Notizie dalla Piazza da Nicole Cappa. AgoràCooking

Oggi 19 luglio parte da piazza San Carlo a Torino Agora’ Cooking. Protagonista è la food blogger Nicole Cappa che, dopo una stagione televisiva di successo con la prima edizione di “The Chef” – il talent culinario firmato Mediaset che l’ha vista conquistare il podio di terza classificata  – lancia una insolita master class di cucina.

10463014_278780368977018_820632638597101688_nNicole svelerà tre ricette a sorpresa (un antipasto, un primo e un dolce), semplici e rapide da preparare in non più di 15 minuti ognuna! Tra gli ingredienti non mancheranno le eccellenze agroalimentari del territorio, a cominciare dal Prosciutto Crudo di Cuneo D.O.P. A trasformare la piazza in una vera e propria cucina da chef sarà, invece, un tavolo da showcooking d’eccezione: Zed Experience, già partner Hospitality del Comitato Olimpico durante i XXII Giochi invernali di Sochi 2014!

Dopo l’estate Agorà Cooking ripartirà da Alba il 27 settembre, per una tappa dedicata al re della tavola, il tartufo bianco; poi Bologna il 25 ottobre, Roma il 29 novembre e Bolzano il 13 dicembre, ultimo appuntamento dell’anno prima di tornare in primavera, a Milano, alla vigilia dell’Expo 2015.

Un onore per me dire che sono stata a cena da lei per testare la sua cucina e ciò che mi ha colpito di più è la passione con cui si mette ai fornelli, con cui si diverte ad assemblare ed inventare. Nicole è un mix di ingredienti a cui spesso non riesci dare un origine. In effetti è una donna dalle molteplici origini e vissuti. Ha viaggiato molto, nata in Marocco da madre francese e padre algerino, vissuta in Francia e poi in Italia. E’ un mix di spezie orientali, metodi di cottura occidentali veloci e d efficaci e risultati sorprendenti. Nicole è ciò che non ti aspetti. Un cus cus con ingredienti segreti. Il mio certificato foodblogger è immediato. Una donna generosa e tenace e con qualche carta in più. Cucina, ha idee, ha relazioni va dritto al risultato e lo ottiene. Una donna che non ha paura della sua bellezza che sa muoversi su tacco 12 e mestolo in mano, madre e amica. Se hai l’onore di entrare nella sua cucina non ne esci affamato, ma coccolato e riverito bevendo champagne  e mangiando con le più belle cristallerie. Un in bocca al lupo a Nicole ovunque lei abbia voglia di arrivare, ma è già là che aspetta con il suo sorriso di chi la sa lunga.

10334304_10204172249164629_4712400055462572578_nSeguitela avrà molte cose da raccontarci in piazza San Carlo. ….e poi in altre città !

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I AmSterdam, I AmHappy

Il mio soggiorno ad Amsterdam di qualche mese fa è iniziato in modo folkloristico, dopo aver letto l’oroscopo di Rob Brezny, ho deciso di partire. Il senso del messaggio premonitore raccontava di Rembrandt -pittore olandese- nato sotto il segno del Cancro,  uno dei più grandi pittori del mondo. Dovette lottare molto per diventarlo. “Non posso dipingere come vogliono loro”, diceva a proposito di quelli che mettevano in discussione il suo metodo innovativo. “Ci ho provato con tutte le mie forze, ma non ci riesco”. Ma gli è costato caro. “È per questo che sono un po’ pazzo”, concludeva. Morale della storia: per essere fedele alla tua visione e ai tuoi progetti, forse dovrai accettare di essere un po’ pazzo. Sei disposto a pagare questo prezzo?

Sono partita per questo viaggio così, con una profonda riflessione su di me e in che direzione voglio che vada la mia vita. Alle soglie degli ..anta (fra qualche giorno), ho deciso che è ora di inseguire ciò che più mi piace realmente, andare nella direzione che più mi si confà. Bene, i miei mesi di ricerca sono iniziati da Amsterdam. Ho deciso di affittare una camera nella casa di una vera olandese, per infilarmi subito nel cuore della città. Niente alberghi, vita reale, abitudini quotidiane, bici al seguito e via ad annusare come un segugio e a farmi ispirare. Ho sempre adorato la terra olandese sin dall’adolescenza. Stavolta ci sono andata con altri occhi, per vedere se ci si può anche trasferire.

Amsterdam è la città dei canali, dell’acqua, dei porti, del commercio, del passato coloniale, dei mercanti e degli scambi.

Per prima cosa abbiamo affittato subito le biciclette, con il freno pedale, con la paura di schiantarmi al primo incrocio e invece è venuto tutto molto naturale. La nostra casa era al fondo di Haarlemmerstraat, una via con i negozi vintage più accattivanti del quartiere. Negozi e ristoranti mutietnici, famiglie intere in bicicletta, negozi di prelibate leccornie locali. Una via da non perdere da percorrere su e giù senza stancarsi.

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Il quartiere che ci ha visto come maggior frequentatori è stato il Joordan.  “Lo sviluppo del quartiere si deve quindi alla forte migrazione di lavoratori sia olandesi sia stranieri (Fiamminghi, Tedeschi, Ebrei proveniente dal Portogallo e Ugonotti) che nello Jordaan si stabilirono durante il Secolo d’Oro. Il quartiere divenne presto sovrappopolato e dalle condizioni igieniche non proprio allettanti, per questo chi poteva permettersi di pagare un affitto più alto presto si trasferiva in altri quartieri. E così nella seconda metà del 1900, lo Jordaan rischiava di rimanere inabitato e con progetti di demolizione per costruire nuovi palazzi moderni. Fortunatamente ci furono proteste, visto il valore storico del quartiere, che ebbero effetto e si passò quindi ad un recupero dello stesso, che negli anni ’70 fu scoperto dalla nuova generazione di artisti. Grazie agli affitti ancora bassi, qui trovarono terra fertile per aprire studi e gallerie. ”  Qui Rebrandt si trasferì negli ultimi anni della sua vita e qui troverete la targa della sua ultima casa.

Per fare una sosta i “caffè marroni” sono i più suggestivi. All’interno troverete pareti annerite dal fumo, signori olandesi che leggono il giornale, scrivono e fumano davanti ad una birra.

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Amsterdam è poetica , grazie ai suoi canali che la invadono. E’ magica per le sue case da copertina che potete ammirare sulle barche e sulle piattaforme lungo le rive. Amsterdam è fortunata perchè sono belli, ecologici, sorridenti, educati, alti ed eleganti. Fanno figli e se li portano in giro in bici, anche due o tre. Ti parlano se per caso ti siedi su una panchina accanto a loro. Il senso comune si respira per le strade e  il senso della bellezza si sente ovunque.

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Abbiamo esplorato i parchi come Il VandelPark, dove potete imbattervi nei concerti spontanei o prendere il sole circondati da gruppi di giovani olandesi che si dedicano ai picnic. Abbiamo pedalato per ore senza stancarsi di guardare chi la vita sa viverla, l’apprezza e la valorizza.

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Ho passato ore a guardare i colori dei dipinti del  Museo Van Gogh in un pomeriggio all’insegna dell’arte e della cultura. Vistitato la biblioteca di Amsterdam la Openbare Bibliotheek, la più grande di Europa. Sei piani in cui salire e scendere con le scale mobili per curiosare tra le aree ricolme di libri, cd, film, musica, internet, cinema , filosofia, botanica, scienza. Un luogo fruibile anche solo per salire sino in cima prendere un thè, guardare il paesaggio di Amsterdam dall’alto e navigare in internet gratuitamente.

IMG_8773Passeggiare dalla Stazione Centrale sino al Mulino a vento Brouwerij ‘t , dove degustare una birra a meno di due euro, assaggiare il salame tipico osseworst, che ricorda molto la nostra salsiccia di Bra. carne magra di manzo cruda con spezie da accompagnare alla degustazione di piccole birre artigianali, da quelle di luppolo al doppio malto in compagnia degli autoctoni.

Il sabato mattina abbiamo girovagato per i mercatini del Joordan, Noordermarkt con bancarelle di prodotti tipici, biologici, vegani, rawfood in compagnia di banchi vintage e dell’usato di cappelli, borse, specchi e scarpe, suonatori e pittori.

In un pomeriggio poi, abbiamo preso fuori dai percorsi turistici una chiatta per andare sulla sponda nord di Amsterdam attraversare il grande canale che arriva al mare per mettere piede sull’altra sponda  Veer NDSM Werf, i traghetti sono ogni 5 minuti, partendo da Oude Houthavens e mettono in contatto le due sponde del grande canale dove pendolari ogni giorno raggiungono il centro di Amsterdam, noi l’abbiamo percorso al contrario e siamo andati a prendere un caffè nell’area del porto dove barche a vela e battelli da crociera che arrivano dal Danubio passano da qui. Il vento è più forte e si sente la vera brezza del nord. Poi, non contenti ci abbiamo preso gusto e da li, siamo traghettati sino alla stazione centrale, per poi riprendere un altro battello e fare un’ altra sosta al museo del cinema di Amsterdam. In realtà è stato un gioco far finta di pendolare insieme agli olandesi in bicicletta su e giù per le sponde, ci siamo sentiti per un attimo abitanti del luogo.

 

I mercati dei fiori adiacenti al canale sono un’attrattiva da non perdere come il mercatino Bloemenmarkt, troverete la varietà di bulbi che fa per voi. Ad Amsterdam tutto diventa cultura e ad ogni caratteristica del luogo dedicano un museo. Per cui troverete il museo del formaggio tipico, il museo del tulipano, il museo degli occhiali e quello dei cappelli. Questo aspetto mi ha fatto sorridere, come valorizzare ogni particolarità con la giusta enfasi.

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In un pomeriggio qualunque ci siamo fatti trascinare dalla nostra ospite Myra in un pub caratteristico con teatrino ad assistere ad una commedia teatrale e musicale del posto. Non capivamo nulla, ma le risate erano contagiose e la comicità espressiva era senza pari. Un pomeriggio tra di loro e tra le loro abitudini non ha eguali per me in un qualsiasi viaggio.

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Ed il cibo? Non posso lasciarvi senza.  In questa città anche il cibo è cultura. I chioschi con la bandiera offrono, nelle piazze cruciali, aringhe crude da passeggio con cipolle e cetrioli, uno street-food “dalla notte dei tempi”. Un’esperienza vichinga, ma che merita di essere sperimentata. Alla sera, invece, immergetevi nei ristoranti del quartiere Joordan, noi abbiamo trovato dei tahilandesi, messicani, indonesiani e marocchini da far invidia al paese di origine. Per aiutarvi cercate qui: la Guida Gastronomica delle città europee più importanti con l’aiuto di blogger locali.

IMG_8754Morale del viaggio? Una città che lavora sulla speranza,  una capitale con il suo passato coloniale ha mescolato culture e provenienze senza perdere l’dentità. Un senso del comune sopra qualsiasi atro paese. Dove aiutarsi è normale, e il sentire civico è quotidiano.  La nostra ospite ci ha raccontato aneddotti della vita quotidiana: “Ci sono siti in cui alcune donne cucinano di più e vendono ciò che rimane dei loro pasti casalinghi, a chi non ha modo nè tempo o magari scarseggia di mezzi economici”. Per cui in tempo reale conosci nel quartiere dove reperire a poco prezzo il resto del pasto di un’altra famiglia. Guadagna chi vende e chi compra. “Siti in cui se cerchi una toilette in giro per la città ne segnalano la presenza nei paraggi, da poter usufruire” Aggiunge, una specie di “airbnb dei bisogni”- scherza mentre lo dice. Insomma senza troppe burocrazie la città si aiuta e  si autosostiene. Un luogo sulle mie corde che risuona armonicamente nella mia anima.

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P.S. Ah…non dimenitcate di provare le patatine fritte….e alla mattina? La colazione marocchina più buona al mondo, thè alla menta e crepes grandi alle verdure e formaggio, o brioches alle mandorle per dar carica alla giornata prima di pedalare verso l’alta civilità. Haarlemmerplain angolo Haarlemmerstreet.

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In giuria per il Gelato Festival 2014

Un eufemismo è dire che i torinesi non siano appassionati di gelato. E’ un ingrediente fondamentale per la loro alimentazione ed è nel loro DNA. Nonostante il mio  girovagare forse è una delle città in cui il gelato è in assoluto più buono  d’Italia e non solo. Per cui se si porta il Festival del Gelato qui da noi, non può che funzionare.

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Tre giorni appena trascorsi tra le prelibatezze e le novità fresche in una Piazza Solferino più dolce del solito in cui ho avuto l’onore di essere chiamata nella giuria tecnica insieme a Marlena Buscemi, Slow Food Piemonte; Luca Iaccarino, giornalista enogastronomico e autore del volume “I cento di Torino”  e Marcello Trentini, chef di Magorabin di Torino,per decretare il miglior gusto e gelatiere del Festival. Dieci gelatieri con ognuno il suo gusto in gara. Continua a leggere

Rural, ciack due!

E’ proprio vero: Torino non sta mai ferma, e lo conferma il fatto che molti imprenditori continuino a investire nella nostra metropoli.

Questa settimana vado a conoscere il rilancio di una nuova realtà nel pieno centro di Torino, in uno dei quartieri più antichi e signorili della città.

Il Rural, ristorante già presente da qualche anno in una zona più periferica, si sposta adesso verso il centro, in via San Dalmazzo 16, e si riveste di un nuovo “abito”. Lo stile della sala è lo stesso che ne ha caratterizzato il passato: moderno, stiloso, chiaro nei materiali e lineare nelle forme.

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Troviamo sale ampie, arredi nordici tra avanguardia e naturalità, ma anche legno, vetro, corda e lavabi in pietra per gli arredi della toilette. Continua a leggere

BontàViva in soli 2’50”

Finalmente dopo lungo peregrinare riesco a tornare al mio blog, è come tornare a casa, sedermi sul divano e far ordine nella mia vita e raccontarvi con calma ciò che ho visto. Dare contenuto alle migliaia di foto che vedete su instagram, spesso solo visionate con un veloce scorrere di pollice.

Partiamo da un mese fa dopo la Svizzera sono successe un bel po’ di cose e tante ne stanno per succedere. Ho bisogno di emozioni per poter raccontare e la mia vita è sempre in continuo movimento. Il 16 maggio sono stata invitata con altri tantissimi blogger, una ventina tra la regione della Lombardia e il Piemonte nell’azienda Bontà Viva di Rivoli.

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Canton Vallese, tra vitigni d’alta quota e pecore dal muso nero.

Il viaggio in Svizzera continua, appurata la perfetta organizzazione e gli orari del tour calcolati al minuto partiamo per un altro cantone, il Canton Vallese. Non ho ancora ben capito che lingua parlino, dovrebbe essere quello in cui la lingua è francese, ma in montagna parlano tedesco e al confine il Romancio. Sono sull’orlo di una crisi “babilonica” e inizio a fare ragionamenti sulla storia di questo paese così folcloristico.  Parlo con Alessandra Roversi parte dell’organizzazione fonte di saperi e contenuti e faccio mille domande. E le risposte mi confondono:” Sai” mi dice “Nel canton Ticino studiano Dante a scuola, a Ginevra l’educazione è francese da Voltaire a Hugo e a Zurigo Goethe la fa da padrone. Ascoltiamo musica diversa e i gruppi in voga al momento sono molto differenti fra di loro, così come i registi e i libri. A Ginevra siamo culturalmente francesi, ma non mi sento francese, né per le loro idee politiche né per i loro modi di fare” A questo punto credo di avere una crisi isterica. “Siamo profondamente diversi nei cantoni, ma ci sentiamo profondamente svizzeri, né filo francesi, né filo tedeschi, né filo italiani.”  

IMG_8211Fortunatamente la prima attività della giornata dopo lunghe chiacchierate ancora enigmatiche è una degustazione di vini. Ne ho bisogno. Arriviamo nel villaggio di Visperterminen, conosciuto dal mondo intero per i suoi vigneti più alti d’Europa. i vigneti sono su stretti terrazzamenti sostenuti da alti muri a secco, coprono una fascia di 500 metri di dislivello e arrivano sino a 1150 metri di altitudine. Il vitigno “Heida” è noto anche come “la perla dei vini alpini” è il fiore all’occhiello della valle. La cantina offre le migliori degustazioni, i vini sono importanti, con un’alta gradazione, ma raffinati. Il lavoro che sta dietro a queste bottiglie lo si capisce dall’impervietà dei terrazzamenti, nessun trattore, tutto a mano, tutto a piedi, tutta roccia e pietra, un lavoro durissimo.

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Il villaggio è famoso per le pecore dal muso nero che sono alloggiate in casette di legno nella parte antica del paese, pecore da latte e da lana, bellissime e disneyane.

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Il viaggio prosegue sulla valle del Rodano a Salgesh e al museo del vini dove ci viene meglio spiegata la valle, le sue abitudini e i cambi di abitudini dagli allevamenti ai vitigni, le vecchie usanze e le prime donne che conquistarono la possibilità di andare in vigna.

La sera si conclude a Sierre a Chateau de Villa dove mangiamo la vera raclette, cari piemontesi e cari francesi, la raclette è un formaggio svizzero e nasce e si fa qui, punto. Nei luoghi tipici le portate del formaggio sono 5 per i dilettanti come noi, ma per gli svizzeri arrivano anche a 10 si accompagnano a tipiche patate svizzere, piccole, dolci e gustosissime, a cetrioli e  cipolline.

IMG_8295Ogni portata cambia formaggio, ossia è sempre raclette, ma di un alpeggio differente, in modo da gustare le diversità in base all’altitudine, alla stagionalità, al tipo di mangime per i diversi allevamenti che conferisce al formaggio sapori molto diversi ed esperienze uniche. NOTA BENE: Non bere acqua fredda, né durante né dopo, è solo concesso il vino ed eventualmente per i deboli di cuore la raclette si può pasteggiare con la tisana o il thè rigorosamente caldi.

IMG_8283L’ultimo giorno piano piano entrando sempre di più negli aspetti culturali e lasciandosi trasportare dalle lingue senza barriere e confini, tutto sembra più comprensibile, l’altra ipotesi sono le notevoli quantità di vino ingerito, ma voglio essere ottimista. Eccoci nella visita alla fattoria pedagogica di Hérémence che si adopera per la salvaguardia delle tradizioni agricole e del patrimonio paesaggistico. L’obiettivo della famiglia che gestisce il progetto è incoraggiare sopratutto i bambini e i giovani a riallacciare i legami con l’agricoltura e l’artigianato.

IMG_8368In questa Ferme Pedagogique conosciamo la storia delle mucche d’Hérens che lottano per far emergere solo una delle regine del branco. E’ una tradizione molto sentita nel canton Vallese e non solo. Sono una razza particolare,  autoctona, nera e possente che se lasciate libere naturalmente si ritrovano a combattere per conquistare il primato della regina del gregge. Ci sono combattimenti aperti in valle, sia quelli organizzati uno contro uno in un’arena per decretare la vincitrice della malga annualmente , delle vere e proprio olimpiadi di combattimenti nazionali e internazionali. IMG_8364Da una decina d’anni le mucche vengono allevate anche da donne, mentre anticamente era considerato uno scandalo. Da questi bellissimi esemplari si ricava la carne secca di manzo IGP, essiccata all’aria, un particolare salume molto apprezzato dagli autoctoni, essiccati in capanni di legno per almeno 6 settimane. Il luogo è incantevole animato da ogni tipo di animale, una vera e propria fattoria a portata di bambino.

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L’ultima tappa si trova sulla strada dei camini delle fate, delle costruzioni calcaree naturali con forme particolari a camino e concludiamo il nostro viaggio in un ristorante molto caratteristico nella zona di Mase, il ristorante Trappeur, con una vista mozzafiato e un tripudio di carni alla pietra servite nelle più antiche tradizioni svizzere, bavaglio al collo, salse e le patate fritte più buone al mondo. Un filetto fumante ci da il saluto a conclusione di questo ricco viaggio.

IMG_8396E quasi non mi sembrava più di parlare tante lingue, la relazione è diventata armonica e naturale. Le diversità così spiccata degli abitanti di questo paese diminuiscono quando comprendi che sono legati  da qualcosa di esperienziale più profondo che li accomuna. La sensazione è stata a un po’ quella quando fai una forte esperienza con degli sconosciuti che ti lega tutta la vita, per ciò che hai vissuto, percepisci un senso di appartenenza molto forte. Non so se sono riuscita a trasmettervi il mio pensiero.  Una popolazione unita non dalle stesse origini, ma dalla stessa esperienza del vivere quotidiano che è speciale ed è diversa da tutto il resto dell’Europa. Così. La famiglia che ti scegli, non quella da cui arrivi.

“Svizzera dentro”, Canton Ticino e Giro del Gusto.

“Sono svizzera dentro”, un modo di dire spesso usato in Italia per definire un modo di essere e di approccio alla vita, oppure spesso è la Svizzera dell’Africa, dell’Asia, del Sud America. Ogni volta che parliamo di ordine, pulizia, bellezza e tutto che funziona il riferimento ormai è immediato ai nostri vicini di casa svizzeri. Chi associa la Svizzera solo ai paradisi fiscali, chi al formaggio, chi ai “furbetti” italiani che hanno i conti in Svizzera, chi al modello di politica di federalismo riuscito. Ma quanto si conosce questa terra così vicino a casa nostra? Io francamente poco, ma ho avuto l’onore che vi avevo anticipato in un post di qualche settimana fa, di essere invitata dal Dipartimento Federale degli Affari Esteri (DFAE), in particolare da Presenza Svizzera che promuove l’immagine della Svizzera all’estero. Immagine che vuole destare l’attenzione nei riguardi del loro paese per far capire gli interessi perseguiti dalla politica svizzera e le posizioni che assume e inoltre si occupa di eventi internazionali  ed esposizioni come Il Padiglione Svizzero e i giochi Olimpici. Perché tutta questa premessa. Perché dietro ad ogni blogtour è importante capire profondamente le ragioni della proprio viaggio e quello che ha intenzione di trasmettere il proprio ospite. Il tour è dedicato alle eccellenze gastronomiche e alle realtà legate al mondo del food, ma c’è di più. C’è l’intenzione di comprendere più profondamente come funziona un paese che nel mondo ha scelto una politica federale e di rimanere in qualche modo diviso in cantoni ma con un’unica anima. Gli svizzeri quindi non formano una nazione nel senso di una comune appartenenza etnica, linguistica e religiosa. Il forte senso di appartenenza al Paese si fonda sul percorso storico comune, sulla condivisione dei miti nazionali e dei fondamenti istituzionali (federalismodemocrazia direttaneutralità), sulla geografia (Alpi) e in parte sull’orgoglio di rappresentare un caso particolare in Europa.

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Ma andiamo con ordine, le considerazioni le lasciamo alla fine. Mercoledì 30 aprile in italia a Milano ore 11.00 nella Sala Panoramica del Castello Sforzesco inaugura la Prima tappa del “Giro Del Gusto”.  Nell’ambito dell’Expo di Milano 2015, la fiera universale riveste un’importanza centrale per la Svizzera considerati gli stretti legami con l’Italia. Il tema portante di Expo 2015 «Nutrire il pianeta. Energia per la vita» è il punto di vista ideale per proporre un percorso di avvicinamento basato su un denominatore comune e universale: il gusto. A un anno esatto da Expo Milano 2015, giunge in Italia il «Giro del Gusto», un tour itinerante promosso e voluto da Presenza Svizzera del Dipartimento Federale degli affari esteri che porterà a Milano, Roma e Torino la Svizzera del gusto con le sue specialità alimentari e un ampio programma d’attività per scoprire l’architettura, il design, il mondo dei trasporti e del turismo, con un forte accento rivolto ai cantoni del Gottardo – Grigioni, Ticino, Vallese, Uri – e alle città di Basilea, Ginevra e Zurigo”.

IMG_8989Questo il motivo del mio viaggio. E ora da più vicino le realtà conosciute e da una premessa necessaria a quello che andremo ad esplorare: la Svizzera è uno Stato federale dell’Europa centrale, composto da 26 cantoni, ed è suddivisa in tre regioni linguistiche e culturali: tedesca, francese, italiana, a cui vanno aggiunte le valli del Canton Grigioni in cui si parla il romancio. Il tedesco, il francese, l’italiano sono lingue ufficiali e nazionali. Il romancio è lingua nazionale dal 1938 ed è parzialmente lingua ufficiale dal 1996. Alla diversità linguistica si aggiunge quella religiosa con i cantoni protestanti e i cantoni cattolici.

Tra i caldi raggi di sole che ci hanno accompagnato nel primo giorno siamo approdati dopo un lungo viaggio a San Pietro di Stabio nel Canton Ticino, quello dove fortunatamente parlano italiano (una scena comune è sentirli parlare tra di loro in tedesco e poi i francese e poi ancora in Italiano) e abbiamo conosciuto in un piccolo cortile di montagna ProSpecieRara. Una fondazione nata nel 1982  che si occupa della da anni di salvaguardare sia le razze da animali da reddito (avete presente la mucca friborghese bianca e nera, pare che lei sia stata la musa ispiratrice della fondazione) sia le piante coltivate minacciate da estinzione per conservare la diversità genetica per il futuro e mantenere una catena alimentare sostenibile. Abbiamo conosciuto il mais rosso, le patate viola e la gallina dalle creste appiattite per difendersi dalle gelate invernali. 

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I primi prodotti svizzeri presentati sono i primi presidi Slowfood internazionali e si tratta dello Zincarlin e della Farina Bona. Entrambi i prodotti derivano da una ricerca di abitudini gastronomiche dimenticate e poi recuperate. Il formaggio della vecchia zia e la farina con cui facevano colazioni abbondanti i nonni in montagna.

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Il Zincarlin è un formaggio prodotto solo nella Valle di Muggio,  deriva dal latte crudo a cui si aggiunge il caglio per 24 ore, dopo la sgocciolatura si tiene in una cantina naturale di Montegeneroso a stagionare per 24 mesi, si aggiunge sale e pepe e si lava con il vino bianco ripetutamente. Un gusto forte, persistente, gustarlo da solo è la sua massima espressione.

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IMG_8136La La Farina Bona invece ha invece richiesto un viaggio di un’ora tra le impervie montagne svizzere fino in cima al paese di Vergeletto, in valle Orsenone, un paese fatto di mulini e dove l’aria  sa di popcorn.  La farina bona è una farina antica ricavata dal granoturco dolce già tostato con cui un tempo condivano i latte e facevano delle colazioni ipercaloriche. Ora il prodotto è stato riscoperto e stanno sperimentando diverse forme alimentari, tra cui la birra, lo yogurt, il burro, e infine il gelato che possiamo ritrovare anche dalla gelateria Marchetti a Torino, e chi lo sapeva che arrivava fin da quassù.

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Nella pausa pranzo abbiamo conosciuto un quotato ristorante della zona, il Ristorante Montalbano dove abbiamo potuto gustare le specialità locali, tra cui lo zincarlin, i pesci di fiume come la carpa, il luccio, la tinca e  la perca affumicati e molte erbe spontanee che qui utilizzano per farne frittate, salse  e risotti. Così raccogliendo l’aglio orsino, l’occhio della madonna, il tarassaco e l’acetosella mi sono sentita un po’ come nelle mie campagne piemontesi.

IMG_8133La sera invece abbiamo visitato la sede del Festival del Cinema di Locarno. Sede da 67 anni di uno dei più grandi festival internazionali dal film al cortometraggio con la loro particolarità di scoperta di nuovi talenti nel panorama cinematografico. Tremila ospiti ogni anno, 15000 abitanti e 620 persone che lavorano durante i mesi di preparazione.  Il manto del leopardo è il loro riconoscimento e per gli amanti del cinema, la rassegna nella Piazza Grande è uno dei momenti più suggestivi che un appassionato possa vivere.  Prenotate ora per assicuravi la miglior sistemazione si terrà dal 6 al 16 agosto 2014.

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La cena si è tenuta in un locale tipico, Il Grottino Ticinese, luoghi che aprono quando inizia la primavera e dove gli svizzeri cenano la sera tra musica birra locale, grandi polente, carni e salumi. Molto rumore, grandi sorrisi e un senso di comunità chiude la giornata. Buona notte, domani si parte per un alto cantone, altre abitudini, altre lingue …ma stessi confini. Sono strani sti svizzeri….ma forse alla fine del viaggio capirò qualcosa di più.