Valencia in 10 tappe da gustare

In questo articolo andiamo in gironzola per ristoranti, caffè, bistrot e scuole di paella. L’ente del Turismo di Valencia ci ha letteralmente viziato dal momento che ha saputo della nostra passione per il cibo e non si è risparmiato nel farci provare ogni tipo di leccornia. Alcuni li abbiamo amati di più, ma ogni luogo ha la sua caratteristica e ne è valsa la pena eccedere nelle calorie. Il primo giorno ho faticato ad assaggiare tutto (tra birre e vini) e mi sono ritrovata a degustare più volte il loro cocktail tipico della città, l’Acqua di Valencia, una bevanda a base di vodka, succo di arancia e spumante e mi sono sorpresa dopo cena a oscillare verso il nostro hotel come non succedeva da molto tempo. Un’altra bevanda tipica da non perdere e l’Horchata realizzata a base di chufa (cipero), un frutto che viene esclusivamente prodotto nelle campagne valenciane. Ma andiamo con ordine ed esploriamo insieme tutti luoghi visitati e occhio a non ubriacarvi leggendo.

  1. Muez un caffè-libreria gastronomica, (aperto da un paio di mesi)  dove oltre a mangiare cose sfiziose e particolari come i boccadillos con pollo o con il formaggio, delle torte di zucca sublimi e mousse di guacamole e tofu si possono trovare esposti  libri di ricette e di gastronomia spagnola e di cucina in generale. Gli arredi sono urbanstyle, cemento e legno ma molto raffinati, e con uno spazio prossimo futuro per i bambini in cui potranno giocare e i genitori fare un piccolo pranzo indisturbati. Anche a Valencia è arrivata la moda delle birre artigianali. Io ne ho assaggiate un numero interessante, la prima quella tradizionale autoctona è stata la Turia dal 1935 tostada, facile gustosa e aromatizzata.
  2. TiendasOriginalCv, il primo negozio gastronomico-culturale della città dove poter incontrare produttori, prendere ricette o curiosità del costume vitivinicolo e gastronomico della comunità valenciana: vini, confetture delle aree protette parco della regione, risi di coltivatori autonomi, mieli, cioccolato, la bevanda tipica di cui vi ho parlato, Aqua de Valencia. In questo posto ho proseguito con la birra a fiori di arancia, un profumo inebriante che ha il sapore d’inverno e primavera insieme. Troverete il vino de pago, un vino prodotto con gli antichi metodi in anfore romane. La birra all’acqua di mare e  i fagioli spagnoli quelli che servono per la paella si intende.  Un posto magico all’interno di un’antichissima farmacia.

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  3. Il Corso per Paellero alla Scuola di riso e paella valenciana. . Sapete che non manco mai ad un corso di cucina ovunque vado. Mi piace immergermi negli ingredienti del paese che visito. Si capisce un luogo più dalle sue ricette e dalle sue abitudini intorno ad un tavolo che girando come criceti impazziti nella ruota. La domenica la paella è una tradizione di famiglia. Quella tradizionale è con pollo, coniglio e lumache e due tipi di fagiolini: ferratura (fagiolini verdi, tipo le nostre taccole),Tavella (fagioli teneri, quelli più rossi) e un tipo di fagioli bianchi spagnoli e freschi chiamati Garrofòn, introvabili da noi. l’ingrediente principale è il riso naturalmente tendenzialmente quello tondo. Se ne coltivano tre varietà: Bomba, Senia e Bahia.  Alla paella mista inorridiscono e dicono no. O di pesce o di carne. Durante la domenica ritrovarsi a mangiare nei grandi tegami tutti insieme può durare dalle 3 alle 7 ore. Ci si ferma e si sta insieme ed è anche un piatto dal sapore semplice. Il vino che abbiamo associato è il D.O.Valencia, un rosso valenciano che esalta il piatto di natura mediteranea. Il corso dura tutt ala mattina: si fa la spesa al mercato generale, si cucina veramente con un esperto in cucina, e si mangia per pranzo oltre alla paella alcuni antipastini deliziosi e si conoscono persone con una passione in comune che è anche la cosa più bella.

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  4. La Lola è il primo ristorante che abbiamo provato, quest’anno compie 12 anni dalla sua apertura. Si trova vicino alla cattedrale in pieno centro storico. L’attività fondamentale è lo spettacolo di Flamenco che si tiene in alcune sere della settimana. La cucina è quella della tradizione, ma rivisitata in chiave moderna ed elaborata. I menù sono siglati con cura per i vegani i celiaci e per coloro che soffrono di cuore ogni menù ha una classifica con o poco colesterolo per potersi destreggiare tra le calorie e i grassi, meraviglioso per una nutrizionista come me. Io ho preso un arroz con calamari, funghi e asparagi. e tre antipasti particolari, una crema di zucca con crunch di carciofi e tonno disidratato, delle terrine di salmone affumicato, e la sorpresa di formaggio fresco con gamberi con coulis  di mango e salsa agrodolce di frutti rossi. Aqua de Valencia come aperitivo…..
  5. Dopo essere stati felicemente saziati da Lola, e io già barcollavo e ridevo ad ogni battuta del mio amore, che non bevendo mi guardava sorpreso di aver acquisito così tante capacità comiche in poco tempo, siam approdati in un altra dimensione Il caffè di Las Horas. Il Café aperto per la prima volta a Valencia nel 1994 ha scommesso su un concetto che combina classico il Caffè letterario del secolo, il parigino Café, English Tea Room, e il cocktail americano, il tutto in una cornice stravagante neo-barocco. Il risultato è stato una vera e propria atmosfera cosmopolita per un pubblico di culto con i gusti internazionali. Recuperare e riciclare pezzi di antiquariato nei mercatini per creare pezzi unici e personalizzati. Come il nome del Café (ispirato ai libri di Las Horas ), l’interesse per i classici è profonda e frutto di studi in Storia dell’Arte e del Restauro. Il risultato è sorprendente anche se avete la fortuna di Incontrare Marcos dell’iguana Inglese e il suo grande fiocco al collo ti racconterà meraviglie, tranne nel periodo in cui visse un po’ immerso nella nebbia 20 anni fa dalle parti delle Molinette (mi sono sentita in colpissima). Ma ha recuperato fortunatamente e ora ha questo caffè culturale e letterario che propone concerti jazz e sfilate di moda e un’ Agua de Valencia unica e irripetibile nel senso che al secondo cocktail torni sui gomiti in Hotel. Io ero al secondo dopo aver sorseggiato durante tutto il giorno meraviglie con Paloma. La chiudo qui senza commenti.
  6. Un altro luogo che mi ha particolarmente colpito è stata una piccola osteria tipica in cui ho solo assaggiato alcune tapas e delle patate bravas da urlo. E due ottimi vini rossi. Ma ho visto passare arroz (risi) di ogni forma e colore che l’ho lasciato con nostalgia e che è uno dei motivi per cui desidero tornare a Valencia. Si chiama Bar Almudin e si trova in Calle Almudin 14. Oltre all’atmosfera vera e tradizionale spagnola io credo sia uno dei posti più autentici sperimentati e lo capisci quando incontri grandi chef a farci l’aperitivo come Steve …che tra due chiacchiere e un saluto ci ha invitati a sperimentare il suo nuovo ristorante all’interno Del Mercado Colon…il giorno seguente. Il MaKhinCaffè.
  7. Eccolo in tutto il suo splendore il nuovo locale di Steve Anderson birmano-inglese apre il locale dopo un viaggio alla riscoperta delle sue origini in Birmania e a vedere i luoghi dei suoi nonni, li la riscoperta dei sapori è per lui l’occasione di riscoprire la sua storia e così gli viene il desiderio di aprire un ristorante bistrot al Mercato Colon, sempre pronto alle novità e apre il MakhinCaffè, dove la cucina è a vista e l’ambiente sofisticato, ma informale e la cucina ispirata alle terre d’oriente. Samosa succulenti, polpette di pesce e salsine piccanti, Dahl di lenticchie, insalate con quinoa, germogli e avocado, noodles e  baccalà impera sui piatti e succhi esotici dolci e e delicatissimi, bock choy di contorno. La sua abilità in cucina è manifesta e lampante, la sua gentilezza e il suo sorriso si percepiscono in ciò che mangi ed è una vera esperienza di eleganza. Noi siamo rimasti colpiti, commossi e avvolti dalla sua persona e dai suoi piatti. Da pochi mesi la sua apertura, ma senza prenotazione è già difficile trovare un piccolo tavolo.
  8. Canalla Bistrot dello chef stellato Ricard Camarena nel quartiere giovane e modaiolo di Russafa, ci ha ospitato l’ultima sera del nostro ricco week-end in una sala lunga affollata con arredi urban e informali e camerieri indaffarati a servire portate smart e goderecce. Piatti particolari, ricercati, assaggi di piccole invenzioni dello chef che miscela con fantasia tradizione e cucina etnica. Una bella serata con gli amici e una validissima alternativa alle classiche tapas, credo molto apprezzata dagli spagnoli vista l’affluenza.
  9. Inciso notturno per dormire con gusto. Anche il nostro hotel è aperto da pochi mesi e si chiama AdHoc Carmen, in pieno centro, vicino all’ostello della gioventù e a due passi dalla cattedrale, un posticino stra-consigliato perché pur essendo un due stelle, è nuovissimo curato nei minimi dettagli, silenzioso, fornito di tutto ciò che avete bisogno, il motivo delle due stelle è che non c’è la colazione, ma è meglio con tutto il ben di dio che troverete in giro: dalle ensaimada ai boccadillos e succhi di arancia ovunque. Poi anche la colazione è una scoperta per cui per me è stato persino più stimolante).
  10. Via alle colazioni dove c’ è l’imbarazzo della scelta. Andate in uno degli innumerevoli bar di Plaza della Rejina, sono un po’ turistici, ma ce n’è uno che ha delle brioches spettacolari, Bri de Safrà evidentemente di pasticceria, un po’ caro, ma ne vale la pena. La fortuna di questi locali è che il loro dehors sono baciati dal sole già di prima mattina e potrete prendervi un caffè curtado in maglietta e occhiali da sole. Nella mia strada preferita che ci ha accolto per qualche giorno, troverete anche  un piccolo bar, nuovamente aperto da un paio di mesi, specializzato in succhi e bocadillos e tortilla, con il wifi, gli arredi nordic style di legno chiaro e una piacevolissima atmosfera. Si trova nella via dei miei registi preferiti Pedro Almodovar e solo l’ubicazione ne vale la pena si chiama per l’appunto Bocadillos!! Se sentite di sottofondo Ta-ja-bon della colonna sonora di Todo Sobra Mi Madre è tutto regolare, in fondo se leggete la mia biografia del blog capirete perché ho così tanto amato Valencia.

Mangiare a Colori in collaborazione con il Circolo dei Lettori ed Exki

bambini-Depositphotos_36830283_original1-640x420Eccoci arrivati finalmente al primo appuntamento dell’anno con i protagonisti del futuro, onorata e umile mi inchino alla mia nuova platea: i bambini!

Da quando ho intrapreso la mia rubrica “Da Lunedì inizio la dieta”, stanno succedendo un sacco di magie inaspettate. Questa è una di quelle. Incontrerò coloro che per me sono gli essere più importanti della società, coloro che conservano ancora quella pura saggezza ancestrale, la genuinità e la forza della giovane età per raccontare quello che sto studiando da tempo e poter trasmettere loro, giocando insieme, che il cibo è da conoscere prima di essere mangiato, è da guardare, annusare, toccare ed ascoltare. Una consapevolezza acquisita nei primi anni crescerà individui forti e atletici e non bisognosi di troppe diete. Per cui non vedo l’ora di incontrarvi! Ci vediamo sabato 24 gennaio, presso il ristorante EXKi – Corso Vittorio Emanuele II 98/N Torino alle ore 15,30 con i laboratori 2015  in collaborazione con il Circolo dei Lettori dedicati ai più piccoli: Mangiare a Colori.

Si inizia con il il laboratorio “Ti guardo con la bocca” , esplorare fin da piccoli il magico mondo del mangiar sano è fondamentale per crescere (e stare) bene.

Attraverso il gioco e i cinque sensi, insegniamo ai più piccoli che la verdura e la frutta sono buone, oltre che belle!

Ecco il calendario completo degli appuntamenti di Mangiare a Colori:

sabato 24 gennaio ore 15.30-17.30
Ti guardo con la bocca
Il cavolo sembra un fiore, i cavoletti di Bruxelles piccole gemme, i broccoletti hanno geometrie stupende. Osserviamo e giochiamo con verdura e frutta: scopriamo così le loro proprietà, divertendoci un mondo.

sabato 21 febbraio ore 15.30-17.30
Ti gusto con il naso
Il sapore di un frutto, che sia una mela succosa, una pera zuccherina o un topinambur trifolato, può far ricordare cose ed emozioni passate. Perché un cibo può avere tanti gusti, a volte inaspettati, basta saperli scovare.

Il calendario:

sabato 21 marzo ore 15.30-17.30
Ti annuso con gli occhi
I prati intorno alla città sono pieni di tesori profumati che crescono spontanei. Impariamo a riconoscerli. Perché l’origano e il rosmarino magari si assomigliano ma non sono la stessa cosa.

sabato 18 aprile ore 15.30-17.30
Ti mangio con le orecchie
È vero, anche se non sembra: i cibi fanno rumore! Come l’uovo rotto per preparare i biscotti o il pane fragrante tagliato per pranzo. Tendiamo per bene l’orecchio: ci sono tanti suoni da scoprire e provare a imitare.

aperto ai bambini dai 5 agli 11 anni
Ingresso Libero con prenotazione obbligatoria – Tel. 011 4326827
una piccola merenda accompagnerà la nostra esplorazione durante il laboratorio.  

 

Valencia in 10 tappe d’amore

Una di quelle città di cui senti tanto parlare, ma la curiosità non ti ha mai portato a prenderla in considerazione, ma sono poi i luoghi che ti stupiscono di più. Sapete che ho questa idea che non siamo noi a scegliere i viaggi, ma siano i viaggi a scegliere noi e i luoghi che ad un certo punto mandano richiami inconfutabili e magnetici. Ci sono anni interi in cui mi sono ritrovata a visitare un posto per più volte verso est o verso ovest del mondo senza deciderlo veramente, ma facendo scegliere lui per me. Valencia è stata così, proposta una prima volta per lavoro poi non riuscita a partire, la seconda volta me la sono ritrovata un po’ per caso nel tragitto del mio vagabondare e allora ho ripristinato il blogtour che stava maturando da tempo. P1070307

Una città bella da togliere un po’ il fiato con quella architettura gotica e barocca, quella pietra bianca levigata e illuminata dal sole sempre caldo e tiepido anche i primi di gennaio. Tre giorni in cui ho cercato di percepire l’anima. Tre giorni sono pochi per qualsiasi città, ma poco male ho provato a rubarne le sfumature. L’ente del turismo di Valencia ha un’efficenza rara come poche volte ho incontrato. Percepisce le opportunità le coglie e non si stira indietro. In pochi giorni il mio tour era perfettamente organizzato e il tema fondante era naturalmente il cibo.

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10 cose da non perdere se hai ancora voglia di emozionarti:

  1. Un tour con la FinestTourEvent dove incontrerai Paloma  che ti accompagnerà in perfetto italiano a scoprire tutte le novità gastronomiche della città. I nuovi locali, i nuovi produttori, le nuove mode e i posti più caratteristici. Abbiamo indagato e assaggiato specialità del luogo, ma anche nuove tendenze. Destino vuole che i posti esplorati fossero tutti  di nuova apertura, da un mese si e no. L’agenzia si occupa di tour turistici di alto livello e per lo più ristoranti stellati e assistenza alla famosa Opera di Valencia.   
  2. Affittare le bici e percorrere il letto del fiume Turia ormai giardino urbano e raggiungere il mare. Kilometri e chilometri di verde, dove osservare la città e gli stili architettonici che cambiano, ma non solo. Potrete vedere la vita quotidiana dei valenciani che passeggiano, fanno sport, vanno sui pattini o gli skate, prendono il sole, studiano e fanno pic nic. Un percorso irrinunciabile per entrare nel cuore delle abitudini cittadine. 
  3. Non perdetevi il porto con la sua splendida passeggiata sul lungomare e decine di piccoli ristoranti sul mare dove pranzare. Le 14.30 è l’ora di punta per i valenciani per cui andate un po’ prima e troverete sempre posto di fronte al mare.Windows Phone_20150104_16_27_39_Pro__highres
  4. Una visita alla cattedrale più suggestiva della città di Valencia. Grande, con più stili insieme Romanico, Barocco e Gotico e la visita al Santo Graal, calice che avrebbe usato Gesù Cristo durante l’ultima cena.
  5. StreetArt e le botteghe artigianali. Una passeggiata nel quartiere vecchio non distante dalla cattedrale ma più nei dintorni di Placa de Vega dove si trova la casa più sottile al mondo (insieme alla nostra fetta di polenta Naturalmente) dove muri vengono ridipinti con figure allegoriche di satira o ritraendo personaggi habitué del quartiere. Le botteghe artigianali della famose espadrillas nate proprio qui, o i ventagli dipinti a mano o ancora i fermagli d’argento per le donne nei giorni idi festa. Gli artigiani sono ancora li che sferruzzano, tagliano, ricamano e dipingono senza quell’aurea turistica ma come immagini immobili nel tempo.
  6. Mercato della Tapineria, una piazza, un quartiere dove i negozi sono temporary e si alternano artigiani più moderni, stilisti, esperti di cibo, showcooking e corsi di cucina, botteghe del cibo da tutto il mondo. Il punto è che ogni volta è che approderete ci sarà qualcosa di diverso a non annoiarvi.
  7. Il Mercato di Colon, un grande spazio longitudinale a tre navate di metallo, chiudendo le sue estremità con coperture di mattoni e pietra, come degli archi trionfali, con grande decorazione e policroma, da una base di pietra sormontato da un artistiche ringhiere in ferro battuto, dove troverete i ristoranti più alla moda della città, quelli di avanguardia e ancora alcuni negozi di alimentari di prestigio, dalla macellerie ai fruttivendoli di alta qualità. Qui abbiamo provato uno dei nostri ristoranti preferiti MaKhinCafè di Steven. (vi racconteremo)..
  8. Il Mercato Centrale di Valencia con il suo pappagallo verde in cima alla sommità del tetto. Un altro punto strategico commerciale e di attività gastronomica delle città. Il pappagallo è simbolo di chiacchiere e incontri che si fanno al mercato.
  9. Città delle Arti e delle Scienze e l’Oceanografico della città. Sbalorditiva l’Architettura di Calatrava dove in questa costruzione esprime tutto il suo talento. In ogni direzione che vi troviate merita un punto di vista, una foto, uno sguardo. Vale il viaggio solo questa babele di idee architettoniche. La luce e il sole che riflettono sulle curve geometriche degli edifici lasciano a bocca aperta. Il Museo di Scienze è perfetto per i bambini, mentre l’Oceanografico è perfetto e sorprendente per tutti. Tunnel di vetro sott’acqua dove poter ammirare specie ittiche di ogni forma e dimensione e orgine, Lo spettacolo dei delfini e dei Belughi bianchi, Gli squali, le foche che prendono il sole appollaiate sulle rive è un’esperienza indimenticabile.
  10. Il BioParc un innovativo Parco Zoologico in cui le barriere sono davvero invisibili e gli animali vivono a proprio agio in semi libertà per quanto gli spazi lo consentano, ma di spazio ce n’è. 100.000 metri quadri e si trova nel parco della Cadecera lungo il vecchio letto del fiume Turia. Non dovete perderlo assolutamente!!! Sono tornata bambina con lo stesso stupore e la stessa emozione di un tempo senza contare che ho avuto la fortuna di assistere allo spettacolo dei volatili, una rappresentazione in perfetta sintonia con l’uomo, l’ambiente e gli animali.   

    Nel prossimo articolo andremo nei posti dove cenare e ancora qualche curiosità da non perdere. Ma quanto sono stata? tre settimane? No, tre giorni e mi ha rapito la gente, il clima, il cibo, i sorrisi, l’arte del centro storico, il lungomare, la luce sui tetti, i negozi, la cattedrale mozzafiato fatta di mille stili arabeggianti, la voglia di non mollare che si respira, la vena artistica sommessa e poco declamata. La sua storia, il legame con Venezia, la storia della seta. Il richiamo cittadino torinese di classe. E’ una piccola cittadina in fondo, ma con mille sfaccettature. Si intrecciano la modernità e l’antichità. E un’anziana signora che mi ha fermato di prima mattina per farsi mettere il collirio in un occhio, non riusciva per il braccio ingessato e mi ha abbracciato e baciato. Questo è il motivo per cui viaggio: abbracciare le diversità e sentirmi a casa.

Un inizio con gratitudine

Saluto questo 2014 con affetto, con attenzione e con rispetto. Alti e bassi e grandi cambiamenti. Ho lasciato un lavoro a tempo indeterminato portandomi tutto il rischio dell’ignoto senza troppi proclami e senza il desiderio di gridare alla libertà e all’indipendenza del cartellino. Non è stato facile, il più delle volte doloroso e non tanto per le dinamiche lavorative in se, ma per le persone con cui ho lavorato per 8 anni, i volontari del mondo torinese che mi hanno dato più di ogni salario di questi lunghi anni. Un lavoro che era più di tutto un continuo compenso del cuore. Un maledetto e allo stesso tempo meraviglioso lavoro che mi ha lasciato quell’imprinting di non voltare le spalle a chi ha bisogno e di pensare prima agli altri che a me. Ma sono stati lunghi anni di amore, di compassione di aprirmi al diverso e includerlo nella mia vita. Andare nel dolore insieme alle persone meno fortunate di me e uscirne insieme, senza perdere quel legame con la gioia con la felicità, senza perdermi e sempre più spesso quando non sapevo come tornare mi portavano su loro che sapevano bene la strada del ritorno. Grazie a loro sono anche riuscita a seguire i miei sogni, a non fermarmi e osare sempre con i loro sorrisi e con il loro amore. Grazie lo devo anche ai miei colleghi con cui mi sono accompagnata in questi anni, più che dei colleghi, delle persone speciali uniti in un’unica missione. Non c’era carriera, non c’erano grandi stipendi, anzi si doveva tagliare, limare fare meno ore, ma eravamo disposti a rinunciare un po’ a tutto anche per loro. Per i volontari e per chi veniva aiutato. Questo lavoro mi ha insegnato che occorre osare, che occorre vivere la propria vita senza risparmiarsi mai. Imparando a volare senza vivere continuamente con girelli inutili. A maggio ho spiccato il volo. Sono caduta, mi sono fatta male, ho sbagliato spesso, ma un po’ come nella metafora del gabbiano Jonathan o nel delfino di Bambaren lotto e mi rialzo ed è l’unica forza che ho. Questa forza la devo anche a loro che mi sono stati così vicini. C’è un mondo silenzioso là dietro alle apparenze e ai soldi e alla televisione cari miei, oltre anche agli chef e alla grattugiata di tartufo che è un mondo fatto di gente che ha bisogno senza sostegno dalle istituzioni e c’ è un mondo invece che si muove senza chiedere, dà senza ricevere comandi e che sostiene dove tutto ciò che è forma non arriva. Bene voglio iniziare questo 2015 con tanta gratitudine per quel mondo invisibile e silenzioso che si chiama volontariato e che mi fa far il mio nuovo lavoro con una visione per me speciale, aiutare coloro che hanno bisogno di far sentire la loro voce per realizzare il loro sogni.

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Do il benvenuto al 2015 con tanti obbiettivi: migliorarmi, trovare buone collaborazioni, creare rete con sincerità e di continuare ad informare attraverso tutto ciò che ho imparato. Nuovi progetti che stanno per arrivare, nuovi interlocutori come i bambini mi aspettano per sapere come riconoscere un cavolfiore da un broccolo e io sarò li con tutto l’amore che mi porto dietro per comunicarglielo. Grazie al mio posto fisso “nel cuore” ora posso portarlo in giro senza più grandi contenitori per sentirmi al sicuro, ora pronta a rassicurare. E’ necessario fare la scorta di gratitudine per proseguire con forza e senza ostacoli.

Suggestione per le vacanze e un salto alla Pecora Nera.

Nel mio peregrinare in questo mese, sono stata invitata a provare un ristorante in un albergo di Montecatini, La Pecora Nera. IMG_3722

Per queste vacanze per un capodanno o un’ epifania un po’ diversa dal solito, vi consiglio un fantastico soggiorno alle terme, una visita al paese di Babbo Natale per chi ha dei bambini, senza perdervi il ristorante all’interno di Ercolini&Savi Hotel. Di primo acchito l’apparenza sontuosa lascerebbe un po’ interdetti sulla fruibilità del luogo, invece poi osando a consultare le tariffe delle camere è assolutamente un hotel a  cui fare riferimento se hai un budget contenuto. Camere pulite, servizio e accoglienza eccellente e un ristorante di tutto rispetto dove regna la semplicità della cucina , le buone e consolidate abitudini e un tocco di innovazione e ricerca in alcuni piatti voluti dalla patron del ristorante la Sig.ra Luciana, la mamma del posto, dell’hotel e del ristorante. La gestione dell’albergo ormai è strettamente gestita dai figli, mentre lei si dedica alla cucina, la sua passione di sempre. La patron del Pecora Nera sa cosa fa e vizia i suoi consolidati clienti senza perdere d’occhio i giovani, le famiglie e le “coppiette” che prediligono il posto per gli anniversari.

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In un ambiente famigliare, ma estremamente elegante, abbiamo potuto assaggiare i piatti che il ristorante propone. Piatti che arrivano dalla tradizione toscana, ma anche quella pugliese e lucana, i piatti della coccola che fanno bene all’anima dopo una giornata passata tra massaggi e terme.

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Un bel piatto di orecchiette con le cime di rapa sino alla crema di fave con cicoria, il baccalà sulla vellutata di ceci, ma il piatto che ha attirato la mia attenzione è stato:  la tagliata di Pata Negra. Tendenzialmente se ne conosce il prosciutto ma la sig.ra Luciana osa di più e ne comanda una tagliata del famoso maiale spagnolo massaggiato con cura per irrorarne la carne.  Ho gradito di molto l’esperienza e ne è valso il viaggio.  Per quanto riguarda le terme vi consiglio Grotta Giusti Resort a Monsumano.

IMG_3737Buone vacanze e concedetevi del tempo per la vostra anima, il vostro corpo e la vostra mente senza dimenticare di mangiare cose buone.

Eh che cavolo…Da Lunedì inizio la dieta.

Dopo giorni di assenza chiedo venia a chi aveva cominciato a seguire la mia rubbrichetta di pillole per la buone salute. Ma in queste due settimane, forse anche a causa della stessa rubrichetta sono stata invasa da collaborazioni ed eventi, inviti e progetti. Insomma inizio a pensare che vogliono farmi smettere di scrivere, ma non ci riusciranno. In queste settimane dopo la rassegna dei mitici cereali integrali vi volevo parlare di due concetti fondamentali. Il primo sono le calorie inutili, l’altra sono i cavoli anche a merenda.

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Le calorie inutili, sono quelle di cui puoi fare a meno….quelle che inciderebbero incredibilmente sul budget di grasso giornaliero senza apportare nessun effettivo beneficio. Per cui ogni volta che mangiamo chiediamoci se è necessario, se è veramente buono, se vale la pena. Se piuttosto di mangiare quell’intingolo, non sia meglio aspettare un piatto migliore o magari il dolce di cui andiamo pazzi che arriverà? Non è necessario ingurgitare la qualunque senza riflettere, l’importante è capire cosa ci piace veramente e andarne alla ricerca. Parlo non solo di quando si sceglie di mangiar  fuori, scegliendo il ristorante di qualità, piuttosto che quello della quantità. Meglio spendere un po’ di più e magari mangiar fuori una volta in meno. Si diminuiscono i grassi, gli alcolici, i burri e si evita di appesantire il fegato.

Fatta la morale, vi parlo dei cavoli vostri, amati cavoli che in genere e troppo spesso ci interessiamo a quelli degli altri senza prenderci cura e coltivare i nostri amorevolemente. Qual è il prodotto di stagione per antonomasia invernale? Ma la famiglia dei cavoli!! Ce ne sono di tutte le forme, dimensioni e colori e di tante specie e hanno un sacco di proprietà che fanno bene. O meglio per così dire se sono così tanti e tutti concentrati nel periodo più freddo non ci stanno provando in tutti i modi a dirci qualcosa? Non dovremmo forse metterci in ascolto di quello che la natura prova a dirci? E non sarà che i cavoli ci dicono in massa e in coro???

M A N G I A T E C I!

Andiamo in esplorazione nella grande famiglia delle crucifere o brassicacee : cavolo verza, cavolo cappuccio, cavolo rosso, cavolfiore, Broccoli, cavoli di bruxelles, rapa, cime di rapa, ravanello, senape, il broccolo romano..la rucola.

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I cavoli sono alimenti preziosi per i loro principi nutritivi: potassio, calcio, fosforo, ferro, acido folico, vitamina C. Contengono inoltre principi attivi anticancro, antibatterici, antinfiammatori, antiossidanti, antiscorbuto. Sono depurativi, rimineralizzanti e favoriscono la rigenerazione dei tessuti. Il cavolo ha proprietà riscaldanti, toniche, vitalizzanti, costruttive e antiacide. Il cavolfiore è consigliato in caso di diabete perché le sue proprietà contribuiscono a controllare i livelli di zuccheri nel sangue. Utile per combattere le infiammazioni delle vie respiratorie, artrosi, gastriti.

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Considerate che contiene più ferro a caloria di una bistecca. Abbassa la pressione e protegge il cuore e le arterie. Per non alterare tutte queste caratteristiche è meglio una cottura al vapore e non superare i 5 minuti. Conserverete tutte le fibre  e le proprietà benefiche necessarie.

Il migliore fra tutti è il cavolfiore, a seguire il broccolo romano, poi la verza, cavolo cappuccio, broccoletto e quello siciliano a seguire.

Una cena perfetta per la nostra dieta? Un cavolfiore a vapore con pesce azzurro e limone al forno e una bella mela e le proprietà diuretiche notturne saranno assicurate con conseguente perdita di peso mattutino. Prossimamente la ricetta delle lasagne di cavolo e scamorza che vedete in foto….devo provare un forno nuovo #Samsungs #3Oven, ma questa è un’altra storia.

Cappuccini Resort in Franciacorta, bollicine fuori e bollicine dentro

In lungo e in largo lo scorso weekend sono andata a visitare un luogo bello e romantico in Franciacorta tra Brescia e Bergamo. Al Resort Cappuccini per un due giorni di relax e ottima cucina in compagnia di uno chef eclettico e una scoperta piacevole, Fabrizio Albini. Il posto è incantevole alla punta estrema della catena della Franciacorta (la prima arrivando dal Piemonte)  famosa per le bollicine metodo classico o meglio definito come in un paradiso a se Metodo Franciacorta. Franciacorta è un luogo, un vino, un metodo e un consorzio. Intanto è una striscia collinare  tra Brescia e la parte meridionale del lago d’Iseo dotate di caratteristiche particolari geografiche e territoriali, tant’è che il Monte Orfano ha origini moreniche (e qui torniamo all’eporediese).  Risente del ritiro dei ghiacciai ed è inserito in una valle per cui ha particolarità che rendono la produzione di bollicine unica nel suo genere per metodo e per gusto.

Attualmente, in Franciacorta lo Chardonnay occupa oltre 2.000 ettari di terreni iscritti all’Albo del Franciacorta, che corrispondono a circa l’80% della superficie totale. il secondo vitigno è il pinot nero: occupa circa il 15% della superficie totale.

“Questo vitigno, la cui culla è la Borgogna, ha una variabilità comportamentale che lo porta a volte a interagire in modo imprevedibile con l’ambiente in cui è impiantato, ma può dare grandi risultati sia vinificato in rosso che spumantizzato. Il Pinot nero è impiegato soprattutto nei Millesimati e nelle Riserve del Franciacorta Docg, ai quali offre struttura e longevità; è inoltre un componente indispensabile per le cuvée del Franciacorta Rosé, nelle quali deve rappresentare almeno il 25%.” 

Nei due giorni abbiamo conosciuto una piccola cantina di produttori giovani, un agronomo e un enologo di meno di 30 anni che hanno deciso con tanti investimenti, prestiti e sacrifici di investire sulla viticoltura. L’azienda dei giovani Gigi Nembrini e Daniele Gentile si chiama Cortefusia e sono appassionati produttori di Franciacorta in tutte le sue variazioni, Brut, Saten, Rosè. Ci hanno spiegato con passione e precisione i vitigni, il metodo la loro filosofia le disavventure e le gioie di un’avventura sicuramente non semplice. Ma da queste parti hanno un consorzio che li aiuta tantissimo, molte competenze professionali, tecniche avanzate, tanti soldi e di conseguenza tanta voglia di fare. Schermata 2014-12-01 alle 10.52.16 Continua a leggere