New York, NY 10014
tel (+1)212.989.9319

Kibe, appuntamento a Sarajevo

Probabilmente se vi trovate a Sarajevo per il primo appuntamento, il ristorante sarà solo la ciliegina sulla torta di una conquista che si basa già su solide premesse. La capitale bosniaca, crocevia di culture, densa di colori e profumi, luogo di storia e tragedie avrà già fatto breccia nel cuore della lui o della lei che ha la fortuna di accompagnarvi o di avervi conosciuto in questo luogo.
Sarajevo è incastonata tra colli e montagne che ne aumentano la suggestione ma che sono state anche causa dell’immane dramma che qui si è consumato poco più di 15 anni fa.
Arrampicandosi su una di queste (prendete un taxi, costa pochissimo e si fa anche bella figura) dal nulla ad un certo punto appare questa baita in legno, forse anche un po’ fuori contesto, che ospita uno dei migliori ristoranti della città.
Chiedendo in giro abbiamo capito che i prezzi di Kibe sono insostenibili per la quasi totalità della popolazione, infatti all’interno troviamo manager tedeschi, molti stranieri, persone del posto dall’aria decisamente facoltosa.
Prezzi tuttavia quasi ridicoli per chi arriva dal nostro paese. Elemento non da poco, che dà una bella spinta alle possibilità di riuscita del nostro primo appuntamento, permettendo di spaziare nella scelta.
Il menù è tipicamente bosniaco: agnello, insalata di cavolo, Ćevapčići (vero piatto nazionale bosniaco), sapori forti, molto speziati, con influenze turche e dell’est, come ci si aspetta da Sarajevo. Tutto molto ben cucinato ed equilibrato.
Un principio della comunicazione sostiene che less is more. Il suggerimento è non avventurarsi nei dolci, pesantissimi e dolcissimi, in particolare l’hurmášica e il kadáif. Potrebbe risentirne la lucidità del prosieguo.
Imprescindibile, invece, il Bósanska Kafa, il caffè bosniaco, preparato e servito nelle tipiche caffettiere in rame. Straordinario l’aroma di cardamomo che sale lentamente, lasciando anche il tempo di guardarsi negli occhi e tentare i primi sfioramenti di dita nell’attesa che il fondo si depositi.
Il tutto accompagnato dallo splendido panorama illuminato della Sarajevo notturna, che emerge dalle ampie vetrate.

Kibe
Vrbanjuša 164, Sarajevo
Bosnia and Herzegovina
tel. +387 33 441 936