Seat Pagine Gialle Gourmet

Ormai il food condiziona ogni emisfero della nostra esistenza e anche le grandi aziende lo sanno. Anche se è di Milano L’ Amministratore Delegato di Seat Pagine Gialle sa bene che le sperimentazioni avvengono meglio nella città dove tutto si inventa e tutto si prova, cioè Torino. Dove la gente è selettiva e se funziona qui il modello può essere esportato. Vincenzo Santelia vuole fare squadra dentro gli uffici della sua azienda e ci prova con un nuovo format di  team building. In genere i dipendenti delle grandi aziende si mettono alla prova cucinando insieme, imparando magari a gestire una cena, una gara, invertendo i ruoli, trovando nuove forme di collaborazione intorno ad un piatto: chi taglia, chi frigge e chi coordina il gruppo. Ormai le amministrazioni e le istituzioni hanno avviato programmi di rieducazione al risparmio e all’organizzazione tramite la cucina. Però quando in azienda si è in cinquecento la questione si fa più difficile e allora si cercano nuovi modi per creare il gruppo. E’ il caso a cui ho assistito qualche giorno fa in Seat Pagine Gialle. A volte basta l’idea di una sola persona, se poi questo è l’amministratore delegato dell’azienda allora il processo si snellisce. Se poi è anche appassionato di cibo e ama la città che lo ospita da tre anni. Allora i giochi sono fatti. IMG_7348Una volta al mese L’AD Vincenzo Santelia invita uno chef torinese nella sua mensa per regalare un momento di rottura nella routine di tutti giorni. E in effetti in mensa c’era una lunga fila solo per il nuovo chef del mese. E in questo mese tocca a Taglio Fetta Perfetta di Piazza IV Marzo. Di loro ho già ampiamente parlato, li stimo e lavorano bene, fanno la migliore pizza al taglio della città, solo con ingredienti di primissima qualità ricercati sul territorio e con farine speciali. Questa volta hanno raccolto la sfida e hanno cucinato per 500 persone regalando un momento di “stacco gourmet” in una mensa, già di tutto rispetto. Quattro tipologie di pizze da assaggiare e nessuno si è tirato indietro. La Muffuletta: Enkir, cumino, pepe nero e finocchietto selvatico. La Sfiziosa: Mozzarella di Bufala “Moris”, acciuga di Sciacca e origano di Pantelleria. La SEAT P.G.: Patata di montagna lessata con Pistilli di Zafferano Italiano,pancetta naturale “Luiset” marinata nel Tabasco,sale dolce di Cervia e fiori di fiordaliso essiccati. La Sciannera: Burro fresco della Savoie,zucchero di canna grezzo e cannella di Ceylon.IMG_7350

Una bella sfida da entrambe le parti, ma anche questo è un modo pre fare squadra, per avere un argomento di cui parlare che non sia semplicemente lavoro. La città offre tantissimi spunti in questa direzione  e Vincenzo Santelia quest’anno lo sta sperimentando e ha voluto portare dentro l’azienda un po’ di torinesità attraverso il cibo. Gli spazi sono confortevoli, l’ambiente è decisamente un colpo d’occhio di modernità e gusto. Un’azienda che all’entrata della mensa accoglie i dipendenti con un calcio-balilla ha capito che lo svago e l’attenzione sul singolo migliora l’entusiasmo e il rendimento lavorativo.

Alla mensa di Seat pagine gialle è passato lo chef del Garamond con un piatto a base di polpo  e gli chef della Trattoria Torricelli con il brasato  al barolo e nocciole e polenta. Questo mese la pizza è arrivata ad allietare le giornate. La Pizza Seat poi  è stata  una dedica simpatica degli Special Guest. Chissà se la mensa Seat possa diventare meta ambita per le realtà gastronomiche torinesi. L’aspetto interessante è che puoi avere in un solo giorno 500 potenziali clienti che ti tornano a trovare fuori da lì. Non male come tornaconto aziendale no?

La Svizzera e le torri dell’Expo2015

Ci si avvicina all’Expo2015 e la Svizzera è pronta.

Il Padiglione svizzero  presenterà una grande piattaforma aperta con quattro torri visibili da lontano, riempite di prodotti alimentari: l’acqua, il caffè, le mele e il sale. I visitatori accedono alle torri attraverso gli ascensori e, una volta arrivati in cima, possono servirsi di prodotti. Man mano che le torri si svuotano le piattaforme sui cui poggiano si abbassano, modificando la struttura del Padiglione svizzero. Il progressivo svuotamento delle torri è registrato in tempo reale e può essere seguito anche sui media sociali. In che modo è possibile garantire un’alimentazione sufficiente, sicura e sana per la popolazione mondiale? Le torri rappresentano il cuore del Padiglione svizzero. I visitatori sono invitati a scoprire la Svizzera, la diversità dei prodotti e i valori, che sono alla base del successo del modello svizzero, attraverso un viaggio ludico nelle torri.  Il viaggio nelle torri segue questo filo conduttore sulla base della propria esperienza personale e offrire così lo spunto per una riflessione sulla disponibilità degli alimenti nel mondo e sullo sviluppo sostenibile lungo tutta la filiera alimentare. I visitatori potranno portare con sé o consumare le quantità di prodotto che desiderano. Saranno il comportamento di consumo e la responsabilità personale di ognuno a stabilire quanto resterà per chi viene dopo e per quanto tempo.

La sostenibilità, l’ambiente, il fascino e l’autoregolamentazione sono aspetti che mi vengono sollecitati ogni volta che affronto un tour In Svizzera. L’Hashtag #abbattiamolemontagne è un modo per comprendere chi è l’altro. Sapete che ormai ho una fidelity card per i nostri vicini di casa. Non solo vorrei prendere la residenza, ma ho anche provato a prenotare una lapide vicino alla statuta di Gugliemo Tell in un piccolo paese del Canton Uri, ammalandomi pesantemente durante il viaggio. Nonostante il mio stato psico fisico influenzato, molto influenzato, sono riuscita ad imparare qualcosa, a mangiare in posti che mi hanno rapito e a vedere il carnevale di Basilea, famoso in tutta Europa e ambitissimo da tutti gli svizzeri.

IMG_6725Prima tappa sono state le saline di Bex nel cantone Vaud ( vi ripeto i cantoni così li imparate bene, più precisamente in questo cantone si coltivano mele e pere; è la terra del formaggio, della salsiccia e il grano). Le Saline di Bex costituisce la fonte di oro bianco della Svizzera, la prima galleria fu scavata nel 1684 con martello e scalpello, lavoravano 200 uomini contro i due di ora, ma la produzione di sale è tutt’ora in tutta la Svizzera di 600 000 tonnellate l’anno insieme altre due saline importanti Schweizerhalle e Riburg in Basilea. Ora si possono visitare le Saline di Bex con un fantastico trenino storico grosso come il tunnel (piccolo) che percorrerete per quasi 4 km dentro la montagna. Se avete la febbre e il mal di schiena e sentori di claustrofobia sarà un viaggio mistico dentro e fuori di voi. Se superate il tunnel indenni,  vedrete all’interno un museo, una sala riunioni,  una sala per cerimonie e matrimoni, circondati da volte saline a temperatura mite, con sentori di zolfo. Proprio per queste  caratteristiche di umidità e temperatura hanno costruito una grande cantina dove fanno invecchiare il vino, #abbattiamolemontagne. Usciti dalla montagna, potrete far rifornimento di qualsiasi prodotto cosmetico e alimentare a base di sale. Il Sale des Alpes sarà come vi ho anticipato una delle colonne del padiglione a rappresentare i valori della Svizzera in termini di solidarietà e responsabilità in ambito alimentare proprio perché è estratto in maniera responsabile dal cuore delle montagne svizzere.IMG_6693

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La prima tappa gastronomica invece, è stata a Montey al Cafè du Théàtre du Crochetan dove teatro e alta gastronomia si incontrano. Lo chef  Mauro Capelli ci ha preparato un pranzo di benvenuto con il cuore e il sorriso. Orgini italiane, ma scuola svizzera usa sapientemente ingredienti del territorio, li conosce bene e li assembla con cura. Qualche suo piatto per farvi capire: purè di patate viola, cavolo fermentato Kropeck di farro e buccia di patata agria seccata; Filetto di manzo di Fleur d’Herens (vi ricordate le mucche regine che lottano d’estate?) in tempura e tragopogon (una radice dolce) in tempura di miso, verdure amare e salsa di Miso bruno. Millefoglie caramellata alle mele Boscop (La bella di Boskoop è una varietà di mela che, come indica il nome, è originaria di Boskoop in Olanda, dove è stata creata nel1856) e bergamotto con crema leggera all’Assenzio dalla Val de Travers -chiamato anche «fata verde». Inoltre Mauro per il viaggio ci ha regalato un panino indimenticabile, più che gourmet, una marmellata di albicocche della valle e del cibo che si è impresso nel cuore.

La seconda tappa ha visto protagonista a suo modo la seconda colonna dell’Expo2015, le mele. Il Canton Uri è la culla  di Gugliemo Tell e la sua storia narra che attraverso lo scoccare di una freccia contro la mela adagiata sulla  testa del figlio, liberò la Svizzera dal dominio ausburgico. O meglio, le cose si complicarono un tantino dopo aver superato la prova, ma alla fine ci riuscì.Il Canton Uri oltre ad essere un po’ il simbolo della mela è anche la prima confederazione helvetica -che deriva dagli Elvezi che abitavano il territorio 2000 anni fa.

La Svizzera si è formata grazie ad un processo di oltre  settecento anni, avviato dall’unione dei tre cantoni originari di Uri, Svitto e Untervaldo fino all’odierno assetto federale, che coniuga i diversi interessi dei singoli Cantoni con gli interessi generali del Paese. La seconda tappa ha visto il culmine della mia influenza. Gli aspetti che più ricordo sono una cena nel Hotel Chedi, l’apoteosi del lusso e il quinto in tutto il mondo della catena. Nevicava molto, ma molto, era sera, c’era una mostra di un famoso artista italiano che esponeva Marylin brillanti e Audry paiettate.

Divani ovunque, pianoforti a coda suonanti, falò sotto la neve indotti e una grande piscina all’interno della hall. Personale di servizio pronto a riprenderti, se facevi foto ai clienti perchè pare ci fosse qualche emirato in vacanza. Noi eravamo abbastanza impresentabili, stanche dopo 7 ore di viaggio, io malatissima. Ma nonostante tutto, la cena offerta è stata sorprendente, in questa grande sala da pranzo con circa cinque o sei cucine a vista e una colonna di vetri per la degustazione dei formaggi. Li ho incominciato a pensare di essere in preda ai deliri in effetti. All’uscita il nostro pullman, aveva le catene e la neve aveva superato il metro ovunque. Poi non ricordo più……Per il Canton Uri delego Travel To Taste che era più sana di me.  L’unico momento di lucidità è stato dopo sedici ore di sonno, il pranzo del giorno dopo doveall’ Hotel Schwarzer Lowen ad Altdorf abbiamo assaggiato i piatti tipici locali, come la carne di agnello Butler e crauti e una zuppa di pesce di lago Fuelen IMG_6747Dopo aver dormito a lungo nella terra di Tell ho ripreso le forze per continuare il viaggio verso un’altro cantone, quello di Basilea verso il carnevale…. to be conitnued.

P.S. Credo di aver parlato tutta la sera all’Hotel Chedi, se ci sono mai realmente stata, con una donna incredibile, responsabile dell’espansione economica solo del Canton Uri, mi è sembrato un mestiere astronauta e affascinante, mi ha raccontato tutta le sera che cerca aziende che vogliano investire in Svizzera, volevo proporgli la mia lapide, ma ormai non riuscivo nemmeno più a formulare delle frasi sensate e per far bella figura al paese che rappresentavo facevo si con la testa. #abbattiamolemontagne

 

Savurè, una piacevole sorpresa

Non fermarsi mai alla forma. A dire il vero non sapevo dell’esistenza di questo posto tutto torinese in via Garibaldi, forse non mi avessero invitato, non avrei avuto nemmeno la curiosità di fermarmi, invece chiedo venia e mi devo ricredere. Quando si va oltre l’insegna, che in questo caso non ha catturato nessuna delle mie corde, un po’ perché se posso evito la pasta, quando non è un’occasione speciale, un po’ perché era troppo importante per il mio stile sabaudo.

Savurè è un ottimo posto per comprare la pasta fresca, c’è un Mastro Pastaio tutti i giorni che sforna 20 tipi di pasta fresca fatta in casa, circa 320 chili a settimana. Hanno tagliatelle, reginelle tagliolini, Spaghetti alla chitarra, pici toscani, malloreddus sardi e integrali, paste ripiene, ravioli e ripieni di ogni genere. E ancora maccheroni, paccheri e spesso molti in versione integrale. IMG_7132

Savuré è un  ‘concept’ gastronomico dedicato alla pasta fresca fatta in casa,  un ‘pastificio con cucina’. Dove però oltre che compare e portare a casa, puoi anche sederti e mangiare scegliendo tra i 20 tipi di condimenti che hanno e “i must ” del giorno, tra il cacio e pepe e l’amatriciana (provati e promossi da me) voluta da uno dei soci del locale e che ne ha seguito il perfezionamento personalmente.  Le materie prime sono scelte con attenzione, le uova di galline allevate a terra, le farine macinate a pietra, la Raschera Dop e il formaggio di Langa, lo speck di prima scelta.  E infine i dolci di una piccola pasticceria di Ivrea che fa piccole torte novecento fuori porta.IMG_7136Da Savurè  trionfa il ‘casual dining’, ossia un luogo dove si coniuga la possibilità di consumare un pasto veloce anche fuori orario, senza perdere mai la possibilità di mangiare cibi di qualità proprio a tutte le ore del giorno. Anche attraverso la nuova vetrina, di prendere e portare via uno spaghetto da asporto come nelle migliori tradizioni dello StreetFood. Valori come  genuinità, naturalità  e modernità si coniugano in questa formula che trova una risposta anche nel logo che ha cambiato colore per poter salpare oltre confine.IMG_7126 IMG_7125 Infatti l’idea di un gruppo di professionisti e manager provenienti da differenti ambiti ma accomunati dalla passione per il cibo e in particolare per la cultura gastronomica italiana è quella di esportare Savurè in primis a Londra e poi chissà. “Dopo diverse esperienze lavorative in giro per il mondo, tra Europa, USA e Sud America, infatti, l’amore per l’Italia li ha riuniti: per il debutto hanno scelto proprio la ‘loro’ Torino come punto di partenza per testare la risposta di uno dei pubblici più esigenti, quello di una città riconosciuta internazionalmente come capitale del gusto. Torino infatti si presenta come ‘città laboratorio’ del piacere culinario e delle idee imprenditoriali e accoglie con entusiasmo questo nuovo format, studiato per proiettarsi in una dimensione internazionale, con l’idea di portare il piatto principe italiano, la pasta fresca fatta a mano, a ogni latitudine in tutta la sua naturalezza.”

L’intento di questo progetto infatti è valorizzare il buon cibo, di cui la pasta è testimone, come grande risorsa italiana da esportare per promuovere un’eccellenza made in Italy. Detto questo la pasta è buona, il personale è una coccola per l’anima e gli interni sono degni della bella Torino in “french style”.  In bocca al lupo e bravi.IMG_7150

Polpette virtuose di avanzi. Da lunedì inizio la dieta

Le polpette hanno un buon karma. Hanno una bella forma rotonda, sono belle sia piccole che grandi. Mettono di buon umore. Piacciono a tutti grandi e piccini. Al sugo, fritte e al forno, di verdure, di carne e di pesce o solo di ceci. Sono in grado di recuperare gli avanzi permettendo di non gettare l’inutilizzato. Da qualche settimane ho introdotto nella mia alimentazione gli estratti di frutta e verdure. Qualche tempo fa ho visto un video che mi ha colpito molto . Studio e cerco ogni giorno cosa si scopre sull’alimentazione che cura, mi informo, studio e cerco di aggiornarmi. Gli estratti hanno un potere benefico molto alto, nutre allo stato puro, conserva vitamine e sali minerali e tutte le proprietà degli alimenti. Fanno bene all’umore e agli emicrania e alla sindrome mestruale. Solo così per rimanere nel generale. Il problema sono gli scarti di fibre che avrei dovuto gettare. Ho deciso di riutilizzare gli scarti per far polpette!

Ingredienti : Scarti di estratto di carote e arance, finocchi e sedano. Riso rosso, tofu, un uovo, curcuma, semi di cumino, curry. Mezza cipolla rossa.

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Foto di Serena Bascone

Preparazione:

Dopo aver fatto bollire il riso a parte, io avevo già quello di avanzo dalla sera prima e fatto rosolare il tofu fresco con la cipolla in una padella, mettete in un contenitore tutti gli ingredienti: l’uovo sbattuto, le fibre degli scarti e le spezie. Aggiungere il riso e il tofu e fare delle palline con le mani. Se l’umore non è altissimo, questa pratica vi rilasserà moltissimo. Anti stress assicurato. Per l’impanatura ho scelto il sesamo così per evitare la pesantezza delle farine, e poi tutto in forno #3oven preriscaldato della Samsung. Questo progetto #samsungsmartchef mi sta permettendo di sperimentare cotture leggere e perfette per le mie diete. Dicevo mettete le polpette a 170 gradi per 20 minuti e un pasto completo sarà servito. Come condimento un po’ di thain -salsa di sesamo- con una bella insalata di cavolo e germogli e i mitici capunet o pes d’ coi. ( Presto le ricette).

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Da lunedì inizio la dieta: cheesecake di carnevale #3oven

In questi giorni sono stata di nuovo nella mia amata Svizzera per un carnevale speciale, quello di Basilea che presto vi racconterò sul blog. Un carnevale notturno fatto di maschere illuminate che inizia alle 4 del mattino! Ma proprio per salutare questo carnevale ho fatto una ricetta dedicata invece ad un carnevale tutto piemontese, quello di Ivrea e della sua famosa battaglia delle arance. Un carnevale unico al mondo, amato e temuto per la veemenza della battaglia, ma indubbiamente uno spettacolo suggestivo. Pensando a quali ricette regalare al mio super forno della Samsung, sto sfornando cheesecake a tutto andare, sempre più dietetiche per regalare alla mia rubrica anche qualche dolce per i giorni in cui si può sforare con le calorie, ma con saggezza.

Prima di tutto l’impasto è fatto di mais e non di biscotti digestive, ispirandomi ad una collega blogger, Alterkitchen che ha usato i biscotti di meliga. Ho cercato di fare una cheesecake tutta piemontese insomma con un tocco di festa pagana, usando di base la farina di mais con cui il mio compagno, mastro-impasti, ha fatto una frolla leggera.

Ma ora vediamo gli ingredienti:

Per la base: 100 gr Farina di mais e 100 gr di farina 00, 160 grammi di burro, 80 grammi di zucchero, 1 pizzico di sale, 1 cucchiaino di bicarbonato e semi di cardamomo

Per la farcitura: 250 grammi di ricotta, 350 grammi di Yogurt Greco, 1 uovo, cannella, un bicchiere di zucchero di canna.

Per la decorazione : estratto di arancia o succo, scorza di arancia, agar agar, acqua e 3 cucchiai di zucchero.

Forno #Samsung #3oven di cui sono caduta follemente innamorata #samsungsmartchef

Estrattore Brandani (Momento Promozionale strumenti supersonici), Teglia Guardini 24 cm 

PREPARAZIONE: Per la frolla, mettete la farina, il burro, lo zucchero e un pizzico di sale e il cucchiaino di bicarbonato ( per uguagliare i digestive)  e i semi di cardamomo e in un contenitore e impastare fino ad ottenere la consistenza desiderata. Poi mettete in forno per 30 min a 180 gradi. Una volta fatta la base, fatela raffreddare, sbriciolatela a sua volta e aggiungete gli  80 grammi restanti del burro fuso. La base la potrete stendere nella teglia e metterla in frigo.

Per la crema,  sbattere un uovo con lo zucchero, aggiungere la ricotta e lo yogurt e polvere di cannella. Una volta pronta la crema versatela sulla frolla raffreddata e mettete in forno (preriscaldato a 250 gradi per 15 minuti) a 140 gradi per 30 minuti e 160 gradi per altri 30 minuti. Una volta cotta tiratela fuori e lasciatela raffreddareIMG_6308_2

Gelatina alla arancia: in un pentolino versare il  succo di 1 arancia più un cucchiaio di scorza grattugiata, 1 bicchiere di acqua con 3 cucchiai di zucchero, portare a bollore e aggiungere due cucchiaini di agar agar in polvere, mescolando bene senza creare grumi.

Una volta raffreddata la torta, versare la gelatina sopra e farla solidificare per 1 ora o due. Poi mettetela in frigo. E poi mangiarla sarà un tripudio di sapori inaspettati di cardamomo, cannella e arancia.

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©SERENABASCONE2015_Saracco2

Foto credit ultima @Serena Bascone

Morale: ho diminuito drasticamente i grassi e il formaggio, non mettendo la philadelphia e la panna non ho dovuto aggiungere il limone, mettendo lo yogurt greco che è già acido si risolve il problema, et voilà. Il burro nell’impasto è ridotto al minimo, la prossima volta proverò ad usare quello di soya. La farina di mais solo con l’olio non sta insieme. Se preferite potete usare farina di grano saraceno e olio, così toglierete il burro, ma non l’ho provata abbinata alla cheesecake. L’agar agar regola l’intestino e ha molte proprietà benefiche, contiene calcio, ferro e vitamine del gruppo A, B, C, E e K, a fronte di un ridotto apporto calorico. E’ naturalmente privo di glutine e in Giappone lo usano per dimagrire, pare che plachi la fame (così potrete portare un pezzo della torta a qualche amica richiedente di coccole) e soprattutto se sbagliate si può riscaldare far risciogliere e riaddensare. E poi penso al  carnevale, ai travestimenti, alla musica e alle tradizioni. Penso a quella voglia di divertirsi e di ridere che ogni tanto perdiamo, prendendoci troppo sul serio. Ridere e festeggiare scarica, fa bene e cura e dimagriamo anche mangiando dolci.

Da lunedì inizio la dieta..con il mio forno #3oven della Samsung

Vi ho abbandonato per il mese di gennaio, chiedo venia, ma ho dovuto lavorare su più fronti. Tra le altre cose, gennaio è un po’ come il lunedì ci si mette un sacco di obbiettivi (tra cui le diete), ma poi aumenta la frustrazione di non riuscire già dai primi passi a mantenersi le promesse. Insomma tutto ciò che è legato al nostro cibo sono spesso illusioni. Chi è rotondetto dice che mangia poco, chi è magro dice che mangia tantissimo. Ci raccontiamo in buona fede  un sacco di frottole, perchè la percezione e i messaggi del nostro stomaco non coincidono spesso con il nostro senso del reale che il cervello ci comanda. Sono due mondi separati, due bilance che hanno tare diverse: il cervello e lo stomaco vanno spesso per percorsi differenti. Quello che dobbiamo cercare di fare è bilanciare i due emisferi facendo dialogare questi organi con un unico linguaggio e allora come vi ho detto negli altri post, è inutile dirsi di mangiar meno, lo stomaco non capirebbe bisogna dirgli che mangeremo diverso, introducendo e non togliendo, sostituendo e non privando.

Per sperimentare metodi di cottura nuovi è arrivato per incanto un nuovissimo strumento “supersonico”. Sono stata selezionata con altri 5 blogger in tutta Italia per provare il forno della Samsung, 3Oven. Un forno in cui si può cuocere più pietanze contemporaneamente separate da una piastra isolante con tempi e temperature diverse.

Così ho cucinato per voi, una cena leggera dedicata al corpo e alla mente, e ho messo a dura prova subito il mio forno. Merluzzo nel piano di sotto e zucca nel piano di sopra. Bè oltre all’efficienza e alle alte temperature non raggiungibili con un forno normale anche gli odori non si sono contaminati e io sono rimasta a guardare la luce del forno come la prima volta.

Con il consulto della mia vicina Sara di Cenerentola Pret a Manger ho provato a fare un tortino di zucca con purea di mele e cipolle caramellate e un classico merluzzo mediterraneo con pomodori, capperi e olive taggiasche. Quello che mi piace nella cottura a forno, e specialmente con questo forno, è che si possono diminuire tantissimo i condimenti quasi a zero e giocare con i gusti. Il forno è ventilato e lascia le pietanze umide.

TORTINO DI ZUCCA

INGREDIENTI per 2/4 persone:

1 quarto di zucca mantovana, 1 cipolla, 1 mela. Bom!

PREPARAZIONE :

Tagliate a fettina di 1 centimetro la zucca, a fettine, mettete al forno pre-riscaldato con un po’ di sale e un filo d’olio, insieme ad un coccio sullo stesso piano con la mela tagliata a fettine. In un pentolino mettete le cipolle rosse, un cucchiaio di zucchero e acqua q.b. Dopo 15 minuti a 220 gradi era tutto pronto. Ho schiacciato le mele con un po’ di cumino,e ho intervallato le fettine di zucca con la purea di mele, un’altra fetta di zucca e uno strato di cipolle caramellate. Sopra poi ho fatto una salsina con prezzemolo tritato e olio. Era  un piatto succulento, leggero e sano.

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MERLUZZO ALLA MEDITERRANEA

Merluzzo dissalato, 1cipolla rossa, 6 pomodorini ciliegia, una passata di pomodoro in barattolo, capperi per salare, olive taggiasche 4 o 5 giusto per dare gusto. Messo in forno a 220° per 20/25 minuti.

PREPARAZIONE: Ho messo tutto in teglia con il merluzzo  a quadrotti, senza salare nè oliare, le olive e i capperi ci hanno pensato loro.

 

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E’ una cena bilanciata, sana senza troppi condimenti, ma gustosa. Cosa ve ne pare? A volte basta un forno per cambiare le proprie passioni e abitudini. Ho già preparato altre cene sane e leggere per voi, presto ve le scriverò!! Ma ci sono altre novità oltre il mio formidabile forno, ogni piatto, un segreto svelato….Alla prossima e fate la scale a piedi.

 

Valencia in 10 tappe da gustare

In questo articolo andiamo in gironzola per ristoranti, caffè, bistrot e scuole di paella. L’ente del Turismo di Valencia ci ha letteralmente viziato dal momento che ha saputo della nostra passione per il cibo e non si è risparmiato nel farci provare ogni tipo di leccornia. Alcuni li abbiamo amati di più, ma ogni luogo ha la sua caratteristica e ne è valsa la pena eccedere nelle calorie. Il primo giorno ho faticato ad assaggiare tutto (tra birre e vini) e mi sono ritrovata a degustare più volte il loro cocktail tipico della città, l’Acqua di Valencia, una bevanda a base di vodka, succo di arancia e spumante e mi sono sorpresa dopo cena a oscillare verso il nostro hotel come non succedeva da molto tempo. Un’altra bevanda tipica da non perdere e l’Horchata realizzata a base di chufa (cipero), un frutto che viene esclusivamente prodotto nelle campagne valenciane. Ma andiamo con ordine ed esploriamo insieme tutti luoghi visitati e occhio a non ubriacarvi leggendo.

  1. Muez un caffè-libreria gastronomica, (aperto da un paio di mesi)  dove oltre a mangiare cose sfiziose e particolari come i boccadillos con pollo o con il formaggio, delle torte di zucca sublimi e mousse di guacamole e tofu si possono trovare esposti  libri di ricette e di gastronomia spagnola e di cucina in generale. Gli arredi sono urbanstyle, cemento e legno ma molto raffinati, e con uno spazio prossimo futuro per i bambini in cui potranno giocare e i genitori fare un piccolo pranzo indisturbati. Anche a Valencia è arrivata la moda delle birre artigianali. Io ne ho assaggiate un numero interessante, la prima quella tradizionale autoctona è stata la Turia dal 1935 tostada, facile gustosa e aromatizzata.
  2. TiendasOriginalCv, il primo negozio gastronomico-culturale della città dove poter incontrare produttori, prendere ricette o curiosità del costume vitivinicolo e gastronomico della comunità valenciana: vini, confetture delle aree protette parco della regione, risi di coltivatori autonomi, mieli, cioccolato, la bevanda tipica di cui vi ho parlato, Aqua de Valencia. In questo posto ho proseguito con la birra a fiori di arancia, un profumo inebriante che ha il sapore d’inverno e primavera insieme. Troverete il vino de pago, un vino prodotto con gli antichi metodi in anfore romane. La birra all’acqua di mare e  i fagioli spagnoli quelli che servono per la paella si intende.  Un posto magico all’interno di un’antichissima farmacia.

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  3. Il Corso per Paellero alla Scuola di riso e paella valenciana. . Sapete che non manco mai ad un corso di cucina ovunque vado. Mi piace immergermi negli ingredienti del paese che visito. Si capisce un luogo più dalle sue ricette e dalle sue abitudini intorno ad un tavolo che girando come criceti impazziti nella ruota. La domenica la paella è una tradizione di famiglia. Quella tradizionale è con pollo, coniglio e lumache e due tipi di fagiolini: ferratura (fagiolini verdi, tipo le nostre taccole),Tavella (fagioli teneri, quelli più rossi) e un tipo di fagioli bianchi spagnoli e freschi chiamati Garrofòn, introvabili da noi. l’ingrediente principale è il riso naturalmente tendenzialmente quello tondo. Se ne coltivano tre varietà: Bomba, Senia e Bahia.  Alla paella mista inorridiscono e dicono no. O di pesce o di carne. Durante la domenica ritrovarsi a mangiare nei grandi tegami tutti insieme può durare dalle 3 alle 7 ore. Ci si ferma e si sta insieme ed è anche un piatto dal sapore semplice. Il vino che abbiamo associato è il D.O.Valencia, un rosso valenciano che esalta il piatto di natura mediteranea. Il corso dura tutt ala mattina: si fa la spesa al mercato generale, si cucina veramente con un esperto in cucina, e si mangia per pranzo oltre alla paella alcuni antipastini deliziosi e si conoscono persone con una passione in comune che è anche la cosa più bella.

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  4. La Lola è il primo ristorante che abbiamo provato, quest’anno compie 12 anni dalla sua apertura. Si trova vicino alla cattedrale in pieno centro storico. L’attività fondamentale è lo spettacolo di Flamenco che si tiene in alcune sere della settimana. La cucina è quella della tradizione, ma rivisitata in chiave moderna ed elaborata. I menù sono siglati con cura per i vegani i celiaci e per coloro che soffrono di cuore ogni menù ha una classifica con o poco colesterolo per potersi destreggiare tra le calorie e i grassi, meraviglioso per una nutrizionista come me. Io ho preso un arroz con calamari, funghi e asparagi. e tre antipasti particolari, una crema di zucca con crunch di carciofi e tonno disidratato, delle terrine di salmone affumicato, e la sorpresa di formaggio fresco con gamberi con coulis  di mango e salsa agrodolce di frutti rossi. Aqua de Valencia come aperitivo…..
  5. Dopo essere stati felicemente saziati da Lola, e io già barcollavo e ridevo ad ogni battuta del mio amore, che non bevendo mi guardava sorpreso di aver acquisito così tante capacità comiche in poco tempo, siam approdati in un altra dimensione Il caffè di Las Horas. Il Café aperto per la prima volta a Valencia nel 1994 ha scommesso su un concetto che combina classico il Caffè letterario del secolo, il parigino Café, English Tea Room, e il cocktail americano, il tutto in una cornice stravagante neo-barocco. Il risultato è stato una vera e propria atmosfera cosmopolita per un pubblico di culto con i gusti internazionali. Recuperare e riciclare pezzi di antiquariato nei mercatini per creare pezzi unici e personalizzati. Come il nome del Café (ispirato ai libri di Las Horas ), l’interesse per i classici è profonda e frutto di studi in Storia dell’Arte e del Restauro. Il risultato è sorprendente anche se avete la fortuna di Incontrare Marcos dell’iguana Inglese e il suo grande fiocco al collo ti racconterà meraviglie, tranne nel periodo in cui visse un po’ immerso nella nebbia 20 anni fa dalle parti delle Molinette (mi sono sentita in colpissima). Ma ha recuperato fortunatamente e ora ha questo caffè culturale e letterario che propone concerti jazz e sfilate di moda e un’ Agua de Valencia unica e irripetibile nel senso che al secondo cocktail torni sui gomiti in Hotel. Io ero al secondo dopo aver sorseggiato durante tutto il giorno meraviglie con Paloma. La chiudo qui senza commenti.
  6. Un altro luogo che mi ha particolarmente colpito è stata una piccola osteria tipica in cui ho solo assaggiato alcune tapas e delle patate bravas da urlo. E due ottimi vini rossi. Ma ho visto passare arroz (risi) di ogni forma e colore che l’ho lasciato con nostalgia e che è uno dei motivi per cui desidero tornare a Valencia. Si chiama Bar Almudin e si trova in Calle Almudin 14. Oltre all’atmosfera vera e tradizionale spagnola io credo sia uno dei posti più autentici sperimentati e lo capisci quando incontri grandi chef a farci l’aperitivo come Steve …che tra due chiacchiere e un saluto ci ha invitati a sperimentare il suo nuovo ristorante all’interno Del Mercado Colon…il giorno seguente. Il MaKhinCaffè.
  7. Eccolo in tutto il suo splendore il nuovo locale di Steve Anderson birmano-inglese apre il locale dopo un viaggio alla riscoperta delle sue origini in Birmania e a vedere i luoghi dei suoi nonni, li la riscoperta dei sapori è per lui l’occasione di riscoprire la sua storia e così gli viene il desiderio di aprire un ristorante bistrot al Mercato Colon, sempre pronto alle novità e apre il MakhinCaffè, dove la cucina è a vista e l’ambiente sofisticato, ma informale e la cucina ispirata alle terre d’oriente. Samosa succulenti, polpette di pesce e salsine piccanti, Dahl di lenticchie, insalate con quinoa, germogli e avocado, noodles e  baccalà impera sui piatti e succhi esotici dolci e e delicatissimi, bock choy di contorno. La sua abilità in cucina è manifesta e lampante, la sua gentilezza e il suo sorriso si percepiscono in ciò che mangi ed è una vera esperienza di eleganza. Noi siamo rimasti colpiti, commossi e avvolti dalla sua persona e dai suoi piatti. Da pochi mesi la sua apertura, ma senza prenotazione è già difficile trovare un piccolo tavolo.
  8. Canalla Bistrot dello chef stellato Ricard Camarena nel quartiere giovane e modaiolo di Russafa, ci ha ospitato l’ultima sera del nostro ricco week-end in una sala lunga affollata con arredi urban e informali e camerieri indaffarati a servire portate smart e goderecce. Piatti particolari, ricercati, assaggi di piccole invenzioni dello chef che miscela con fantasia tradizione e cucina etnica. Una bella serata con gli amici e una validissima alternativa alle classiche tapas, credo molto apprezzata dagli spagnoli vista l’affluenza.
  9. Inciso notturno per dormire con gusto. Anche il nostro hotel è aperto da pochi mesi e si chiama AdHoc Carmen, in pieno centro, vicino all’ostello della gioventù e a due passi dalla cattedrale, un posticino stra-consigliato perché pur essendo un due stelle, è nuovissimo curato nei minimi dettagli, silenzioso, fornito di tutto ciò che avete bisogno, il motivo delle due stelle è che non c’è la colazione, ma è meglio con tutto il ben di dio che troverete in giro: dalle ensaimada ai boccadillos e succhi di arancia ovunque. Poi anche la colazione è una scoperta per cui per me è stato persino più stimolante).
  10. Via alle colazioni dove c’ è l’imbarazzo della scelta. Andate in uno degli innumerevoli bar di Plaza della Rejina, sono un po’ turistici, ma ce n’è uno che ha delle brioches spettacolari, Bri de Safrà evidentemente di pasticceria, un po’ caro, ma ne vale la pena. La fortuna di questi locali è che il loro dehors sono baciati dal sole già di prima mattina e potrete prendervi un caffè curtado in maglietta e occhiali da sole. Nella mia strada preferita che ci ha accolto per qualche giorno, troverete anche  un piccolo bar, nuovamente aperto da un paio di mesi, specializzato in succhi e bocadillos e tortilla, con il wifi, gli arredi nordic style di legno chiaro e una piacevolissima atmosfera. Si trova nella via dei miei registi preferiti Pedro Almodovar e solo l’ubicazione ne vale la pena si chiama per l’appunto Bocadillos!! Se sentite di sottofondo Ta-ja-bon della colonna sonora di Todo Sobra Mi Madre è tutto regolare, in fondo se leggete la mia biografia del blog capirete perché ho così tanto amato Valencia.