Oggi apre Del Cambio. Un modo di vivere.

Tratto dall’articolo di Mole24 e dedicato alla nuova apertura Del Cambio. Oggi 14 aprile 2014.

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Credo molto nei destini delle parole. E del Cambio ne rappresenta l’essenza. Qualcosa che cambia ? Mi piace crederlo. Una nuova era , una nuova stagione dove i quarantenni prendono possesso di questo paese e investendo cercano di riportare questo paese meraviglioso nel suo massimo splendore. E’ ciò che osservo intorno a me e sto a guardare, dando nel mio piccolo tutto ciò che posso per risollevare tutto quello che mi hanno lasciato in eredità. Non é questo ciò che viene chiamata sostenibilità. Bene questa settimana siamo stati testimoni e protagonisti di un evento importante che va al di là della riapertura di un semplice ristorante. Un imprenditore di nuova generazione ha “ereditato” la missione di dar vita ad un luogo storico della sua città, dopo aver girato il mondo e gli sta dando una nuova veste. Ha scommesso tutto.

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Una nuovo restiling, una nuova immagine, un luogo piú fruibile fatto di diverse declinazioni. Un giovane chef talentuoso e piemontese doc. Una Sala superiore con uno stile newyorkese. Niente è lasciato al caso, nessun dettaglio é trascurato ed è giusto che i luoghi che rinascono abbiano una nuova anima che solo frequentando giorno dopo giorno, mese dopo mese impari a conoscere ed amare. Il Ristorante Del Cambio è un’ icona, più che un semplice ristorante ed occorre dargli i giusti contenuti. Le pareti hanno visto la storia dell’italia passargli davanti agli stucchi. Personaggi, storie, guerre, rappacificazioni sono passate di qui, l’Italia é stata fatta anche qui a suon di plin e risotti alla Cavour. Per cui ci va attenzione e profondo rispetto per quello che si sta facendo per questa città. Stiamo riprovando a risollevare l’attenzione sulla nostra bellezza. Esiste è reale e va valorizzata. Hanno scelto i migliori artisti nel panorama contemporaneo, i migliori addetti di sala, i migliori fotografi nel panorama internazionale. La cucina affonderà le mani nella tradizione piemontese, ma state certi che la mia generazione è contaminata da una visione globale e internazionale. Una delle sale dove mangerete dal 14 aprile sarà allestita dal sig. Pistoletto in persona e fatta su misura per noi, questo accade solo al Louvre di Parigi e poi a Del Cambio di Torino. Non importa se piace, è un’esperienza culturale a cui tutti dovrebbero sottoporsi. Un paese contagiato dall’arte e dalla cultura è un paese che evolve. I soffitti del Bar Cavour sono quelli di Arturo Herrera. Foglie d’oro che danno il benvenuto in un atmosfera surreale tra l’antico e il moderno, tra un ritratto di Cavour a grandezza d’uomo, tavoli neri lucidi e il palazzo Carignano che spia dalle finestre. Si sono sovvertite le proiezioni. È il fuori che guarda dentro e il destino di un luogo tende a ripetersi. Una chance grande per la nostra città , per il panorama gastronomico e turistico. Michele Denegri la testa e le mani di Matteo Baronetto credo ci stiano regalando un’esperienza che vada al di là dei cinque sensi, qui a mio avviso c’è un sesto senso che apre una nuova strada. Noi torinesi credo che dovremmo in tutti modi radunarci per far riuscire l’impresa.

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Per l’occasione avevo indossato i meravigliosi vestiti di TalenTo che ringrazio personalmente per la loro tempestività alla mia vita frenetica fatta di eventi spesso improvvisi.

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Una vacanza in Piemonte.

Quante volte non abbiamo il tempo, la voglia e i soldi per andare lontano, e spesso cercando intorno a se  si scoprono motivi per passare degli ottimi weekend nel raggio di pochi km. Proprio in questi momenti si riscoprono le bellezze della propria regione e di quante cose non ha mai fatto proprio dietro casa.

Oggi vi voglio proporre qualcosa da fare non lontano da casa per chi non si può spostare e un motivo in più per chi vive lontano invece di venirci a trovare.

Sapete bene quanto amo la mia città e quanto la conosco viuzza per viuzza. Palazzi e substrato, circoscrizioni e potenzialità. Conosco tutto. Ma proprio perchè spesso troppo cittadini, o vado a Barcellona, Parigi, Istambul, Londra o non mi viene in mente di visitare quello che sta intorno.

In questi weekend ho avuto la fortuna di girare per i dintorni del basso canavese e alto canavese e ho riscoperto zone da sogno a qualche km dalla città. Caluso e le sue colline, Candia e il suo lago, un anfiteatro morenico che delimita una zona di vasto interesse.

IMG_7549L’anfiteatro morenico di Ivrea è un rilievo morenico di origine glaciale situato nel Canavese e fu creato dal trasporto di sedimenti verso la pianura Padana operato nel corso delle glaciazioni dal grande ghiacciaio che percorreva la vallata della Dora Baltea.

Tra i vari cordoni morenici che compongono l’anfiteatro ci sono numerosi laghi. Il lago di Viverone è piuttosto vasto gli altri sono di dimensioni medio-piccole. Appena a nord di Ivrea si trovano i cosiddetti 5 laghi, il maggiore dei quali è il Sirio; la morena laterale destra ospita invece il lago di Alice e quello di Meugliano, mentre tra le colline che compongono la morena frontale si collocano il lago di Candia e quelli, più piccoli, di Maglione e di Moncrivello.

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Ci sono percorsi e passeggiate incredibili intorno ad ogni lago, sopra ogni collina e magicamente ergono numerosi castelli intorno a tutta la zona: il castello di Mazzè, quello di Candia, Agliè, Montalto, Pavone, Masino, Vische e Strambino e Ivrea. La zona sembra circondata da laghi e castelli come nelle fiabe. A sinistra dell’anfiteatro poi c’è l’imbocco della Valchiusella, un’altra valle da sogno che vi racconterò.  La morenica destra di Ivrea confina tra biellese e alto canavese, una delle più importanti d’Europa.

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I sentieri sono ben seganlati pe lunghe passeggiate magiche.  Potete fare il bagno nel lago balneabile di Sirio e fermarvi a mangiare in qualche ristorantino. Raccogliere le more e lamponi d’estate e fare rifornimento di tarassaco in questa stagione. Il lago di Candia offre barchette romantiche o percorsi naturalistici per l’avvistamento dell’avifauna. A Caluso potrete visitare la cantina Gnavi e fare rifornimento dell’ottimo Erbaluce di Caluso, che prende il nome proprio da quasto particolare vitigno che deriva dal colore che assumono gli acini in autunno: i riflessi rosati e caldi si fanno più intensi, ambrati, nelle parti esposte al sole. Non perdetevi se siete con dei bambini le terre ballerine dove a causa di una vecchia torbiera si è creato un effetto a tappeto elastico dove con i vostri balzi gli alberi balleranno con voi.

Le ricette da queste parti sono diverse dal resto del Piemonte. Il tomino si mangia con la panna, il bunet è quello vero, bianco, della tradizione contadina, a base di uova, zucchero, latte, liquore (solitamente rum) e amaretti secchi. quando ancora non c’era il cacao. Le frittelle di patate si grattuggiano crude e si mescolano all’antica miscela di spezie La Saporita e si fanno friggere da crude dopo averle condite per bene. Il Putagè, o meglio la stufa a legna non è un oggeto di antiquariato, ma da queste parti ci si cucina sopra per ore. I pes d coj o involtini di cavolo, da non confondere con il caponet di origine langarola, si preparano in modi diversi a seconda della tradizione di famiglia, con molto burro parmigiano, uova carne o meno a seconda se siete vegetariani.

Le specialità della zona sono molteplici, il merluzzo o il baccalà è un piatto ricorrente al sugo rosso o in bianco con le cipolle, la farina e  il latte. Le acciughe al verde o rosse o con il battuto di capperi e tonno e concentrato di pomodoro. Una cucina ricca, varia, dalla cotenna al fagiolo.
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Uno dei ristoranti sicuramente da segnalare è il Gardenia di Caluso dove la cucina tradizionale incontra la materia prima che la natura offre in questa zona. Leggete la recensione per #SocialchefPiemonte che il Blog EatMilano scrive su questa esperienza.  Per le Pasticcerie non mi perderei quella di San Giorgio Roletti  e i suoi biscotti e le paste da sogno e storie di dame e contesse.

Solo alcune delle suggestioni che ho potuto consocere in questi mesi fanno si che questa zona sia un luogo di interesse da visitare. Vale la pena passere un po’ di tempo e scoprirla con calma. Per chi viene da lonatano per dormire  potete provare a  cercare delle finestre azzurre un B&b all’altezza del luogo e invece per informazioni su il lago di Candia andate sul sito della Caletta dove potete affittare barche e mangiare un’ottima pizza.

Non sto a raccontarvi delle sensazioni che si vivono in queste terre a parer mio che hanno qualcosa di misterioso e magico, un infittirsi di storie e luoghi naturali che fanno di questa zona del piemonte una delle zone meno battute dal turismo ma in assoluto più interessanti da scoprire.  Vi aspetto e se avete domande mi trovate alla mia mail o sulla mia pagina facebook.

Saltate con gli alberi e fate la danza delle farfalle in un bosco incantato che si specchia nel lago e appena affacciati troverete castelli da lontano a raccontar fiabe di contesse innamorate.

Svizzera in un sol boccone.

Domani si parte per la Svizzera, qualche giorno, invitata dalla Presenza Svizzera del Dipartimento federale degli Affari esteri,  alla  riscoperta dela  cucina e delle sue tradizioni.

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Foto di il Paese dell’acqua”: mostra fotografica 

Il viaggio sarà l’occasione per presentare anche un’attività che Presenza Svizzera sta sviluppando in Italia in previsione della sua presenza a Expo 2015: il Giro del Gusto che debutterà il prossimo 30 aprile a Milano animando per 10 giorni piazza del Cannone con un modulo della Casa Svizzera (impiegata a Sochi) dove andrà in scena la cucina, il folklore, la tradizione, la tipicità e l’innovazione della Svizzera. Poi la casa ecologica arriverà a Roma  e infine a Torino per Il Salone ad Ottobre 2014.

 

Si visiterà un’azienda e di erbe aromatiche e radici, seguita da cooking class a cura di uno chef  del Ticino. E sono già emozionata e la nutrizionista biologa che c’è in me si agita.
La sera poi si andrà a Locarno, serata dedicata al cinema sul tema della gastronomia con rappresentanti del Festival del film Locarno. E mi fermo qui perchè misticamente sono le mie passioni più grandi. Non vi racconto altro perchè poi vi svelo tutto. Però ci sono cene con chef imporanti che ci sveleranno il loro segreti conosceremo di persona le mucche di razza d’Hérens. Su twiiter #girodelgusto tutte le indiscrezioni.

“La Primavera” torinese, il risveglio.

“Fui pronto a tutte le partenze anche quando un viaggio non era altro che la via di un non ritorno…un cofano di automobile o una vela, rapita ad un viaggio inammissibile. Verso Itaca, domando, e l’arresa alla grande illusione o è la ballata più struggente della vita impossibile?”

Torino è in fermento primaverile, ai primi caldi la gente si riversa nei parchi, nelle piazze, giocolieri e i picnic si incrociano sui prati.

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L’esplosione degli alberi in fiore è un’esperienza che regala a questa città a volte così austera una dolcezza inaspettata e spesso commovente.

Le iniziative in questi giorni si susseguono e sono molteplici. Per cominciare Torino è bella anche senza fare nulla. Passeggiare per il centro e ammirare i palazzi e le piazze, soddisfa ogni passante distratto. Vi propongo quelle per me più suggestive.

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Una passeggiata lungo il fiume Po, tra i germani e i gabbiani in amore non ha pari in questa stagione. La collina in questi giorni è gonfia di mille colori e fa da cornice. Potete partire da Piazza Vittorio e proseguendo verso il Parco del Valentino godere di un paesaggio indimenticabile. Tuffarvi nel verde e godere dei giardini fioriti, godervi un bel picinc improvvisato tra giovani che suonano jambè e chitarre o fanno qulache performance di capoera. Questa è la mia città. Magari facendo rifornimento da Mulassano dove hanno inventato il tramezzino e provare quello con l’aragosta o con i peperoni e le acciughe.

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Un’altra passeggiata è quella da Piazza Castello da circumnavigare in lungo e in largo passando attraveso Piazzetta Reale, fermarvi sentire quell’energia, immergervi per un’attimo nella mostra di questi giorni al Polo Reale, Doppio Sogno, un tuffo nell’arte conteporanea, da Botero e De  Chirico, da Warhol a Hirst, L’unicorno di Bolla ad un nudo di Casorati. Poesia e arte si mescolano con un’armonia imbarazzante. Proseguendo verso il Duomo passerete il punto più magico della città in cui la Torino Bianca lascia spazio a quella più nera e inquietante. Sul lato destro della parete del Duomo scorgerete una meridiana zodiacale che vi indicherà la delimitazione. Proseguite per Piazza IV marzo e tuffatevi nel Mercato di Porta Palazzo passando sotto le Torri Palatine. Arriverete ad uno dei mercati più folklortistici ed eclettici della città, una miscela di profumi e colori dal mondo. Per i torinesi è un po’ come andare in vacanza  passare di qua.

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In questo percorso non perdevi anche la mostra fotografica (fino al 27 aprile) di Eve Arnold fotografa americana che ha ritratto da Marilyn Monroe, Marlene Dietrich, Indira Gandhi e  Malcolm X, una buona scusa per accedere alle bellezze di Palazzo Madama e godere di un architettura imponente.

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foto 9Non mi dimentico dell’aspetto più godereccio, non io e in questi giorni è in fermento anche l’alta gastronomia a Torino, arrivano “Stelle” come a San Lorenzo. L’icona dello chef torinese è sicuramente Marcello Trentini e i suoi rasta del Magorabin, da lui capirete un po’ più Torino attraverso i suoi piatti, ma spiegheremo altrove il perchè. In questa primavera è arrivato anche Diego Rigotti dal Trentino, un giovane talentuoso stellato al Golden Palace, e infine dietro le finestre Del Cambio pare che Matteo Baronetto stia preparando i torinesi e non solo a far rivivere le glorie di un tempo. Per ora qualche torinese si apposta come un paparazzo a rubare qualche immagine proibita del locale in apertura, attendiamo.

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Vi ho convinto a venirci a trovare? No, va bene, volete fare shopping nella settimana in cui i salotti torinesi parlano di Moda? Questa settimana Voce del Verbo Moda propone iniziative e conferenze legate alla moda. Da buoni torinesi riusciamo a far diventare intellettuale anche l’argomento più effimero. Il mio consiglio? Passate da TalenTo in corso Vittorio 26, ha le collezioni di grandi stilisti emergenti internazionali, si si gli abiti di Stella Jean si trovano anche qui e lei in quei giorni sarà protagonista di un incontro di stile al Circolo dei Lettori (altra meraviglia di via bogino che se vi perdete, vi diffido dal mio blog!)

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Per dormire avete l’imbarazzo della scelta e potete accedere al portale di prenotazione Venere.com per scegliere posizione e tariffe più consone alle vostre disponibilità.

Per vedere cosa succede in città invece cosultate il nuovo bellissimo, interessantissimo, l’unico e solo sito della Provincia di Torino #lamiaTorino con cui naturalmente collaboro da sabauda doc.

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Se vi capita di essere qui la domenica però non perdetevi uno degli  eventi più suggestivi e molto torinesi che succedono all’improvviso, il concertino dal balconcino in via dei Mercanti 3 è:  un’ora di musica, poesia e teatro da un piccolo balcone dentro un cortile di una casa che ha visto passare tutto il substrato artistico torinese. Vin Brulè annesso alla fine del concerto. Qui capirete qualcosa in più di questa popolazione strampalata torinese. Vi aspetto.

La Grande Bellezza per un comune mortale

Sono giorni che ho voglia di esprimere quello che è stato questo film per me. Poi ho visto un web scatenarsi all’impazzata e allora mi è venuta paura e sono stata ferma.

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Avete presente il carnevale di  Ivrea ? Tendenzialmente la folla mi fa paura e la violenza anche, anche quando è per puro divertimento. Per cui rimango schiacciata contro un muro con gli occhi spalancati e mi iniziano a tremare le gambe. Ho fatto questo esempio per comunicarvi la sensazione quando così ingenuamente ho pensato che bello anch’io ho voglia di scrivere qualche cosa (saltellando con la gonnellina a fiori e i codini). Pata Pum un pugno in faccia  o come  mi è successo a Ivrea,  appena tiro fuori la testa pensando “vado sono coraggiosa io”, un’arancia in piena nuca!! Commenti. critiche, orde di fans e allora mi sono bloccata. Passata la burrasca poi, mi stacco dal muro alzo la mano :” Scusate ho un pensiero su questo”. Lo so non è un’atteggiamento sempre vincente, ma ognuno ha i propri difetti, prendetemi così.

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Amo andare al cinema, non sono un’esperta, ho un atteggiamento e una critica soggettiva, emozionale e spesso legate alla mia esperienza di vita. Sorrentino è un regista per me difficile, spigoloso, di quei registi che mi lasciano la nausea e mi fanno riflettere. Le conseguenze dell’amore credo di averlo visto quattro volte prima di iniziarlo a capire e amare profondamente. Poi se abiti a Torino tendenzialmente tutti hanno un amico che ha studiato Storia del Cinema con Bertetto e che usciti dal cinema ti spiegano i richiami, le citazioni, i riferimenti  con la letteratura, la Bibbia, i film storici. E la reazione mia di solito è : ” Ah c’era tutto questo? No, ma posso dirti che……..mi è piaciuto…..” Con occhio sgranato e la mascella aperta. Anzi e solitamente il mio tempo di reazione varia dalle 6 ore ai tre giorni.  La valanga di parole degli esperti spesso mi confonde.

La Grande Bellezza decido di andare a vederlo da sola e  a giugno, un po’ fuori stagione, quando tutti si rversano al Valentino con le birre e gli jambè. Io profondamente mattone inside vado al cinema e a giugno giustamente c’ero solo io. Sala vuota, La Grande bellezza, la mia Italia, Sorrentino e la mia coscienza, le emozioni, i pensieri e un po’ di mia storia (39 anni posso dire di avere un pò di storia).

E’ stata un’esperienza catartica e ho avuto la fortuna di viverla nella maniera più fortunata. Uscita dal cinema per me era già un film vincente, struggente, difficile che raccontava la mia storia e gli anni che ho vissuto in questo paese. Un’Italia che è stata una donna bellssima, ma che sta invecchiando male senza valori, che non ci crede più, con esperienze che l’hanno segnata. Rifatta dagli zigomi in giù, finta formale e stanca che si prostituisce per potersi curare, quando ormai è prossima alla fine. Uno stato delle cose, una fotografia, un femo immagine, niente di più. Ma tremendamento vero.

Gli artisti questo devono saper fare, riprodurre un momento, tradurre un sentimento che tutti proviamo ma che non sappiamo esprimere così bene. Quando è stata fatta la Pietà di Michelangelo, non è che ci siamo messi a criticare:”… e però Gesù era felice prima e ma era acclamato  e ma faceva i miracoli  e però la madonna era orgogliosa di suo filgio”. Tutto vero , ma quel momento è stato riprodotto in tutta la sua forza. Fine della discussione.

Dopo qualche giorno ho chiesto al mio critico di fiducia S. che qui condivido con voi per un confronto e una lettura di chi il cinema l’ha studiato, lo conosce e lo legge con un occhio esperto.

 La Grande Bellezza è pura, rara ed è solo concessa a pochi. Chi la sa vedere, immediamente muore. Non può esserne testimone, non può raccontarla, la infangherebbe. Noi possiamo solo scorgerla nella penombra, sfiorarla rimanendo nel dubbio. E’ inafferrabile ed è per questo che è sacra. La sua delicatezza appartiene ai quei rari momenti della nostra vita dove ci siamo concessi di Sentire e di Amare. Troppo grande da contenere, motivo per il quale  si rifugge, purtroppo,  nella banalità e nella volgarità. Il binomio che attraversa tutto il film tra quello che è la Bellezza e la sua imitazione grottesca e patetica, dovrebbe farci riflettere su quanto ci siamo allontanati dall’armonia primigenia. Il Bello è eterno, non decade, non si sfalda. Non ricorre ad iniezioni di botox o a espressioni  prepotenti e narcisistiche. Non ne ha bisogno. L’uomo ne esce sconfitto, uno scarafaggio sociale, incapace di provare pietà e verità. A fare da sfondo, in una delle scene,  la  Concordia, un tempo maestosa e imponente che invece di solcare i mari, per colpa della stupidità,  affonda mostrando la sua  goffaggine e inutilità. Baudelaire descriveva un albatros incapace di camminare per via delle sue grandi ali,Sorrentino ci racconta,invece,  di uomini incapaci di volare”

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Questo è stato per me questo film, un’esperienza di vita tra le tante, può piacere, può annoiare, può non esserti piacuto ed è tutto legittimo. Ma la grande lezione di questo Oscar che Sorrentino ha regalato all’italia, sapete qual è secondo me?

Da qualsiasi situazione anche la peggiore che stiamo vivendo si possono ottenere le più grandi delle vittorie. Trasformare ogni momento della nostra vita anche la più dolorosa e sfortunata in qualcosa di increbilmente grande e fonte di gioia e grande soddisfazione.  I fiori di Loto nascano dal fango e noi abbiamo il potenziale di far nascere fiori meravigliosi anche da questa Italia acciaccata.

Fecero Scalo qui a Vanchiglia, dove i sapori e le tradizioni si fusero insieme.

Tratto da Mole24

Continua il nostro tour nelle vie del quartiere Vanchiglia, parte della città che cresce tra la confluenza dei due fiumi, la Dora e  Il Po. Luogo fervente di artisti e artigiani, dove le botteghe sono ancora riconoscibili. In Via Bava 26 viveva Fred Buscaglione e proprio in suo onore da poche settimane è stata nominato il lungo Po dalla parte sinistra di Piazza Castello e dalla parte destra a Gipo Farassino (sarà un caso?) …ah dipende da dove la guardi.

A Vanchiglia nacquero anche  le prime fabbriche e il quartiere vide negli anni post industriali la migrazione di molte famiglie del sud Italia che qui venivano ad abitare. Scalo Vanchiglia nasce dall’idea di tre giovani intorno ai 30 anni figli di quell’epoca,  che hanno vissuto sulle loro tavole quella miscela di sapori e contaminazioni sabaude nei piatti del sud e viceversa. Continua a leggere

Trattoria Ala, la trattoria che fa bene all’umore.

 Tratto da  Mole24

Il nostro giro a Vanchiglia inizia alla scoperta di vecchi e nuovi posti dove godere di una buona cucina e di buone sollecitazioni. Uno dei luoghi che amo di più e che vi consiglio senza riserve si trova in via Santa Giulia 24 e non è un posto nuovo, ma aperto fin dal 1950 e il suo nome è il nome di chi l’ha aperto e ha dedicato una vita.

foto-21-1024x768Si chiama Trattoria Ala, ed è un locale di quelli di una volta, di quelli in cui entri e da cui fai fatica ad uscire.

Ulivieri Ala, di origini toscane, ha fondato il locale decenni fa e il posto negli anni è riuscito a tenere legati i clienti ma anche a conquistarne averne di nuovi.

Una sala stipata di tavolini, dove si respira le migliori sensazioni di piola. Un dipinto alle pareti, dove ti aspetteresti porti e navi e invece c’è una Torino che sa di mare. I piatti sono semplici ma cucinati bene.

Ma qui trovi sempre quel “di più” che ti toglie lo sfizio, come i carciofi in pastella, le sarde o le acciughe fritte, la zuppetta di pesce viareggina, il polpo alla griglia, le cozze alla marinara.

foto-41Se preferite le carni, trovate la bistecca con l’osso o il bollito misto. Volete di più? Ci sono le finissime con le patate fritte. Se non vi basta trovate anche la trippa o la trifolata di rognoni. Il venerdì la frittura di pesce arriva fresca e il mercoledì preparano la paella anche per una persona.

Non so se si sono messi di impegno a trovare tutte quelle pietanze che vanno a risollevare il buon umore: ho sempre pensato che risuonassero bene per il palato della sottoscritta e invece probabilmente visto il ristorante sempre pieno hanno scoperto la formula del piatto dell’allegria, quello che ti rimette in pace con il mondo.

Ti siedi, ti rilassi, mangi ciò che desideri più profondamente e hai poi la forza di ritornare là fuori con grinta. Tante volte un buon ristorante serve anche a questo, a regalare un’esperienza speciale. Cercate di prenotare il tavolo giusto per il vostro ritrovato buon umore, ne vale la pena.