Cortilia, il biologico a casa tua e non solo

Da quasi un mese Cortilia arriva a casa mia per provare il nuovo servizio che da poco ha inaugurato a Torino. Consegne settimanali, abbonamento on line. Frutta e verdure biologiche da fornitori della cintura torinese. I migliori produttori direi. Produttori che ho già tutti recensito e di cui ho parlato in questi anni. Qualche esempio Fontanacervo, Frutto Permesso. Nelle settimane di vacanze isolane ho deciso di regalare le consegne alla mia amica Daisy, e vicina di casa, super esperta di prodotti buoni, e la fortunella nel pacco ha trovato anche la carne cruda, mica va sempre così bene il bottino. Mi arriva questo racconto mentre sono in viaggio sulla nave e mare forza 9. Mi piace iniziare a raccontarvi questa avventura così…con una condivisione poetica.

CAPITANO – Nostromo! Nostromo!

NOSTROMO – Che c’è?
CAPITANO – Dà voce alla ciurma!Qui coliamo a picco! Presto!
NOSTROMO – Forza, ragazzi! Imbrigliate la vela maestra! Ventaccio soffia fino a scoppiare!                                             “La Tempesta” William Shakespeare

La mia amica sotto coperta con voce composta dice al mare di star calmo!

A lei l’isola, la Sardegna.

A me il suo bottino da terre sabaude.

Per mille leghe di mare!, un bottino di frutta e verdura di stagione di Tartare di carne Piemontese, Robiola d’Alba che arrivano direttamente da Cortilia, il primo mercato agricolo online che mette in contatto consumatori e agricoltori locali.

Cortilia sta godendo di un grande momento di entusiasmo e mi incoraggia ad assaggiare tutto.

Ingredienti di passaggio per la mia cena di stasera: Robiola d’Alba con erba cipollina di  Cascina Fontacervo, sentori erba odorosa e Tartara Piemontese Cooperativa agricola Buschese.

Per chi non lo sapesse il fassone è una razza bovina autoctona del Piemonte dalla carne tenera e magra. La carne Tartara si può preparare in mille modi,  macerata in olio e limone, con solo un goccio d’olio, con aglio e salsa di soia, alla francese, ma noi la facciamo a modo nostro tenero e simbolico.

Filetto finemente tritato trasformato in una larga polpetta dove vi adagio cipolle di tropea, capperi su un fondo di anello di limone.

La mia mano amalgama il tuorlo d’uovo, assolutamente cotto, con senape di Meauxpiù dolce, olio toscano, sale e l’alchimia ha luogo.

Voilà pongò davanti agli occhi la mia Tartara del Capitano.

DSCN7572

Non concedo più le mie cassette di Cortilia in regalo, sappiatelo. Se volete, potete però, chiedermi il codice sconto amica…vicina di casa e anche distante.

Pollenzo e le Langhe, una gita fuori porta

Quante volte per andare in un buon ristorante decidiamo di andare fuori città? Ci capita spesso di associare un nuovo ristorante dove mangiare ad una gita fuori porta. Questa volta non mi hanno solo chiesto di mangiare, ma anche di provare il nuovo Suv Della Ford, la Ford EcoSport. IMG_5714 La sensazione è piacevole di ricevere le chiavi in mano,  un’auto tirata a lucido blu elettrico, navigatore impostato e via verso un piccolo, ma nuovo viaggio.  L’aspetto più divertente è stato non preoccuparsi della strada, guidare con una meta che gli altri hanno deciso per te, spegnere il comando della “decisione” e farsi trasportare tra le strade delle colline autunnali con vigneti di mille colori , accendere il proprio pilota automatico e via, godendosi il piacere della guida.img_5716 Non sono una guidatrice incallita, ma giunta a destinazione avrei continuato a guidare perdendomi tra chiacchiere e pensieri. L’unico vero motivo della mia felicità è stato raggiungere una meta speciale che hanno deciso per me: l’Università di Pollenzo.IMG_5671

Pollenzo, fino ad una decina di anni fa, non se ne sentiva nemmeno parlare. Invece ora è la sede della più grande Università degli Studi di Scienze Gastronomiche d’Italia con un’eco in tutto il mondo. Infatti la metà degli studenti sono stranieri. Inutile dire che per chi è appassionato di cibo come me, un master a Pollenzo sarebbe la prima cosa che gradirebbe fare, da sempre e da più tempo. Un vero sogno nel cassetto ricevere lezioni dai più grandi esperti internazionali di cibo, vini, marketing e comunicazione.IMG_5667

Il borgo di Pollenzo non si trova distante da Bra, divide le Langhe dal Roero attraverso il fiume Tanaro  e nei primi dell’800 diventò la residenza estiva dei Savoia, di Carlo Alberto. Il luogo composto da un castello, una torre e una piazza, una chiesa, il podere e  le cascine dai colori infuocati di rosso. Una delle funzioni della tenuta era gestire la parte economica e finanziaria come un’Agenzia delle Entrate. Mentre la destinazione principale secondo Carlo Alberto era fare diventare questo luogo un centro di sperimentazione agricola. Lo stile dell’intera tenuta è in stile neogotico, ricorda lo stile francese, ma in realtà è unico nel suo genere architettonico.

IMG_5680Abbiamo pernottato nell’albergo dell’Agenzia, la vecchia agenzia delle entrate come dicevo e visitato la Banca del vino, una cantina dove si ritrovano le antiche rovine romane. Un luogo dove poter conservare la memoria fisica del vino italiano con centinaia di etichette selezionate da una commissione di esperti. Le bottiglie di vino possono invecchiare in casse di legno alla giusta T° e a 80% di umidità. Un percorso lungo l’Italia del vino dove è possibile capirne le provenienze, le caratteristiche e i terroir esposti e associati ad ogni bottiglia di vino.  Ogni produttore che desidera portare il suo vino nella banca dovrà consegnare 48 bottiglie, 12 vengono conservate e poi degustate, per comprenderne l’evoluzione dell’invecchiamento; 12 sono destinate alla vendita, mentre 24 rimarranno nella banca per costituire l’eredità nei confronti del vino del futuro.

Dopo una cena piemontese a base di piatti semplici, ma genuini e alcuni presidi SlowFood, abbiamo pernottato nei grandi letti dell’albergo con i soffitti con le travi di legno per essere pronti a ripartire con l’auto , questa volta un nuovo modello di colore giallo per tornare in città passando per altri percorsi, altre strade, altri paesaggi e tenute.

Una domenica al ristorante dell’Agenzia, una visita alla tenuta di Pollenzo e una degustazione alla Banca del Vino con le meravigliose spiegazioni dei ragazzi dell’Università, è una gita che vale la pena fare quando l’autunno non ha lasciato il passo all’inverno. Se poi dovete cambiare auto, la Ecosport è perfetta per la città e per la vita in campagna, un suv tutto al femminile.

Expo 2015, numeri e bilanci

Anche l’esperienza di Expo è finita. Sei lunghi mesi, ma per molti, come per la sottoscritta, il percorso per arrivare ad oggi è stato molto più lungo. Difficile per tutti fare i bilanci a fresco, si può solo parlare di numeri: quanti articoli ho scritto? 22. Quante persone ho conosciuto? tante. Quanti padiglioni sono riuscita a vedere? 25. Quanti giorno sono passati? 184. Per le emozioni invece, ci vuole molto più tempo, almeno per me. Ad esempio cosa ho imparato e cosa mi è rimasto di questo evento unico nel suo genere e nella storia del mio Paese? Come ogni grande evento si ricorderà negli anni come una foto ferma nel tempo. Qualcosa che non tornerà più, ma che per tutti coloro che l’hanno vissuta rimarrà per sempre. La mia avventura con Expo e con il padiglione Svizzero è nata tanto tempo fa, circa due anni or sono e da un semplice blogtour insospettabile:_La Svizzera in un sol boccone, sono nate relazioni di amicizia e professionali che durano nel tempo. Da quel blog tour di due anni fa tra zincarlin e alberghi improbabili di Locarno inizia il mio Expoimage

Il mio viaggio è continuato alla scoperta del_Canton Vallese e le pecore nere  dove, tra una Raclette e l’altra, approfondivo la mia amicizia con Alesssandra e Amel che, con tanta pazienza, hanno cercato di farmi conoscere le facce più disparate della Svizzera. La prima sensazione che ho avuto è stata quella di aver a che fare con una popolazione evoluta, molto più avanti nel modo di gestire i rapporti umani: un popolo educato, gentile, puntuale e con un grande senso di intraprendenza.

IMG_0551La mia relazione con la Svizzera è poi continuata a Roma, dove le conferenze sulla FoodDiplomacy  sono state la chiave di collegamento tra la mia vita passata e l’esperienza che stavo vivendo: la mia vita da consigliera comunale che ha creduto nella politica e nelle istituzioni e, magicamente, quella del cibo che stava popolando gli ultimi anni della mia vita, sino ad arrivare alla proposta di collaborazione con Presenza Svizzera, dopo il Salone del Gusto di Torino, e la prospettiva di poter vivere un’esperienza lavorativa gratificante e ambiziosa: _” Le torri e il progetto” del Padilgione svizzero.

A quel punto l’inizio di tutto con il primo Maggio, valigia e contratto alla mano dell’ambasciata e via!

Da qua in poi forse è una storia che si conosce di più, ogni settimana c’era il desiderio di raccontare più da vicino cosa stava succedendo: dal  pranzo presidenziale cucinato dal giovane chef del padiglione, al Tour virtuale  e conoscitivo dei primi giorni.

Le occasioni più allettanti però mi sono state date sempre dal confronto e dalle lunghe chiacchierate con le mie colleghe (Laura, Amel, Alessandra, Renèe).  Abbiamo infatti colto la fortuna di essere in un luogo in cui il mondo e le esperienze gastronomiche erano distanti qualche centinaio di passi e, volendolo, si potevano fare interviste, conoscere e approfondire in pochi minuti gli aspetti più disparati o le analogie tra diversi paesi partecipanti alla fiera. Dalla settimana della MountainWeek è nato: Il cibo delle Alpi  Oppure fermarsi una giornata intera e raccogliere le informazioni più particolari di un determinato cantone. _Il ValleseRicola e le erbe svizzere.

In questa incredibile avventura non sono mancati i viaggi e i racconti di città a me sconosciute come Berna, _Valposchiavo e _Ginevra e  Ginevra tra cultura alimentazione e scienza. Non sono mancati gli incontri con delle persone speciali come lo chef svizzero e vegetariano_Pietro Leeman e la responsabile del padiglione della Gambia “La storia di Maimuna ad Expo“. Non sono mancate le ricerche: il Dna della Birra e i prodotti di esportazione svizzera come il caffè . Ed infine alcuni dei grandi temi toccati quest’anno all’Expo: Sostenibilità,  Emigrazione in Svizzera legata al cibo  e Le cinque Chiavi per la sicurezza alimentare. 

image image

Ventidue articoli in cui ho approfondito costumi e cultura di un paese, ricerca, particolarità e luoghi e forse, lungo questi articoli, ho potuto conoscere più da vicino un paese accanto al mio che spero di aver la fortuna di incontrare nuovamente sulla mia strada lavorativa e umana.

Dalla Svizzera il Dna di mille birre

I birrifici artigianali utilizzano soprattutto ingredienti naturali come l’orzo e il luppolo, provenienti dal territorio a cui appartengono.

In particolare la birra viene prodotta con il malto d’orzo, ma vengono usati anche il grano, l’avena, il farro, il sorgo. Fra le altre fonti amidacee troviamo anche il riso, il mais e la quinoa. Questi ultimi però devono essere pretrattate per essere utilizzabili, per rendere accessibili gli amidi contenuti all’interno.

La birra viene prodotta principalmente con tutti questi cereali maltati che fungono da elementi base, ai quali vengono aggiunti poi il luppolo, il lievito e l’acqua.

A questo punto la birra è pronta per essere bevuta ma non si conserverà a lungo. Per aumentarne la conservazione, nella produzione industriale, il prodotto viene sottoposto ad alcuni trattamenti come la pastorizzazione ed il filtraggio per inattivare i microrganismi contenuti nel lievito, aggiungendo poi conservanti e stabilizzanti (ma non è il nostro caso).

EXPO.22.10.15--6983Proprio le birre artigianali sono state le protagoniste presso il Padiglione svizzero ad Expo. Un ricercatore italiano Giampaolo Rando segue un progetto speciale all’interno dell’incubatore scientifico di Ginevra, Hackuarium: studia il dna della birre artigianali per ricostruire l’albero genomico della bevanda più antica al mondo. “Quante tipologie di birre esistono?”- Mi racconta Gianpaolo- “Solo in Svizzera esistono 523 birrifici artigianali, come fare a distinguere quella che ci piace di più?”. Il gusto della birra dipende da cosa c’è dentro e da come è fatta. Il tipo di cereale maltato come descrivevo sopra, ma non solo, il tipo di batteri e lieviti, la qualità dell’acqua e dell’aria e quali microrganismi li abitano.

EXPO.22.10.15--6979

Giampaolo proprio per classificarne i gusti e le tipologie ha l’obbiettivo di codificare 1000 birre in Europa e sequenziare il codice genetico di ogni birra artigianale, determinare cioè l’esatta struttura primaria di un biopolimero. In questo modo può spiegare le origini di ogni birra raccontando con quale luppolo o tipologie di lieviti è prodotta. Il codice genetico della birra permette infatti di capire come è stata fatta, con il fine di categorizzarla, creare una classifica e, infine, un albero genealogico.

IMG_5087Proprio un albero genealogico delle birre che permetteranno di osservare analogie, comunanze, similitudini e percorsi delle nostre amate birre e perché no, scoprire quali campi non sono ancora stati sperimentati e quali birre si possono ancora produrre.

EXPO.22.10.15--6985Il progetto si chiama DNA & BeerDecoded, finanziato con una raccolta fondi attraverso il sistema di crowdfunding. Più di 124 i sostenitori del progetto hanno donato oltre 10000 euro da destinare alla ricerca del codice del DNA delle birre, ma non solo. L’iniziativa prevede la raccolta di dati, l’elaborazione, l’interpretazione e la divulgazione dei risultati. Per ora i ricercatori sono a quota 100 birre e la strada non è ancora finita.

Per favorire la partecipazione del pubblico, chiunque è invitato a presentare campioni di birra per sottoporlialle analisi del DNA. I partecipanti saranno a loro volta premiati con l’accesso ai dati e le conoscenze raccolte nella loro interezza, senza limitazioni oltre a ricevere il DNA della propria birra.

Sostenibilità alimentare nelle città: buone prassi a confronto

Tutto nasce dal Food Policy Pact al quale oltre 40 città del mondo hanno lavorato per rendere il sistema alimentare delle loro aree urbane più equo e sostenibile. L’intenzione è quella di costituire una rete di scambio di idee, buone pratiche sul cibo da tradurre in azioni concrete.

L’idea del patto è stata lanciata dal sindaco Giuliano Pisapia a febbraio 2014, durante l’incontro di Johannesburg delle città sostenibili. Il 15 ottobre a Expo a Milano si è tenuta la cerimonia ufficiale della firma del Milan Urban Food Policy Pact alla presenza dei sindaci e dei rappresentanti delle città firmatarie. Il testo firmato è stato poi consegnato a Ban Ki-Moon, Segretario Generale delle Nazioni Unite, il 16 ottobre 2015. Una carta che è sopratutto un impegno perché i Paesi firmatari abbiano la possibilità di scambiare buone prassi e politiche sulla sostenibilità alimentare. “La produzione, la trasformazione e la distribuzione del cibo, insieme allo spreco delle risorse alimentari, riguardano da vicino il futuro di tutti noi” ha detto Pisapia a Johannesburg “Vorrei coinvolgere tutte le città presenti, molto sensibili su questo tema. Expo 2015 ci offre una grande occasione per pianificare il futuro anche nel campo dell’alimentazione sana ed equilibrata.”

MG_7610-1024x683 Continua a leggere

Emigrazione italiana in Svizzera, mozzarella in carrozza

Chi è la nuova ondata di emigrazione italiana? Si parte ancora con le valigie piene di sogni, per una meta non precisa? Direi che per esperienza di molti non è così. Chi parte senza un lavoro spesso non ce la fa e torna indietro. L’emigrazione è cambiata rispetto a quella degli anni ‘70 e anche rispetto a quelle degli anni del dopo guerra. Ora forse è più difficile emigrare per tantissime ragioni. Senza professionalità, ambizione tenacia e tantissime qualifiche è difficile oltrepassare il confine. Ci vogliono soldi, istruzione, capacità linguistiche e forse ancora non basta, i contatti giusti e un po’ di fortuna. Se no rimani.

Ma esiste questa nuova generazione di migranti che ha cambiato le modalità, che ha un altro aspetto e che, probabilmente, al posto della valigia ha un Mac nella borsa e un master o un dottorato che la aspetta._MG_2389

E’ questo il tema su cui ha voluto indagare la mostra di Francesco Arese Visconti con le generazioni a confronto: lo scopo principale di questo progetto è quello di attirare l’attenzione sul nuovo flusso migratorio italiano degli ultimi anni, fotografando e intervistando italiani che si sono trasferiti in modo permanente in Svizzera (tra i 25 e i 50 anni di età) e le persone di seconda generazione italiana della stessa età. Continua a leggere

Play with Food- La scena del cibo a Torino

Certe cose succedono solo a Torino, perchè solo a Torino si possono fare follie degne di grandi professionisti che mettono insieme competenze e arte, cuore, perfezione e magia. 

Play with Food – La scena del cibo, giunto quest’anno alla sesta edizione, è il primo festival di arti visive e performative interamente dedicato al cibo, ideato e curato da Davide Barbato e Chiara Cardea.

Play with Food passa da marzo a ottobre, grazie alla sua inclusione nel calendario ExpoTo 2015, il palinsesto di eventi della Città di Torino legato all’esposizione universale. Inoltre il festival raddoppia la sua consueta durata, da 1 a 2 settimane.

Anche quest’anno il programma offre progetti selezionati attraverso un bando d’idee rivolto ad artisti, videomaker, fotografi, teatranti, drammaturghi, coreografi, grafici, e creativi di ogni disciplina, provenienti da tutta Italia.

Il festival – partito da un’idea dei Cuochivolanti, dal 2006 impegnati sul doppio fronte del teatro e della cucina, – nasce nel 2010 con l’idea di dar vita ad un evento multidisciplinare in grado di raccogliere le proposte di artisti capaci di confrontarsi in modo creativo con il tema del cibo, per riportarlo al centro di una riflessione artistica, politica e filosofica, senza trascurare il gioco e il divertimento.

12138388_1001929616517408_7031634462895126208_o

Da stasera mercoledì 14 a venerdì 16 ottobre saranno protagoniste le ormai proverbiali Underground Dinner, cene artistiche e performative realizzate in location inusuali e segrete, che verranno svelate unicamente ai partecipant. Ciascuna cena sarà firmata da diversi chef e artisti: s’inizia con Cocciniglia, cena cinematrografica del duo Ottaponta (TO), cucinata da Anna Blasco; si prosegue con Menu Musicali, cena performativa di Teatro alla Coque (MI-PC), cucinata da Cuochivolanti; da ultimo, ma per primo per me, prenotate la serata, Come l’acqua bolle – ricordi culinari cena performativa di Crossing Changes (RM), cucinata da Sara Carenzi e Norma Magagna  di Cenerentola Prêt-à-Manger che non dovete perdervi assolutamente. Conosco Sara da più di un anno e il suo cibo cura l’anima e le relazioni. Farete un’esperienza che va oltre il cibo, passa dalla magia alle costellazioni.  Continua a leggere